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vietato fumareCARCERI: DAP, AFFRONTEREMO PROBLEMA FUMO PASSIVO NEGLI ISTITUTI =
      SOLUZIONE CELLE PER FUMATORI, OCCORRE TENERE IMPEGNATI PIU'
TEMPO I DETENUTI
      Roma, 23 set. (Adnkronos) - ''Il problema del fumo passivo nelle carceri e' posto giustamente e va affrontato. Lo prenderemo in esame nell'ambito della ristrutturazione dei circuiti penitenziari, perche' riguarda la salute sia degli operatori sia dei detenuti''. Luigi
Pagano, vice capo del Dap, commenta cosi' la decisione britannica di vietare l'uso delle sigarette nelle carceri, al fine di evitare
migliaia di cause per il risarcimento dei danni provocati a lavoratori e detenuti non fumatori.
     ''Vista la dimensione del fenomeno, dobbiamo pero' necessariamente affrontare il problema in maniera graduale -spiega  Pagano all'Adnkronos- ma aiuta gia' il fatto di avere piu' ore d'aria a disposizione dei detenuti. Una delle soluzioni potrebbe essere  realizzare quelle celle per fumatori che in alcuni carceri gia' esistono''.  ''In ogni caso i non fumatori vanno tutelati'', rimarca il Dap, che propone di mettere in cantiere anche ''una campagna antitabagismo
in collaborazione con la Asl. Il fatto di stare piu' tempo fuori dalle celle e' un fattore che aiuta -conclude Pagano- perche' spesso il fumo accompagna la monotonia. Tenendo impegnati i detenuti, si riducono invece le occasioni per fumare''.

CARCERI: ANTIGONE, DIVIETO FUMO COME IN GB? SI' MA CON PIU' ORE D'ARIA =
      GONNELLA, RESPONSABILIZZARE DETENUTI ANCHE VIETANDO SIGARETTE
      Roma, 23 set. - (Adnkronos) - "Mi sembra ragionevole che, nelle ore di vita in cella, non si fumi rovinando la vita degli altri". Lo  dichiara all'Adnkronos Patrizio Gonnella, presidente dell'Associazione Antigone, commentando cosi' la decisione britannica di vietare l'uso delle sigarette nelle carceri, al fine di evitare migliaia di cause per il risarcimento dei danni provocati a lavoratori e detenuti non fumatori.
      Qualora il nostro paese decidesse, seguendo l'esempio britannico, di salvaguardare la salute dei propri lavoratori e detenuti, vietando il fumo nelle carceri: "la questione non sarebbe risolvibile in modo semplice", ammette Gonnella. "Va bene vietare l'uso delle sigarette ma e' necessario - sostiene - che non si faccia resistenza a far vivere i detenuti 12 ore fuori dalla cella". "Organizziamo la vita dei detenuti - dichiara - in modo tale che, durante il giorno, possano vivere in carcere ma non chiusi in cella.
Organizziamo - continua Gonnella - una vita interna diversa, che assomigli di piu' alla vita esterna". "Bisogna responsabilizzare i detenuti e anche il divieto al fumo - conclude il presidente di Antigone - puo' contribuire alla loro responsabilizzazione".

  CARCERI: D'AMBROSIO LETTIERI, VALUTARE DIVIETO FUMO CONTRO DANNI SALUTE =
      NEI PROSSIMI GIORNI PRESENTERO' INTERROGAZIONE URGENTE
      Roma, 23 set. (Adnkronos Salute) - "Gli effetti devastanti del tabagismo attivo e passivo sono ormai un dato acquisito, tanto da aver messo d'accordo politica e scienza. Sulla base di un obiettivo comune,a tutela delle fasce piu' deboli e della salute pubblica, credo che questa battaglia di civilta' non possa non riguardare il divieto di fumo nelle carceri. Nei penitenziari italiani, purtroppo, il fenomeno non e' sotto controllo". Lo sostiene Luigi d'Ambrosio Lettieri,
capogruppo Pdl in Commissione Sanita' del Senato, che nei prossimi giorni presentera' una interrogazione urgente al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, "perche' si intervenga anche in questa direzione".    "Ritengo, concordando con la richiesta avanzata dal sindacato autonomo di polizia penitenziaria - dice D'Ambrosio Lettieri - che vada posto anche li' un freno al consumo libero di sigarette. Una cattiva prassi che, oltre a costringere quotidianamente operatori e detenuti a subire un comportamento scorretto e a mettere a rischio la propria salute, potrebbe determinare anche un danno economico allo Stato. Apprendiamo, infatti, che a breve si celebrera' a Roma la prima udienza con la richiesta di risarcimento dei danni per fumo passivo
per la morte di un poliziotto di 42 anni di Lecce, deceduto per un tumore ai polmoni, nonostante non avesse mai fumato e costretto a subire, per otto ore al giorno, durante il suo lavoro in carcere, il fumo di altri".   La Gran Bretagna, ricorda D'Ambrosio Lettieri, "ha ratificato da poco un provvedimento in tal senso, vietando severamente il fumo di sigarette nelle carceri. Il faro, in una societa' democratica, non puo' che essere rappresentato dalle regole che devono accompagnare
quella che e' soprattutto una rivoluzione culturale. Con questa convinzione, nei prossimi giorni, presentero' l'interrogazione urgente al ministro Lorenzin", conclude D'Ambrosio Lettieri.

CARCERI: SAPPE, VIETARE SIGARETTE IN ISTITUTI PENA COME IN GRAN BRETAGNA =
      PILAGATTI, INVITEREMO POLIZIOTTI A CHIEDERE DI NON LAVORARE IN
SEZIONI NON A NORMA
      Roma, 23 set. (Adnkronos) - "In Gran Bretagna hanno deciso di vietare l'uso delle sigarette nelle carceri per evitare migliaia di cause per il risarcimento dei danni provocati a lavoratori e detenuti non fumatori, mentre in Italia si registra la completa indifferenza". Lo afferma in una nota Federico Pilagatti, segretario nazionale Sappe.      "A breve - prosegue il sindacalista - presso il tribunale di Roma si celebrera' la prima udienza con la richiesta di risarcimento
dei danni per un poliziotto penitenziario di Lecce morto a 42 anni di tumore ai polmoni: benche' non avesse mai fumato era costretto a lavorare otto ore al giorno a contatto con il fumo passivo rilasciato dalle sigarette dei detenuti fumatori".
      "Se non sentiranno le nostre ragioni - prosegue Pilagatti - inviteremo tutti i poliziotti a chiedere di non lavorare nelle sezioni detentive fino a quando non verranno messe a norma, altrimenti inonderemo con decine di migliaia di ricorsi tribunali e Tar, con la richiesta di risarcimento dei danni provocati dal fumo passivo".

CARCERI: UILPA, STOP FUMO COME IN GB? SOLUZIONE CON CELLE FUMATORI E NON =
      SARNO, BISOGNA MEDIARE FRA DIRITTO ALLA SALUTE E LIBERTA' DI
FUMARE
      Roma, 23 set. (Adnkronos) - In carcere celle distinte per fumatori e non. Potrebbe essere questa la soluzione migliore - secondo Eugenio Sarno, segretario generale della Uilpa penitenziari - da adottare in Italia qualora, dopo la Gran Bretagna che ha vietato il fumo in carcere, anche il nostro Paese prendesse misure cautelative, per salvaguardare la salute di detenuti e agenti penitenziari, evitando anche cause di risarcimento danni.
      "L'amministrazione penitenziaria - dichiara Sarno all'Adnkronos - potrebbe valutare la possibilita' di collocare, compatibilmente con gli spazi disponibili, i detenuti nelle celle, distinguendo tra fumatori e non fumatori". "E' difficile trovare una mediazione tra il diritto alla salute di chi non fuma e quello di chi vuole fumare", ammette Sarno. "Parliamo inoltre di strutture dove i detenuti sono costretti a cucinare, dove fanno i propri bisogni, per cui e' impossibile - afferma - pensare di trovare spazi, per creare aree fumatori, laddove spazi non ci sono". "Il carcere per definizione e' un luogo chiuso - conclude il segretario Uilpa - ma bisogna aver presente anche i diritti dei detenuti fumatori".