Per i Giochi Olimpici di Pechino 2008, in programma nella capitale cinese dal 6 al 24 agosto 2008, sono stati selezionati diciotto atleti delle Fiamme Azzurre, militanti in sette differenti discipline. Si tratta della spedizione più numerosa nella storia olimpica del club.
Domanda:
CHIARA ROSA e le Fiamme Azzurre? Risposta: "Ero poco più di una bambina, lanciavo bene il peso e frequentavo il centro tecnico di Schio: lì c'era Sergio Mottin che ammiravo molto e, tramite lui, associavo già l'idea delle Fiamme Azzurre a quella di un modello sportivo di alto livello. Poi ho incontrato anche Giorgio Venturi , altro pesista della Polizia penitenziaria, e così si è rafforzata l'intenzione di entrare in quel Corpo. Per di più, il bando di reclutamento è uscito all'inizio del 2003 e nel 2002 io avevo avuto una stagione fantastica, con record e piazzamenti. Insomma, è andata: quando mi chiamarono per avvertirmi che avevo passato le selezioni, io cercai di comportarmi con molta professionalità. Poi misi giù il telefono, presi una bottiglia di vino e corsi su e giù per la casa rischiando di ubriacarmi".
Domanda: CHIARA ROSA e i Giochi Olimpici? Risposta: "Per me i Giochi Olimpici sono un concetto vasto, quasi sconfinato. Da ragazzina mi nutrivo di sport: nel '96 passavo le notti alzata a guardare alla tivù le imprese di Juri Chechi, di Rossi e Bonomi. Adoravo le telecronache di Giampiero Galeazzi, ancor oggi le so ripetere praticamente a memoria: la vittoria del K2 azzurro, ad Atlanta, è tra quelle che mi sono rimaste nel cuore e nella mente. Non riesco ad immaginare come possa essere il mio debutto olimpico: so però che devo stare un po' sotto pressione per rendere al massimo. In questo mi aiutano anche nel mio paese, San Michele delle Badesse, una frazione di Borgoricco: qui vivono già a livelli cosmici di febbre olimpica".
Domanda: CHIARA ROSA e Pechino 2008? Risposta: "In vista di Pechino non mi va di fissare degli obiettivi: spero solo di fare il massimo. Tecnicamente devo cercare di mettere a posto un po' di magagne, ma sarà difficile andare oltre un piazzamento in finale. Quanto al pronostico per le medaglie, la neozelandese Valerie Vili-Adams potrebbe vincere anche lanciando su una gamba sola: dopo vedo la tedesca Kleinert , sempre molto forte. Ma ce ne sono altre, russe ucraine, e le cinesi chissà cosa si staranno inventando laggiù: spero solo che non vinca la Ostapchuk, perché mi darebbe un po' fastidio. Io e Assunta Legnante cercheremo di trovare spazio in finale: soprattutto lei lo merita, per quello che le hanno fatto passare all'epoca di Atene 2004. Ho pianto, veramente, quando le hanno dato l'idoneità per partecipare ai Giochi di Pechino".
Domanda:
ZAHRA BANI e le Fiamme Azzurre? Risposta: "Quando si è trattato di provare a diventare un'atleta professionista, le Fiamme Azzurre sono arrivate quasi per caso: ma ora posso dire, dopo tre stagioni, che quella scelta è stata la migliore che potessi fare. Io ho un carattere abbastanza tranquillo, quasi abitudinario: è vero che giro il mondo per fare sport, ma mi piace allenarmi nel mio ambiente, prepararmi con al fianco un tecnico di cui mi fido - come Maria Marello - che è stata una lanciatrice e capisce tutte le mie esigenze, da quelle tecniche a quelle mediche. Ecco, le Fiamme Azzurre hanno sempre rispettato questa mia impostazione: nessuno stress, nessuna richiesta eccessiva, solo il logico - ma discreto - contatto con il tecnico di settore, Alberto Panzarin. E sempre il massimo sostegno, quando ne ho avuto bisogno".
Domanda: ZAHRA BANI e i Giochi Olimpici? Risposta: "I Giochi Olimpici? L'edizione che da spettatrice ho vissuto con gioia è stata quella di Sydney 2000: me li sono proprio goduti e ho apprezzato soprattutto la vittoria di Kathy Freeman nei 400 metri , un successo dalle molte implicazioni, non solo sportive. Quelli di Atene 2004 invece li ho odiati, con tutto il cuore: ero arrivata a sfiorare la qualificazione olimpica, un lancio vicino ai 60 metri , ed invece un improvviso attacco di appendicite mi aveva costretto ad uno stop di un mese e mezzo che ha spento ogni mia ambizione. Sarà per questo che le gare dei Giochi ateniesi le ho completamente cancellate dalla memoria".
Domanda: ZAHRA BANI e Pechino 2008? Risposta: "Sono all'esordio olimpico ed ho ovviamente una gran voglia di far bene: ma capisco che la gara sarà molto difficile. Anzi, le gare: perché nel giavellotto la qualificazione conta come una finale. Spero di star bene, in quei giorni, di essere al massimo fisicamente e mentalmente: ho alcuni acciacchi, ma ormai ho imparato a conviverci. La favorita potrebbe essere la ceca Spotakova , che in questa stagione ha lanciato oltre 69 metri: ma la lotta per il podio sarà apertissima, perché ci sono rivali pericolose come le tedesche Nerius e Obergfoll o la cubana Menendez. La finale? Per me sarebbe veramente un sogno".
Domanda:
ANNA INCERTI e le Fiamme Azzurre? Risposta: "Che le Fiamme Azzurre fossero nel mio destino, l'ho capito nel 2004: a distanza di una settimana ho fatto le prove selettive per l'Esercito e la Polizia penitenziaria, e ho scelto quest'ultima. Sulla decisione ha pesato la stima che avevo per un tecnico estremamente affidabile come Giuliano Baccani, al quale avevo chiesto informazioni al tempo del concorso. A distanza di 5 stagioni si è rivelata una scelta indovinata e ora la rifarei senza alcuna esitazione: non dimenticherò mai l'appoggio, soprattutto morale, che mi è stato fornito dal Gruppo Sportivo nel 2005 - in pratica ero appena entrata - quando ho dovuto sostenere l'operazione al tendine e poi il supporto avuto durante il difficile periodo di recupero".
Domanda: ANNA INCERTI e i Giochi Olimpici? Risposta: "Sono all'esordio olimpico e quindi non so cosa potrei aspettarmi da un'esperienza come quella di Pechino. Però ho un po' il termine di confronto con i Mondiali 2007 di Osaka, dove le condizioni ambientali probabilmente erano affini a quelle che troveremo in Cina: o magari saranno peggio".
Domanda: ANNA INCERTI e Pechino 2008? Risposta: "Nonostante avessi conquistato già ad Osaka una carta olimpica personale, la fidal ci ha messo un po' di tempo a fare chiarezza sulla mia situazione: in quel momento, anche a causa di un leggero infortunio, mi sentivo un po' in apprensione. Ora invece ho perfettamente recuperato, la preparazione che abbiamo programmato dovrebbe portarmi a Pechino in forma praticamente ottimale. Come ricordavo, le condizioni ambientali - clima ed inquinamento - potrebbero essere anche più terribili di quelle degli ultimi Mondiali in Giappone: io però vorrei osare un po' di più rispetto a quanto fatto allora. Sarà che non avevo una grande esperienza, avendo corso solo 4 maratone, tuttavia ora credo di essere in grado di gestirmi al meglio: pronostici non voglio farne, anche per scaramanzia. Sull'andamento della gara, forse, peserà anche l'eventuale presenza di Paula Radcliffe".
Domanda:
VINCENZA CALI' e le Fiamme Azzurre? Risposta: "Quando penso alle Fiamme Azzurre sento come la liberazione da un incubo: avevo vissuto una bruttissima esperienza personale durante le selezioni sostenute con un altro Gruppo Sportivo. Ma soprattutto devo a tutta la struttura della Polizia penitenziaria la possibilità di essere tornata a competere ad un buon livello dopo momenti molto difficili e di avere un futuro come atleta: ciò che desidero forse più di ogni altra cosa. In questi anni l'ambiente del club è diventata la mia seconda casa: la vera svolta è stata quella di trasferirmi a Roma, di farmi seguire da Giorgio Frinolli. E, quando ho avuto necessità di assistenza per recuperare dopo l'operazione alla schiena, il settore sanitario di Casal del Marmo è diventato un po' la mia famiglia. Non solo in senso metaforico, perché lì ho conosciuto Fabrizio Carli, il mio attuale compagno: collega, calciatore dell'Astrea, anche lui alle prese con un difficile rientro sotto le cure dei fisioterapisti. E mio futuro marito: spero che si decida presto a fissare la data del matrimonio!".
Domanda: VINCENZA CALI' e i Giochi Olimpici? Risposta: "I Giochi di Atene non li ricordo con particolare simpatia: perché quell'anno sfiorai il minimo di partecipazione individuale ed invece poi sfumò anche la selezione della staffetta per il forfeit di altre atlete. Per questo il mio rapporto con le Olimpiadi è solo indiretto: legato ai ricordi dei compagni di squadra, come Stefano Tilli - un atleta non solo di talento, ma dal carattere incredibile - oppure alle immagini di grandi imprese del passato, come quelle di Carl Lewis a Los Angeles '84".
Domanda: VINCENZA CALI' e Pechino 2008? Risposta: "Dopo tutti i guai passati in questo quadriennio e l'infelice precedente legato alla vigilia di Atene 2004, considero la mia partecipazione a Pechino come una specie di lavacro purificatorio. In Cina rinascerò, finalmente, soprattutto come atleta. Se correrò, come penso, la gara individuale dei 200 metri , l'obiettivo sarà soprattutto quello di fare il personale e passare almeno un turno eliminatorio. Con il gruppo della staffetta, invece, il sogno sarebbe qualificarsi per la finale: noi ci crediamo, ma sarà probabilmente necessario abbassare ancora una volta il primato italiano. In senso generale, la mia aspirazione è di essere all'altezza della scena olimpica: dove sicuramente vedrò atlete che ho sempre ammirato, come Veronica Campbell o Allison Felix, e magari correrò insieme con loro. Nella squadra italiana mi piacerebbe conoscere meglio la nuotatrice Federica Pellegrini , perché la ritengo un personaggio pubblico di grande presa".
Domanda:
STEFANIA CICALI e le Fiamme Azzurre? Risposta: "Fino a pochi anni fa le Fiamme Azzurre non avevano una grande tradizione nella mia disciplina e quindi la priorità era affidata ad altri Gruppi Sportivi. Io stessa, in un primo tempo, avevo pensato che il mio futuro da atleta professionista potesse essere nella Marina Militare. Ora che sono alla seconda stagione nella Polizia penitenziaria, quando parlo del trattamento che sto ricevendo, vedo che gli altri atleti della nazionale mi invidiano anche un po': perfino quelli arruolati in altri Corpi. Questo Gruppo Sportivo offre condizioni assolutamente uniche, non credo che possa temere alcun confronto".
Domanda:
STEFANIA CICALI e i Giochi Olimpici? Risposta: "Per una canoista come me, il passato dei Giochi Olimpici è affidato alle imprese di campioni incredibili come Antonio Rossi o Josefa Idem: li consideriamo quasi immortali. Certo sono ancora molto giovane, avendo appena compiuto 20 anni: ma già immagino che vivere questa esperienza possa essere una cosa straordinaria e sono davvero molto curiosa di sperimentare l'ambiente olimpico, del quale ho appunto sentito parlare dai colleghi più esperti. Faccio il mio esordio alla stessa età della Idem: chissà se riuscirò anch'io a durare per sette edizioni!".
Domanda:
STEFANIA CICALI e Pechino 2008? Risposta: "Un obiettivo per Pechino? Sicuramente miriamo in alto e forse esiste perfino una possibilità di andare sul podio. Ci sono tante rivali fortissime: per la vittoria vedo soprattutto Germania e Ungheria, ma anche Polonia e Cina possono avere concrete ambizioni di medaglia. Come ho detto, noi azzurre puntiamo alla finale: io a due, partecipando probabilmente sia al K2 sia al K4. L'anno scorso ai Mondiali avevamo ottenuto piazzamenti lusinghieri, che quest'anno non abbiamo confermato in pieno: ma siamo fiduciose sul fatto che la preparazione stagionale fosse indirizzata proprio all'appuntamento olimpico".
Domanda:
ALICE FAGIOLI e le Fiamme Azzurre? Risposta: "Quando ho saputo del reclutamento nelle Fiamme Azzurre, mi son detta: finalmente! Anche perché ho 28 anni ed era in pratica la mia ultima possibilità. Proprio per questo, vedendo che era così difficile concretizzare una prospettiva per il futuro due anni fa, nel 2006, avevo quasi pensato di smettere: poi invece ho insistito e sono stata premiata. D'altronde, da quanto sapevo dalle mie compagne di nazionale Francesca Zanirato e Stefania Cicali, quello della Polizia penitenziaria era il miglior Gruppo Sportivo sul piano del trattamento e delle strutture, ma soprattutto per l'ambiente estremamente familiare. E tale si è rivelato, per mia fortuna".
Domanda:
ALICE FAGIOLI e i Giochi Olimpici? Risposta: "Quando cominci a fare sport da bambina, come è successo a me, i Giochi Olimpici sono un po' un sogno, un mito: che ci arriverai, un giorno o l'altro, un po' lo dici e un po' lo speri. Poi prendi a far le cose sul serio, fai tanti sacrifici, lavori ai limiti della sofferenza fisica: e il sogno è sempre là. Io ho frequentato per molti anni il gruppo della nazionale, ma alla fine non avevo ancora raggiunto questo traguardo: ed ora che ci sono, quasi non mi sembra vero".
Domanda:
ALICE FAGIOLI e Pechino 2008? Risposta: "A Pechino salirò sul K4, ma non ho ancora perso tutte le speranze di fare anche il K2, magari con Stefania Cicali. Quanto alla barca lunga, penso di interpretare la volontà di tutto il gruppo: andiamo ai Giochi per prendere una medaglia. Ci abbiamo fatto la bocca con i risultati dell'anno scorso e abbiamo lavorato con grande impegno in questa stagione: tedesche e ungheresi sono una spanna sopra le rivali, ma il terzo posto è lì: per tutte le altre".
Domanda:
MARTA BASTIANELLI e le Fiamme Azzurre? Risposta: "Dopo il titolo mondiale conquistato lo scorso anno, molti mi avevano consigliata di capitalizzare la popolarità acquisita e di non precludermi questa possibilità entrando in una gruppo sportivo "militare". Io non ero di questo parere: in primo luogo perché lavorare in divisa è una cosa che mi è sempre piaciuta e poi perché il ciclismo femminile non offre ancora una possibilità di guadagno come quello maschile. Per questo ho fatto una scelta di sicurezza, anche rivolta al futuro: conoscevo le Fiamme Azzurre, che sono sempre state presenti ad alto livello nel mondo delle due ruote. Sono stata reclutata solo da pochi mesi, ma devo ammettere che è stata una bella sorpresa: è stupendo poter contare su una struttura organizzativa all'avanguardia e su compagne di squadra che formano un gruppo straordinario".
Domanda:
MARTA BASTIANELLI e i Giochi Olimpici? Risposta: "Sono molto giovane e quindi i Giochi olimpici del passato non fanno parte dei miei ricordi personali. Credo però che costituiscano un'esperienza unica, da vivere fino in fondo: ed è così che affronterò la mia avventura a Pechino".
Domanda:
MARTA BASTIANELLI e Pechino 2008? Risposta: "In questi anni ho imparato a correre anche da sola, contando unicamente sulle mie forze: questa è una risorsa importante soprattutto nella prova olimpica, perché nel ciclismo correre con tre soli rappresentanti per Nazione non consente di impostare su una vera e propria tattica di squadra. Il percorso è sicuramente molto impegnativo: quella salita di 12 km all'interno del circuito farà molta selezione, insieme con il caldo e l'umidità che certamente giocheranno un ruolo decisivo. Un pronostico? Non voglio farli e soprattutto desidero non avere nulla da rimproverarmi dopo la gara. Naturalmente molti dicono che l'olandese Marianne Vos sia la favorita: e allora vorrà dire che farò di tutto per starle a ruota".
Domanda:
VERA CARRARA e le Fiamme Azzurre? Risposta: "Inizialmente la mia scelta di entrare nelle Fiamme Azzurre era legata semplicemente ad un'aspirazione generica di sicurezza: fare sport ad alto livello, avere un futuro garantito. E' stato andando avanti che invece ho potuto rendermi conto della grande fortuna che avevo avuto: questo è un Gruppo Sportivo che rispetta le esigenze di un atleta, non ne forza mai le scelte, guarda prima alla persona e poi al campione. Sarà per questo che atleti di primissimo livello considerano il reclutamento nella Polizia penitenziaria come un traguardo privilegiato. Io, poi, ho vissuto con quella divisa un'emozione fortissima: ricevere direttamente dalle mani del Presidente Carlo Azeglio Ciampi la mia promozione ad Agente Scelto per merito straordinario. Un momento irripetibile".
Domanda:
VERA CARRARA e i Giochi Olimpici? Risposta: "La mia esperienza diretta con i Giochi Olimpici si ricollega ovviamente alla partecipazione di Atene 2004. Ne sono uscita con un piazzamento - il 4° posto, ad un punto dal bronzo - che a prima vista potrebbe sollevare chissà quali rimpianti: ma in realtà, ancor oggi, non mi sento affatto delusa per quel risultato. Al limite ho cercato, questo sì, di impostare tutto questo quadriennio come un percorso di avvicinamento a Pechino: quattro anni di esperienze in più, non tutte positive ma sempre preziose, e sicuramente un grado ottimale di maturazione come atleta".
Domanda:
VERA CARRARA e Pechino 2008? Risposta: "Il piazzamento che sottoscriverei a Pechino? L'oro e basta. Non è il caso di fare sfoggio di falsa modestia. Il problema è che la corsa a punti è una gara dall'interpretazione incredibilmente difficile: in mezz'ora ci si gioca tutta una carriera. Io voglio fortemente che quella sia la mia giornata, per competere all'altezza delle avversarie più forti: e, paradossalmente, la presenza di una favorita assoluta come Marianne Vos potrebbe rendere anche la prova tatticamente più leggibile. Magari perché tutto il gruppo sarà coalizzato contro l'olandese. In un pronostico più allargato, non mi va di trascurare una campionessa come Olga Slyusareva, tornata a livelli altissimi. E, nel ruolo di outsider, mi giocherei forse la rappresentante cinese".
Domanda:
TATIANA GUDERZO e le Fiamme Azzurre? Risposta: "Nell'ambiente del ciclismo femminile, le Fiamme Azzurre le abbiamo sempre identificate con Vera Carrara e Vera è un personaggio che fa comunque tendenza. A chi chiede informazioni, lei fa sempre una grande pubblicità al Gruppo Sportivo della Polizia penitenziaria: che proprio per questo è diventato una meta ambita, al di là delle prospettive di sicurezza e delle garanzie per il futuro che anche gli altri possono offrire. Una bella sorpresa è stata quella di scoprire di poter correre anche su strada: chissà se nel futuro ci sarà la possibilità di fare un Giro d'Italia tutte in gruppo, con una nostra squadra".
Domanda:
TATIANA GUDERZO e i Giochi Olimpici? Risposta: "L'esperienza di Atene 2004, il mio debutto olimpico, l'ho vissuto in un modo per così dire incompleto: allora feci strada e cronometro, sì, ma ero molto giovane e forse non riuscii ad esprimermi come avrei voluto. Stavolta vorrei viverla senza lo stress di allora. Eppure eravamo tutte felici ed in festa per la vittoria di Paolo Bettini nella giornata inaugurale: o forse proprio per questo ci siamo sentite troppo cariche di responsabilità. L'idea olimpica comunque mi aveva sempre affascinato: ricordo che allora stravedevo per un personaggio come Marion Jones. Magari senza sapere cosa sarebbe accaduto dopo".
Domanda:
TATIANA GUDERZO e Pechino 2008? Risposta: "A Pechino ci saranno sicuramente molte sorprese: una gara olimpica è troppo importante, troppo selettiva e tutti, o la maggior parte, si presentano pronti per affrontarla al meglio. Alla fine, probabilmente, la differenza la farà la testa. Corriamo in tre e sarà difficile fare gioco di squadra: sicuramente non sarò io la punta di diamante e per questo credo che in prima battuta mi adeguerò alla tattica prestabilita dallo staff tecnico. Questo non vuol dire che non curerò il massimo risultato personale, se ci sarà l'occasione. Per la cronometro - in realtà una cronoscalata - vedo la lituana Pucinskaite come probabile favorita, mentre per la prova in linea tutti indicano la Vos, perché ha una straordinaria mentalità vincente. Però l'olandese non è amata e potrebbe avere molte rivali pericolose: quello che non vorrei è che vincesse una Signora Nessuno, come talvolta succede in questi casi".
Domanda: FABIO MASOTTI e le Fiamme Azzurre?
Risposta: "Da 15 anni sono in Fiamme Azzurre: all'epoca scelsi la Polizia penitenziaria perché praticavo con vera passione l'attività su pista e il Gruppo Sportivo era la scelta più logica per chi non si lasciava tentare dal professionismo su strada. Arrivati ad oggi, posso dire di essere cresciuto in un ambiente positivo e con una struttura sicuramente non costruita soltanto alla ricerca della performance, ma anche ad instaurare rapporti umani profondi".
Domanda: FABIO MASOTTI e i Giochi Olimpici?
Risposta: "Per me i Giochi Olimpici rappresentano un punto di arrivo: ho 34 anni e questo traguardo l'ho inseguito in pratica per tutta la carriera. In occasione delle edizioni di Sydney 2000 e di Atene 2004 ero stato incluso nell'elenco dei P.O. ("probabili olimpici") ma, per un motivo o per l'altro, avevo solo sfiorato la partecipazione: posso dire che Pechino rappresenta invece il coronamento degli infiniti sacrifici fatti in tutti questi anni".
Domanda: FABIO MASOTTI e Pechino 2008?
Risposta: "La nostra prova, l'americana, dura meno di un'ora: i risultati dicono che ci sono altre formazioni più accreditate e con un palmarèes migliore, ma io ed Angelo Ciccone formiamo una coppia molto affiatata e questo potrebbe essere un'arma a nostro favore. Ci siamo preparati bene, per Pechino: in sede di pronostico, forse, potremmo essere inseriti in un ranking tra il 5° e l'8° posto. Con un po' di fortuna, tuttavia, chi lo sa se non potremmo giocarci anche un posto sul podio".
Domanda:
ANGELO CICCONE e le Fiamme Azzurre? Risposta: "Nella carriera di un ciclista, si possono attraversare varie fasi: inutile dire che, in passato, avevo l'aspirazione di diventare un professionista della strada. Ma poi, col tempo e per necessità, si torna più razionali: io ho fatto la mia scelta di gareggiare su pista e poi ho avuto la fortuna di conoscere Fabio Masotti, mio abituale compagno di avventure nell'americana e nelle Sei Giorni. Il mio primo contatto con le Fiamme Azzurre è legato a lui e anche alla frequentazione di un tecnico federale come Cristiano Valoppi, che milita nella Polizia penitenziaria: ne ho parlato con loro, mi è sembrata una scelta valida, ed eccomi qui".
Domanda:
ANGELO CICCONE e i Giochi Olimpici? Risposta: "La mia prima partecipazione olimpica è stata quella nella corsa a punti, ad Atene 2004: ero abbastanza giovane per la specialità, che richiede grande esperienza, decisioni pronte ed anche fortuna nello stringere alleanze trasversali che possono rivelarsi fondamentali. In Grecia mi classificai 8° ed ora punto a migliorare quel piazzamento".
Domanda:
ANGELO CICCONE e Pechino 2008? Risposta: "L'americana risente forse meno della corsa a punti della casualità e della fortuna, ma anche in questa prova è importante la chiave tattica. Noi, io e Fabio Masotti, ci giochiamo qualcosa d'importante: se guardiamo alle gerarchie consolidate, forse non siamo da podio, ma io penso che siamo un po' in credito con la fortuna. A Pechino , su 16 coppie qualificate, ce ne saranno almeno 10 o 12 candidate alle medaglie: i britannici prima di tutto, se consideriamo l'esito degli ultimi Mondiali, ma anche altri, dagli svizzeri ai danesi, dai belgi agli olandesi. Perciò, in una gara come questa, il pronostico è sempre apertissimo".
Domanda:
FEDERICO COLBERTALDO e le Fiamme Azzurre? Risposta: "Non credo sia un mistero: dopo i risultati ottenuti nelle ultime due o tre stagioni, parecchi Gruppi Sportivi mi avevano fatto proposte concrete, dirette ad un eventuale reclutamento. Praticamente mi avevano contattato tutti, con maggiore o minore insistenza. Io conoscevo le Fiamme Azzurre fin dal 2004, l'anno in cui era stata aperta la Sezione Nuoto : ma sinceramente, vedendo solo donne in acqua, pensavo che il settore maschile non avesse prospettive. Quando ho visto la possibilità di entrare nella Polizia penitenziaria, mi sono informato: e quello che mi ha subito convinto, rispetto agli altri "corteggiatori", è stata la semplicità nei rapporti umani, molto diretti, senza formalità. Mi son detto che forse questa era la scelta che faceva per me, per il mio carattere: ed ora, dall'esperienza di questi primi mesi, mi pare proprio di aver preso la decisione giusta".
Domanda:
FEDERICO COLBERTALDO e i Giochi Olimpici? Risposta: "Per un ragazzo di 20 anni, uno sportivo, i Giochi Olimpici non possono che essere il massimo. Nonostante i risultati abbastanza lusinghieri, ottenuti in passato, ci sono stati anche momenti difficili, legati alle condizioni fische o ad alcuni malanni di stagione intervenuti nel momento sbagliato: ma io sono sempre stato sicuro di raggiungere il traguardo della selezione olimpica. Ed ora, a Pechino, voglio vivere questa esperienza con la dovuta pienezza: magari anche un po' per conto mio, a livello personale, pur lasciandomi coinvolgere da un'atmosfera che mi aspetto molto stimolante".
Domanda:
FEDERICO COLBERTALDO e Pechino 2008? Risposta: "Quando mi chiedono delle mie aspirazioni per questi Giochi di Pechino, cerco sempre di non sbilanciarmi troppo. Sarà che sono un po' scaramantico, e poi questo è un approccio che mi ha sempre portato fortuna in passato. Diciamo quindi che, in partenza, punto ad una finale: magari due, sui 400 e sui 1500 stile. Fatti i debiti calcoli, penso che un 3'43" basso ed un tempo intorno ai 14'45" possano portare sul podio in entrambe le distanze: e non mi nascondo che sono prestazioni tecniche assolutamente alla mia portata. Al di là della scaramanzia di cui parlavo, io generalmente non mi sento mai battuto, quando mi presento sul blocco: da nessuno. Forse, ma proprio al limite, potrei accettare che mi arrivi davanti uno come Grant Hackett: per la grande stima che ho del campione australiano e per il suo grandissimo passato".
Domanda:
ANDREA VALENTINI e le Fiamme Azzurre? Risposta: "Non avevo neanche 20 anni quando entrai nel Gruppo Sportivo della Polizia penitenziaria: a quell'epoca volevo smettere di fare sport per studiare ingegneria all'università. Fu Roberto Tamburri, all'epoca tecnico delle Fiamme Azzurre e della Nazionale, ad insistere per farmi cambiare idea: credeva ciecamente in me, anche se non ero praticamente nessuno. Il mio miglior risultato era un 6° posto a livello "under 18" . Nel frattempo il mio fratello maggiore, Simone, era andato nei Carabinieri: smise quando non riuscì più a sopportare l'idea che lo battevo sempre. Io mi trovai subito bene in Fiamme Azzurre, l'ambiente meno burocratizzato e meno militarizzato che si potesse immaginare nel novero dei Gruppi Sportivi in divisa".
Domanda:
ANDREA VALENTINI e i Giochi Olimpici? Risposta: "Atene 2004 è forse il ricordo più brutto della mia carriera sportiva: ero malato, stavo molto giù, eppure avevo fatto talmente bene nelle stagioni precedenti che tutti mi consideravano un naturale favorito per la medaglia olimpica. Mi ritrovai, dopo, depresso e sconsolato. Per questo voglio rivalutare il mio rapporto con i Giochi Olimpici: a Pechino sarò solo un outsider - d'altronde sono il 35° su 36 qualificati con il ranking - e quindi sono nelle condizioni ideali per fare il colpaccio. In fondo penso di averne i mezzi".
Domanda:
ANDREA VALENTINI e Pechino 2008? Risposta: "Il pronostico per la gara olimpica è quanto di più aperto si possa immaginare: per me ci sono almeno 25 atleti in grado di andare sul podio e forse 20 hanno speranze di vincere l'oro. Io, in partenza, sottoscriverei un piazzamento tra i primi 5: ma mi rifaccio anche a quanto ho detto prima, sulla possibilità di essere una sorpresa. Sono in ogni caso contento di ritrovarmi in azzurro un compagno d'avventura come Nicola Benedetti: un grande atleta e un vero amico, il migliore che si possa desiderare in un'occasione come questa".
Domanda:
SARA BERTOLI e le Fiamme Azzurre? Risposta: "Come può un pentatleta non conoscere le Fiamme Azzurre? In questa disciplina sono da sempre una presenza costante. Per questo ho scelto la Polizia penitenziaria, anche se probabilmente avrei avuto delle chance anche nell'Esercito. Per me è come una seconda famiglia, anche perché qui ho trovato il mio compagno di vita in Enrico Dell'Amore, con il quale convivo. Con sincerità, devo ammettere che il primo impatto con il club mi aveva un po' deluso: perché non mi sentivo sostenuta, appena arrivata, quando sono stata esclusa dalla formazione azzurra dei Giochi di Atene 2004. Ma in seguito ho invece apprezzato l'estrema sollecitudine delle Fiamme Azzurre nel sostenerci sempre, anche nei momenti più difficili: quelli che, nella vita di un'atleta, non mancano purtroppo mai".
Domanda:
SARA BERTOLI e i Giochi Olimpici? Risposta: "Ho avuto la fortuna di vivere direttamente tre edizioni dei Giochi Olimpici: con la mia famiglia sono stata a Barcellona nel 1992 e a Sydney nel 2000, mentre nel 2004 ad Atene ero riserva viaggiante. Devo dire che in Grecia, proprio per questo, non ho potuto nemmeno soggiornare al Villaggio: anche se Enrico, che prese parte al pentathlon in quell'occasione, mi procurò un "passi" provvisorio e potei almeno vivere per una giornata quella straordinaria atmosfera.Da spettatrice ho invece assistito soprattutto alle gare di equitazione: mia madre è una praticante e una grande appassionata e quindi abbiamo apprezzato in modo speciale il sincero entusiasmo e la grande competenza del pubblico di Sydney, poiché in Australia questo sport è molto seguito. Ho provato una grande emozione nel seguire le esibizioni del mio idolo, il cavaliere neozelandese Mark Todd, che aveva vinto due ori nel completo a Los Angeles '84 e a Seoul '88 e poi fu bronzo proprio nel 2000. E pensare che non potrò vederlo in azione a Pechino, perché le prove equestri sono in programma ad Hong Kong!".
Domanda:
SARA BERTOLI e Pechino 2008? Risposta: "Dopo la delusione di Atene, questa è la mia grande chance: penso di avere acquisito in questo quadriennio una certa consistenza tecnica e agonistica e mi sono spesso piazzata bene nelle grandi manifestazioni internazionali. Lo scorso anno sono arrivata al bronzo proprio nella pre-olimpica di Pechino, che coincideva con la finale di Coppa del Mondo. Voglio una medaglia, certo: ma soprattutto vorrei vivere bene questa esperienza, al di là delle inevitabili tensioni che accompagnano un evento di tale importanza. In fondo il modo migliore per centrare il risultato è proprio quello di mantenersi tranquilli e concentrati. Ci sono moltissime favorite, come la veterana ungherese Voros (campionessa in carica), l'egiziana Medany, che è in grande crescita, e naturalmente Claudia Corsini. Ma ammiro molto anche la britannica Heather Fell ".
Domanda:
CLAUDIA CORSINI e le Fiamme Azzurre? Risposta: "Dico subito che con le Fiamme Azzurre non è stato amore a prima vista: una cosa naturale, perché io sono cresciuta in pratica nei centri giovanili delle Fiamme Oro e, in passato, ho pensato anche di avere una chance con le Fiamme Gialle, che però non avevano intenzione di impegnarsi nel pentathlon moderno. Invece le Fiamme Azzurre hanno sempre avuto grande tradizione in questa disciplina: ad un certo punto della carriera ho lottato perché questo fosse il mio punto di approdo e, come si dice, alla fine c'è stata la concorde volontà delle parti. Mi piaceva l'ambiente ed ora devo dire che mi sento pienamente soddisfatta della scelta di allora. Credo di aver ripagato il Gruppo Sportivo e la Polizia penitenziaria con risultati importanti, ma è stato soprattutto nei momenti critici che ho sentito tutto l'appoggio delle Fiamme Azzurre. E, vi assicuro, non ne sono mancati in questi anni".
Domanda:
CLAUDIA CORSINI e i Giochi Olimpici? Risposta: "Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, non ricordo la gara di Atene - il mio debutto olimpico - con rimpianto: mi hanno chiesto molte volte se bruciava ancora quel quarto posto, così difficile da digerire per un'atleta, soprattutto perché maturato con quelle modalità ed un bronzo perso di un soffio in volata. No, l'ho preso con grande filosofia: il pentathlon moderno è una disciplina che ti abitua ad essere fatalista. Ho lo stesso atteggiamento anche nei confronti di Pechino: questo sport si è evoluto molto, in questo quadriennio, le gerarchie si sono modificate e probabilmente arrivare sul podio sarà molto più difficile rispetto ad Atene".
Domanda:
CLAUDIA CORSINI e Pechino 2008? Risposta: "Negli ultimi due anni ho subito tanti infortuni: ho faticato molto per tornare ad essere competitiva. Ora attendo serena che arrivi il momento della prova olimpica: non pretendo molto, magari un pizzico di attenzione da parte della buona sorte, che di recente è stata un po' latitante. Mi sento molto realista: sarà che, dopo 19 anni di carriera, ho imparato anche ad essere un po' distaccata. Ma questo non vuol dire certo che mi lascerò andare sul piano dell'impegno e della concentrazione: ci mancherebbe, dopo tutti i sacrifici che ho fatto per essere presente. Sono però convinta che non si ripeterà il podio di Atene 2004: ci sono altre pretendenti alle medaglie, dalla Caze alla Medany, dalla Fell alla Sonneborg. Per quanto mi riguarda, credo che la medaglia sia un traguardo possibile: solo, mi ripeto, sarà molto più duro rispetto a quattro anni fa".
Domanda:
GIOVANNI PELLIELO e le Fiamme Azzurre? Risposta: "Credo di essere forse tra i più vecchi atleti delle Fiamme Azzurre ancora in attività di servizio: dal lontano '95 ho avuto la ventura di seguire tutta l'evoluzione del Gruppo Sportivo, l'avvicendarsi di diverse gestioni e le differenti impostazioni. Posso dire che ciò che è rimasta immutata nel tempo è stata la cordialità di alcuni rapporti umani. Principalmente con Pietro Aloi, il responsabile tecnico che diede vita - con grande carica pioneristica - ad una valida Sezione di Tiro a volo: un uomo di solida preparazione specifica, ma dotato anche di grandi capacità psicologiche e di una particolare sensibilità. Poi con Paolo Giordani , storico segretario amministrativo, e con i vertici del club: in particolare con Giovanni Bonanni , che mi convinse ad arruolarmi all'inizio della carriera, quando avevo molte altre richieste da vari altri corpi militari e di polizia, e con l'attuale responsabile Marcello Tolu. Posso dire che mai come in questo momento mi sento orgoglioso e onorato di far parte delle Fiamme Azzurre. E felice di aver instaurato contatti personali con uomini del calibro del dottor Emilio di Somma, da molti anni Vice Capo dell'Amministrazione penitenziaria, che mi è sempre stato molto vicino".
Domanda:
GIOVANNI PELLIELO e i Giochi Olimpici? Risposta: "Sono ormai giunto alla mia quinta partecipazione olimpica, la quarta con i colori delle Fiamme Azzurre: anche in questo caso l'esperienza conta e può aiutare nelle valutazioni di un evento del quale mi sento comunque protagonista. Io credo che l'ideale olimpico sia ormai solo un'utopia: siamo rimasti in pochi a pensare che i Giochi siano soprattutto un momento d'incontro tra i Popoli, d'amicizia e di fratellanza. Per quasi tutti coloro che vi partecipano, conta soltanto il risultato: non che per me sia un dato irrilevante, ci mancherebbe, ma ho assistito ad un tale deterioramento progressivo dell'Olimpismo, a partire dalla mia prima partecipazione di Barcellona '92, che non credo possa essere più recuperabile. Mi conforta però questo sforzo, che mi auguro sincero, profuso attualmente nella lotta al doping. Sono lieto che ci sia stata un'inversione di tendenza in questo senso: d'altronde non nascondo di aver avuto una considerazione quasi mitologica di tanti personaggi apparsi come eroi sulla scena olimpica e alla fine smascherati in modo ignobile. Ne sono rimasto troppo deluso: e oggi penso seriamente che, forse, con grande modestia, il vero mito sono io".
Domanda:
GIOVANNI PELLIELO e Pechino 2008? Risposta: "Penso che tutti conoscano il mio percorso olimpico: sono alla quinta partecipazione, ho conquistato un bronzo a Sydney 2000 e poi un argento ad Atene 2004. Anche in questo quadriennio sono stato il primo atleta italiano, di ogni disciplina, a conquistare la carta olimpica. Da quel momento in poi, ogni mia azione, ogni mio pensiero, tutto è stato indirizzato verso l'approdo di Pechino 2008: tutte le gare di queste ultime tre stagioni non sono state che formule di passaggio. Posso dire di non aver tralasciato alcun dettaglio - tecnico, metodologico, fisico e psicologico - per presentarmi nelle migliori condizioni possibili a questo appuntamento: vado per vincere, è inutile ed anche puerile negarlo. Perché, rispetto alle edizioni precedenti, ho esperienza in più ed anche quel tocco di sofferenza umana che, tutto sommato, non guasta. Se non riuscirò a conquistare l'oro, sarò almeno consapevole di avere la coscienza tranquilla: e ripartirò con la stessa convinzione verso Londra 2012. Solo, mi dispiacerebbe perdere nuovamente il titolo da un avversario come Aleksey Alipov: che mi battè ad Atene ed in seguito, pur non avendo fatto più niente di significativo, fatica anche a salutarmi".
Domanda:
NADIA CORTASSA e le Fiamme Azzurre? Risposta: "Il mio incontro con le Fiamme Azzurre è stato abbastanza strano e particolare. A quell'epoca, era il 2004, io lavoravo come vigile urbano precario presso il Comune di Torino: stavo già per prendermi un'aspettativa, per potermi dedicare nel modo giusto alla preparazione dei Giochi di Atene, quando invece è arrivato l'esito delle selezioni che avevo sostenuto per l'ingresso nella Polizia penitenziaria. In quel momento è cambiata la mia vita: ho potuto finalmente dedicarmi al mio sport con la prospettiva di una vera professionista, come fino ad allora non mi era riuscito. Mi ritengo fortunata, davvero: nelle Fiamme Azzurre ho trovato naturalmente supporti tecnici e organizzativi di prim'ordine, ma soprattutto una grande semplicità e schiettezza nei rapporti umani. E questo per me è molto importante. Ricordo in particolare il momento della mia promozione, durante la festa della Polizia penitenziaria a Napoli, davanti al Presidente Giorgio Napolitano: in divisa, accanto a me, c'era Carolina Kostner, una grande atleta ed anche una ragazza molto simpatica".
Domanda:
NADIA CORTASSA e i Giochi Olimpici? Risposta: "Quattro anni fa ad Atene ho vissuto la mia prima esperienza olimpica: un'occasione sicuramente positiva, sotto il profilo personale, perché ho ottenuto un piazzamento importante come il 5° posto. Ma i ricordi sono belli anche per altri momenti vissuti in Grecia: non dimenticherò mai, ad esempio, l'emozione di assistere alla premiazione di Stefano Baldini durante la cerimonia di chiusura. Il fatto che un italiano, un compagno di squadra, avesse vinto la maratona e l'Inno di Mameli che risuonava in un contesto tanto solenne e significativo: sono brividi che ancora sento sulla pelle. Ricordo con piacere anche l'impresa di Paolo Bettini nel ciclismo: sarà perché anche questa è una delle discipline che compongono il triathlon. E per completare il discorso: nel nuoto, per Pechino, mi aspetto grandi cose da Filippo Magnini".
Domanda:
NADIA CORTASSA e Pechino 2008? Risposta: "Ho vissuto un quadriennio difficile, con qualche infortunio di troppo: i risultati non sono mancati, ma sicuramente non ho potuto svolgere una preparazione perfetta. Al di là del risultato, vorrei soprattutto che la giornata della gara olimpica sia serena: a Pechino vorrei chiudere sul traguardo in pace con me stessa. Rispetto ad Atene sono migliorata nel nuoto e quindi penso di potermi difendere meglio: poi attaccherò nel ciclismo, magari con un aiuto da Charlotte Bonin - che è una collega, prima di una compagna di squadra - ed infine cercherò di dare tutta me stessa nella corsa. Quanto al pronostico per il podio, indico una favorita assoluta - ovviamente la portoghese Vanessa Fernandes - e come outsider l'australiana Snowshill, anche lei una grande atleta. Il terzo nome per le medaglie? Chissà!".
Domanda:
CHARLOTTE BONIN e le Fiamme Azzurre? Risposta: "Le Fiamme Azzurre hanno una grande tradizione nel triathlon: quando mi sono decisa a chiedere l'ammissione nel Gruppo Sportivo, devo dire che mi sono fidata soprattutto delle persone che già conoscevo, come il tecnico Massimiliano Biribò e le mie compagne di nazionale Nadia Cortassa e Giunia Chenevier, che già facevano parte della Polizia penitenziaria. In questi tre anni mi sono resa conto che la scelta è stata assolutamente positiva, probabilmente la migliore che potessi fare: senza il continuo sostegno delle Fiamme Azzurre, raggiungere la qualificazione olimpica sarebbe forse stato impossibile".
Domanda:
CHARLOTTE BONIN e i Giochi Olimpici? Risposta: "Ho solo 20 anni e quindi l'idea stessa dei Giochi Olimpici appartiene forse più ai miei sogni di bambina, che alla mia condizione attuale di atleta professionista. Riandando con la memoria ad episodi che mi sono rimasti nel cuore, ricordo soprattutto il bronzo che conquistò Roberta Brunet nei 5000 metri ad Atlanta '96: perché era una valdostana come me e una splendida campionessa. E poi all'epoca praticavo soprattutto l'atletica: lei è stata un mio modello sportivo, e un grandissimo stimolo. Il mio desiderio è riuscire a diventare come lei".
Domanda:
CHARLOTTE BONIN e Pechino 2008? Risposta: "Pechino è per me soprattutto l'approdo di un percorso fatto di incredibili sacrifici. In questi due anni ho lottato con tutta me stessa per raggiungere questo obiettivo: ci sono stati, certo, anche momenti difficili, ma la grinta non è mai venuta meno e credo di essermi meritata questa chance. Dal punto di vista personale, vista la difficoltà della gara, il mio traguardo potrebbe essere un piazzamento nelle prime 30: ma spero soprattutto di dare una mano a Nadia Cortassa, visto che nel corso della prova ci potrebbero essere momenti importanti sotto il profilo tattico".