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Il Capo Franco Ionta è intervenuto per presentare il “Mercatino di Natale” esposto nel Salone.
Un carcere diverso è possibile; diverso da quello di cui si parla sui giornali, un carcere che lavora, che produce e che offre un’alternativa. Anche di questo si è parlato in occasione della conferenza programmata nell’ambito del Salone della Giustizia, organizzata dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria presso gli stand del mercatino di Natale allestiti nell’area fieristica dedicata alla sicurezza. Già perché il lavoro in carcere è uno dei modi per garantire la sicurezza dei cittadini. Le statistiche sono chiare: la recidiva nel caso di persone che hanno avuto modo, durante la detenzione, di apprendere e portare avanti un’attività produttiva, tende ad essere quasi nulla.
“Il mercatino di Natale dei prodotti dal carcere – ha spiegato il Capo del Dap, Franco Ionta – è l’occasione per mostrare un’altra faccia del sistema penitenziario. Una è quella che tutti conoscono, quella delle sbarre, della sofferenza e della dignità a volte violata; ma anche del difficile lavoro da parte della Polizia e dell’Amministrazione Penitenziaria che però rimane nell’ambito degli addetti ai lavori e le persone all’esterno lo percepiscono soltanto in negativo. La seconda faccia è quella che in realtà dovrebbe essere più conosciuta dall’esterno anche se è difficile. La sfida è quella di migliorare le persone rispetto a quando sono entrate nel percorso penitenziario e gli strumenti per affrontare questa sfida sono quelli di migliorare la cultura delle persone detenute, ma altrettanto importante è la diffusione della cultura del lavoro”.
L’iniziativa presentata al Salone della Giustizia ha voluto rappresentare proprio questo; l’intensa attività che quotidianamente si svolge all’interno degli istituti penitenziari italiani. Quelli realizzati in carcere sono prodotti di nicchia, è vero, ma sono tutti prodotti di qualità eccellente. La qualità è garantita soprattutto dalla presenza di professionisti tra le fila dei formatori e di tutti coloro, tra cooperative, aziende pubbliche e privare, che hanno deciso di fare lavoro, cultura del lavoro e soprattutto impresa all’interno delle mura di un carcere.
“Un carcere più aperto è un carcere più sicuro”, continua Ionta, e su questa rivoluzione culturale che vuole ridisegnare il carcere nell’immaginario collettivo si fonda la linea di condotta dall’Amministrazione che – come stabilito dalla circolare del 24 novembre scorso – vuole assicurare una maggiore possibilità di movimento all’interno delle strutture penitenziarie per far sì che un maggior numero di detenuti, quelli che in gergo sono chiamati comuni e che sono la maggioranza all’interno del sistema penitenziario, possano avere un maggior numero di ore da dedicare al lavoro.
Su questa linea di organizzazione sono gestite le colonie penali sarde, esempio di capacità produttiva e di qualità trattamentale tra le migliori del Paese. “Nel 2009 – ha spiegato Gianfranco De Gesu, Provveditore della Sardegna – si è deciso di applicare nelle tre colonie i principi teorici di cui ha parlato il Capo del Dipartimento. Si pensa di rilanciare la produzione agricola e dell’allevamento di queste colonie partendo dallo studio del detenuto e dal senso di maggiore autoresponsabilizzazione del detenuto stesso. Questo è possibile solo fornendo delle competenze attraverso la formazione teorica e poi l’attuazione pratica”.
A spiegare il mercatino dell’Istituto Superiore di Studi Penitenziari è stato invece  il direttore Massimo De Pascalis, che ha precisato che “quella dell’Istituto non è stata un’iniziativa commerciale né autoreferenziale, ma si è collocata nella parte conclusiva di un anno di formazione molto intensa che si è sviluppata intorno al filo rosso della conoscenza. Una conoscenza sia da parte dell’esterno, ma in grado anche far maturare un sapere critico da parte degli operatori perché è dimostrato che, laddove si è concretizzata una conoscenza della persona detenuta, gli uomini hanno saputo esprimere valori e comportamenti socialmente utili”.
Iniziative simili sono presenti in diverse regioni italiane e riescono a mostrare il lavoro quotidiano che si svolge all’interno degli istituti. In Campania, ad esempio, grazie al sostegno del Garante dei detenuti – Adriana Tocco – è stata organizzata una mostra mercato all’interno della Galleria Umberto, a Napoli, dove sono stati esposti i prodotti degli istituti campani, grazie anche al sostegno del Comune. “Queste manifestazioni hanno una doppia valenza – spiega il Garante – da un lato manifestano e rendono noto ciò che si fa di positivo in carcere. La seconda è mostrare l’idea del recupero di chi ha sbagliato, ma vuole imparare un mestiere perché spesso non ha avuto altre occasioni, e questo è vero soprattutto pere la Campania”.
Sulla stessa lunghezza d’onda anche il Garante dei detenuti del Lazio – Angiolo Marroni – che ha parlato di un’attività intensa all’interno dei penitenziari della regione. Con rammarico, ha spiegato Marroni, “l’intensa attività fa fatica ad apparire sui giornali perché i giornalisti hanno una passione particolare per la notizia negativa che attrae ed interessa di più”.
Ma il Salone è stata anche l’occasione per numerosi convegni sul tema giustizia, dove ha preso parte anche il vice Capo del Dap, Simonetta Matone. La dott.ssa Matone è intervenuta sia venerdì insieme al presidente della Commissione Giustizia del Senato, Filippo Berselli, sul tema “Reato di omicidio stradale” e ha preso parte sabato 3 dicembre al convegno “Donne e produttività” cui ha partecipato anche il ministro della Giustizia, Paola Severino.
Quando l’offerta viene da “dentro”
Sono tante le iniziative che hanno visto i prodotti carcerari protagonisti delle esposizioni
nei mercati, dal Salone della Giustizia all’iniziativa natalizia dell’ISSP passando per la vendita online del sito Giustizia di Fosca di Tullio
A seguito del successo registrato lo scorso anno, i prodotti del carcere sono tornati in mostra al Salone della Giustizia dove hanno avuto a disposizione 500 metri quadrati per essere visti, comprati o semplicemente conosciuti da tutti. L’esperienza riminese dell’anno passato è stata riproposta nei padiglioni della Fiera di Roma dal 1° al 4 dicembre e ha avuto, come scopo primario, quello di diffondere la cultura della solidarietà attraverso la vendita e la conoscenza dei prodotti equosolidali realizzati all’interno degli istituti italiani.