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disabilità13 maggio 2013 - Sono 210 i detenuti disabili presenti negli istituti penitenziari italiani: 84 quelli che ha potuto prendere in esame la ricerca condotta da Catia Ferrieri per l'Università degli studi di Perugia, in collaborazione con l'ufficio Detenuti e Trattamento del provveditorato regionale dell'Amministrazione Penitenziaria. Dei 416 istituti penitenziari italiani, infatti, solo 14 hanno risposto al questionario, inviato dalla ricercatrice a tutte le regioni (precisamente alle agli assessorati regionali alla sanità delle regioni a statuto ordinario e, previa autorizzazione del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria, ai direttori delle case circondariali e di reclusione nelle regioni a statuto speciale). 84 i detenuti disabili rilevati in queste strutture: su questi si è quindi concentrata la ricerca, che riguarda sia la presa in carico da parte delle Asl di competenza, sia la compatibilità delle sezioni e reparti detentivi che ospitano detenuti disabili con le norme sull'abbattimento delle barriere architettoniche.

"Una ricerca molto faticosa - ci spiega Catia Ferrieri - nonostante la grande disponibilità delle amministrazioni, che però hanno tempi di risposta molto lunghi e non sempre disponevano dei dati che servivano alla mia indagine. Tante amministrazioni poi non hanno risposto, quindi i dati sono parziali, perché non riguardano la totalità delle regioni italiane, ma solo le 10 che hanno risposto al questionario: precisamente, Umbria, Piemonte, Liguria, Calabria, Campania, Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Valle d'Aosta, Lombardia e Veneto". Di seguito, i principali dati (aggiornati a luglio 2012) emersi dalla ricerca.

Le presenze. La regione con il maggior numero di detenuti disabili è la Liguria, con 44 presenze tra la casa circondariale di Genova (40) e quella di Sanremo (4). Seguono la Calabria - con 19 presenze tra Castrovillari e Reggio Calabria e la Campania, con 7 detenuti disabili.

Sesso, età, stato civile. Il 79,3% dei detenuti disabili è di sesso maschile. Il 35,7% ha un età compresa tra i 40-50 anni, il 20,2% tra i 50-60 anni, il 15,4% tra i 30 e i 40, il 5,9% ha più di 70 anni. Il 40,4% è celibe, mentre il 41,6% è coniugato, il 7,1% è separato o divorziato. Circa la metà dei detenuti disabili ha figli

Cittadinanza, istruzione, formazione. I detenuti disabili sono in gran parte italiani (92,8%), circa la metà ha un diploma di scuola media inferiore, il 21,4% ha la licenza elementare, il 14,2% è diplomato alla scuola superiore, il 7,14% è laureato. Il 61,9% non ha seguito corsi di formazione né prima dell'ingresso nell'istituto penitenziario, né durante l'attuale detenzione.

Tipologia di detenzione e di reparto. Il 51,1% dei detenuti disabili monitorati è sottoposto ad esecuzione penale, mentre il 27,3% è in custodia cautelare. Per il 19% il dato non è conosciuto. Il 47,6% dei detenuti disabili monitorati è attualmente assegnato a reparti ordinari, a fronte del 14,2% assegnati a reparti per disabili.

Tipologia di disabilità. Il 79,7% dei detenuti è affetto da una disabilità fisica, mentre l'11,9% ha una disabilità sia fisica che psichica. Per il 3,5% il dato non è conosciuto. Il 19% dei soggetti ha una disabilità legata a una patologia immunitaria, il17,8% è affetto da problemi legati all'apparato cardiocircolatorio, il 17,8%, ha una disabilità legata all'apparato nervoso centrale.

Indennità e lavoro. Circa il 50% dei detenuti usufruisce attualmente di una indennità di disabilità erogata dall'Inps o da altri enti, mentre il 38% non ne usufruisce. Per quanto riguarda il lavoro, il 96,4% dei detenuti disabili monitorati non è inserito in una attività all'interno dell'istituto penitenziario. Un esempio isolato e positivo è quello della Casa Circondariale di Reggio Calabria, dove i detenuti disabili sono inseriti nell'attività di lavanderia e di lavoro all'esterno dell'istituto.

Accessibilità. Il 55,9% dei detenuti disabili è ospitato in sezioni o reparti detentivi con ridotte barriere architettoniche, mentre il 44% in reparti o sezioni aventi barriere architettoniche. Il 42,8% dei detenuti disabili monitorati utilizza ausili per la deambulazione, mentre il 57,1% non ne utilizza. Tra gli ausili, prevalgono la sedia a ruote (16,6%) e i bastoni canadesi (11,9%).

Pena espiata e pena residua. La pena espiata più lunga è di 28 anni, mentre la più breve è di 8 giorni. La pena espiata più lunga è di 19 anni, la più breve è di 16 giorni.

fonte: www.superAbile.it (10 maggio 2013)

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imagesCA8PUQ3Y10 maggio 2013 - È difficile immaginare che intuizioni lungimiranti e soluzioni di eccellenza possano provenire proprio da luoghi perlomeno inospitali come le carceri italiane. Eppure succede. Sarà il tempo dilatato della detenzione, lo spazio abitativo annullato, la privacy quotidiana abolita; sicuramente tutte condizioni privative che, per qualche fenomeno - divino o darwiniano - elevano il supplizio in sconcertanti reazioni interiori. Strani moti dell’anima a testimonianza di risorse dell’uomo nascoste e potenti. 

Plasmando con le mani la propria materia, un vetraio di Bollate mostra il legame intestino tra fantasia e realtà. Guardi lampade, soprammobili, utensili prodotti nei suoi quattro metri e vedi l’imperfezione manuale farsi beffa di qualsiasi effetto speciale. Quotidianamente il musicista di San Vittore interagisce con persone diverse e passeggere in modo frammentato, casuale e confuso. Ma per un’ora al giorno ricompone proprio insieme a loro tutto un puzzle spezzettato di rapporti, “cogliendo la nota”- dice lui- e saltando senza soluzione di continuità tra  blues, ragge, rap oppure jazz, samba, wave; nessuna di queste oppure tutte queste. Similmente, l’attore della compagnia teatrale che ad Opera silenziosamente ascolta compagni, volontari e operatori è capace di rappresentare la realtà come nessuno nemmeno se lo immagina. Con una combinazione azzeccata di sguardi riesce a far ricordare il valore delle cose, come solamente chi ha maggiore comprensione di se stesso, dei rapporti tra uomini e uomini e tra uomini e cose può fare. 

Potrebbe sembrare che tradurre caos in armonia sia solamente appannaggio di menti superiori. Ancora una sconfessione. Dalle ripetitive attività di scansione si scorgono i dibattiti sulla precisione tecnica che nessuna impresa di servizi massivi offre. Se la premessa era “alienazione”, in questi laboratori puoi trovare passione e precisione. Noiosi processi di data entry sono passati al setaccio ogni giorno e comparati attraverso l’operato dell’uno e dell’altro, tanto da diventare sperimentazione e scambio di minuziose tecniche. Piccole intuizioni, veri e propri brevetti dell’ingegno silenzioso che solo l’appassionato produce. Il risultato? Da una parte, qualità del servizio. Dall’altra, persone migliori. 

E così si scopre che certe forme di libertà possono essere per gran parte dentro; che possono superare fortemente i confini dello spazio e le minuzie degli appetiti.  


 Luigi Palmiero (Prap Lombardia)

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San Gimignano8 maggio 2013 -  Si chiama Trio il programma di formazione a distanza attivato nella Casa di reclusione di San Gimignano. Messo a disposizione dalla regione Toscana, Trio è uno speciale sistema di web learning che offre un ampio ventaglio di corsi, circa 1500, suddivisi in varie aree tematiche: dall'agricoltura all'artigianato, ecologia e ambiente, lingue, sanità, arte, cultura, turismo... "Si può navigare a distanza on-line e studiare in autonomia - spiega maria Bevilacqua, direttore dell'area trattamentale – sui materiali didattici multimediali disponibili sul sito. Lo studio viene fatto davanti ad un computer connesso escusivamente al sito del progetto nel rispetto delle limitazioni previste dalla normativa penitenziaria". Quindi niente navigazione su altri siti né possibilità di accedere alla posta elettronica. I corsi hanno una durata variabile e sono strutturati in lezioni con test intermedi e uno finale per la valutazione delle conoscenze acquisite. L'esame si considera superato se nel test finale si raggiunge un punteggio pari o superiore al 75%. I posti sono limitati a dieci navigatori per ogni turno di cinque sedute a settimana, pertanto dei quattrocento detenuti presenti nella struttura circa venti, ogni due mesi, sono impegnati nel progetto.

 

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10 maggio 2013 - metamorfosis“…il relatore ci ha detto che non è mai tardi per cambiare, ogni momento è giusto per smettere un qualcosa che ci fa male … ci ha parlato anche della volontà dell’uomo che è fondamentale : se uno vuole fare qualcosa e c’è la buona volontà lo si può fare senza fatica… Il nostro cervello ogni giorno elabora tantissimi pensieri , alcuni anche negativi per  cui bisogna concentrarsi  sui pensieri positivi … I bambini  quando fanno una corsa lo fanno felicemente  perché a loro,  non importa di vincere o perdere. Ci ha parlato anche della madre che, a 66 anni, operata di cancro, è riuscita ad affrontare questo momento difficile anche grazie allo sport: dopo una corsa urlava di gioia per avere raggiunto il traguardo…”
Sono le parole di A.M. , uno dei ristretti del circuito detentivo media sicurezza, che ha partecipato alla conferenza svoltasi nel carcere di Frosinone, presso la Sala teatro,   lo scorso 13 aprile .
L’Associazione ASI GRUPPO IDEE promotrice del progetto con il supporto della FIDAL e dei formatori  dell’Associazione “ 6 PIU’ ” hanno tenuto una conferenza volta a promuovere, con i ristretti del circuito Media Sicurezza della Casa Circondariale di Frosinone, un percorso motivazionale al cambiamento comportamentale.
L’esperienza, realizzata in precedenza con grande successo con i detenuti del circuito Alta Sicurezza, ha suscitato altrettanto interesse, sensibilizzando i partecipanti a  riflettere sulle potenzialità e capacità insite in ciascun essere umano utili a  rendere ogni uomo artefice del proprio cambiamento.
La conferenza s’inserisce nella progettualità di preparazione atletica che i formatori dell’ASI GRUPPO IDEE – FIDAL svolgono da tempo nell’Istituto penitenziario di Frosinone, che ha introdotto anche i valori del Rugby all’interno del Penitenziario. I ristretti del circuito Alta Sicurezza ed alcune sezioni detentive del circuito Media sicurezza, due volte a settimana, accedono al campo sportivo interno, per seguire un corso di preparazione atletica.
L’attività sportiva rappresenta una importante opportunità di miglioramento personale, si tratta di una pratica attraverso la quale migliorare la propria capacità di socializzazione e di condivisione, sia in gruppo ma anche sul piano individuale, che la rigida regolamentazione della vita detentiva, spesso, non consente di curare al meglio.
L’attività motivazionale che integra il progetto è essenziale e, per questo, si auspica il proseguimento e l’ampliamento di un percorso tanto positivo. Un ringraziamento particolare è diretto agli operatori penitenziari delle Aree Sicurezza e Trattamentale, che hanno contribuito significativamente alla riuscita dell’iniziativa.

Filomena Moscato

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cinema bolognaInizia l'8 maggio nell'aula grande di Giurisprudenza di via Zamboni un ciclo di tre appuntamenti con film e dibattiti per capire come vivono i detenuti.
Fuga da Alcatraz, Papillon, Le ali della libertà, Il miglio verde, Il bacio della donna ragno e via elencando. Di film ambientati in carcere è piena la storia del cinema. A Bologna, accantonati per ora i grandi classici del genere, si prova a fare un passo in più. Un cineforum-verità. Grazie alla cattedra di Diritto penitenziario saranno proposte - a studenti, docenti, operatori, cittadini curiosi - tre opere che raccontano il carcere italiano e le persone detenute. Si comincia l’8 maggio (ore 18.30, aula grande di Giurisprudenza, via Zamboni 22), con un documentario realizzato nell’istituto di Lodi: "I Giorni Scontati — Appunti per un film in carcere", soggetto, sceneggiatura e regia di Germano Maccioni, protagonista del dibattito post proiezione assieme al professor Massimo Pavarini. Le immagine sono accompagnate dalle parole della direttrice Stefania Mussio e del presidente del Tribunale di sorveglianza di Bologna, Francesco Maisto, novello "Virgilio che accompagna all'Inferno e testimone che spiega irrazionalità, incongruenze, malessere che fanno del carcere italiano un sistema costoso, non rieducativo e al contempo non adeguatamente repressivo". Il 15 maggio verrà proposto il pluripremiato "Cesare non deve morire" dei fratelli Taviani. Il 22 maggio l’attenzione si sposterà sulla Dozza, con "Milleunanotte" di Marco Santarelli. "Tra speranza e rassegnazione - recita la scheda del docufilm - scorre la vita nella sezione giudiziaria. Una vita appesa a un tempo che non passa mai e a una "domandina" da scrivere per essere autorizzato a incontrare l’avvocato, avere un colloquio, lavorare. Seguendo il percorso delle "domandine" si entrerà nelle storie personali dei detenuti e nei labirinti burocratici che regolano l’esistenza in carcere".
 
Fonte: LaRepubblica.it Bologna 06 maggio 2013

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musica-livea-332x2849 maggio 2013 - Il laboratorio “Bottega di pittura” continua la sua attività nella Casa di Reclusione San Michele di Alessandria. Dal 2009, anno del suo inizio, ad oggi non ha conosciuto interruzione, anche nei lunghi periodi in cui era assente ogni forma di finanziamento.
L’attività è stata costante anche nel relazionare due laboratori, all’interno e all’esterno del carcere, grazie alla collaborazione con l’IC Galilei di Alessandria.Il problema della libertà e della funzione della pena è  per entrambi terreno centrale di confronto e di scambio creativo. Il laboratorio è parte del progetto Carcere e società di ICS Onlus.
Il laboratorio promuove ogni singolo progetto su commissione. Ogni volta un nuovo tema e un nuovo referente.  Il tema proposto per il  progetto 2013 è:“Il pane invisibile”. La metodologia è quella di unire strettamente la creazione musicale e quella pittorica. Una visione sinestetica che si richiama alla tradizione delle avanguardie artistiche dl ‘900. La suggestione iniziale è stata sollecitata direttamente dalla Direttrice della Casa di reclusione San Michele, Elena Lombardi Vallauri: un’opera per far conoscere la produzione del pane libero che esce dal grande e moderno forno, entrato in funzione lo scorso anno all’interno del carcere.
In questi mesi di lancio del lavoro ci sono stati incontri con i ragazzi delle quarte dell’IC Galilei che partecipano alla bottega, interventi di musicisti con musica dal vivo e improvvisazioni e soprattutto molti lavori preparatori spontanei, nati dalle discussioni, dalle partiture pittoriche, dalle improvvisazioni e dagli ascolti musicali (Alberto Serrapiglio).  Un’esperienza è stata anche la preparazione del pane in classe con l’intervento dell’associazione Pasta Madre. Molti dei lavori dei detenuti sono usciti, resi disponibili alla visione, esposti.  L’impatto visivo di questi lavori ha suscitato molto interesse. Ne è nata anche una collaborazione con il Lions Club di Bosco Marengo con la proposta di curare una rassegna presso il complesso Santa Croce. Attualmente la falegnameria del carcere di San Michele sta preparando gli otto telai che supporteranno i ventiquattro pannelli mobili che si incontreranno soltanto ad opera finita. Dodici saranno infatti dipinti in carcere e altrettanti fuori. Un’opera dodecafonica in musica e pittura, che si avvarrà anche della partecipazione del Conservatorio di Musica di Alessandria. Un percorso lungo di attese e di rimandi, di incontri e di scambi tra le due parti del muro.

fonte: www.icsal-onlus.it - 25 aprile 2013

 

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