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Giancarlo Cavallaro si occupa dell’attività di osservazione e trattamento, da 21 anni. Originario di Messina, arrivato all’O.P.G. 21 anni fa, afferma: «Siamo stati tra i primi educatori ad essere assegnati a un ospedale

psichiatrico giudiziario, ci siamo subito resi conto che qui la figura dell’educatore era molto diversa rispetto agli istituti ordinari. I ricoverati erano dei soggetti per i quali bisognava affrontare un programma di riabilitazione trattamentale che in qualche modo riuscisse ad aiutarli nel processo di reinserimento sociale. Le difficoltà nascevano proprio perché noi eravamo i primi, non avevamo esperienza ed operavamo in un istituto che rappresentava una certa tradizione. Perché l’O.P.G. è un istituto che deve trattare, riabilitare e custodire soggetti con una patologia mentale, questo è molto difficile. I criteri che qui usiamo sono ancora in parte quelli classici che si usano in un penitenziario, il lavoro, la scuola, i corsi professionali, le attività religiose, quelle ricreative e sportive. Tutti aspetti importanti, ma l’aspetto che abbiamo considerato centrale in questi anni è stato quello di mantenere un contatto forte con l’esterno. Il progetto che stiamo realizzando in questo momento prevede una prima fase di formazione all’interno dell’istituto e poi la creazione di una cooperativa, con l’inserimento sociale e lavorativo all’esterno. Gli internati lavorano, quindi, in proprio, come falegnami e fabbri. I rapporti con la cittadinanza sono molto buoni, sia con il Comune di Barcellona sia con le associazioni di volontariato e il Dipartimento di salute mentale. Un protocollo d’intesa che è attivo ormai quasi da dieci anni, aggiornato circa quattro anni fa, prevede un’ampia collaborazione fra istituto e territorio».
Rosalia Biondo, educatore, a Barcellona da 21 anni, conferma: «Il nostro orientamento in questi ultimi anni è stato quello di implementare i rapporti con l’esterno, con l’inserimento familiare, lavorativo e sociale. Abbiamo i DSM, i Dipartimenti di Salute Mentale, competenti per territorio, presso i quali il trattamento continua una volta usciti dall’O.P.G. L’aspetto da implementare è quindi il lavoro all’interno, perché ci sono state delle riduzioni di fondi. Per i nostri pazienti anche piccole somme sono non solo una risorsa economica, ma anche fortemente terapeutica e trattamentale».
Anche Felice Spinella, addetto all’area educativa, collaboratore, a Barcellona dal 1985, proveniente da Messina, dichiara di essere molto impegnato, affermando: «Oltre ad occuparmi delle schede dei nuovi giunti da inserire nel computer, faccio attività teatrale assieme ai ricoverati. L’anno scorso è stato fatto all’interno dell’istituto un recital di poesie, che ha avuto molto successo. Poi i nostri ricoverati sono usciti e hanno rappresentato lo stesso recital in varie scuole di Barcellona e di Milazzo, prossimamente questa esperienza verrà ripetuta anche all’università di Messina».