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orto5 settembre 2014 - Presentato ieri, all'interno della Casa circondariale di Bari, il protocollo per il reinserimento dei detenuti e il progetto di agricoltura idroponica. Il presidente della Regione, Nichi Vendola , insieme con gli assessori al Diritto allo studio e Formazione, Alba Sasso e alle Risorse agroalimentari, Fabrizio Nardoni, ha  illustrato  il progetto che si chiama " Orto in carcere" e il protocollo innovativo e sperimentale, siglato con la direzione del carcere, in materia di inclusione e reinserimento sociale.
Il protocollo ha come obiettivo primario quello di promuovere la realizzazione di "un nuovo sistema sperimentale integrato", destinato a detenuti di bassa pericolosità sociale e con pena contenuta. Un modello penale inclusivo e anticipatore del principio della giustizia riparativa, attraverso l’impiego di tali detenuti in lavori di pubblica utilità, orientato ad una dimensione di "carcere aperto", alternativo e territoriale.
Sulla scia delle più avanzate esperienze europee, si punterà a offrire concrete possibilità di reinserimento sociale, anche attraverso l’orientamento e il sostegno all’inserimento lavorativo, scolastico e della formazione professionale e culturale, nell’ambito della affermazione e del rilancio di una cultura della legalità. Al protocollo seguirà un bando, rivolto a quei soggetti che operano nel terzo settore e specializzati nel recupero delle persone in regime di detenzione
Il progetto "Orto in carcere" prevede il diretto coinvolgimento dei detenuti ai quali è affidata la cura quotidiana dell’orto e la raccolta dei prodotti della terra. Gli ortaggi saranno distribuiti, in parte, alla Caritas di Bari. Nardoni si è impegnato ad avviare, sempre con la casa Circondariale di Bari, un altro progetto sperimentale sugli "orti verticali" da allestire all’interno delle celle.