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Parla il cappellano Federico Uboldi
    
«Da poco più di un anno sono cappellano nella Casa circondariale di San Remo. Ho chiesto al Vescovo di fare questa esperienza ed egli l’ha benevolmente concessa. Dal direttore e dagli agenti ho imparato a muovermi dentro il carcere e a capire le problematiche degli uomini che in esso vivono. Ho incontrato la sofferenza che conoscevo e quella che non conoscevo e con essa mi sono misurato. Più volte mi sono ripetuto: questa sofferenza è uguale a quella di tutti gli uomini; è uguale alla mia! È esasperata però dalla non accettazione della propria condizione e della propria colpa. Ho incontrato le problematiche di tutti i giorni risolte in un modo nuovo, tutto ridotto all’essenziale, in cui però manca la speranza sostituita da un mare di paura e di angoscia. Ho incontrato la solitudine: questa è identica a quella del mondo esterno. Il più delle volte mi scopro incapace di assolvere pienamente al mio compito, confido allora nella benevolenza di chi mi sta attorno e nell’aiuto della divina provvidenza. La mia è una presenza piena di limiti e di mancanze, ma che per me ha tanto valore: mi sta facendo maturare come uomo e come sacerdote».
    

    
  

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