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Incontro Gramsci-locandina al di la del muroIvrea - 09/01/2014 Doppio appuntamento domani, venerdì 10, e sabato 11 con l’Associazione Assistenti Volontari Penitenziari “Tino Beiletti”. In programma due incontri, il primo in collaborazione con il Forum Democratico del Canavese Tullio Lembo e il secondo con il Liceo Gramsci di Ivrea.Domani alle 21 al Polo Universitario Officina H di via Montenavale a Ivrea con la moderazione di Giuliana Bertola, volontaria della Tino Beiletti, si discuterà di come il carcere non debba essere vendetta ma debba restituire persone riconquistate alla legalità, il tutto dopo la condanna della Corte Europea dei Diritti Umani.A discutere dell’argomento saranno in tre: Ornella Favero, volontaria e direttrice di “Ristretti Orizzonti” rivista, centro documentazione della Casa di reclusione di Padova e dell’Istituto di pena femminile della Giudecca di Venezia; Mauro Palma, presidente della Commissione ministeriale sul sovraffollamento degli istituti penitenziari italiani e già membro del Comitato per la prevenzione della tortura e dei trattamenti inumani e degradanti del Consiglio d'Europa; Armando Michelizza, garante del Comune di Ivrea per i diritti delle persone private della libertà personale.L’appuntamento di sabato si terrà dalle 9 alle 12 all’Auditorium del Liceo Gramsci e avrà per tema “Al di là del muro”, un progetto di sensibilizzazione e formazione.Dopo i saluti del dirigente scolastico interverranno i professori Bombino e Francone con una riflessione sul progetto, seguiti da un intervento di Ornella Favero sul tema “La scuola incontra il carcere”. Seguiranno testimonianze sul carcere di studenti, detenuti e volontari.Infine si terrà una tavola rotonda alla quale parteciperanno l’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Ivrea, Vino, la fondatrice della rivista “Ristretti Orizzonti” e direttrice dei laboratori di idee del Carcere di Padova e dell’Istituto penale femminile della Giudecca di Venezia, Favero, la direttrice della Casa Circondariale di Ivrea, Di Rienzo, e il referente del progetto, Francone.

di Marco Campagnolo

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Nicola Dettori, detenuto a Spoleto, è diventato dottore in Storia dell’arte All’università di Perugia ha discusso la tesi “Il Cristianesimo a Orgosolo”

La Nuova Sardegna, 7 gennaio 2013
Che cos’è oggi il carcere? E soprattutto: a cosa serve il carcere? A punire o a redimere?

«Se esiste la certezza che la persona detenuta abbia commesso il reato che gli viene imputato, è un conto... altrimenti, se così non fosse, il carcere è la peggiore esperienza di vita che possa capitare. Certo, se la persona è colpevole, la detenzione dovrebbe essere un “momento della vita” dove si apprende l’arte di vivere. Ma purtroppo, spesso, da detenuti, non è possibile fare certi percorsi di vita a causa della miriade di problemi che esistono all’interno delle strutture carcerarie».

Lei in quante prigioni è stato finora?

«Cagliari, Nuoro, Sassari e Spoleto».

Quando è entrato per la prima volta e quando ne uscirà da uomo libero?

«Sono entrato nel 1995 con un fine pena al 2015».

Perché è in carcere, per cosa è stato condannato?

«La mia condanna è un po’ anomala, perché sono stato condannato per “concorso morale” per il reato di sequestro di persona (di Giuseppe Vinci, ndr)».

Il carcere le ha dato l’opportunità di studiare e laurearsi. È così per tutti i detenuti?

«No, perché dipende dal carcere dove sconti la pena, in alcuni Istituti non esistono accordi o protocolli con l’Università, e quindi il detenuto è costretto a rinunciare a intraprendere un corso di studi. Da questo punto di vista, a Spoleto si dà l’opportunità di accompagnare lo studente dalle superiori fino alla laurea specialistica, soprattutto per quanto riguarda le facoltà umanistiche».

Qual è stato, finora, il suo percorso di studi in carcere? Che opportunità ha avuto?

«Sono arrivato a Spoleto nel 2001 e ancora non avevo conseguito la licenza media. Grazie all’impegno personale e a una serie di coincidenze sono riuscito a superare l’esame e così ho potuto iscrivermi al primo anno dell’Istituto d’Arte, dopo cinque anni ho conseguito il diploma. Non pago di questo, e grazie alle insistenze della professoressa Lidia Antonini di Spoleto, mi sono iscritto alla facoltà di Scienze dei beni storico artistici dell’Università di Perugia. Nel luglio 2012 ho discusso la tesi della triennale, argomento: “Il Cristianesimo a Orgosolo. Dalle origini fino al secolo XX”. Ad ottobre dello stesso anno mi sono iscritto alla specialistica in seguito al consiglio della professoressa Lucia Mazzucato, docente di Storia dell’Arte con la quale seguo il tirocinio, ho scelto il percorso universitario di Storia dell’Arte, una materia meravigliosa».

Cosa le manca di più quando è in cella?

«La possibilità di comunicare con l’esterno (internet) e poter avere un contatto diretto con l’Università di Perugia ».

Il sistema penitenziario italiano è stato più volte “condannato” dalla Corte europea dei diritti dell’uomo...

«Nonostante (quasi) ogni anno la Corte europea sanzioni il nostro sistema carcerario, spesso queste sentenze vengono sottovalutate e non si prendono provvedimenti per risolvere i problemi, dimenticando che il carcere è composto da uomini che hanno la propria dignità e sensibilità».

La territorializzazione della pena è prevista da una legge che non viene applicata.

«Purtroppo anche questa legge è spesso disattesa, molti detenuti (non solo sardi) chiedono il trasferimento nel luogo d’origine, ma spesso viene negato adducendo alle motivazioni più disparate. I trasferimenti nei luoghi d’origine sono fondamentali per la persona detenuta e soprattutto necessari per tenere i rapporti familiari. Per quanto mi riguarda preferisco concludere l’espiazione della pena a Spoleto poiché ho l’opportunità di concludere l’intero ciclo di studi universitari».

Rinchiudere un sardo in una galera della penisola serve a qualcosa? C’è un motivo preciso?

«La motivazione potrebbe essere quella riferita al termine strettamente penitenziario, o penitenza, quindi punizione nel senso psicologico del termine poiché ciò significa stare lontano dagli affetti familiari. Non credo ci sia un motivo ben definito anche se talvolta potrebbero presentarsi problemi di opportunità, termine usato dallo stesso Ministero».

Come è scandita la sua giornata in carcere?

«Da quando sono arrivato nella Casa di reclusione di Spoleto, sono impegnato nel lavoro e nello studio. La mattina, di solito, fino alle 13 sono addetto alla cucina detenuti. Ma talvolta capita che all’interno dell’Istituto si tengano delle lezioni di Storia dell’Arte (come dicevo, infatti, nel carcere di Spoleto esiste l’Istituto d’Arte) e io partecipo in qualità di tirocinante. Subito dopo pranzo, studio, fino alla sera tardi. E comunque potrei uscire dalla cella, poiché a Spoleto le celle sono aperte dalla mattina fino all’ora di cena».

Cosa si rimprovera?

«Ho sottovalutato certi comportamenti e atteggiamenti che ho avuto in passato. Mi sono illuso che non sarei stato condannato poiché il reato per cui sto espiando la pena, fino al 1993 non contemplava una condanna. Oltre a ciò sicuramente mi rimprovero l’assenza dalla famiglia e il fatto che mio figlio sia cresciuto senza di me».

La legge è uguale per tutti?

«Formalmente la legge è uguale per tutti, ma non tutti siamo uguali per la legge».

Ha modo di seguire le vicende sarde stando in carcere a Spoleto?

«Sì, certamente, oltre ad avere l’abbonamento alla Nuova Sardegna e all’Ortobene, i parenti e gli amici mi tengono costantemente informato. Ho frequenti contatti epistolari e telefonici e questo per me è molto importante».

Quando tornerà a Nuoro, libero cittadino, cosa si aspetta di trovare?

«Spero di trovare una città dove, dopo la forte crisi economica, peraltro comune a tutta la Penisola, si possa intravedere una ripresa economica. Quando sento parlare della crisi mi allarmo e mi viene da pensare a come era la nostra piccola città quando, nel 1995, sono stato arrestato. Nei giornali non si legge altro che di licenziamenti, fabbriche che chiudono e tutto questo vuol dire disoccupazione. Ogni tanto mi capita di fare dei raffronti con l’Umbria e mi sembra che qui la crisi sia meno pressante. Oltre a ciò mi piacerebbe molto che al mio rientro i musei cittadini funzionassero, tra cui il Museo della ceramica e la Casa di Francesco Ciusa (che dovrebbero essere a Santu Predu, il mio rione). Spero poi che in città ci sia una maggiore attività artistico/culturale, non nego che è in questo campo che vorrei riuscire a trovare un’occupazione, così da sfruttare la mia laurea. Ma forse questa è un’utopia!».

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01 COMUNICATO STAMPA bozzaGiovedi 12 dicembre nella Sala Incontri di Palazzo Vecchio conferenza stampa per la presentazione dell’Associazione Onlus “La Pasqua di Bach” e del primo evento dell’associazione stessa: Messa in Si minore di J.S. Bach nel contesto della Celebrazione Eucaristica presieduta da S.Em. Cardinale Giuseppe Betori
L’Associazione Onlus “La Pasqua di Bach”, nata con la partecipazione dell’Amministrazione penitenziaria, ha due vocazioni fondamentali: Musica e Liturgia  - Musica e Carceri. Nel comunicato dell'associazione viene spiegato che "Il “risorgere”, fine ultimo della Pasqua, è ciò che lega le due diverse finalità dell’Associazione: il risorgere della musica nella chiesa, il risorgere degli ultimi di questa società, i detenuti, caduti nel pozzo oscuro della libertà negata".

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ricettario S gimignano23 dicembre 2013 - Sinergia, impegno, conoscenza, confronto,  ricerca, stimolo,  gli elementi che hanno caratterizzato il percorso di Comunicazione creativa “Terra e sapori”,  laboratorio realizzato nell’ambito delle attività trattamentali presso la Casa di Reclusione San Gimignano (Si), rivolto ai detenuti del Circuito di Alta Sicurezza. Protagoniste la cucina ed alcune storie, quelle personali, quelle associate ai ricordi, alle curiosità. L’esperienza è raccolta in un ricettario “Evasioni di gola” in cui si può trovare un po’ di tutto dagli antipasti ai primi, dai secondi ai dolci a base di frutta e frutta secca. “Sono ricette – si legge nella presentazione del testo realizzata da uno dei partecipanti - che riproducono pietanze spesso legate a tradizioni religiose e curiosità locali, molte ai nostri ricordi da bambino, ai momenti trascorsi con le nonne e le mamme in cucina, alle feste in casa, a quegli odori e sapori così lontani ma che ricordarle ci è sembrato  assaporarne il gusto e sentirne il profumo. Per noi, che dietro le sbarre cuciniamo  a nostro modo, ricordarle e riprodurle è stata un’occasione per evadere un po’…giusto un pizzico!”
“L’idea di un ricettario è nata quasi per gioco,- dice l’educatrice Emanuela Cimmino che ha seguito l’iniziative - con il solo intento di far parlare i ristretti di se attraverso gli ingredienti ed i sapori, per poi farne una pubblicazione artigianale da mettere a disposizione dei detenuti. Ed invece a poco a poco, con non poche difficoltà strutturali e materiali, abbiamo pensato ad una stampa  che potesse avere un aspetto più professionale. Ci siamo cosi rivolti alla tipografia del carcere di Sant’Angelo dei Lombardi, realizzando così un prodotto frutto  di un lavoro sinergico”.

 

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carcere alghero10 dicembre 2013 - Sarà possibile grazie ad un importante accordo tra la casa circondariale di Alghero, l'Università di Sassari (Dipartimento di Architettura) e la ditta Alldigital per dare un futuro a numerosi reclusi desiderosi di rimettersi in carreggiata.
Grazie a questa intesa alcuni inquilini del carcere di Alghero saranno formati per apprendere il lavoro di tipografo/serigrafo. Lavoreranno alle dipendenze della Alldigital nel laboratorio allestitito all'interno del penitenziario di via Vittorio Emanuele.
L'intesa come spiega la direttrice della struttura di via Vittorio Emanuele Elisa Milanesi «è frutto di un approfondito studio sulle opportunità che possono agevolare la riabilitazione dei detenuti e valorizzare le potenzialità lavorative nel territorio. Alla base c'è l'idea di costruire un modello di collaborazione integrata che realizzi l'obiettivo istituzionale di recupero sociale, per l'amministrazione penitenziaria, e di formazione per l'ateneo, in sinergia con il mondo imprenditoriale».
«Un'occasione emblematica di come anche il carcere può rendere al territorio parte delle risorse consumate con l'esecuzione penale e soprattutto costruire il futuro di una persona che, da ex detenuto, avrà una posisbilità effettiva di cambiamento per non tornare più in carcere».Il protocollo di intesa sarà formalizzato il prossimo 11 dicembre presso gli uffici della casa circondariale di Alghero.

fonte http://www.vocedialghero.it 9 dicembre 2013

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logo vivawood16 dicembre 2013 - La linea di prodotti con il marchio Vivawood realizzati nella falegnameria del carcere di Bollate, gestita dalla cooperativa E.S.T.I.A, è online.Sul sito www.vivawood.org  è possibile vedere e acquistare giochi, giocattoli, arredi, oggetti e complementi, tutti in legno dedicati esclusivamente al mondo dell’infanzia. I prodotti Vivawood, costruiti dai detenuti di Bollate, sono disegnati dai Toy Designer della Toy Designer List, istituita e promossa da Assogiocattoli, in sinergia con il Corso di Alta Formazione Design del Giocattolo, il coaching di Adam Schillito, le competenze del Polidesign, il sostegno di ADI – Associazione Design Industriale.
Vivawood ha inoltre la certificazione dell'Istituto Italiano Sicurezza dei Giocattoli e il patrocinio dell'Amministrazione Penitenziaria. Partecipano infine alla filiera di creazione, il Forum Design for Toys e la Design Library.

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esodo6 dicembre 2013 - A conclusione del primo triennio presentati a Verona i risultati del Progetto Esodo. All’incontro, che si è tenuto presso il teatro Ristori, hanno partecipato Giovanni Sala, Vice Presidente della Fondazione Cariverona, Giovanni Tamburino, Capo Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Pietro Buffa, Provveditore Reggente Amministrazione Penitenziaria per il Triveneto, GiovanniMaria Pavarin, Presidente Tribunale di Sorveglianza di Venezia, Franco Balzi, Coordinatore Interprovinciale Progetto Esodo.
Il progetto nasce dall’incontro delle volontà della Fondazione Cariverona, della Caritas Diocesana Bellunese, Veronese e Vicentina e del Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria del Triveneto, di promuovere e sostenere percorsi strutturati ed organici di inclusione socio-lavorativa a favore di persone detenute, ex detenute o in esecuzione penale esterna.
Si è favorita la creazione di una rete di organizzazioni, coordinata dalle tre Caritas, in grado di definire gli interventi e di inserirli in una cornice caratterizzata da obiettivi e finalità condivise.

Il video che racconta i primi tre anni di Esodo nelle tre province venete.

 

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pizza13 dicembre 2013 - “La menzogna sta nelle cose non fotografate". E’ questo il titolo della mostra sulle detenute-pizzaiole  della Casa circondariale di Pozzuoli  realizzata dalla fotoreporter Gilda Valenza.  Inaugurata il 7 dicembre la mostra resterà  in esposizione nella Biblioteca nazionale di Napoli fino all'Epifania.
Le foto della Valenza sottolineano l’entusiasmo, la determinazione e la speranza con cui le donne hanno accolto il corso di lavorazione della pizza, tenuto dal maestro pizzaiolo Enzo Coccia per il secondo anno consecutivo.

 leggi la rassegna stampa

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6 - Un clown foto franco deriu ok27 novembre 2013 - Nell’Ambito del XIV Convegno Internazionale di Urbania, la Rivista Teatri della diversità ospita un seminario tra gli operatori  teatrali che, grazie ad un’iniziativa del Servizio Politiche Sociali della Regione Marche, nel 2012 e 2013, hanno partecipato ad un progetto condiviso negli otto Istituti Penitenziari regionali promosso dalle rispettive Direzioni, Ambiti Territoriali Sociali di riferimento e al Provveditorato  dell’Amministrazione Penitenziaria Regionale. Il seminario aprirà i lavori del Convegno alle ore 10.30 nella sala Volponi ad Urbania (PU) con le testimonianze dei sette gruppi teatrali che operano nei vari Istituti e con alcuni detenuti che potranno usufruire di permessi per l’occasione.
La ricerca, in questo campo, di tutta la Regione, è variegata, per generi e per metodologie, ma con scopi simili: cercare di far vivere ai detenuti esperienze di gruppo positive, mettere alla prova le proprie capacità, la fiducia in se stessi, in alcuni casi fornire gli strumenti base di un mestiere nel campo dell’arte e dello spettacolo. Saranno presenti Art’O Teatro per Ancona-Barcaglione; Sassi nello Stagno di Camerino; La Pioletta che opera nella sezione di Levante del Carcere di Fossombrone dove svolge la sua attività anche Teatroaponente (nella sezione di Ponente); l’Associazione LaGrù presso l’Istituto di Fermo; il Teatro Aenigma a Pesaro, Macerata Feltria e nella sezione alta sicurezza di Montacuto assieme all’attore e regista Simone Guerro; per il Carcere di Ascoli Piceno ci sarà la Cooperativa Koinema; e infine la Fondazione Teatro delle Muse ancora a Montacuto di Ancona.
Dalle Marche si passa a tutta l’Italia nella sessione pomeridiana con inizio alle ore 16.30. Alcune esperienze italiane di teatro in carcere a confronto con interventi di Mimmo Sorrentino (regista nella Casa Circondariale Piccolini di Vigevano), Fra’ Stefano Luca (autore di due recenti progetti dedicati a Pinocchio e a Don Chisciotte rivolti a minori nella prigione di Bamenda in Camerun), Grazia Isoardi (regista della Compagnia Voci Erranti nella Casa di Reclusione di Saluzzo), Maria Cinzia Zanellato (regista per il progetto Teatro Carcere Due Palazzi nella Casa Circondariale di Padova). Coordina Valeria Ottolenghi (direttivo Associazione Nazionale dei Critici di Teatro). Saranno presenti anche altri esponenti del Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere nato proprio ad Urbania tre anni fa e il cui lavoro ha portato alla stipula di un Protocollo d’Intesa assieme al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e all’Istituto Superiore di Studi Penitenziari il quale si impegnerà ad inserire tra le materie di insegnamento del proprio ordinamento quella di Drammaturgia Teatrale negli Istituti penitenziari, alla luce della validità pedagogica provata dell’attività teatrale in carcere.
Per i due  giorni di studi (il convegno prosegue infatti anche domenica 1 dicembre con altre iniziative), sarà esposta alla sala Volponi, la mostra “Percorsi interiori” sintesi di documentazioni fotografiche dal laboratorio “La Comunicazione teatrale” a cura del Teatro Aenigma a Villa Fastiggi, dal 2002. La mostra, a cura del fotografo Franco Deriu, documenta gli spettacoli degli ultimi quattro anni: sia quelli realizzati dai detenuti che quelli messi in scena dai ragazzi della scuola secondaria di primo grado Galilei coinvolta in un progetto parallelo.
Dopo la cena, un momento di animazione per le strade della città e per concludere un doppio appuntamento al Teatro Bramante a partire dalle ore 21: “Nessuno escluso” della Compagnia Neon Teatro di Catania (che sarà già stato presentato alle scuole nella stessa mattinata) e a seguire “Action” della Compagnia Stalker Teatro di Torino,
Per maggiori informazioni o per l’iscrizione al Convegno: www.teatroaenigma.it o 339 1333907.

UFFICIO STAMPA Romina Mascioli  al 333 6564375 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
“Un clown alla corte dello zar” foto Franco Deriu6 - Un clown foto franco deriu ok
Locandina della mostra “Percorsi interiori”  foto Franco Deriu    MANIFESTO MOSTRA URBANIA - in convegno                       

 

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