Questo sito web utilizza i cookies tecnici. I cookies non possono identificare l'utente. Se si proseguirà nell'utilizzo del sito si assumerà il consenso all'utilizzo.
Se si desidera utilizzare i siti senza cookie o volete saperne di più, si può leggere qui

Valutazione attuale: 1 / 5

Stella attivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 
Condividi

di Assunta Borzacchiello

La casa circondariale di Roma Rebibbia “nuovo complesso” non è nuova ad ospitare spettacoli teatrali e ogni volta che si assiste a uno spettacolo nel bel teatro interno si ha la sensazione di essere “fuori”, tanta è la professionalità con cui si allestiscono le pièces.


Giovedì 1 aprile i riflettori si sono accesi sulla compagnia teatrale dell’alta sicurezza, che si è cimentata nella commedia di Eduardo De Filippo “Napoli milionaria”, quella che tutti ricordiamo per la famosa frase “Ha da passà ‘a nuttata”, detta da Gennaro, il protagonista, che, reduce da una lunga prigionia in Germania, torna a casa, nella sua Napoli, e scopre che la guerra ha cambiato profondamente l’esistenza della sua famiglia: la moglie si è arricchita con la borsa nera, il figlio è diventato un poco di buono e la figlia maggiore si concede facilmente a tutti gli uomini che conosce. Gennaro è frastornato dai cambiamenti indotti dalla guerra e si sente profondamente tradito dalle persone che più ama. Dopo un primo momento di smarrimento riesce, però, a recuperare la fiducia nella speranza del riscatto, per sé e per i suoi cari. L’occasione gli è offerta da un uomo, mandato in rovina proprio dai traffici della moglie Amalia, che però gli fornisce un farmaco raro (la penicillina) che salva la vita della figlia più piccola restituendo a Gennaro un filo di speranza.
I temi del riscatto, della speranza, della volontà di restituire dignità alla propria vita partendo dal fondo, quel buco nero in cui gli uomini possono sprofondare, per scelta o per necessità, smarrendo il senso della vita e il rispetto di sé e degli altri, non potevano trovare interpreti più appassionati e convinti nei detenuti di Rebibbia, che hanno regalato al pubblico (numeroso e attento) due ore di emozioni, risate e commozione.
Diretta da Fabio Cavalli, del Centro Studi Salerno, la compagnia ha ricevuto il riconoscimento speciale del premio “Enrico Maria Salerno” per il teatro, edizione del decennale (vedi box a fianco). Tra gli interpreti, i bravi Cosimo Rega, nella parte di Gennaro Jovine; Salvatore Striano è Amalia, moglie di Gennaro; nel ruolo dei figli Amedeo e Maria Rosaria, gli attori Gennaro Migliore e Antonio Cristiano; Errico Settebellizze, il “guappo” che insidia Amalia, Giovanni Pistillo.
La Direzione dell’istituto, insieme agli operatori che a vario titolo hanno collaborato alla realizzazione del laboratorio, ha scelto di offrire questo tipo di esperienza alla visione attenta e esigente di un pubblico esterno, composto da autorità istituzionali e ospiti provenienti dal mondo della cultura e del lavoro, nella certezza della notevole qualità dell’operazione culturale e sociale. Allo spettacolo andato in scena il 1 aprile hanno assistito Luca De Filippo che, invitato a salire sul palcoscenico a fine spettacolo, è apparso visibilmente commosso per la prova data dagli attori di Rebibbia. Tra il pubblico anche Carlo Checchi, indimenticabile interprete del film “Morte di un matematico napoletano” e l’attrice Angelica Ippolito.

Come nasce il laboratorio teatrale

Il laboratorio teatrale di Rebibbia N.C è nato nell’estate del 2002, quando un gruppo di detenuti della sezione A.S. (Alta Sicurezza, destinata ai detenuti che, pur non essendo classificati a regime “41 bis”, per i reati da loro commessi sono inseriti in un circuito penitenziario separato da quello dei detenuti comuni) inizia a lavorare per mettere in piedi uno spettacolo. Il gruppo, composto da circa venticinque detenuti, quasi tutti di estrazione meridionale o laziali, è partito dall’amore e dal culto di alcuni suoi componenti per il teatro di Eduardo, un teatro che incide fortemente su alcuni temi e alcune corde molto care al pubblico amante del teatro dialettale di alta scuola.
Il laboratorio teatrale, che riceve il convinto sostengo del Centro Studi “Enrico Maria Salerno”, che ha collaborato all’allestimento di una prima edizione di “Napoli milionaria” nel dicembre 2003, è proiettato nell’allestimento di altri lavori mirati alla rilettura di altri importanti testi del teatro dialettale; è in cantiere un’edizione de “La Tempesta” shakesperiana nella rilettura che ne fece Eduardo in dialetto partenopeo.

Joomla templates by a4joomla