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Celebrata alla presenza di tanti rappresentanti delle Istituzioni e delle Forze di Sicurezza la cerimonia per i vent’anni di Riforma del Corpo di Polizia Penitenziaria
di Valeria Cosini

“Vent’anni di Riforma. Abbiamo scelto queste parole per celebrare i due decenni trascorsi dall’emanazione della Riforma del Corpo di Polizia Penitenziaria, perché il 15 dicembre del 1990 ha rappresentato un punto di arrivo e di partenza allo stesso tempo. L’emanazione della legge 395 costituì un importante risultato ma anche il punto da cui ripartire per attuare una completa trasformazione dell’intero sistema penitenziario”. Con queste parole il Capo del Dap Franco Ionta ha salutato gli uomini e le donne della Polizia Penitenziaria, in occasione della cerimonia per i vent’anni di Riforma celebrata a Roma lo scorso 15 dicembre. Un’occasione importante per illustrare le novità e i cambiamenti che in questi venti anni hanno accompagnato il Corpo, di fronte agli Agenti e ai tanti rappresentanti delle Istituzioni e delle Forze di Sicurezza intervenuti per l’occasione, presso la Scuola di Formazione di via di Brava.
“L’approvazione della legge di Riforma – ha detto Ionta – fu il risultato di un faticoso e lento cammino […]. Con l’emanazione della legge 354 del 1975, accolta come naturale attuazione dell’articolo 27 della Costituzione, riformare il regolamento del Corpo degli Agenti di Custodi era esigenza improrogabile per colmare la distanza dalla nuova impostazione dell’esecuzione penale disegnata dalla riforma del 1975. Il Corpo degli Agenti di custodia restava sostanzialmente ancorato allo status giuridico militare, soggetto a un sistema disciplinare rigido, con funzioni quasi esclusivamente di custodia e di sicurezza. La militarizzazione del Corpo degli Agenti di Custodia, stabilita nel 1945 per ragioni dettate dalle drammatiche condizioni delle carceri e alle proteste degli agenti, ha dunque rappresentato un freno alle legittime richieste del Corpo che rivendicava lo status giuridico a ordinamento civile, la libera sindacalizzazione, nuove funzioni, compiti e servizi”, oltre alla soppressione del ruolo delle Vigilatrici Penitenziarie. La legge di Riforma fu il frutto di un lavoro collettivo; tra le figure che maggiormente si spesero per la Riforma Ionta ha ricordato Luigi Daga, Direttore dell’ufficio studi scomparso nel 1993. Il suo impegno nella stesura del disegno di legge contribuì a rinnovare l’intera architettura dell’Amministrazione Penitenziaria, con l’istituzione del Dipartimento e del Corpo.
Dopo l’attuazione della Riforma, tra i primi importanti cambiamenti vi fu il passaggio di competenza del Servizio di Traduzioni e Piantonamenti alla Polizia Penitenziaria avvenuto nel 1996 come naturale ampliamento della vigilanza dei detenuti anche nella fase di spostamento da e verso altri istituti o per ragioni processuali; servizio per il quale oggi si stanno studiando nuovi ed importanti compiti quali le traduzioni aeree e il collegamento video per le udienze dei detenuti; modelli operativi che amplieranno competenze e ruoli degli agenti del servizio.
Altro importate cambiamento fu quello che decise la partecipazione della Polizia Penitenziaria alle attività di Osservazione e Trattamento. “Un riconoscimento formale – ha precisato Ionta – perché è innegabile, allora come oggi, che il Personale di Polizia Penitenziaria è quello che più di ogni altro vive il contatto con la popolazione ristretta in maniera continuativa: conoscenza diretta, interventi d’urgenza nelle situazioni critiche, attività di sostegno durante i momenti di sconforto che richiedono una grande capacità di ascolto. Il senso di umanità ha da sempre caratterizzato il lavoro dell’Agente di Custodia prima e della Polizia Penitenziaria poi”.
E ancora il Presidente Ionta ha ricordato l’istituzione del Gruppo Operativo Mobile nel 1997 per la gestione dei detenuti sottoposti al regime del 41 bis, a sostegno di un carcere presidio di legalità e sicurezza. Inoltre un richiamo particolare alla sensibilità, alla forza e alla passione delle donne che hanno arricchito con le loro peculiari caratteristiche il quotidiano lavoro del Corpo, in ogni ruolo e servizio.
In conclusione il Capo del Dap ha voluto ricordare le “vite spezzate dalla cieca violenza della criminalità organizzata e terroristica, ma anche vittime del dovere, cadute per difendere fino all’estremo sacrificio il giuramento di lealtà e di rispetto dei principi delle istituzioni democratiche”. Uno su tutti, l’esempio di Andrea Schivo, un Agente di Custodia che durante l’occupazione tedesca, nel 1945, aiutò gli ebrei detenuti nel carcere milanese di San Vittore portando loro cibo e messaggi; attività che gli costò la deportazione nel lager di Flossembürg dove trovò la morte.
“Se il passato sono le nostra radici – ha concluso il Capo del Dipartimento – il futuro del Corpo e dell’Amministrazione è nelle nostre mani, nella nostra capacità di volgerci ad esso senza timore, con positività e fiducia”.
Il futuro della Polizia Penitenziaria passa anche attraverso il riconoscimento, da parte del Governo, della grave situazione che si vive all’interno degli istituti. “Seimila Agenti in meno con tremila detenuti in sovranumero – ha detto il Ministro Angelino Alfano, intervenuto alla celebrazione – è un vuoto di organico che rende il vostro lavoro più faticoso. Siamo consapevoli dello sforzo che fate e per questo abbiamo voluto, con una legge sostenuta dal Parlamento, provvedere all’assunzione di 1.850 agenti che nel corso del 2011 prenderanno servizio”. Il Guardasigilli ha inoltre garantito alla Polizia Penitenziaria di lavorare affinché la specificità della professione del Corpo venga riconosciuta, non solo a livello professionale, ma anche economico.
Per la celebrazione del ventennale è stata realizzata anche una cartolina, distribuita a tutti i partecipanti, per la quale è stato disposto un annullo postale speciale, applicato dalle Poste Italiane. La cartolina è un simbolo che sintetizza, con la raffigurazione dello stemma, i principi che da vent’anni tengono unito il Corpo sotto l’effige dei valori radicati e tramandati nel tempo; un’identità condivisa dagli uomini e dalle donne che con orgoglio indossano la divisa della Polizia Penitenziaria.
Nel corso della cerimonia è stata inoltre presentata l’edizione 2011 del calendario: “Un anno con la Polizia Penitenziaria” con tanti testimonial d’eccezione scelti tra attori del cinema e del teatro, personaggi della televisione e del giornalismo – molti dei quali presenti in sala – che insieme agli Agenti hanno accettato di farsi fotografare all’interno delle strutture penitenziarie del Paese, per far conoscere ai cittadini un lavoro sconosciuto e spesso vittima del pregiudizio. Il carcere non è solo il luogo che garantisce separazione dai soggetti che hanno commesso un reato, per molti il carcere è il luogo di lavoro, dove quotidianamente prestano servizio con dignità e dedizione. “La presenza di questi personaggi famosi e popolari – ha spiegato Gianni Letta, presente alla cerimonia – dà conto di quell’impegno, di quell’abnegazione e di quello spirito con cui voi fate il vostro lavoro; delle difficoltà nelle quali lo fate e di quella vita da reclusi che senza colpa siete costretti a scontare per proteggere la libertà degli altri”.

Noi e la Polizia Penitenziaria

Un anno con la Polizia Penitenziaria. Dal 1983 il calendario del Corpo è il marchio della professionalità e dell’istituzione, un omaggio a tutti gli Agenti
a cura dell’Ufficio Stampa del DAP

Attori e giornalisti, teatro cinema e informazione. La comunicazione passa anche da qui. Così è nata l’idea del calendario 2011 della Polizia Penitenziaria. Correva l’anno 1983, quando l’allora Corpo degli Agenti di Custodia ebbe il suo primo calendario, dodici mesi dedicati, di anno in anno, alla storia, alle attività, alle uniformi, alla tradizione e alla modernità. Il calendario del Corpo è un omaggio prima di tutti agli appartenenti alla Polizia Penitenziaria ma è anche oggetto di rappresentanza, di comunicazione e di immagine che utilizza l’elemento figurativo come strumento diretto e facilmente riconoscibile di un “marchio”, che è il marchio della professionalità e dell’istituzione.
L’edizione 2011, stampata in 55.000 copie, ha avuto un incredibile gradimento per la novità che lo ha caratterizzato. E la novità è stata proprio la voglia di raccontarsi attraverso la scelta di dodici testimonial del mondo dell’informazione, della cultura, del teatro e del cinema. Testimonial che, per diverse ragioni, hanno con la Polizia Penitenziaria un filo che li unisce. Perché gli attori? Da tempo il Dipartimento, attraverso l’Ufficio Stampa e Relazioni Esterne, ha istituito un servizio che si dedica alle numerose richieste di girare scene di film e fiction all’interno degli istituti, con la collaborazione preziosa della Polizia Penitenziaria. La necessaria autorizzazione per lo svolgimento delle riprese è concessa dall’Ufficio Stampa a seguito di un lavoro capillare di esame delle sceneggiature, affinché esse non contengano situazioni e dialoghi lesivi per l’immagine del Corpo e dell’Amministrazione. Non è stato facile riuscire a costruire un rapporto di collaborazione con le case di produzione che, in mancanza di una diretta conoscenza del nostro mondo, si affidavano a “esperti” poco esperti di carcere. La disponibilità e la consulenza offerta sta producendo un cambiamento di rotta e vede l’abbandono di stereotipi, di pregiudizi ed errori marchiani che erano piuttosto frequenti. Nel caso di ambientazioni e sceneggiature più complesse, al fine di assicurare una corretta realizzazione delle scene, un funzionario di Polizia Penitenziaria dell’Ufficio Stampa è presente in loco per tutta la durata delle scene realizzate in carcere, ma anche in altre location esterne che prevedono la presenza della Polizia Penitenziaria e dei  suoi mezzi. Da questa collaborazione è nata l’idea di rivolgerci a quegli attori “incontrati” sui set  chiedendo loro di fare da testimonial per il nostro calendario. La risposta è stata immediata, generosa, entusiasta. La stessa riflessione è stata fatta per coinvolgere i giornalisti che hanno fatto da testimonial. Il rapporto con l’informazione è costante, abbiamo quindi pensato che tra i testimonial  la presenza di giornalisti avrebbe avuto un significato importante per veicolare la comunicazione nel mondo dell’informazione.
Il risultato è stato il confezionamento di un calendario nuovo, originale, bello da sfogliare e da conservare. Ma i veri protagonisti sono stati loro, gli uomini e le donne della Polizia Penitenziaria che hanno accettato di mettersi in posa, di giocare, di ridere, di fare da testimonial di sé stessi e dei propri colleghi. E grazie anche a tutti i comandanti, ai responsabili di servizi e nuclei che hanno professionalmente contribuito nelle fasi organizzative che, da nord a sud, hanno consentito di “costruire” il calendario. ■

Gennaio
L’anno si apre con le foto di Bianca Guaccero. L’attrice è immortalata insieme agli Agenti della Polizia Penitenziaria mentre impugna delle armi da fuoco all’interno del poligono di tiro. La location è quella dell’Istituto di Sperimentazione e Perfezionamento al Tiro, all’interno della Scuola di Formazione di via di Brava.

Febbraio
Protagonista del mese di febbraio è il giornalista de “Le Iene”, Luigi Pelazza, ritratto in piazza del Duomo, a Milano, insieme agli uomini e alle donne della Casa Circondariale di San Vittore e della Casa di Reclusione di Opera. Le donne della Pol Pen fingono un arresto in pieno centro al quale il giornalista, noto per la sua simpatia, si presta facendo finta di opporsi. Sempre in piazza del Duomo Pelazza sorride tra le Agenti, simpaticamente seduto sulla 500 Fiat in dotazione al Corpo di Polizia Penitenziaria.

Marzo
La giornalista Franca Leosini è il volto del mese di marzo, insieme alle donne della Polizia Penitenziaria dell’istituto romano Rebibbia Femminile, location delle fotografie.
“Quella del carcere è un’esperienza che si capisce fino in fondo – ha affermato la giornalista – solo vivendola dall’interno, non solo come operatore, ma anche come semplice osservatore. Le capacità, le difficoltà, la generosità e il sacrificio oltre ai i meriti straordinari degli operatori delle strutture penitenziarie sono purtroppo poco riconosciuti. Avvicinare questo mondo al nostro, che indubbiamente è magnificato, è un modo per diffondere e per gratificare questo lavoro, perché chi non varca quei cancelli non può rendersi conto delle difficoltà che dentro vi si trovano e del grande salto di qualità che la Polizia Penitenziaria ha compiuto negli ultimi anni”.

Aprile
Simona Cavallari è protagonista del mese di aprile. La foto, scattata nel carcere dell’Ucciardone a Palermo, la ritrae tra gli Agenti che tirano in aria i berretti. “Entrare in carcere non è  un’esperienza piacevole perché, dai racconti degli agenti, ho capito che la realtà, soprattutto a Palermo, è molto difficile e i disagi che vivono i detenuti li vivono gli agenti stessi”. La presenza di volti noti sul calendario serve a “dare voce a persone che sacrificano la loro vita, i loro affetti e il loro tempo libero per la libertà di tutti, in particolare a questo Corpo di Polizia che ha una quotidianità molto particolare e molto chiusa”.

Maggio
Tra gli Agenti del NIC, a maggio, c’è Michele Placido. “Due erano le strade possibili da percorrere – ha detto il regista – per noi ragazzi del Sud: o dalla parte della legge o da quella della malavita e mi vanto sempre di aver fatto, per due anni della mia vita, il Poliziotto. Il mio ultimo film, Vallanzasca, è stato criticato da molti perché tratta di una mente criminale. Ma la domanda vera è: come hanno fatto a contenere questa mente in tutti questi anni? Oggi quel criminale è un po’ meno cattivo e un po’ più uomo, e questo è stato possibile solo grazie al lavoro straordinario di persone altrettanto straordinarie”.

Giugno
Giugno ospita gli scatti dedicati alla giornalista Elena Guarnieri nella Casa di Reclusione di Milano Bollate, su una macchina elettrica della Polizia Penitenziaria, circondata da Agenti sorridenti in divisa. “Vorrei rivolgere – ha detto la giornalista – un ringraziamento come giornalista e come cittadina. Sono contenta di aver contribuito a portare fuori dai penitenziari l’immagine di questo mestiere che è molto duro, ma che gli Agenti svolgono con grande spirito di abnegazione. Spero che la mia immagine serva ad avvicinare le persone e far capire loro che chi lavora all’interno di un carcere difende tutti noi. Purtroppo, a volte, noi giornalisti rischiamo di negativizzare l’immagine di chi lavora all’interno solo per casi di cronaca”.

Luglio
A luglio c’è l’attrice Martina Colombari ritratta su una moto di servizio, tra gli Agenti del Gruppo Operativo Mobile, a piazza Farnese a Roma.

Agosto
LLando Buzzanca è il testimonial del mese di agosto, ritratto nelle sale del Ministero della Giustizia di via Arenula.
Una location istituzionale dove l’attore posa tra gli uomini e le donne della Polizia Penitenziaria, tra cui spicca del Sigillo di Stato.

Settembre
Protagonista degli scatti del mese di settembre è l’attrice e conduttrice Samya Abbari, ritratta tra gli atleti dell’Astrea – la squadra di calcio della Polizia Penitenziaria – sul campo  sportivo di Casal del Marmo.

Ottobre
Gianmarco Tognazzi, con la toga da magistrato, è il testimonial del mese di ottobre in compagnia del Nucleo Traduzioni e Piantonamenti della Casa Circondariale Pagliarelli di Palermo. La foto è stata scattata all’interno delle aule del tribunale del capoluogo siciliano.

Novembre
A novembre la location è quella del Globe Theatre di Roma dove Gigi Proietti posa tra gli agenti del Nucleo Regionale Cinofili.
Proietti ha generosamente messo a disposizione lo spazio del Globe Theatre di cui è il direttore.

Dicembre
Per l’ultimo mese dell’anno il testimonial è l’attore Leo Gullotta fotografato all’interno dell’istituto romano Regina Coeli mentre posa tra gli agenti della Polizia Penitenziaria, nella rotonda dello storico carcere romano.

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