Questo sito web utilizza i cookies tecnici. I cookies non possono identificare l'utente. Se si proseguirà nell'utilizzo del sito si assumerà il consenso all'utilizzo.
Se si desidera utilizzare i siti senza cookie o volete saperne di più, si può leggere qui

Valutazione attuale: 1 / 5

Stella attivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

Un importante riconoscimento, la “Medaglia della Pace” delle Nazioni Unite, è stato conferito al contingente della Polizia Penitenziaria in Kosovo
    
Il 25 giugno scorso il ministro della Giustizia Roberto Castelli, accompagnato dal Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Giovanni Tinebra, dal consulente Giuseppe Magni, dal segretario particolare Stefano Simonetti e da Giovanni Tamburino, si è recato in visita ufficiale nel Kosovo. È stata questa la prima visita ufficiale di un ministro della Giustizia italiano nella tormentata Regione balcanica dopo il conflitto armato.
Nel corso della giornata il Ministro ha incontrato a Pristina il Rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite in Kosovo, Michael Steiner, insieme ai vertici dell’Organizzazione delle Nazioni Unite nel Kosovo.
Durante il cordiale incontro Steiner, esprimendo grande apprezzamento per il contributo fino ad oggi apportato dal Governo italiano alla missione, ha chiesto al Ministro di valutare la possibilità di ampliamento della missione medesima.
Successivamente la Delegazione si è trasferita presso il carcere di Dubrava dove ha avuto luogo la suggestiva cerimonia del Medal Parade. In questo modo si è esaudito un espresso desiderio del ministro e del Capo del DAP che volevano essere vicini al personale della Polizia Penitenziaria impegnato in un difficile servizio, lontano dal nostro Paese e in una località ancora percorsa da forti tensioni.
Il Medal Parade è la cerimonia che viene organizzata, alla fine del periodo di missione, dai contingenti internazionali di Polizia attivi nella Regione. In tale contesto vengono consegnate le “medaglie della pace”: onorificenza di alto valore simbolico conferita dalle Nazioni Unite a coloro che hanno ben meritato nell’adempimento di missioni di pace.
Alla cerimonia hanno partecipato il Direttore del Department of Justice, Clint Williamson, e il Capo del Penal Management Division, William Irvine, che insieme al ministro Castelli e al presidente Tinebra hanno premiato il nostro contingente appuntando sulla divisa di ciascun poliziotto penitenziario la “Medaglia della Pace” recante lo stemma delle Nazioni Unite. Con tale riconoscimento il Corpo di Polizia Penitenziaria entra a pieno titolo tra i Corpi di Polizia internazionali impegnati in operazioni di pace.
La cerimonia, perfettamente organizzata dai nostri sette rappresentanti della Polizia Penitenziaria, ha visto la partecipazione delle Autorità dell’Amministrazione Unmik, i colleghi del Department of Justice e del Penal Management, i Rappresentanti delle Forze di Pace presenti in teatro ed i rappresentanti di tutti i contingenti delle Forze di Polizia internazionale.
La professionalità e l’impegno espressi dal nostro gruppo all’interno dell’istituto di Dubrava sono stati assunti come modello operativo di riferimento. Lo ha più volte dichiarato William Irvine e lo ha ribadito anche nel corso della cerimonia, rammentando la brillante operazione di traduzione dalla Serbia dei detenuti di etnia albanese/kosovara e ringraziando per la disponibilità con la quale gli operatori di Polizia Penitenziaria stanno attualmente svolgendo servizio a turno all’interno della sezione “BLOCK 1” dove sono rinchiusi detenuti ad alto indice di pericolosità.
Si è trattato di un momento di visibilità e gratificazione per il nostro personale e per tutta l’Amministrazione Penitenziaria che ha visto così riconosciuto lo sforzo prodotto in questi anni per assicurare una presenza efficace all’interno delle Organizzazioni Internazionali che cooperano per la pace e lo sviluppo civile e democratico nel mondo.
Prima di far rientro in Italia il ministro Castelli ha fatto visita alla Brigata Multinazionale Ovest di stanza nella Regione, attualmente comandata dal Brigadier Generale Pierluigi Torelli della Folgore.
Il Ministro ha passato in rassegna le diverse compagnie che compongono il contingente italiano presente in Kosovo, rivolgendo poi un’allocuzione agli uomini schierati nel vasto cortile di Peja.
A conclusione della visita, rientrando a Roma, il Ministro ha disposto il prolungamento della missione per ulteriori sei mesi e l’ampliamento dell’organico da sette a dieci unità.

Valutazione attuale: 1 / 5

Stella attivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

Carmelo Condello, 40 anni, vicesovrintendente, originario di Agrigento, a Barcellona dal 1983 dove è addetto all’ufficio matricola, afferma che il suo è un lavoro impegnativo, in cui bisogna dedicare particolare attenzione ai documenti che arrivano dalle varie autorità giudiziarie. Contenta del suo incarico si dichiara l’agente scelto Francesca Fugazzotto, 43 anni, anche lei di Barcellona e da dieci anni impegnata nel servizio a turno. Le sue mansioni vanno dai colloqui dei familiari con gli internati al servizio perquisizioni sia delle persone che degli oggetti in entrata e in uscita. La Fugazzotto si dice, poi, convinta che per migliorare le proprie prestazioni professionali niente vale più dell’esperienza guadagnata ogni giorno sul campo. Antonino Grasso, 37 anni, assistente capo, da 5 anni all’O.P.G., lavora al servizio a turno, a stretto contatto con i ricoverati, racconta che dopo gli inizi difficili, perché proveniente dalle esperienze carcerarie, dove il lavoro era completamente diverso, con l’andare del tempo ha imparato a relazionarsi con i ricoverati, un lavoro che trova oggi molto gratificante. «Il nostro lavoro – afferma - potrebbe dare frutti migliori, se sviluppato in lavoro di gruppo e in sinergia con tutte le altre professionalità». Francesco Sottile, della provincia di Palermo, sovrintendente, 48 anni, da 27 all’O.P.G., è impegnato in portineria. Un ruolo impegnativo e delicato, dichiara, che non è per nulla inferiore a quello svolto nelle sezioni detentive. Tutto deve essere fatto con passione e grande sensibilità, per ottenere il massimo di riabilitazione da parte dei ricoverati.
    

Joomla templates by a4joomla