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Firmato lo scorso 27 aprile il protocollo interregionale per favorire opportunità di lavoro per detenuti e promuovere “Interventi per il miglioramento dei servizi per l’inclusione socio-lavorativa”
di Fosca Di Tullio


Tra i valori fondanti della Repubblica italiana c’è, al primo posto, il lavoro. Sancito dalla Costituzione, tale valore è un diritto e un dovere di ogni cittadino, anche di coloro che sono sottoposti a misure restrittive della libertà personale da parte dell’Autorità Giudiziaria. Il reinserimento sociale e lavorativo di persone soggette a provvedimenti limitativi della libertà è un processo molto complesso in quanto si inserisce in un contesto di duplice criticità. Da una parte il difficile momento che sta attraversando il mercato del lavoro, dall’altra i pregiudizi e i vincoli istituzionali che vivono questi soggetti. Proprio per favorire opportunità di lavoro per detenuti e al fine di promuovere “Interventi per il miglioramento dei servizi per l’inclusione socio-lavorativa”, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e gran parte delle Regioni e delle Province autonome del Paese hanno sottoscritto un accordo con il quale intendono promuovere strategie integrate d’intervento per migliorare l’efficienza e l’efficacia dei servizi per le fasce sociali svantaggiate in osservanza degli obiettivi stabiliti nella cornice programmatica della Comunità europea.
Il progetto, la cui genesi è durata circa due anni, è stato organizzato e portato a compimento grazie al coordinamento della dottoressa Luigia Mariotti Culla che l’ha curato dal suo nascere. Lo scopo è quello di configurare un sistema di servizi territorialmente omogeneo ed efficace con il coinvolgimento degli attori economici locali per organizzare percorsi condivisi di sviluppo. L’iniziativa, formalizzata con firma ufficiale scorso 27 aprile nella sala Livatino del Ministero della Giustizia, ha visto il saluto positivo di Jader Cané – Rappresentante della Direzione Generale affari sociali e inclusione della Commissione europea – in quanto il Fondo Sociale Europeo incoraggia lo sviluppo e lo scambio di buone prassi e le attività di inclusione sociale, considerati elementi indispensabili per consentire la realizzazione dei processi di sviluppo sociale ed economico del territorio.
Le azioni inclusive da intraprendere saranno realizzate dalle Regioni e dalle Province Autonome aderenti all’iniziativa. Sarà infatti compito delle singole Amministrazioni svolgere, nel proprio territorio di pertinenza, la ricognizione e l’analisi dello stato di avanzamento della programmazione sociale degli interventi di inclusione socio-lavorativa delle persone in esecuzione penale. Inoltre, sempre alle Amministrazioni locali, spetterà il compito di implementare i modelli organizzativi di reinserimento; di seguire la formazione degli operatori e la diffusione, a livello nazionale, del progetto attraverso workshop e seminari tematici oltre al monitoraggio in corso d’opera e la valutazione finale.
La collaborazione istituzionale va ad aggiungere un tassello fondamentale nella sicurezza del Paese; questo perché contrastare fenomeni di discriminazione lavorativa e favorire l’inserimento sociale, formativo e professionale delle persone soggette a restrizione della libertà rientra nel quadro generale di politiche per la sicurezza pubblica volte a contrastare la recidiva e l’illegalità nei territori. Franco Ionta, Capo del Dap, ha infatti sottolineato come l’accordo sarebbe stato impossibile senza il supporto degli enti locali poiché sono le amministrazioni regionali e provinciali che hanno il contatto diretto con il territorio. “Il protocollo è importante – ha detto Ionta – per la società tutta in quanto darà concrete possibilità, alle persone private della libertà, di reinserimento e inclusione sociale attraverso il contatto proficuo con il territorio. Attraverso questa intesa si vengono a creare le premesse perché i detenuti vengano effettivamente recuperati”.
Gli fa eco Gianni Rossoni – Assessore all’Istruzione, formazione e lavoro della Regione Lombardia – il cui maggior auspicio è quello di “trovare, sul territorio, soggetti imprenditoriali attenti in grado di dare continuità al progetto, che ha avuto una gestazione lunga, ma che è in grado di dare risultati ottimi”. La Regione Lombardia, coadiuvata dalla Regione Lazio e dalla Regione Sardegna, è stata individuata dalle Amministrazioni firmatarie come coordinatrice del Comitato di Pilotaggio che sarà composto da rappresentanti designati delle Regioni, delle Province Autonome e del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Rappresentanti di tutti gli attori firmatari andranno, inoltre, a comporre una Task Force integrata a livello centrale di coordinamento e raccordo delle diverse azioni poste in essere per l’attuazione del progetto interregionale.
Sensibile al tema del reinserimento lavorativo delle persone emarginate e svantaggiate anche il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, presente al tavolo dei firmatari con un suo rappresentante, la dottoressa Paola Paduano, Direttore Generale politiche per l’orientamento e la formazione. “Il paradigma che questo progetto induce a cambiare rispetto a quello tradizionale – spiega la dottoressa Paduano – si arricchisce dell’elemento della politica attiva dove la centralità dell’individuo assume una rilevanza prevalente e il paradigma diventa: partecipazione al lavoro, centralità della persona, autonomia economica”.
In tale contesto assumono una rilevanza fondamentale le imprese, le cooperative e le associazioni di volontariato e l’integrazione di questi attori con le Amministrazioni locali. La forza del protocollo, inoltre, sta nel suo essere “aperto”, vale a dire che in ogni momento sarà possibile ampliare il partenariato con la partecipazione di ulteriori Autorità centrali e regionali a livello italiano ed europeo, anche in virtù della sottoscrizione del protocollo sotto l’egida del Fondo Sociale Europeo. A conclusione dell’incontro e alla presenza di tutti i rappresentanti delle Regioni e delle Province Autonome aderenti all’iniziativa, il Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha dichiarato che “lo sforzo compiuto ha il pregio di avere la finalità chiara di declinare in maniera concreta la lettera della Costituzione e la prassi dell’azione di uno Stato inteso come squadra. L’esecuzione della pena che venga svolta con attenzione ad un’attività lavorativa è parte del sistema di sicurezza del Paese”.

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