Dal 1945 ai giorni nostri
nasce il Corpo della polizia penitenziaria
Con la fine della guerra e la liberazione dell'Italia dal nazi-fascismo, si verificarono numerose rivolte carcerarie che spinsero il governo nato dalle ceneri del regime fascista ad affrontare il problema penitenziario che sembrava essere stato escluso dai profondi rivolgimenti sociali e politici del periodo post-bellico.
La rivolta del luglio 1945, scoppiata nel carcere Regina Coeli di Roma, determinò una presa diposizione del ministro della Giustizia Palmiro Togliatti che emanò la circolare del 14 agosto 1945, allo scopo di porre fine alle continue sommosse che esplosero negli stabilimenti carcerari. La soluzione ancora una volta fu individuata nel mantenimento dell'ordine e della disciplina. Sul piano dei provvedimenti legislativi relativi all'assetto del personale di custodia fu emanato il decreto legge luogotenenziale 21 agosto 1945, n. 508 che apportò alcune modifiche al Corpo degli agenti di custodia inquadrandolo nelle Forze Armate dello Stato, specificamente a quella in servizio di pubblica sicurezza. Il provvedimento attribuiva agli Agenti di custodia la qualifica di polizia giudiziaria e li assoggettava alla giurisdizione militare, per cui gli appartenenti al Corpo erano puniti secondo le norme del codice penale militare di pace e di guerra.
Il Corpo ottenne la concessione della Bandiera, che, con solenne cerimonia, venne consegnata nella Scuola Allievi di Portici (NA), al 1° Battaglio Allievi Sottufficiali del Corpo;
Con Legge n. 395 del 15 dicembre 1990 per meglio interpretare i sentimenti sinceri di una Società moderna in rapida evoluzione, il Corpo viene disciolto ed il Ruolo delle Vigilatrici Penitenziarie viene soppresso, assumendo la denominazione di "Corpo di Polizia Penitenziaria".