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piedelibero7 ottobre 2014 - Ti si è rotta l'auto e non sai come muoverti? Niente paura, l'officina ti fornisce la bicicletta in sostituzione del veicolo guasto! E non una due ruote ecologica qualunque, ma una bici nuova di pacca assemblata dai detenuti delle carceri fiorentine. E' il progetto '2×4' che promuove il trasporto sostenibile, con una funzione anche sociale.
L'iniziativa, realizzata da Gestioncar in collaborazione con la Cooperativa Ulisse, è stata presentata al Museo Novecento di Firenze, alla presenza, tra gli altri, del sindaco Dario Nardella e della giunta, dell'amministratore delegato Gestioncar Mario Gargano, del presidente della Cooperativa Ulisse Gianni Autorino e di Marco Berry, testimonial del progetto.
Tutte le officine della rete Gestioncar, oltre alle auto, avranno in dotazione delle vere e proprie bici 'di cortesia' da offrire gratuitamente al cliente per tutto il tempo di fermo auto necessario alla riparazione. Le biciclette, già consegnate a 50 officine, sono state realizzate dai detenuti del carcere di Sollicciano che ha aderito al progetto 'Piedelibero' promosso dalla Cooperativa Sociale Ulisse e che prevede la rigenerazione e il restauro di bici abbandonate provenienti dai depositi comunali.
"E' bello che i promotori abbiano scelto Firenze per lanciare questa iniziativa. Evidentemente la nostra città evoca un modello positivo, rispettoso dell'ambiente e coglie la sfida di una mobilità diversa – ha detto il sindaco Nardella – In tutto ciò c'è anche un valore di socialità, dato che le bici utilizzate sono realizzate dalla Cooperativa Ulisse nell'ambito del progetto Piedelibero, grazie al quale i detenuti possono sentirsi molto più utili. Sono sicuro che Firenze sarà un esempio per tutta l'Italia. Un bel messaggio – ha concluso Nardella – che lanciamo in un periodo difficile per la mobilità a causa dei lavori per la tramvia: dobbiamo puntare al massimo sulla collaborazione dei fiorentini e sulla possibilità di usare mezzi alternativi come la bicicletta".
Sempre nell'ottica di incentivare l'uso della bici in città, Gestioncar offrirà gratuitamente a chiunque acquisti una bici "Piedelibero" la Gestioncard, una tessera che permetterà di avere a disposizione un numero verde, attivo h24 sette giorni su sette, per il soccorso stradale e indirizzamento su rete di riparatori a condizioni agevolate. (Roberta Ragni per greenMe.it)


 

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maschere7 ottobre 2014 - L'utilizzo smodato di internet e social network può mettere a rischio la serenità di una famiglia? E' questa la premessa del lavoro teatrale di Mario Sei, “A tecnologi@ fu a ruvina mia”, che attraverso i toni della commedia fa riflettere su sentimenti e relazioni nell'era di Facebook. Tra gags, equivoci e giochi di parole a pieno ritmo, lo spettacolo di Teatro6 è andato in scena nella Casa circondariale di Catanzaro per un offrire un momento di spensieratezza ai detenuti nell'ambito di un programma rieducativo teso a promuovere la cultura teatrale all’interno dell’Istituto. Un'iniziativa, offerta a titolo volontaristico dallo stesso autore e regista che è impegnato da qualche mese in attività di laboratorio teatrale con un gruppo di detenuti che saranno i protagonisti della prossima commedia in vernacolo, scritta appositamente per loro. D'accordo con la direzione dell'istituto penitenziario, Mario Sei ha offerto la possibilità di assistere allo spettacolo “A tecnologi@ fu a ruvina mia” - nonostante la scarna scenografia dettata da ragioni logistiche - per stimolare negli stessi detenuti la curiosità su tutto ciò che si cela dietro le quinte e, specialmente, sul particolare lavoro di squadra che gli attori sono chiamati a fare. Alla fine per tutta la compagnia è arrivata un'autentica ovazione con applausi scroscianti per il protagonista Ivan Valle, Brunella Scozzafava, Vanessa Mazza e Nicola Scozzafava, Mila Martino, Totò Amelio, Elena Critelli, Massimo Ruga e Consuelo Citriniti.
Per la direttrice del carcere, Angela Paravati, l'iniziativa rientra a pieno nel programma di attività promosso durante l'anno a sostegno dei detenuti con l'obiettivo di consentire la piena rieducazione sociale: "Voglio rivolgere un plauso a Mario Sei - ha detto - per essersi messo a disposizione spontaneamente ed aver dimostrato vicinanza alla nostra struttura in un momento in cui siamo poco assistiti dagli enti e dalla società civile. Oltre alle attività teatrali, abbiamo promosso anche diversi corsi per praticare lo yoga e imparare il riciclo, senza dimenticare la pratica sportiva in attesa di completare la dotazione della palestra".  Il lavoro di Mario Sei all'interno del carcere - coadiuvato dalle educatrici Vincenza De Filippo e Letizia De Simone - proseguirà, quindi, a stretto contatto con i detenuti della media sicurezza per presentare a fine anno una nuova commedia: "Si intitolerà L'ora d'aria - ha raccontato il regista - ed è stata scritta in dialetto. Saranno 16 gli attori coinvolti in una rappresentazione che mira a riscoprire i valori della tradizione e dell'identità locale specialmente tra le nuove generazioni. Nonostante la mescolanza di etnie, il risultato è assolutamente esilarante". Il regista è impegnato contestualmente anche con un altro gruppo di alta sicurezza: "Sto affiancando - continua - un detenuto nella stesura di un altro testo teatrale scritto da lui stesso. Finora ho ricevuto grandi gratificazioni da parte di tutte le persone coinvolte, il più grande sforzo è stato quello di superare gli iniziali pregiudizi per donarsi all'ascolto e al confronto più sincero". (www.catanzaroinforma.it)

 

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busto arsizio25 settembre 2014 - È stato presentato il frutto di un laboratorio di scrittura svolto all'interno del carcere  e curato dall'Azienda sanitaria. Il lavoro è pubblicato dal gruppo Angeli, che raggruppa alcuni tossicodipendenti attualmente detenuti 
È stato presentato  lunedì 22 settembre, nella casa circondariale di Busto il libro “Ecoscandagli” a cura del Gruppo Angelo. Si tratta di una raccolta di racconti scritti dai detenuti nel corso di un progetto di pre comunità per persone tossicodipendenti. Il Gruppo Angelo è composto da persone detenute che hanno problemi di tossicodipendenza, una dipendenza che è all’origine della loro pena detentiva. 
Nel corso di quest’anno 2014, il Gruppo ha svolto un laboratorio di scrittura, voluto dalla Direzione dell’Istituto, dall’Area Trattamentale, dagli Agenti di Rete, e curato nel suo sviluppo dagli operatori del Dipartimento Dipendenze dell’ASL della Provincia di Varese. Ed è proprio durante questa attività che sono stati realizzati dai detenuti alcuni racconti. Uno in particolare è stato scritto a più mani, da tutti i componenti del gruppo.
L’attività laboratoriale parte dal presupposto che il riconoscimento delle proprie responsabilità è passaggio fondamentale nel progetto riabilitativo individuale e di gruppo. La lettura e la scrittura sono strumenti per parlare di sé e delle proprie emozioni. Inserire la lettura e la scrittura in percorsi educativi e creativi vuol dire porre le condizioni migliori perché le persone che hanno ricchezza di problematicità e di potenzialità siano autori inediti della propria vita.
Rinforzare coi fatti ciò che ci si attende dai programmi di innovazione, apre il carcere al territorio, e mette in circolo le risorse professionali degli enti, dei servizi, delle associazioni, dei privati, nonché dei giovani studenti. L’obiettivo del progetto di pre - comunità è la messa alla prova di un’efficace progettualità coordinata ed integrata.
Il Dott. Silvio Aparo, editore della Casa Editrice Melino Nerella e lo scrittore Patrizio Pacioni, coinvolti direttamente nell’esperienza, hanno favorito la stampa del libro “Ecoscandagli” e curato la scrittura della sceneggiatura dal titolo “Il Lettore”, oggetto di un medio metraggio, da realizzare all’interno della casa circondariale di Busto Arsizio entro la fine del corrente anno, interpretato dai detenuti del Gruppo, con il contributo professionale di una giovane regista del DAMS, in collaborazione con l’Università di Bologna.
Alla presentazione del libro sono intervenuti il Direttore della Casa Circondariale Dott. Sorrentini, l’Assessore ai servizi sociali del Comune di Busto Dott Cislaghi,  il Direttore Generale ASL Dott.ssa Lattuada, il Direttore Sociale dell’ASL Dott. Gutierrez, il Direttore del Dipartimento Dipendenze ASL Dott. Marino, l’editore Aparo , l’autore Pacioni, I bibliotecari della rete provinciale, i professionisti dei Servizi SerT dell’Area trattamentale della Casa Circondariale, gli Agenti di Rete.

fonte: www.varesenews.it

 


 

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Newsletter DAP n. 105

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compagnia-edoardo 0323 settembre 2014 - I detenuti della compagnia dell’I.C.A.T.T.  di Eboli, in seguito alla visita, lo scorso 6 luglio, presso le Grotte di Pertosa-Auletta, per la messa in scena della rappresentazione teatrale “La divina galera” di Massimo Balsamo, hanno ospitato, domenica 21 settembre, presso la struttura ricavata all’interno del Castello Medioevale ebolitano, la Compagnia “Eduardo” di Sala Consilina, diretta da Enza Tardugno, che ha rappresentato la commedia in due atti, “Ormai il peggio è passato!”.

LA TRAMA: Ciro esce dal carcere Poggioreale di Napoli dopo aver scontato una pena di venti anni per aver ucciso l’amante di sua moglie, omicidio di cui Ciro si è sempre dichiarato innocente. Parte per Milano dove vive la sua unica parente, la sorella Carmela, per trovare lavoro e tentare di rifarsi una vita. Il marito di Carmela, Salvatore, non vede di buon occhio Ciro, è geloso dell’affetto di Carmela per il fratello, e, soprattutto, non crede alla sua innocenza. Tra lo scetticismo del cognato e l’incalzante corteggiamento della vicina di casa Eleonora, Ciro assiste ad una serie di spassosi equivoci che vivacizzano la scena fino al lieto fine secondo lo stile tipico napoletano.

Massimo Balsamo è un giovane detenuto autore di spettacoli teatrali come “La divina galera”, rilettura dell’opera di Dante Alighieri, della rivisitazione dell’“Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Masters, di “Un Angelo Venuto dal Mare”, sulla vita di Angelo Vassallo, il “Sindaco Pescatore” di Pollica, ucciso in un attentato il 5 settembre 2010, e di “La Gatta Cenerentola”, tratto da “Lo cunto de li cunti” di Giambattista Basile. Balsamo è, inoltre, uno scrittore, autore del romanzo autobiografico “Il Fantasma col Passamontagna. Metamorfosi di un uomo”, ed un autore di testi musicali, come “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”, reinterpretazione delle canzoni di Fabrizio De Andrè.

La Compagnia Teatrale “La Compagnia Eduardo” opera per la diffusione teatrale e la promozione culturale nel territorio nazionale. Ha partecipato a diverse rassegne riscuotendo successo di pubblico e di critica. I lavori portati in scena, fino ad oggi, testimoniano un’evoluzione della compagnia e la sua crescita artistica e professionale. La compagnia è iscritta alla UILT (Unione Italiana Libero Teatro). 

 

 

 

 

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2 Ottobre 2014 -  L’Associazione Onlus “La Pasqua di Bach”, fondata da Mario Ruffini, che la dirige, unitamente a S.E. Cardinale Giuseppe Betori, che ne è il presidente onorario (l’Associazione ha sede presso l’Arcidiocesi, in Piazza San Giovanni 3, Firenze), prosegue il suo Progetto Carceri: domenica 28 settembre 2014 ha portato L’Arte della fuga di Johann  Sebastian Bach nel carcere di Rebibbia, maschile e femminile, con due diverse esecuzioni, mattutina e pomeridiana, realizzate grazie alla collaborazione dell’Orchestra da Camera Benedetto Marcello.

Il Progetto Carceri si propone di portare L’Arte della fuga di Johann Sebastian Bach per la prima volta nella storia dentro gli istituti di pena, con un organico orchestrale di 14 archi, cui si aggiunge un coro misto: il numero 14 non è casuale, poiché racchiude tutti i segreti del magistero musicale bachiano.

Il Progetto Carceri / L’Arte della fuga si propone di donare ai detenuti un forte motivo di riflessione sulle potenzialità di rinascenza che ogni luogo appartato, anche quello estremo della reclusione, può generare.

La prima tappa del Progetto ha avuto inizio a Firenze con l’esecuzione nella Casa Circondariale di Sollicciano, lunedì 25 marzo 2013, che seguiva quella pubblica della Domenica delle Palme alla Basilica di Santa Croce, alla presenza di 2000 persone, con la riflessione teologica del Cardinale Giuseppe Betori, Arcivescovo di Firenze.

La seconda tappa del Progetto ha avuto luogo a Teramo con l’esecuzione nella Casa Circondariale e di Reclusione di Castrogno, venerdì 5 aprile 2013. Anche in questo caso, l’esecuzione in carcere ha avuto un pendant pubblico con l’esecuzione nella Cattedrale della stessa città, che in quel caso si avvaleva della riflessione del vescovo Michele Seccia, titolare della Diocesi di Teramo e Atri.

 La terza tappa del Progetto ha avuto luogo a Roma con l’esecuzione nella Casa di Reclusione Maschile di Rebibbia Nuovo Complesso; la quarta tappa ha luogo sempre a Roma e sempre a Rebibbia, nella Casa di Reclusione Femminile. Entrambe il 28 settembre 2014, con una prolusione teologica di Don Alfredo Jacopozzi, direttore dell’Ufficio Cultura dell’Arcidiocesi di Firenze, e di Don Vincenzo Russo, cappellano del carcere di Sollicciano.

Tutti gli appuntamenti musicali offerti ai detenuti sono sempre preceduti conferenze e incontri preparatori di Mario Ruffini con i detenuti stessi.  

 

NOTA SULL’OPERA MUSICALE

 

Il titolo dell’opera sembra evocare il massimo desiderio istintuale di ogni prigioniero, limitato nella propria libertà: “insegnare” ai detenuti l’arte di fuggire è dunque quasi un gioco di parole. Ma la “fuga” di cui si parla è un evento dello spirito, della ragione e della fede, ed è questa la via di fuga che vuole essere portata ai detenuti, vero messaggio di speranza e rinascita dal luogo dove la libertà è forzatamente limitata.

 Lo stesso Bach ha vissuto la prigionia nella doppia forma della realtà carceraria e della solitudine professionale. Per un intero mese Bach fu infatti effettivamente imprigionato a Weimar a causa della sua decisione di lasciare la Corte dove era a servizio, per trasferirsi a Köthen dal principe Leopoldo Augusto. I regnanti di Weimar si sentirono traditi dall’abbandono del loro Maestro di Corte (il musicista, a quell’epoca, era poco più che un lacchè), e lo incarcerarono dal 6 novembre al 2 dicembre 1717.

Per un lungo periodo Bach si trovò invece a vivere gli ultimi anni della sua esistenza in una condizione professionalmente e spiritualmente “prigioniera”, cioè in un luogo (Lipsia) che era fuori dai grandi flussi alla moda del Rococò, e dunque lo costrinse a una sorta di isolamento.

 Quell’isolamento spirituale si rivelò però una immensa fortuna, poiché fu alla base della più grande delle più straordinarie opere teoriche dell’ultimo periodo, fra cui L’Arte della fuga, ultima opera e opera ultima, preceduta da altre speculazioni della ragione, come le Variazioni Goldberg, l’Offerta Musicale o da Canoni Enigmatici. Evento dello spirito, prima ancora che della musica, tanto che nessun organico fu assegnato per la sua esecuzione.

L’ Arte delle fuga rimane incompiuta poiché Bach termina i suoi giorni terreni mentre scrive gli ultimi contrappunti del suo capolavoro. L’ultimo soggetto è composto sulle note Sib-La-Do-Si, cioè il nome BACH scritto in forma di note e posto a suggello di tutta una vita spesa fra musica e Dio. Carl Philipp Emanuel Bach, suo figlio, seguendo le disposizioni paterne, aggiunge il Corale Von deinen Thron tret ich hiermit (Davanti al tuo trono mi presento) scritto da suo padre trent’anni prima. L’Arte delle fuga diventa così un omaggio della ragione alla fede nel momento supremo della morte.

 

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puliamo il mondo 225 settembre 2014 - Sono l'inclusione sociale e le periferie, il verde urbano e le coste pulite i temi della 22ma edizione di "Puliamo il mondo", iniziativa di volontariato ambientale organizzata da Legambiente che in Toscana si terrà nel week end dal 26 al 28 settembre e coinvolgerà numerosi comuni e territori.Tra i principali appuntamenti, il 26 settembre è prevista una "edizione speciale" della manifestazione dal titolo "Puliamo il mondo dalle discriminazioni", che vedrà impegnati alcuni detenuti del carcere di Massa Carrara che spenderanno uno dei loro permessi per partecipare alla campagna in collaborazione con i bambini delle scuole.
Analoga iniziativa si terrà anche a Pistoia, coinvolgendo cinque detenuti in permesso premio. Altra iniziativa speciale è prevista domenica a Viareggio con una rimozione delle lenze abbandonate nella zona del porto. "Ventidue anni di Pim, la nostra campagna più popolare e radicata sui territori - ha detto Ferruzza - vogliono dire perseveranza e tenacia nel perseguimento degli obiettivi statutari della nostra associazione.
Decoro, pulizia, inclusione sociale, promozione del riciclo della materia e riduzione quindi dei rifiuti (urbani e speciali). Anche quest'anno, tenendo pur conto della crisi che morde duramente i bilanci dei nostri enti locali, siamo riusciti a spuntare numeri e adesioni record". Nell'ambito della manifestazione, il 25 settembre, saranno premiati i comuni vincitori del concorso "Riprodotti e Riacquistati" per aver acquistato elementi di arredo urbano in plastica riciclata di provenienza toscana.
 

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Il Tirreno, 10 settembre 2014
Le macerie e il degrado stanno lasciando spazio all’ottimismo. È quanto sta accadendo a Pianosa, l’ex isola del diavolo, 10,3 chilometri quadrati di territorio piatto, fino a quindici anni fa sede di un carcere di massima sicurezza. Sono lontani gli anni del penitenziario, della comunità locale che garantiva servizi e vita propria all’isola.
Dopo la chiusura del carcere l’isola è passata al Parco dell’Arcipelago toscano, Aquavision ha garantito collegamenti quotidiani spingendo per la riqualificazione turistica del gioiello del Tirreno. Ma i problemi non sono mancati. L’incuria, progressivamente, ha attaccato le case e i manufatti del paese, in lotta contro l’abbandono.
Lo splendido porticciolo è in degrado, Forte Teglia è sorretto da impalcature. Il piccolo centro storico rischia di cadere a pezzi, le facciate delle case ormai disabitate sono visibilmente danneggiate, alcuni edifici sono a rischio dal punto di vista strutturale. Solo con risorse importanti e l’impegno degli enti coinvolti, Parco e Demanio su tutti, l’isola potrà cambiare la sua faccia.
E domenica, nel corso dell’evento culturale ed enogastronomico organizzato dal Comune di Campo, Parco e amministrazione penitenziaria, si è avuto la sensazione di un impegno comune, che finalmente possa andare oltre alle solite dichiarazioni di facciata. "Abbiamo avuto una nuova conferma di come ci sia la volontà di collaborare da parte di tutti - fa sapere il sindaco di Campo nell’Elba Lorenzo Lambardi, presente all’iniziativa organizzata domenica - il vero salto di qualità per Pianosa lo si potrà avere grazie agli investimenti del Parco e del Demanio, ma credo che già adesso l’aria sia cambiata".
Il riferimento del sindaco Lorenzo Lambardi è al protocollo di intesa firmato recentemente con il Parco e l’amministrazione penitenziaria, che punta ad intensificare la presenza sull’isola dei detenuti in stato di semilibertà da impiegare per i lavori di piccola manutenzione e gestione del territorio. Una manutenzione di cui l’isola piatta ha estremo bisogno: "Il centro storico e il porticciolo fanno i conti da anni con l’incuria e l’abbandono - racconta il sindaco Lambardi - alcuni buoni risultati e miglioramenti si vedono già, soprattutto per quanto riguarda il decoro e l’accoglienza ai turisti. Ma c’è ancora molto da fare. L’accordo con i detenuti può dare una grande mano per migliorare l’aspetto dell’isola, così come sono importanti i progetti in essere per l’enogastronomia, con lo sviluppo dell’agricoltura di qualità e a chilometri zero".
La rinascita dell’agricoltura di qualità
Una giornata per valorizzare le eccellenze di Pianosa, quelle offerte dall’orto che i detenuti stanno curando sull’isola e i prodotti del generoso mare toscano. Oltre che delle bellezze naturalistiche e archeologiche, l’escursione organizzata domenica sull’isola dal Parco Nazionale ha permesso di andare alla riscoperta di alcuni prodotti tipici, sapientemente cucinati dallo chef Alvaro Claudi insieme al personale della cooperativa San Giacomo. Il tutto dopo l’osservazione del cielo con gli Astrofili elbani. Un modo per festeggiare Pianosa che sta rinascendo.
I detenuti che sono al lavoro sull’isola, "40 per ora" come ha annunciato il direttore dell’amministrazione penitenziaria Vittorio Cerri, hanno ricostruito i muri a secco e ristrutturato la torretta del muro del carcere. Un progetto pilota che permettere l’intensificazione della manutenzione dei percorsi verdi, delle aree archeologiche la sistemazione di muri e l’ampliamento dell’orto.
"Mi sembra che Pianosa stia cambiando in meglio - ha detto il presidente del Parco Nazionale dell’Arcipelago, Giampiero Sammuri - questo rapporto molto buono che abbiamo con l’autorità penitenziaria, con il comune di Campo ci consente di lavorare in modo produttivo insieme". Le emergenze restano molte sull’isola quella più importante è il patrimonio immobiliare abbandonato, ma la strada per i recupero è appena iniziata. "È una realtà importante - ha commentato l’assessore regionale Gianfranco Simoncini - come Regione dovremo sostenere questo percorso. Pianosa rappresenta un patrimonio bellissimo che deve essere valorizzato e recuperato".

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