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Il 2011 è l’anno decisivo per l’attuazione del piano che mira a combattere il sovraffollamento dei penitenziari italiani
di Daniele Autieri

Dopo un anno di gestazione prende forma il Piano Carceri presentato dal Guardasigilli nel gennaio scorso. Il cammino è lo stesso individuato dodici mesi fa su indicazione del Capo del DAP e Commissario delegato dal governo, Franco Ionta. Tre i pilastri su cui si regge la nuova impalcatura: aumento della capienza delle strutture carcerarie; incremento degli strumenti di detenzione esterna e una politica del personale che porti all’assunzione di circa 2.000 nuovi agenti.
Ed proprio su questo capitolo che si è aperto il 2011. In occasione della cerimonia di celebrazione del XX anniversario della Riforma della Polizia Penitenziaria, il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha infatti dichiarato: “siamo consapevoli dello sforzo che fate e per questo abbiamo voluto, con una legge sostenuta dal Parlamento, provvedere all’assunzione di 1.850 agenti che prenderanno servizio nel corso del 2011”. Nella stessa occasione il Guardasigilli ha anche sottolineato  l’eccezionalità delle nuove assunzioni evidenziando che l’incremento del personale è un fattore chiave per far marciare il sistema non solo in vista dei lavori per la realizzazione dei nuovi padiglioni, ma anche dell’aumento costante del numero dei detenuti che rasentano ormai il tetto record delle 70mila unità. Da qui l’obiettivo del Commissario delegato Ionta e del ministro Alfano di accrescere la capacità del sistema penitenziario italiano con 9.150 posti detentivi in più, ottenuti attraverso la costruzione di 11 nuovi istituti penitenziari e di 20 padiglioni per un costo complessivo stimato nell’ordine di 675 milioni di euro.
Un progetto ambizioso che nella realtà si traduce con una serie di intese già siglate e pronte a partire.
È quanto accaduto con la Regione Siciliana grazie all’intesa firmata il 21 dicembre scorso a Roma tra Franco Ionta e Caterina Chinnici, Assessore per le Autonomie Locali e la Funzione Pubblica, delegata dal Presidente Raffaele Lombardo. Il cuore dell’accordo lo ha spiegato lo stesso Ionta che ha dichiarato: “sono i numeri a testimoniare il valore di questa intesa: entro un paio di anni realizzeremo solo in Sicilia 2.400 nuovi posti detentivi, per una spesa complessiva di 195 milioni di euro”.
La partita siciliana prevede la costruzione di quattro nuovi istituti penitenziari di 450 detenuti ciascuno e tre padiglioni di 200 posti. Secondo quanto scritto nel Piano Carceri i quattro nuovi istituti saranno edificati a Catania, Marsala, Mistretta e Sciacca. I padiglioni, invece, amplieranno le strutture già esistenti di Siracusa, Trapani e Caltagirone. Ogni nuovo istituto costerà 40,5 milioni di euro mentre 11 milioni è il costo previsto per la realizzazione dei padiglioni. Per quanto riguarda i tempi saranno seguite le disposizioni urgenti per la realizzazione di tutti i penitenziari previste dalla legge 26 del 26 febbraio 2010.
“Il Piano Carceri – ha spiegato Ionta in occasione della firma dell’accordo – intende operare una transizione dall’emergenza cronica dovuta al sovraffollamento delle carceri alla stabilizzazione del sistema penitenziario”. L’intesa siciliana non è un caso isolato, ma un punto di partenza replicato in altre regioni italiane. Il 17 dicembre scorso un accordo analogo è stato siglato da Franco Ionta con il Presidente della Provincia Autonomia di Bolzano, Luis Durnwalder. In questo caso l’intesa mira alla costruzione di una nuova struttura penitenziaria nella città di Bolzano, più precisamente nell’area vicina all’aeroporto.
L’istituto sostituirà il carcere attuale, definito da Ionta “inadeguato e dalla capacità ricettiva ridotta”, avrà una capienza di 220 persone e disporrà di una sezione femminile.
Se dal punto di vista normativo l’intesa rispetta l’autonomia e le competenze della Provincia autonoma, da quello finanziario viene definita una forma di partenariato istituzionale. L’opera sarà infatti finanziata grazie ai fondi stanziati dallo Stato alla Provincia. A fronte di questo contributo la Provincia entrerà in possesso del vecchio carcere di via Dante.
L’accordo prevede inoltre la possibilità di applicare schemi contrattuali di partenariato pubblico-privato per realizzare l’opera, nei tempi e nei costi preventivati, la cui manutenzione in perfetto stato di funzionamento h 24 sarebbe a carico del privato.
“La realizzazione del nuovo carcere di Bolzano – ha dichiarato Durnwalder – è da anni uno dei temi centrali dell’agenda politica in Alto Adige, perché l’attuale struttura è assolutamente inadeguata e i limiti strutturali impediscono anche di svolgere quelle attività considerate fondamentali per il recupero della persona. Adesso l’auspicio è che i lavori del nuovo istituto localizzato a Bolzano sud possano iniziare già nei primi mesi del 2011”.
L’esperienza di Bolzano, come quella siciliana, sono due punti di una triangolazione che ha il suo estremo centrale nella città di Camerino. È nelle Marche che sorgerà un’altra nuova struttura figlia dell’accordo siglato tra il Commissario delegato e, in questo caso, l’Assessore ai Servizi Sociali della Regione, Luca Marconi.
La nuova struttura, la cui realizzazione costerà circa 40 milioni di euro, ospiterà 450 detenuti e consentirà di risolvere il problema del sovraffollamento nelle carceri marchigiane. I sette istituti attivi nella regione ospitano 1.131 detenuti (dati aggiornati al 31 ottobre scorso) a fronte di una capienza massima di 764 unità. “A questo proposito – ha commentato Ionta in occasione della firma all’intesa – il nuovo istituto di Camerino consentirà di stabilizzare il sistema penitenziario marchigiano, tutelando la dignità dei detenuti e migliorando sostanzialmente le condizioni di lavoro degli agenti di Polizia Penitenziaria”.
La struttura sarà realizzata come le altre in tempi rapidi, seguendo le disposizioni di urgenza previste dalla legge, sorgerà sul territorio comunale di Camerino e occuperà un’area di circa 17 ettari in prossimità della frazione Morro, a circa mezzo chilometro dall’ospedale. La macchina è ormai in moto e l’ambizioso progetto di edilizia penitenziaria messo in campo all’inizio del 2010 ha visto piantare le prime importanti bandierine, alle quali si è aggiunta anche recentemente la firma dell’intesa per la costruzione di un nuovo istituto a Pordenone. Ma questo non basta: il difficile cammino per la realizzazione di un sistema penitenziario più moderno, efficiente e capace di rispondere alle mutevoli esigenze della società, passa attraverso l’ampliamento del numero di agenti (di cui si è già parlato) e il ricorso sempre più massiccio e consapevole alle misure di esecuzione penale esterna.
Un mondo, quello delle misure alternative alla detenzione, che ormai riguarda circa 15mila detenuti che stanno scontando la fine della loro pena e che rappresenta indubbiamente un’importante valvola di sfogo per evitare di congestionare il sistema penitenziario più propriamente restrittivo. Lo stesso Ionta ha sottolineato che “le opere di edilizia penitenziaria sono solo un tassello, pur indispensabile, dell’articolato piano del Governo per risolvere l’emergenza”.
“Le misure deflattive alla carcerazione – ha continuato il Commissario delegato – come la legge sui domiciliari entrata in vigore recentemente, sono le altre tessere che compongono il mosaico”.
Il riferimento è alla legge 199 del 16 dicembre scorso che riguarda “le disposizioni relative all’esecuzione presso il domicilio delle pene detentive non superiori ad un anno”. Il provvedimento si riferisce non solo ai condannati a una pena inferiore a 12 mesi, ma anche a chiunque debba ancora scontare l’ultimo stralcio (inferiore a un anno) di una pena maggiore. Traducendo in numeri il corpo della legge, emerge che circa il 31% dei detenuti nelle carceri italiane potrebbe usufruire di tale beneficio.
Questa percentuale, già di per sé elevata, potrebbe aumentare fino a toccare il 58% se si considerano i ristretti con una pena residuale inferiore ai 3 anni, che potrebbero beneficiare di misure alternative al carcere. Scendendo nello specifico, attualmente sono circa 9.000 i detenuti che, in base alle caratteristiche previste dalla legge, sarebbero interessati dalla legge. È importante comunque sottolineare che la concessione del beneficio non è automatica, ma passa attraverso il necessario parere positivo del magistrato di sorveglianza. Questo paletto, unito agli altri previsti nella stesura del provvedimento, da un lato risponde al senso e alla percezione di sicurezza richiesto dalla società, dall’altro riduce in termini numerici la portata dello stesso che in definitiva riguarderà alcune migliaia di detenuti.
Per quanto non decisivo, si tratta comunque di un tassello importante che si inserisce nella più ampia strategia di razionalizzazione e modernizzazione del sistema carcerario italiano. Il maggiore ricorso alle misure di detenzione alternative non avrebbe infatti senso, nei termini di uno strumento per combattere il sovraffollamento, senza gli altri due pilastri del Piano Carceri: l’edilizia penitenziaria e l’assunzione di nuovi agenti.
Sono questi i cardini di una strategia unitaria che vive e può avere successo solo nella sua triplice azione, l’unica capace di rifondare il sistema partendo dalle sue fondamenta, e di ritrovare in esse il senso e la missione delle sue origini.

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