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Il 13 maggio si sono tenuti a Roma i festeggiamenti del 194° Annuale di Fondazione del Corpo di Polizia Penitenziaria
di Daniele Autieri

Una corona d’oro deposta al sacello del Milite Ignoto presso l’Altare della Patria: con questo gesto in memoria dei caduti compiuto alle 9 del mattino dal ministro della Giustizia, Angelino Alfano, e dal Capo del Dap, Franco Ionta, è iniziata la giornata del 194° Annuale del Corpo della Polizia Penitenziaria.
Un atto sentito che, attraverso un ponte invisibile, prosegue nel pomeriggio, alle 15,15, con l’assunzione della guardia d’Onore al Palazzo del Quirinale del Corpo di Polizia Penitenziaria.
Al centro di questi due eventi, una giornata da ricordare, vissuta ai piedi dell’Arco di Costantino, divenuto ormai il salotto storico che ogni anno ospita le celebrazioni del Corpo. Sul palco, allestito per la Festa, il parterre delle grandi occasioni: prima dell’arrivo del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, accompagnato dal Capo Franco Ionta e dal ministro Alfano, hanno preso posto il Presidente del Senato, Renato Schifani, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, il Sottosegretario agli Interni, Afredo Mantovano, la Presidente della Regione Lazio, Renata Polverini.
Alle 11,30 i 60 orchestrali della Banda del Corpo, diretti dal maestro Fausto Remini, hanno aperto la strada all’ingresso del Reparto di Polizia Penitenziaria schierato per rendere gli onori al Presidente della Repubblica. Il Reparto è composto dalla compagnia dei neo-Vice Commissari e da un contingente del Gruppo Operativo Mobile, seguiti dal Servizio Cinofili e da alcuni rappresentanti del Reparto a Cavallo.
L’ingresso degli agenti è seguito da quello del Gonfalone dell’Associazione Nazionale Polizia Penitenziaria, e dei Gonfaloni della Regione Lazio, della Provincia e del Comune di Roma.
Pochi minuti più tardi, alle ore 12, l’arrivo del Presidente Napolitano segna l’inizio ufficiale della celebrazione e apre agli interventi del Capo del Dap (che pubblichiamo integralmente) e del Guardasigilli.
Prendendo la parola, Angelino Alfano ha salutato i rappresentanti di un Corpo che “serve il Paese da sempre e che è oggi parte indissolubile dell’Unità nazionale”.
“Questa giornata – ha dichiarato il ministro della Giustizia – è dedicata all’abnegazione con cui questi uomini e queste donne affrontano i sacrifici e le criticità del sistema giustizia. Stiamo gestendo il più alto numero di detenuti della storia repubblicana grazie allo sforzo, alla dedizione e alle capacità di ciascuno di voi”.
Poi il ministro ha sottolineato il ruolo di primo piano ricoperto dal Corpo nell’attività di contrasto alla criminalità organizzata, sia nelle operazioni in collaborazione con le altre Forze di Polizia, sia all’interno delle carceri con l’applicazione ferrea del regime di massima sicurezza.
“Il 41 bis – ha detto Alfano – rimane una delle più efficaci misure contro le mafie. Nel 2008 i detenuti sottoposti a questo regime erano 573, oggi sono 690, un massimo storico. Questo espone gli agenti a dei rischi e a indubbie difficoltà, ma rende un servizio fondamentale al Paese”.
Il ministro è poi tornato sul Piano Carceri, annunciando la conclusione della fase di progettazione dei 20 nuovi padiglioni da realizzare. Un tema su cui si è soffermato nel suo intervento di apertura anche il Capo del Dap, Franco Ionta, quando ha dichiarato: “il 2010 è stato l’anno dell’emergenza e della progettualità, il 2011 è stato aperto con l’avvio delle sottoscrizioni dei protocolli d’intesa con le Regioni per avviare la costruzione dei nuovi edifici penitenziari e con l’avvio dei lavori per la costruzione dei nuovi padiglioni all’interno degli istituti esistenti”.
Ionta ha poi sottolineato l’incremento della popolazione detenuta, che oggi conta 67.600 presenze, definendolo come “l’aspetto di maggiore preoccupazione”, perché ha spiegato – “il sovraffollamento determina condizioni di vita a volte insopportabili, rende difficile la gestione della quotidianità, della sicurezza e rende il lavoro della Polizia Penitenziaria faticoso e logorante”.
La risposta a questo è arrivata dal piano carcere che ha previsto, oltre alla parte strutturale, un incremento di circa 3.400 unità di Polizia Penitenziaria, di cui 760 già operative dal prossimo settembre.
Oltre alla riflessione sul futuro del sistema penitenziario, la Festa è stata anche occasione per guardare al presente e fare un bilancio sul passato, riconoscendo il lavoro compiuto in questi anni dagli uomini e dalle donne del Corpo. A questo proposito, un momento di particolare commozione è stata la consegna dalle mani del Presidente Napolitano della Bandiera d’Istituto al Gruppo Operativo Mobile, nella persona del Direttore Responsabile, il Generale di Brigata Alfonso Mattiello.
Il riconoscimento al GOM è stato poi accompagnato a quello tributato ai singoli agenti. Anche in questo caso è stato il Presidente della Repubblica a consegnare le onorificenze ad alcuni appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria che si sono particolarmente distinti per qualità morali e professionali.
Merito e rispetto, dedizione e coraggio: sono questi i sentimenti che hanno accompagnato le fasi finali di questo 194° Annuale che si è concluso con gli Onori tributati al Presidente Napolitano e con un’ultima intonazione dell’Inno di Mameli interpretato dalla Banda del Corpo.
Nell’anno del 150° anniversario dell’Unità d’Italia il saluto agli uomini e alle donne della Polizia Penitenziaria si è caricato di un senso e di un valore speciali, figli di un sentimento di riconoscenza verso chi, facendo il proprio lavoro, assicura alla collettività il senso della sicurezza unito al rispetto del diritto. N



Il messaggio del Presidente della Repubblica GIORGIO NAPOLITANO

In occasione dell’Annuale della Festa del Corpo sono lieto di esprimere, a nome di tutta la Nazione e mio personale, i più vivi sentimenti di gratitudine agli uomini e alle donne della Polizia Penitenziaria che adempiono quotidianamente alle loro funzioni istituzionali sia garantendo la sicurezza negli istituti sia contribuendo fattivamente – in attuazione del dettato costituzionale – al trattamento rieducativo dei soggetti detenuti. Anche in un momento reso più difficile e faticoso dal sovraffollamento carcerario, la Polizia Penitenziaria assolve in silenzio alle sue complesse e delicate funzioni con dedizione, coraggio, competenza e umanità.
Un continuativo sforzo di formazione, aggiornamento e specializzazione degli appartenenti al Corpo ha portato anche ad affinare le capacità investigative e a rendere perciò più efficace il rapporto con le autorità giudiziarie inquirenti, che ad essi si rivolgono con sempre maggiore fiducia nella loro specifica professionalità.
Con l’auspicio che le iniziative assunte per contrastare la situazione di emergenza del sistema carcerario conseguano il risultato di un progressivo miglioramento delle condizioni generali degli istituti e nel commosso ricordo di coloro che hanno portato sino all’estremo sacrificio l’attaccamento al dovere, giungano a tutti voi, ai colleghi non più in servizio e alle vostre famiglie i più fervidi voti augurali.


La bandiera al GOM

Il Presidente della Repubblica ha consegnato la Bandiera d’Istituto al Gruppo Operativo Mobile nella persona del Generale di Brigata Alfonso Mattiello


Alle 12,30, quando il Generale di Brigata Alfonso Mattiello, Direttore Responsabile del Gruppo Operativo Mobile, si è alzato per dirigersi al cospetto del Presidente della Repubblica, gli uomini e le donne del GOM hanno fissato nella memoria quel momento che aspettavano da tempo.
Un minuto dopo, di fronte al Capo del Dap Franco Ionta, Giorgio Napolitano ha consegnato al GOM nella persona del Generale Mattiello la Bandiera d’Istituto, un riconoscimento prestigioso e figlio del lavoro compiuto in questi anni dal Reparto della Polizia Penitenziaria.
“È stato un momento di grande emozione personale – racconta oggi Mattiello – e di enorme soddisfazione per tutto il Gruppo. Il nostro è un lavoro oscuro, silenzioso, che per sua natura deve rimanere lontano dai riflettori, eppure questo riconoscimento è la dimostrazione che quel lavoro oscuro è stato capito e apprezzato e soprattutto ci conferma la vicinanza delle Istituzioni”.
Il Gruppo Operativo Mobile, una delle specialità della Polizia Penitenziaria, nasce nel 1997 come reparto finalizzato ad impedire la continuità dell’egemonia dei boss mafiosi nelle carceri. Con i decreti del ministero di Giustizia del 1999 e del 2003 è stato elevato prima a entità dotata di mezzi, armi e personale specificatamente preparato, poi a Direzione, inserita nell’Ufficio di staff del Capo del Dipartimento.
“Siamo un reparto come gli altri all’interno della Polizia Penitenziaria – spiega il Generale Mattiello – ma abbiamo delle specializzazioni particolari. I nostri agenti conducono una vita di sacrifici, vivono chiusi nei penitenziari per 20 giorni al mese e spesso restano lontani dalle loro famiglie, ma questo fa parte del nostro lavoro e quando il Capo dello Stato ci ha consegnato la Bandiera d’Istituto ho ricevuto centinaia di telefonate dai miei ispettori e dagli agenti che volevano rendermi partecipe della loro commozione”.
Una commozione che, per Mattiello, fa il paio con l’orgoglio di appartenere a questo Reparto e al Corpo della Polizia Penitenziaria.
“Questo riconoscimento al nostro lavoro – conclude – è la conferma che valori come l’onore, la dignità, la Patria, il coraggio, il senso della divisa, sono validi ancora oggi e ben rappresentati da molti servitori dello Stato”. n

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