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Newsletter DAP n. 92 del 17 aprile 2014

Carcere e cultura 

VIII edizione di Voltapagina in collaborazione con il Salone Internazionale del Libro di Torino - Saluzzo 9-11 maggio 2014

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cinema10 aprile 2014 - Il nuovo documentario firmato dal giornalista e regista Filippo Vendemmiati è interamente girato tra le stanze della Dozza. La pellicola trae spunto dall’esperienza di tre aziende bolognesi che hanno deciso di aprire una sede di lavoro nell’ex palestra della struttura di detenzione.
Capita che dietro le sbarre la realtà si capovolga. Che ciò che è ordinario fuori diventi straordinario dentro. E che l’avvio di una settimana di lavoro si trasformi nell’inizio della strada per la libertà e per il riscatto. E capita anche che questo viaggio diventi un film: si chiama Meno male è lunedì, ed è il nuovo documentario firmato dal giornalista e regista, Filippo Vendemmiati, e girato in queste settimana tra i corridoi e le stanze del carcere di Bologna della Dozza.
La pellicola trae spunto dall’esperienza che ha portato le tre aziende bolognesi leader nel settore del packaging, Marchesini Group, Ima e Gd, ad aprire una vera e propria officina nella ex palestra del carcere. Qui, ogni giorno, si producono componenti meccaniche ad alta tecnologia. Un investimento in piena regola, con la creazione di una società, la Fid, e l’assunzione di 13 detenuti, inquadrati con contratto nazionale dei metalmeccanici, a tempo indeterminato. Un progetto unico in Italia, che Vendemmiati, già premio David di Donatello nel 2011 con il documentario sulla storia di Federico Aldrovandi È stato morto un ragazzo, ha deciso di trasformare in un film, la cui uscita nelle sale è prevista per l’autunno del 2014.
Girato in presa diretta, le scene non sono né preparate né costruite, ma raccolte dal vivo, seguendo una narrazione che alterna dialoghi a storie del passato degli intervistati. E usa un tono tutt’altro che drammatico. Ma protagonisti non sono solo i detenuti-lavoratori. L’idea di fondo su cui si poggia l’intero documentario, infatti, è un’altra: raccontare il rapporto e lo scambio reciproco tra carcerati ed ex-operai in pensione, chiamati a insegnare i segreti del mestiere. Sono dieci quelli reclutati dalle stesse aziende per le quali hanno lavorato una vita intera, con l’inedito ruolo, questa volta, di maestri dietro le sbarre. "Non si muove una foglia che il tutor non voglia" scherza un detenuto davanti all’operatore.
La telecamera segue, passo dopo passo, il percorso dei protagonisti per arrivare nel luogo di lavoro. I detenuti dalle celle, gli ex operai dalle proprie case. E quando la chiave gira e si apre la porte dell’officina i ruoli si mescolano, gli status si annullano, e il luogo di lavoro diventa uno spazio di libertà, di scambio e di trasmissioni di saperi. Per questo, se nella vita fuori il lunedì è il giorno più grigio, dietro le mura del carcere è quello migliore. Mentre il sabato e la domenica altro non sono che ore di attesa del ritorno in fabbrica.
L’officina non è l’unico progetto che ha offerto opportunità di lavoro ai detenuti della Dozza. Anche nel reparto femminile, un colosso come Ikea ha deciso di investire nel laboratorio di cucito del carcere bolognese, chiamato Gomito a Gomito. Nei mesi scorsi Ikea ha donato diversi metri di tessuti alla sartoria delle detenute. Materiale con cui poi sono stati creati astucci, borse e grembiuli. I prodotti saranno in vendita all’Ikea di Casalecchio di Reno, nel bolognese, l’11, il 12 e il 13 aprile. (Giulia Zaccariello)

fonte: Il Fatto Quotidiano 10 aprile 2014

 

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kaki piantumazione27 marzo 2014 - Venerdì 28 marzo nella comunità Arcobaleno per detenuti tossicodipendenti della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino si celebrerà la piantumazione del "Kaki di Nagasaki". Si tratta di una tappa del Kaki Tree Project, progetto internazionale ideato in Giappone per sensibilizzare le giovani generazioni, e non solo, sulla pace, utilizzando come veicolo di forte valore simbolico il Kaki della pace di Nagasaki, pianta sopravvissuta all’esplosione nucleare del 9 agosto 1945, dai cui frutti il botanico giapponese Masayuki Ebinuma riuscì nel 1994 a ottenere semi, da cui nacquero le pianticelle di kaki di seconda generazione.
Nel 1995, dalla collaborazione con l’artista giapponese Tatsuo Miyajima, è nata l’idea di collegare le pianticelle di kaki ai bambini e agli adulti attraverso l’arte, per sostenere il messaggio di pace e rinascita e il progetto, partito da Nagasaki e sviluppatosi nelle scuole elementari di varie località giapponesi, si è diffuso in tutto il mondo ed è in continua espansione. Il servizio dipendenze-area penale del Dipartimento dipendenze dell’Asl To2 ha deciso di sostenere il progetto all’interno della Comunità per tossicodipendenti ‘Arcobalenò del carcere torinese.
"La piantumazione del kaki di Nagasaki all’interno di un carcere viene ad assumere ulteriori significati - commenta Enrico Teta, responsabile del dipartimento dipendenze dell’Asl - in particolare si mostra come anche un luogo di pena, dove la società spesso tende a relegare i suoi problemi, i suoi mali, le sue contraddizioni e talora a dimenticarsene, possa farsi portatore di un messaggio di riconciliazione. Una simile iniziativa aiuta le persone a riconoscersi e a vedere la realtà da prospettive differenti, attenuando le reciproche diffidenze".
"Lo sviluppo del progetto - prosegue - ha creato l’opportunità di parlare di pace, carcere, droghe e riabilitazione con alunni delle scuole elementari, studenti delle scuole medie e altri attori sociali, che difficilmente avrebbero avuto possibilità di incontrarsi: da tale esperienza sono nate collaborazioni, contributi e idee, che valorizzeranno la cerimonia di piantumazione e le altre iniziative correlate" La cerimonia di piantumazione del kaki avverrà alla presenza di studenti, volontari, detenuti nonché operatori sanitari, penitenziari, scolastici ed esponenti di varie associazioni. (Adnkronos)

 

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Newsletter DAP 3 aprile 2014

in questo numero

Ospedali psichiatrici giudiziari

Il decreto legge n.52 del 31 marzo 2014
Intervento del Capo Dipartimento al Convegno del 27 marzo 2014 presso il  Senato della Repubblica - Sala Zuccari
Relazione al Parlamento del 16 dicembre 2013 sullo stato di attuazione dei programmi regionali
Aggiornamento della Relazione a cura dell'Ufficio IV della Direzione generale dei detenuti e del trattamento - 27 marzo 2014
Presenze e flussi - anni 2012-2013 a cura del Coordinamento interregionale della Sanità penitenziaria

Dal territorio

Il PRAP di Pescara presenta "Il carcere aperto - Un bilancio sociale della nuova modalità di esecuzione della pena"
Un nuovo carcere è possibile? - Pescara 5 aprile 2014
Mediazione penale e giustizia riparativa - Corso di formazione - Casa Circondariale Viterbo

Dal territorio

Il PRAP di Pescara presenta "Il carcere aperto - Un bilancio sociale della nuova modalità di esecuzione della pena"
Un nuovo carcere è possibile? - Pescara 5 aprile 2014
Mediazione penale e giustizia riparativa - Corso di formazione - Casa Circondariale Viterbo

 

Personale

Accordo FESI anno 2013 sottoscritto il 27 marzo 2014

 Agenda

Eventi al Mu.cri. presenta La dama rossa - Roma, 12 aprile 2014
Il braccialetto elettronico nell'esecuzione penale esterna - Roma, 15 aprile 2014

 Statistiche

Dati aggiornati al 31 marzo 2014
Presenze detenuti
Detenuti stranieri
Detenuti usciti per effetto legge 199/2010
Soggetti in esecuzione penale esterna

 
 

 

 

 

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califano"Un bastardo venuto dal Sud. Vita, rinascite e miracoli di Franco Califano" approda a Trani sabato 22 marzo per un doppio eccezionale appuntamento. Lo spettacolo, scritto e interpretato da Fabio Cursio Giacobbe per la regia di Pietro Genuardi, andrà in scena sabato alle ore 10 nella casa circondariale maschile di Trani e in serata alle 21 al museo Diocesano.
Si tratta di un'iniziativa dai molteplici significati, fortemente voluta dal procuratore della Repubblica di Trani, Carlo Maria Capristo, con il contributo della Polizia penitenziaria e degli Istituti penali di Trani e il sostegno  della Provincia Bat nella persona del presidente Francesco Ventola e del Comune di Trani con il sindaco Luigi Nicola  Riserbato.
Uno spettacolo che, tra musica, monologhi e aneddoti noti e meno noti, ripercorre la vita avventurosa di uno degli autori più amati e controversi della musica italiana: Franco Califano, affascinante autore e interprete di tantissime e indelebili canzoni d'amore e di vita. Un racconto che ruota attorno a un tema fondamentale: l’importanza delle seconde occasioni.
Si può fallire, ma non smettere di provarci; cadere, ma trovare dentro di sé la forza di rialzarsi e ricominciare. Da questo punto di vista, Califano è uno splendido esempio: un poeta di strada, un pensatore di vita, capace di salire fino alle stelle per poi cadere nel buio e nel silenzio di quattro mura. Le mura del carcere.
Nella sua vita ci sono tanti alti e bassi. Un flusso continuo di salite e discese, perché a una caduta Califano ha fatto sempre seguire una repentina e altrettanto significativa risalita. Una circostanza che contraddistingue anche l’autore e interprete dello spettacolo, Fabio Cursio Giacobbe, che ha vissuto sulla sua pelle le conseguenze di ritrovarsi in vicende più grandi di sé, ha rischiato di arredare il tunnel in cui era finito, ma ha saputo rialzarsi anche grazie a Franco. 
Da segnalare, a margine, che metà dell’incasso dello spettacolo al Museo Diocesano sarà devoluto in beneficenza alla onlus “Citta dei giovani puglia senza sbarre” di Don Riccardo Agresti per il progetto “Senza sbarre”. Vista la finalità, dunque, organizzatori, autorità e istituzioni sono state concordi nel non prevedere biglietti omaggio o inviti, in modo da consentire a tutti di dare il proprio contributo alla causa.

fonte:www.radiobombo.com

 

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viterboGiovedì 27 marzo, presso la Casa Circondariale di Viterbo, è iniziato il 1° corso di formazione per 20 operatori penitenziari sulla Giustizia Riparativa e la Mediazione sociale e penale.
Il professore Eligio Resta dell’Università degli Studi Roma Tre ha tenuto la prima lezione trattando a lungo i concetti di mediazione e riparazione dal punto di vista della giurisprudenza. Il suo intervento ha coinvolto i corsisi presenti che, in numerosi, gli hanno rivolto domande di approfondimento.
Il corso, che si concluderà a maggio,  ha come obiettivi la costruzione di una rete stabile di rapporti interistituzionali nel territorio della Provincia di Viterbo e la diffusione della cultura della giustizia riparativa e di risoluzione dei conflitti attraverso un’azione di mediazione.  Particolare attenzione è rivolta alle vittime dei reati e alla responsabilizzazione del reo.
L’attività formativa si inserisce all’interno dell’accordo firmato nel 2012 tra il PRAP del Lazio e la Provincia di Viterbo – settore Politiche Sociali. L’accordo consente agli uffici periferici dell’Amministrazione penitenziaria di avere come interfaccia, per il trattamento dei soggetti in esecuzione penale, l’Ufficio polifunzionale di Mediazione sociale e Giustizia riparativa istituito presso la Provincia.
L’attenzione del Provveditorato Regionale del Lazio alla formazione degli operatori penitenziari sulla giustizia riparativa segue la rilevanza data al tema dalla normativa nazionale e l’orientamento adottato dalle Raccomandazioni e dalle Decisioni del Consiglio dell’Unione Europea e del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa. 
All’apertura del corso ha presenziato il Provveditore Regionale del Lazio, dott.ssa Maria Claudia Di Paolo, e i referenti della Provincia e dell’Ufficio di mediazione sociale e giustizia riparativa.

 

 

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teatro-carcere-maschere17 marzo 2014 - Esperienza in forte espansione in tutta Italia, nonostante manchino risorse adeguate. Minoia, coordinamento nazionale teatro in carcere: "Produzioni aperte alle diversità culturali, che diventano spesso tema dominante anche negli spettacoli".
Sovraffollamento, alto turn over dei detenuti, scarse risorse sono i problemi con cui quotidianamente si confronta chi porta il teatro nelle carceri italiane. Ma nonostante le molte difficoltà, le esperienze si moltiplicano: complessivamente, secondo il Dap, sono oltre cento gli istituti in cui si svolgono queste attività. "Il teatro in carcere sta vivendo un momento di forte espansione in Italia anche grazie all’attenzione delle istituzioni, che malgrado non riescano a dare un sostegno adeguato in termini di risorse, riconoscono la validità del lavoro svolto" fa sapere Vito Minoia, presidente del coordinamento nazionale teatro in carcere, che riunisce 45 esperienze da 13 diverse regioni. "La presenza sempre maggiore di detenuti non italiani, con evidenti problemi di povertà e difficoltà comunicative, e di giovani che per piccoli reati riempiono le prigioni sono ulteriori sfide - aggiunge -. Oggi il carcere è un universo in cui convivono persone che parlano lingue diverse, che vengono da mondi diversi, che spesso sono e si sentono di passaggio". Tutto questo inevitabilmente finisce con l’influenzare le attività teatrali: "Molte produzioni si sono aperte alle diversità culturali, che diventano spesso il tema dominante anche negli spettacoli che vengono creati".
Per i detenuti i benefici delle attività teatrali sono concreti: "È ormai dimostrato che la recidiva scende tra chi ha partecipato a queste attività - evidenzia Minoia -, perché attraverso l’esplorazione di sé e una maggiore autostima la persona è portata a sviluppare una ricerca personale diversa rispetto al passato". E aggiunge: "Il teatro aiuta soprattutto a riscoprire il proprio potenziale creativo e a ritrovare la fiducia in se stessi e nel rapporto con gli altri". Inoltre, sempre più spesso le attività si aprono all’esterno, gettando un ponte tra chi è dentro e chi è fuori: "Molti istituti ormai aprono le proprie porte in occasione degli spettacoli e questo serve ad abbattere molte barriere". E quando, finalmente, arriva la libertà sono in molti a voler proseguire l’esperienza teatrale: "C’è una grande richiesta di persone che si avvicinano al teatro e alla cultura e che chiedono di poter continuare una volta uscite - conferma il presidente del coordinamento -: si aprono così nuovi orizzonti di intervento e nuove strade per il reinserimento sociale".
Che il teatro in carcere sia una realtà ormai collaudata e da valorizzare lo conferma anche il recente protocollo d’intesa siglato dal Dap, dall’Istituto superiore studi penitenziari e dal coordinamento, mirato ad avviare "un percorso comune per realizzare uno stabile coordinamento delle diverse esperienze teatrali". L’intesa prevede anche attività di formazione per gli operatori: "Si tratta di una novità assoluta. Incentreremo la formazione sulla valorizzazione della persona detenuta" conclude il presidente.
Oltre cento i laboratori in tutta Italia
Sono presenti in più del 50 per cento degli istituti di pena italiani, uno su tre ha meno di tre anni, ma nel 70 per cento dei casi operano senza convenzione e con finanziamenti pubblici. Ecco i dati del teatro tra le mura carcerarie, sempre più spesso aperto al pubblico esterno.
Sono oltre un centinaio le compagnie o i gruppi che portano il teatro all’interno degli istituti penitenziari in Italia. I dati relativi al 2012 - ultimi disponibili - del "Monitoraggio sui laboratori teatrali negli istituti penitenziari" realizzato dalla Direzione generale detenuti e trattamento, riferiscono che nel 54 per cento delle carceri italiane sono attivi laboratori teatrali. La maggior parte (uno su tre) è recente e ha meno di tre anni di attività alle spalle, ma nell’11 per cento dei casi sono operativi da 4 a 6 anni e in un caso su cinque da 7 a 10 anni. Il 23 per cento vanta una storia lunga oltre 10 anni. (Giorgia Gay - Redattore Sociale)

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cinemaMercoledì 26 marzo 2014 presso l’Auditorium Parco della Musica, Sala Petrassi, è stato proiettato il film Come il Vento”, scritto e diretto da Marco Simon Puccioni, liberamente ispirato alla vita di Armida Miserere, direttore penitenziario, interpretata da Valeria Golino. Presente, su invito del Comune di Roma, una rappresentanza di studenti del Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II.
Il film è stato girato nel corso del 2012 ed ha avuto come location numerose località italiane, molte scene sono state realizzate in alcuni istituti penitenziari, in particolare sull’isola di Pianosa, dove Armida Miserere diresse il supercarcere nei primi anni Novanta. Altre scene sono state girate nelle carceri di Sulmona, Ancona, Ucciardone, Velletri, Civitavecchia. Il DAP ha messo a disposizione uomini, mezzi e strutture, in omaggio alla figura di Armida Miserere e alla sua intensa carriera di direttore penitenziario.
Il film è stato presentato fuori concorso all’edizione 2013 Festival internazionale del Cinema di Roma e ha già ricevuto diversi riconoscimenti in Italia e all'estero.
Alla serata, introdotta dal critico cinematografico Annamaria Pasetti,erano presenti il Capo del DAP Giovanni Tamburino, un rappresentante del Comune  di Roma, il regista Marco Simon Puccioni e Valeria Golino.

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teatro marassi17 marzo 2014 - Il teatro del carcere genovese di Marassi "apre" le porte all’esterno. Il carcere di Marassi contiene, infatti, al suo interno un teatro dove presto i detenuti potranno recitare per i loro compagni di pena ma anche per spettatori esterni. Il progetto, ormai quasi realizzato, è dell’associazione culturale Teatro Necessario. Negli ultimi quindici - venti anni non sono mancate le esperienze teatrali nelle carceri italiane.
"Ma - dichiara ad Adnkronos Alessandro Baldacci, direttore artistico di Teatro Necessario - questo è il primo teatro costituito appositamente all’interno di un carcere. Negli altri casi si tratta di locali adattati. Il fatto è che noi siamo stati costretti a costruire un teatro ex novo. A Marassi un locale da adibire a questo scopo non c’era. Noi facevamo già da tempo spettacoli appoggiandoci a un laboratorio dell’istituto tecnico Bernini attivo nel carcere".
"L’associazione Teatro Necessario Onlus - spiega - era nata nei primi mesi del 2009 su iniziativa di artisti, operatori culturali e insegnanti, con l’obiettivo di dare continuità e sviluppo alle attività già intraprese a partire dal 2005 con i detenuti di Marassi e gli studenti del corso di Laurea in Dams dell’Università di Genova".
L’associazione si prefigge lo scopo di intensificare e diversificare tutte quelle iniziative che si sono rivelate, oltre che uno strumento di integrazione e di riabilitazione per i detenuti, una fucina in grado di produrre manifestazioni di alto valore sociale oltre che di qualità artistica. "Quando - ricorda Baldacci - l’insegnante del Bernini Mireya Carmen Cannata, oggi presidente di Teatro Necessario, ci ha invitato a dotarci di una struttura stabile nel carcere, il direttore Salvatore Mazzeo ci ha proposto un cortile interno che non veniva utilizzato.
Lì avremmo potuto costituire un vero teatro". "L’architetto Vittorio Grattarola - aggiunge - ha progettato, gratis, una struttura di copertura prefabbricata rimovibile riscaldata che ospiterà al suo interno un palcoscenico attrezzato di 10 metri per 12, una platea per circa 200 spettatori e e tutti i servizi necessari. Tre anni dopo abbiamo ottenuto da Carige e San Paolo duecentomila euro, e i lavori sono partiti con l’intervento di una ditta esterna. La struttura era già pronta nel settembre 2013".
"Parallelamente - precisa Baldacci - utilizzando fondi europei, abbiamo potuto formare professionalmente una ventina di detenuti, 10 falegnami e 10 scenotecnici, che stanno terminando la parte interna del teatro e lo faranno funzionare, come macchinisti e attrezzisti. Manca ancora una parte dei fondi necessari per finire i lavori ma confidiamo di trovarli". Il prossimo spettacolo sarà l’Amleto.
"È già in programma - annuncia Baldacci - al Teatro della Tosse in maggio. Per le rappresentazioni all’interno del carcere si spera di poter iniziare in autunno, ma la questione non è semplice. Non basta finire i lavori, occorrono i collaudi e i permessi burocratici". La compagnia è formata da una quindicina di detenuti, due attori professionisti e due studenti.
"Per andare a recitare all’esterno - spiega Baldaccci - occorrono due guardie carcerarie per ogni detenuto, in tutto una trentina di agenti. All’interno non avremo questa complicazione. Comunque non è semplice neppure formare la compagnia.
Non è che posso sottoporre a provini la popolazione carceraria di Marassi. I detenuti che desiderano impegnarsi come attori devono possedere alcuni requisiti, tra i quali una determinata lunghezza della pena, di cui un terzo già scontato in carcere. Ora, con il fatto che potremo rappresentare i nostri spettacoli all’interno del carcere, sarà possibile impiegare anche quei detenuti che oggi, per la lunghezza della pena da scontare, non possono uscire". (Adnkronos)

 

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