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Pubblichiamo l’intervento del Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Franco Ionta

È doveroso aprire il mio intervento di saluto rendendo un sentito omaggio al 150° Anniversario dell’Unità d’Italia, ai valori fondanti della Nazione, alla storia che ci accumuna e ci rende orgogliosi di essere Italiani.
In questi 150 anni il sistema penitenziario è stato lo specchio dell’evoluzione della storia del nostro Paese, che ha raggiunto l’espressione più alta e compiuta della democrazia con l’art. 27 della Costituzione, sancendo due principi che appartengono al patrimonio collettivo: la pena non può essere contraria al senso di umanità e deve tendere alla rieducazione. È da qui che partiamo, ogni giorno, per dare senso al nostro lavoro ed è da qui che la Polizia Penitenziaria, un Corpo che io amo definire una “polizia di giustizia”, esplica il suo mandato istituzionale.
Giustizia, sicurezza, custodia, risocializzazione. Sono queste le parole chiave che definiscono la specificità della Polizia Penitenziaria, un Corpo di Polizia che custodisce le persone nel senso che le prende in carico e si assume la responsabilità di restituirle alla fine del percorso detentivo, possibilmente migliori di prima. Sappiamo bene che questa affermazione non indica una previsione certa e non potrebbe esserlo neppure in un sistema penitenziario che abbia superato emergenza,  sovraffollamento, carenza di risorse materiali e di organici.
Le difficoltà del sistema che sono esplose in maniera drammatica e che hanno determinato la dichiarazione dello stato di emergenza non possono certo dirsi superate, ma abbiamo delineato e avviato il progetto per superare l’emergenza e ragionare in termini di stabilizzazione del sistema.
Il piano carcere è partito da questa consapevolezza: ampliare le strutture penitenziarie, introdurre misure deflattive, incrementare gli organici. Il punto di partenza è il record assoluto di presenze di detenuti degli ultimi anni, strutture vecchie e fatiscenti, organici del personale insufficienti. Un sistema inadeguato per assolvere al dettato costituzionale, che negli ultimi anni non ha ricevuto risposte appropriate bensì interventi di emergenza, appunto, come è stato per l’indulto del 2006, un’occasione mancata perché all’eccezionalità della misura deflattiva che aveva consentito una massiccia riduzione delle presenze, non sono seguiti provvedimenti in grado di risanare il sistema.
Il 2010 è stato l’anno dell’emergenza e della progettualità, il 2011 è stato aperto con l’avvio delle sottoscrizioni dei protocolli d’intesa con le Regioni per avviare la costruzione dei nuovi edifici penitenziari e con l’avvio dei lavori per la costruzione dei nuovi padiglioni all’interno degli istituti esistenti. Ristrutturare e ampliare le carceri esistenti e avviare la costruzione di nuovi istituti risponde esattamente al dettato dell’art. 27 della Costituzione, nella parte in cui afferma che la pena non deve essere contraria al senso di umanità, perché le condizioni materiali della detenzione rappresentano il fondamento di una pena che deve tendere alla rieducazione e deve garantire la sicurezza di tutti.  
Strutture penitenziarie efficienti, dotate di sistemi tecnologici all’avanguardia in grado di ridurre l’impiego del personale in funzioni di routine, con spazi dedicati alle attività educative, aree verdi e locali che consentono un miglioramento dei rapporti tra persone detenute e le loro famiglie, razionalizzazione degli spazi, camere detentive dignitose, sono gli interventi previsti nel piano straordinario di edilizia penitenziaria. L’incremento della popolazione detenuta, che oggi conta 67.600 presenze, è l’aspetto di maggiore preoccupazione, perché il sovraffollamento determina condizioni di vita a volte insopportabili, rende difficile la gestione della quotidianità, della sicurezza e rende il lavoro della Polizia Penitenziaria faticoso e logorante.
Il piano carcere ha previsto un incremento di circa 3.400 unità di Polizia Penitenziaria, già a settembre entreranno in servizio 760 nuovi agenti attualmente impegnati nei corsi di formazione. Un massiccio incremento di organico, non ancora sufficiente per il pieno raggiungimento dell’organico previsto di 45.000 unità, ma certamente il più sostanzioso che sia mai stato previsto per la Polizia Penitenziaria.
La cerimonia annuale che oggi stiamo celebrando alla presenza del Presidente della Repubblica e delle più alte cariche istituzionali è il riconoscimento pubblico più alto che tributiamo a voi, alla Polizia Penitenziaria a cui tutto il Paese deve gratitudine e ammirazione per il lavoro che fate, un lavoro silenzioso, faticoso, rischioso e profondamente umano.
Nelle mie frequenti visite negli istituti penitenziari vedo volti di persone che indossano con orgoglio la divisa, che sopportano carichi di lavoro pesanti, e lo fanno con professionalità, dignità, consapevolezza del ruolo e con la responsabilità di garantire sicurezza e trattamento. È con orgoglio che stringo la mano di questi uomini e di queste donne che hanno il merito di garantire le tenuta del sistema, che intervengono nelle situazioni critiche con coraggio, con umanità, con professionalità, salvando la vita a persone che mettono in atto comportamenti autolesionistici, mettendo a rischio anche la propria vita, che lavorano in condizioni difficili per il sovraffollamento e la fatiscenza delle strutture. Eppure di tutto questo non leggiamo sui giornali, perché la normalità, ancorché fatta di atti di eroismo quotidiano, non fa notizia. Il ruolo dell’informazione è fondamentale per la conoscenza dei fatti e la denuncia civile, le nostre carceri sono aperte ai giornalisti e le centinaia di autorizzazioni che ogni anno rilasciamo sono la testimonianza che il carcere non è un luogo che si nasconde. Ma dobbiamo constatare che la lettura che se ne dà risente ancora di pregiudizi e stereotipi, e che la Polizia Penitenziaria, troppo spesso, viene posta sullo sfondo, ci si riferisce ai suoi operatori con espressioni obsolete come guardie carcerarie e addirittura secondini, espressioni che insistono in una connotazione negativa del ruolo.
Dobbiamo ripartire anche da qui, da un mutamento culturale, e in questo l’informazione può e deve fare molto, se vogliamo che si esca dal falso dualismo di un carcere o troppo buono o troppo cattivo. E in questa semplificazione si perde di vista che il carcere è una realtà complessa ma che appartiene a tutti, perché se il tempo della pena può essere utile per risocializzare, allora i benefici appartengono a tutti, perché la riduzione della recidiva significa più sicurezza per i cittadini, significa che l’investimento umano ed economico produce effetti positivi sulle persone che scontano la pena e sulla società nel suo complesso. Riconoscere alla Polizia Penitenziaria l’importanza delle funzioni, imparare a conoscere un corpo di polizia che partecipa del sistema della sicurezza del paese serve a comprendere meglio il sistema dell’esecuzione penale nel suo complesso.   
Alla Polizia Penitenziaria dobbiamo attenzione e sostegno, lo debbono in primo luogo l’Amministrazione Penitenziaria, il Governo, il Parlamento e le Istituzioni. Il raggiungimento del riallineamento, ad esempio, è un obiettivo da raggiungere  per colmare una distanza con le altre forze di polizia e sanare quindi una situazione di squilibrio che genera insoddisfazione e  mortifica le professionalità che costituiscono il Corpo di Polizia Penitenziaria. Stiamo lavorando per ottimizzare le forze e le risorse, migliorare l’azione penitenziaria e intendiamo farlo con l’apporto di tutte le componenti dell’Amministrazione, dalla dirigenza alle professionalità giuridico-pedagogiche e di tutto il comparto ministeri, a tutti loro e alla Polizia Penitenziaria rivolgo l’appello a non smarrire mai il senso dell’unità degli interventi per una gestione condivisa degli obiettivi.
L’Amministrazione Penitenziaria ha bisogno di tutti voi, tutti siete chiamati a rispondere alle grandi sfide che ci attendono. Dal centro alla periferia esiste un’unica Amministrazione, le scelte strategiche che partono dal centro ascoltano i bisogni espressi dal territorio, ma è qui che le scelte strategiche e amministrative diventano azioni concrete e buona amministrazione. Talvolta invece insorgono conflitti che diventano azione frenante e condizionano il risultato.
La comunità penitenziaria, questa è la definizione che ritengo definisca meglio la nostra amministrazione, è fatta di persone, e quindi anche di dinamiche interpersonali e di categorie, richiede ascolto, rispetto, vicinanza al personale,  dialogo e capacità di superare le distanze. Alle organizzazioni sindacali va il mio sentito, sincero, autentico apprezzamento per il senso di responsabilità nell’affrontare con atteggiamento costruttivo le questioni nella loro complessità. La strada del dialogo e del confronto tra amministrazione e sindacati è indispensabile e auspico che il tempo rafforzi ancor più la reciproca volontà di compiere passi importanti per la crescita dell’Amministrazione e della Polizia Penitenziaria.
Ho affermato che il Corpo di Polizia Penitenziaria è una polizia di giustizia, perché se la giustizia amministrata nei tribunali tiene conto del reato, e stabilisce la proporzionalità della pena, è con l’ingresso in carcere che comincia il vostro lavoro, un lavoro che ha, negli anni, visto il sacrificio di molte vite di appartenenti alla Polizia Penitenziaria, vite spezzate dalla cieca violenza terroristica e mafiosa, vite spezzate nell’adempimento del dovere, divise macchiate di sangue che hanno provocato il dolore lacerante di madri, mogli figli. A loro non possiamo restituire il bene prezioso della presenza dei loro cari, a loro possiamo solo consegnare il nostro grazie, un abbraccio commosso e una vicinanza morale e il ricordo indelebile dei loro nomi.
Grazie per la presenza di tutti voi, grazie al Presidente della Repubblica che sappiamo esserci vicino, e la cui presenza, oggi, ci conforta e ci fa sperare.
Viva la Polizia Penitenziaria. N


La consegna delle onorificenze Costantino Satta Medaglia d’Oro al Merito Civile, alla Memoria del Maresciallo del Corpo degli Agenti di Custodia, Costantino Satta. Ritira l’onorificenza il figlio Giorgio.

“In servizio in qualità di Capo Guardia presso un Istituto Penitenziario, assolveva il proprio compito con alto senso del dovere e con incondizionata dedizione.
A seguito dell’assalto di una banda armata penetrata all’interno del carcere, nel tentativo di bloccare la fuga dei detenuti veniva ucciso a colpi di pistola, esplosigli contro da un componente della banda.
Mirabile esempio di spirito di servizio ed altissimo senso del dovere, spinti sino all’estremo sacrificio”.
8 giugno 1945 - Ferrara

Giorgio Satta: “è un’emozione fortissima perché né io né la mia famiglia ci aspettavamo questo riconoscimento. Due anni fa è stato intitolato il carcere di Ferrara a mio padre e adesso è arrivata questa medaglia: è bellissimo. Adesso sono qua, di fronte al Presidente della Repubblica, ed è un onore per me. Avevo 4 anni quando mio padre è morto, poi crescendo le altre persone mi hanno raccontato i fatti di quel drammatico giorno. Questo è un modo per stare vicino a mio padre”.
Salvatore Russo

Medaglia di Bronzo al Merito Civile conferita all’Assistente Capo di Polizia Penitenziaria Salvatore Russo.

“Libero dal servizio, con grande coraggio e cosciente sprezzo del pericolo non esitava, unitamente ad un Assistente della Polizia di Stato, ad introdursi all’interno di un edificio interessato da un violento incendio, per soccorrere e trarre in salvo un’anziana donna con problemi di deambulazione.
Chiaro esempio di elette virtù civiche ed encomiabile senso del dovere”.
30 aprile 2008 – Pomigliano d’Arco (Napoli)

Salvatore Russo: “Il 30 aprile 2008 ero fuori servizio e passando di fronte a una casa privata mi sono accorto dell’incendio che era scoppiato. All’interno c’erano cinque nuclei familiari. Ho aiutato le persone ad uscire, poi qualcuno mi ha indicato che c’era ancora una persona anziana intrappolata nella casa. Allora sono entrato di nuovo, l’ho presa in braccio e portata fuori. È stato un gesto naturale, e oggi è un’emozione grandissima quella di essere premiato, soprattutto perché arriva dopo 30 anni di servizio”.
Giuseppe Miscioscia

Promozione per merito straordinario conferita all’Assistente Capo di Polizia Penitenziaria Giuseppe Miscioscia.
“In servizio presso la Casa Circondariale di Lanciano, accortosi che nell’attiguo reparto si era sviluppato un incendio provocato da un detenuto all’interno della propria camera, non esitava ad intervenire in soccorso dei colleghi e dei detenuti in grave difficoltà per le fiamme e le dense esalazioni di fumo.
Con grande spirito di sacrificio e sprezzo del pericolo, si introduceva più volte all’interno del reparto, riuscendo a trarre in salvo l’autore dell’incendio ed altri due detenuti in grave pericolo di vita.
Mirabile esempio di senso del dovere ed eccezionali capacità personali e professionali”.
23 dicembre 2009 – Casa Circondariale di Lanciano

Giuseppe Miscioscia: “Mi sembra ieri quando scoppiò quell’incendio nel carcere di Lanciano, appiccato da un detenuto. In quei momenti c’è poco tempo per pensare, allora sono intervenuto e ho liberato i detenuti. Si era creata una nuvola di fumo impressionate, e la sezione era irrespirabile. Sono riuscito a mettere in salvo due detenuti. Sono quasi 23 anni che lavoro nell’Amministrazione e quello di oggi è un evento che non si può neanche immaginare. Spero di non emozionarmi troppo davanti al Presidente della Repubblica”.
Stefania Cicali

Promozione per merito straordinario conferita all’Agente Scelto di Polizia Penitenziaria, Stefania Cicali.

“Appartenente al Gruppo Sportivo Fiamme Azzurre della Polizia Penitenziaria ha conseguito prestigiosi riconoscimenti sportivi in ambito internazionale.
Nella disciplina della canoa – specialità K1 maratona – ha dato prova di eccezionale capacità, conquistando, per la seconda volta consecutiva, la medaglia d’oro in occasione dei campionati del mondo under 23.
Per l’altissimo valore dei risultati ottenuti ha contribuito ad accrescere il prestigio e dare lustro al Corpo di Polizia Penitenziaria”.
Settembre 2010 – Banyoles (Spagna)

Stefania Cicali: “Ho vinto tante medaglie nella mia carriera, ma ricevere questa è qualcosa di veramente speciale, e mi dà sensazioni estremamente forti. Noi rappresentiamo il Corpo con la tuta sportiva e passare alla veste ufficiale è insolito. Mi sento un po’ impacciata ma è una bellissima emozione”.

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