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DanteSabato 21 settembre presso il cortile passeggi della Casa Circondariale di Ravenna, si terrà nell'ambito della rassegna “Settembre Dantesco 2013”  l'evento "Dante entra in carcere - La Speranza" che vedrà coinvolti un gruppo di detenuti della Casa Circondariale e studenti del Liceo Classico "Dante Alighieri" di Ravenna. Insieme daranno vita ad interessanti momenti di riflessione e di confronto leggendo le proprie personali considerazioni sul tema della Speranza. L’evento, giunto alla sua seconda edizione, è entrato a far parte del Cartellone del Comune di Ravenna e prevede la presenza di un pubblico esterno.
Lungo il corridoio che conduce al cortile passeggi  gli ospiti potranno  vedere la mostra fotografica realizzata e allestita dal fotoreporter Giampiero Corelli.  La mostra è il frutto di un reportage realizzato all’interno dell’istituto e mette in relazione il mondo detentivo e la Divina commedia. Il progetto ha visto la partecipazione attiva di detenuti che, insieme all’insegnante del laboratorio fotografico, hanno scattato alcune delle immagini.
La serata sarà inoltre allietata da intermezzi musicali a cura del coro di voci bianche "Ludus Vocalis e dal gruppo Gospel "Bless the Lord".

 

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vietato fumareCARCERI: DAP, AFFRONTEREMO PROBLEMA FUMO PASSIVO NEGLI ISTITUTI =
      SOLUZIONE CELLE PER FUMATORI, OCCORRE TENERE IMPEGNATI PIU'
TEMPO I DETENUTI
      Roma, 23 set. (Adnkronos) - ''Il problema del fumo passivo nelle carceri e' posto giustamente e va affrontato. Lo prenderemo in esame nell'ambito della ristrutturazione dei circuiti penitenziari, perche' riguarda la salute sia degli operatori sia dei detenuti''. Luigi
Pagano, vice capo del Dap, commenta cosi' la decisione britannica di vietare l'uso delle sigarette nelle carceri, al fine di evitare
migliaia di cause per il risarcimento dei danni provocati a lavoratori e detenuti non fumatori.
     ''Vista la dimensione del fenomeno, dobbiamo pero' necessariamente affrontare il problema in maniera graduale -spiega  Pagano all'Adnkronos- ma aiuta gia' il fatto di avere piu' ore d'aria a disposizione dei detenuti. Una delle soluzioni potrebbe essere  realizzare quelle celle per fumatori che in alcuni carceri gia' esistono''.  ''In ogni caso i non fumatori vanno tutelati'', rimarca il Dap, che propone di mettere in cantiere anche ''una campagna antitabagismo
in collaborazione con la Asl. Il fatto di stare piu' tempo fuori dalle celle e' un fattore che aiuta -conclude Pagano- perche' spesso il fumo accompagna la monotonia. Tenendo impegnati i detenuti, si riducono invece le occasioni per fumare''.

CARCERI: ANTIGONE, DIVIETO FUMO COME IN GB? SI' MA CON PIU' ORE D'ARIA =
      GONNELLA, RESPONSABILIZZARE DETENUTI ANCHE VIETANDO SIGARETTE
      Roma, 23 set. - (Adnkronos) - "Mi sembra ragionevole che, nelle ore di vita in cella, non si fumi rovinando la vita degli altri". Lo  dichiara all'Adnkronos Patrizio Gonnella, presidente dell'Associazione Antigone, commentando cosi' la decisione britannica di vietare l'uso delle sigarette nelle carceri, al fine di evitare migliaia di cause per il risarcimento dei danni provocati a lavoratori e detenuti non fumatori.
      Qualora il nostro paese decidesse, seguendo l'esempio britannico, di salvaguardare la salute dei propri lavoratori e detenuti, vietando il fumo nelle carceri: "la questione non sarebbe risolvibile in modo semplice", ammette Gonnella. "Va bene vietare l'uso delle sigarette ma e' necessario - sostiene - che non si faccia resistenza a far vivere i detenuti 12 ore fuori dalla cella". "Organizziamo la vita dei detenuti - dichiara - in modo tale che, durante il giorno, possano vivere in carcere ma non chiusi in cella.
Organizziamo - continua Gonnella - una vita interna diversa, che assomigli di piu' alla vita esterna". "Bisogna responsabilizzare i detenuti e anche il divieto al fumo - conclude il presidente di Antigone - puo' contribuire alla loro responsabilizzazione".

  CARCERI: D'AMBROSIO LETTIERI, VALUTARE DIVIETO FUMO CONTRO DANNI SALUTE =
      NEI PROSSIMI GIORNI PRESENTERO' INTERROGAZIONE URGENTE
      Roma, 23 set. (Adnkronos Salute) - "Gli effetti devastanti del tabagismo attivo e passivo sono ormai un dato acquisito, tanto da aver messo d'accordo politica e scienza. Sulla base di un obiettivo comune,a tutela delle fasce piu' deboli e della salute pubblica, credo che questa battaglia di civilta' non possa non riguardare il divieto di fumo nelle carceri. Nei penitenziari italiani, purtroppo, il fenomeno non e' sotto controllo". Lo sostiene Luigi d'Ambrosio Lettieri,
capogruppo Pdl in Commissione Sanita' del Senato, che nei prossimi giorni presentera' una interrogazione urgente al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, "perche' si intervenga anche in questa direzione".    "Ritengo, concordando con la richiesta avanzata dal sindacato autonomo di polizia penitenziaria - dice D'Ambrosio Lettieri - che vada posto anche li' un freno al consumo libero di sigarette. Una cattiva prassi che, oltre a costringere quotidianamente operatori e detenuti a subire un comportamento scorretto e a mettere a rischio la propria salute, potrebbe determinare anche un danno economico allo Stato. Apprendiamo, infatti, che a breve si celebrera' a Roma la prima udienza con la richiesta di risarcimento dei danni per fumo passivo
per la morte di un poliziotto di 42 anni di Lecce, deceduto per un tumore ai polmoni, nonostante non avesse mai fumato e costretto a subire, per otto ore al giorno, durante il suo lavoro in carcere, il fumo di altri".   La Gran Bretagna, ricorda D'Ambrosio Lettieri, "ha ratificato da poco un provvedimento in tal senso, vietando severamente il fumo di sigarette nelle carceri. Il faro, in una societa' democratica, non puo' che essere rappresentato dalle regole che devono accompagnare
quella che e' soprattutto una rivoluzione culturale. Con questa convinzione, nei prossimi giorni, presentero' l'interrogazione urgente al ministro Lorenzin", conclude D'Ambrosio Lettieri.

CARCERI: SAPPE, VIETARE SIGARETTE IN ISTITUTI PENA COME IN GRAN BRETAGNA =
      PILAGATTI, INVITEREMO POLIZIOTTI A CHIEDERE DI NON LAVORARE IN
SEZIONI NON A NORMA
      Roma, 23 set. (Adnkronos) - "In Gran Bretagna hanno deciso di vietare l'uso delle sigarette nelle carceri per evitare migliaia di cause per il risarcimento dei danni provocati a lavoratori e detenuti non fumatori, mentre in Italia si registra la completa indifferenza". Lo afferma in una nota Federico Pilagatti, segretario nazionale Sappe.      "A breve - prosegue il sindacalista - presso il tribunale di Roma si celebrera' la prima udienza con la richiesta di risarcimento
dei danni per un poliziotto penitenziario di Lecce morto a 42 anni di tumore ai polmoni: benche' non avesse mai fumato era costretto a lavorare otto ore al giorno a contatto con il fumo passivo rilasciato dalle sigarette dei detenuti fumatori".
      "Se non sentiranno le nostre ragioni - prosegue Pilagatti - inviteremo tutti i poliziotti a chiedere di non lavorare nelle sezioni detentive fino a quando non verranno messe a norma, altrimenti inonderemo con decine di migliaia di ricorsi tribunali e Tar, con la richiesta di risarcimento dei danni provocati dal fumo passivo".

CARCERI: UILPA, STOP FUMO COME IN GB? SOLUZIONE CON CELLE FUMATORI E NON =
      SARNO, BISOGNA MEDIARE FRA DIRITTO ALLA SALUTE E LIBERTA' DI
FUMARE
      Roma, 23 set. (Adnkronos) - In carcere celle distinte per fumatori e non. Potrebbe essere questa la soluzione migliore - secondo Eugenio Sarno, segretario generale della Uilpa penitenziari - da adottare in Italia qualora, dopo la Gran Bretagna che ha vietato il fumo in carcere, anche il nostro Paese prendesse misure cautelative, per salvaguardare la salute di detenuti e agenti penitenziari, evitando anche cause di risarcimento danni.
      "L'amministrazione penitenziaria - dichiara Sarno all'Adnkronos - potrebbe valutare la possibilita' di collocare, compatibilmente con gli spazi disponibili, i detenuti nelle celle, distinguendo tra fumatori e non fumatori". "E' difficile trovare una mediazione tra il diritto alla salute di chi non fuma e quello di chi vuole fumare", ammette Sarno. "Parliamo inoltre di strutture dove i detenuti sono costretti a cucinare, dove fanno i propri bisogni, per cui e' impossibile - afferma - pensare di trovare spazi, per creare aree fumatori, laddove spazi non ci sono". "Il carcere per definizione e' un luogo chiuso - conclude il segretario Uilpa - ma bisogna aver presente anche i diritti dei detenuti fumatori".

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porto azzurroLunedì 23 Settembre alle ore 11, all’interno della Casa di Reclusione si terrà lo spettacolo teatrale “Le donne dei vinti”, libero adattamento delle “Troiane” di Euripide.
Lo spettacolo è frutto de “Il Carro di Tespi”, denominazione dell’esperienza didattico- teatrale nata nel 1992 all’interno della Casa di Reclusione di Porto Azzurro. E’ un’iniziativa che rientra nella Progettazione Regionale “Teatro e Carcere” con l’intesa del PRAP Regionale. Trenta i detenuti attori coordinati da due insegnanti Bruno Pistocchi e Manola Scali, entrambi soci della Associazione di volontariato  “Dialogo”. Quest’anno il lavoro scelto è un libero adattamento delle “Troiane” di Euripide. Il senso profondo del dolore e di un destino che non si è scelto, ma che malgrado tutto si deve accettare e rispettare. Una scelta che mette al centro la donna che è madre, sorella, amica, moglie o compagna di una vita che, non essendo più la stessa, costringe ad una scelta abbandonare questi uomini o rimanergli accanto? E questi uomini accetteranno le loro decisioni o si affideranno alla sorte e alle loro idee? Un lavoro, comunque, che sottolinea il valore della speranza. Una produzione che si collega al linguaggio universale della musica prodotta dal Laboratorio musicale nato solo qualche mese fa e composto da detenuti-musicisti aiutati da due insegnanti: Daniele e Valentina. Un lavoro al quale collaborano l’Università “50 & PIU” e il Teatro Goldoni della città di Livorno. Alla manifestazione partecipano, tra gli altri, i giovani studenti del “Foresi” e i disabili presenti presso le varie cooperative presenti nel territorio.

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19 settembre 2013 -  La Newsletter n. 74 - Speciale teatro

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cicatrici“Cicatrici e Guarigioni” è il progetto realizzato presso la casa circondariale "Lorusso e Cutugno" di Torino con l’obiettivo di sperimentare, per la prima volta, la funzione del teatro nel mettere a confronto, attraverso la rievocazione dell’evento traumatico, le ferite del corpo e dell’anima di chi è vittima di un reato con gli autori e con la società civile, con l’obiettivo di ricucire lo “strappo sociale” originato da ogni reato.

"Cicatrici e guarigioni" è un evento in otto serate in programma il 9, 10, 11, 14, 15, 16, 17, 18 ottobre 2013, presso il teatro della Casa Circondariale di Torino. In ogni serata si incontreranno una vittima e un autore di reati (anche se la vittima non rivedrà il “suo” autore) proponendo in scena un momento unico e irripetibile che, ben lontano da ogni fine spettacolare, utilizzerà la rappresentazione teatrale e la poesia del teatro quale veicolo di relazioni e terreno comune di confronto tra i protagonisti e con il pubblico che rappresenta tutta la società civile.
La partecipazione alle serate è aperta a tutti. L'iscrizione è obbligatoria e - a causa del numero ristretto di posti e della complessità delle procedure -  si chiuderà il 18 settembre con le modalità indicate sul sito dell’associazione TS Teatro e società www.teatrosocieta.it
“Cicatrici e Guarigioni” è realizzato grazie al sostegno della Compagnia di San Paolo e con la partecipazione dell’Assessorato alla Cultura della Città di Torino. Ideato e coordinato dal regista Claudio Montagna con il gruppo teatrale TS Teatro e Società, è stato condiviso operativamente dalla Direzione, dagli educatori e dagli agenti della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno, e dal Gruppo Abele. Il progetto è stato seguito dal Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino nell’ambito della Cattedra di Sociologia Giuridica, dall’Ordine degli avvocati, dalla Caritas, dal Comune di Torino nella figura della Garante dei diritti delle persone private della libertà e attraverso il Centro di mediazione penale, dall’Assessorato alle Politiche Attive di Cittadinanza, Diritti Sociali e Parità della Provincia di Torino.
Nel progetto, avviato negli ultimi mesi del 2012, sono state coinvolte vittime di reati contro il patrimonio: dal furto della bicicletta, allo scippo. Reati non eclatanti ma che evidenziano come di fronte a qualunque reato subito rimangano nella vittima sentimenti di insicurezza, smarrimento e sfiducia, timore e perfino senso di colpa ai quali, il più delle volte, la Giustizia non riesce a offrire sollievo e un sentimento di vera riparazione. In quest’ottica “Cicatrici e Guarigioni” si propone di offrire spunti di riflessione alla Giustizia in una prospettiva di trasformazione da “remunerativa” a “riparativa”.

L’individuazione delle vittime è avvenuta dopo un ciclo d’incontri tra detenuti e cittadini sul tema della riconciliazione e del perdono e per mezzo di un questionario preventivo diffuso sulla Giustizia riparativa e sulla riconciliazione. Gli incontri preparatori con le vittime di reato si sono svolti settimanalmente presso la sede del Gruppo Abele in Corso Trapani, a Torino, quelli con i detenuti nel teatro della Casa Circondariale.

"Cicatrici e Guarigioni”
Casa Circondariale di Torino – via Maria Adelaide Aglietta 35 (già Strada Pianezza 300)

Coordinamento registico Claudio Montagna

Programmazione - ore 21.00
Mercoledì 9 ottobre
Giovedì 10 ottobre
Venerdì 11 ottobre
Lunedì 14 ottobre
Martedì 15 ottobre
Mercoledì 16 ottobre
Giovedì 17 ottobre
Venerdì 18 ottobre

Sono previste successive occasioni d’incontro per una riflessione e valutazione del progetto tra vittime, autori e pubblico.

Prenotazioni

Per ogni spettacolo c’è una disponibilità massima di 120 posti. La prenotazione è obbligatoria e può essere fatta:
via e-mail, all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
per telefono, al numero 3931954753.

La segreteria, attiva dal 26 agosto, è aperta dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle 13.00. Fuori dall’orario, è possibile lasciare un messaggio per essere richiamati.

E’ possibile prenotarsi fin d’ora per qualunque data tra quelle elencate nel biglietto di invito; tuttavia, a causa del numero ristretto di posti e della complessità delle procedure, raccomandiamo di prenotarsi soltanto se si è certi di poter essere presenti. Per ciascuna delle date indicate, in base all’ordine di arrivo delle richieste, l’ufficio preposto della Casa Circondariale definirà e comunicherà l’elenco dei partecipanti alle serate.
Le prenotazioni saranno chiuse il 18 settembre p.v.

Al momento della prenotazione è necessario indicare: nome e cognome, luogo e data di nascita, codice fiscale, indirizzo di residenza, recapito telefonico e mail. Nel caso si intenda prenotare per più di una persona, è necessario fornire i dati di ciascuno.
Vi suggeriamo la massima precisione: fornendo dati incompleti o errati non otterreste l’autorizzazione di ingresso in carcere.

Gli incontri si svolgeranno presso la Casa Circondariale ‘Lorusso e Cutugno’, in Strada Maria Adelaide Aglietta n. 35 (già Strada Pianezza 300).

È necessario presentarsi all’ingresso per le ore 20.00, con un documento di identità valido.
Invito e scheda con modalità d’iscrizione

Per ulteriori informazioni contattare
Ufficio stampa TS Teatro e Società
Roberta Dho Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.  I  tel. 011/6474677  I  339/6076861

 

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sonata a kreutzerNell'ambito del Festival dell'arte reclusa -Terza edizione lunedì 30 settembre alle ore 16.00 presso il Teatro della C.C. Roma Rebibbia NC viene rappresentato lo spettacolo Sonata a Kreutzer - Coordinamento artistico di Fabio Cavalli, a cura dell’ Associazione  Culturale La Ribalta
“Sonata a Kreutzer”, dedicata da Tolstoj all’omonima composizione di Beethoven, affronta drammaticamente il tema del senso di colpa di un uxoricida, attraverso la tormentata narrazione degli eventi scatenanti l’azione terribile e le sue devastanti conseguenze psichiche a carico del reo confesso.
L’accesso del pubblico avviene previo accreditamento, indicando le proprie generalità (nome, cognome, data e luogo di nascita indirizzo di residenza). E’ possibile accreditarsi compilando la form di prenotazione sul sito www.enricomariasalerno.it, oppure contattando direttamente la segreteria dell’Associazione (e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.; tel. 0690169196).

Da segnalare il termine ultimo per le prenotazioni, indicato dalla Direzione della manifestazione Festival dell'Arte Reclusa, 23 settembre.

 

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carcere11 settembre 2013 -  Le storie di tre detenuti che sono inseriti nei progetti lavorativi all’interno delle prigioni siciliane.
“Un uomo solo che guarda il muro è un uomo solo. Ma due uomini che guardano il muro è il principio di un’evasione”.
Lo sanno bene gli oltre settemila detenuti nelle carceri siciliani che, ispirati da questa frase di Jack Folla, il noto dj nel braccio della morte, protagonista di una nota trasmissione radiofonica a cura di Diego Cugia, cercano “l’evasione” attraverso i numerosi progetti di reinserimento che si svolgono all’interno dei troppo affollati istituti penitenziari dell’Isola.
Scontare una pena, ma nello stesso tempo “evadere”, occupando gran parte della giornata in varie attività lavorative, rappresenta l’unico modo utile e civile a salvaguardia dei diritti dei detenuti, che nella maggior parte dei casi, una volta in libertà, non commettono più i reati per i quali sono stati rinchiusi.
Salvo 33 anni è in carcere da due per rapina e sta scontando la sua pena occupandosi di raccogliere e lavorare gli ortaggi coltivati nel terreno circostante la casa circondariale Pagliarelli nel capoluogo siciliano. Salvo ha una moglie e due figli e quando prepara i cesti di frutta o lavora il miele pensa soltanto a loro.
“In questi due anni che mi restano da scontare - afferma il palermitano Salvo - le varie attività che svolgo mi fanno sentire utile verso la mia famiglia a cui racconto tutte le cose che sto imparando. Rispetto ad altri miei compagni di carcere mi sento fortunato di avere la possibilità di uscire e lavorare e quando sarò libero voglio trovare un’occupazione onesta”.
Mentre racconta la sua vita di ogni giorno all’interno del Pagliarelli, Salvo si lascia scappare anche la richiesta allo Stato di un indulto e un’amnistia per coloro che, con reati minori, sono costretti a vivere in istituti penitenziari che rischiano di scoppiare a causa dell’esagerato sovraffollamento.
A pensarla come lui anche Baiba Youssef, giovane marocchino che, in carcere da tre anni per spaccio, trascorre le sue giornate lavorando in cucina. “Mi alzo ogni mattina alle sette - afferma Baiba - preparo il caffé e distribuisco la colazione ai miei compagni.
Tra le sbarre essere occupati in qualche attività è una cosa importante: una volta fuori voglio lavorare in un ristorante. Quando commettevo dei reati - continua Baiba - non conoscevo l’Italia, ero sbandato, non parlavo la lingua e tutti mi sbattevano la porta in faccia”.
Giuseppe, invece, coi i suoi 17 anni è ospite nel carcere minorile di Palermo “Malaspina”. Dentro per rapina si occupa di giardinaggio, studia per prendersi la licenza di terza media e dice che la cura delle piante sarà la sua futura attività.
Tanti i progetti lavorativi all’interno delle carceri. Un universo di attività che spesso però si scontra con la carenza di personale e di associazioni di volontariato disposte a portare avanti le iniziative. “L’80 per cento circa dei detenuti che vengono sottoposti ad un’esecuzione penale regolare di trattamento rieducativo - spiega il garante dei detenuti Salvo Fleres - una volta usciti non reiterano i reati e non tornano in carcere, mentre l’80 per cento dei carcerati che scontano la pena in strutture sovraffollate, prive di trattamento, di istruzione tornano in carcere più volte”.
 

FONTE La Sicilia 9 settembre - Onorio Abruzzo

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