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La Casa di Reclusione di Sant’Angelo dei Lombardi ha vinto il Premio Qualità delle Pubbliche Amministrazioni

“Anche in Italia si può fare un buon carcere”. Con queste parole Massimiliano Forgione, direttore della casa di reclusione di Sant’Angelo dei Lombardi, motiva la vittoria dell’istituto da lui diretto del Premio Qualità delle Pubbliche Amministrazioni. Il premio, giunto alla terza edizione, è stato promosso dal Dipartimento della Funzione Pubblica in collaborazione con il Consiglio Nazionale Consumatori e Utenti (CNCU), da Confindustria e dall’Associazione Premio Qualità Italia (APQI).
Sono state 243 le Amministrazioni candidate, di cui 104 hanno poi aderito all’iniziativa. Di queste 40 sono arrivate in finale e 15 sono state premiate e la Casa di Reclusione di Sant’Angelo dei Lombardi è arrivata al primo posto.
Il valore aggiunto di una Pubblica Amministrazione è quello di dedicare sempre maggiore attenzione a cittadini e imprese ed è alla luce di queste prestazioni che sono state valutate per l’assegnazione del Premio Qualità. È il primo anno che il premio viene assegnato ad un’Amministrazione che partecipa per la prima volta così come non era mai successo che vincesse un carcere.
Anche un istituto penitenziario deve offrire dei servizi, perché pur essendo un servizio paticolare si pone nell’ottica del pubblico bene per cittadini detenuti. “I processi migliorativi che abbiamo posto in essere – spiega ancora Forgione – sicuramente concretizzano l’articolo 27 della Costituzione, che parla di una pena che deve tendere alla rieducazione”.
Questo premio assume ancora più valore se si considera il difficile momento che vive il mondo penitenziario. “Soprattutto in un contesto dove l’immagine del carcere – spiega Enrico Farina – rappresenta uno stereotipo negativo, va a spezzare quell’idea collettiva di carcere come luogo gretto, buio nel quale non è possibile fare attività di rieducazione nei confronti dei detenuti”.
Nel momento in cui si creano determinate condizioni di lavoro, vale a dire un lavoro condiviso in cui tutte le risorse umane mirano al raggiungimento del medesimo obiettivo, allora si creano le basi per un lavoro di qualità.
“Non abbiamo fatto altro che il nostro lavoro – chiosa Antonio Petito – che è poi quello che si chiede ai funzionari della Pubblica Amministrazione e questo risultato è importante per tutta una serie di motivi: per prima cosa siamo al sud, in una regione difficile come la Campania; poi c’è il sovraffollamento e non bisogna dimenticare che ci troviamo nella realtà di un carcere”.
Una piccola realtà se consideriamo che si tratta di un carcere con circa 200 detenuti, con 110 Agenti a disposizione e 5 Amministrativi, ma un esempio di buone prassi per tutte le strutture italiane.
Per quanto riguarda l’organico di Polizia Penitenziaria, “è vero che anche a Sant’Angelo dei Lombardi – spiega il Commissario Giovanni Salvati – i numeri ci sono contro, però cerchiamo di lavorare tutti i giorni per rendere il sistema più confacente a quello che è il carcere voluto dal legislatore”.
Il premio vinto va anche a ricompensare il lavoro svolto dagli Agenti di Polizia Penitenziaria che nella Casa di Reclusione di Sant’Angelo dei Lombardi non svolgono solo il compito di custodia, ma partecipano attivamente alla rieducazione e al trattamento.
Gli ottimi risultati raggiunti dalla struttura in un breve periodo sono anche il frutto di un’interazione costante con il territorio che ha risposto in maniera puntuale e concreta. Ci sono ad esempio i fondi messi a disposizione dalla Regione Campania e quelli europei, il sostegno della Provincia di Avellino, delle cooperative e del volontariato. Questa integrazione è fondamentale soprattutto nell’ottica di una rieducazione proiettata al ricongiungimento con il territorio stesso.
Quello si Sant’Angelo dei Lombardi è un carcere “aperto” a tutte le realtà, come esempio affinché gli istituti penitenziari non siano l’ultimo anello del sistema giustizia, ma perché siano luoghi che insieme alla scuola e alle associazioni del territorio possano fare prevenzione primaria.

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