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A cura di Nadia Giannoni,Dirigente psicologo della ASL RMA U.O.C. di medicina penitenziaria di Regina Coeli

Arrivano i primi risultati dei questionari realizzati dal progetto “Passaparola…”

Dopo una prima fase di avvio del progetto “Passaparola…”, iniziata nel giugno scorso con la  somministrazione di questionari sullo stress lavorativo al personale della Casa Circondariale di Regina Coeli, il 16 dicembre 2010 ne è avvenuta la restituzione, corredata dei dati più significativi per la valutazione del fenomeno. Nella stessa giornata è avvenuto il battesimo dello sportello di couseling aziendale, che ha preso ufficialmente avvio, nella considerazione che stare bene non solo si può, ma si deve, e bisogna anche dirlo. Da qui lo slogan, “Passaparola…”, che è senza dubbio qualcosa di più.  
“Passaparola…” nasce nel tentativo di conciliare benessere-competenza-originalità-normativa, all’interno dell’Azienda ASL Roma A, per la precisione nella U.O.C. di medicina penitenziaria di Regina Coeli il cui responsabile è il dr. Andrea Franceschini, su idea e progettazione della dott.ssa Nadia Giannoni, dirigente psicologo, e con il gradimento della Direzione e Provveditorato stessi.
Come ormai tutti sanno il benessere organizzativo, termine quanto mai attuale, che prende forma in ogni contesto lavorativo, rischia di essere persino abusato, nel senso che seppur se ne parli, se ne straparli addirittura, se non riempito di contenuti, rimane una scatola vuota.
Frutto di un’attenta analisi, “Passaparola…” nasce anche nel tentativo di non vanificare o disperdere la professionalità acquisita in ambito penitenziario dal personale sanitario transitato alle Asl per via dell’ormai nota legge di passaggio delle competenze sanitarie al servizio sanitario nazionale. La dott.ssa Nadia Giannoni che ha ideato, curato, predisposto il progetto, è una psicologa che ha maturato una rilevante conoscenza sia del sistema penitenziario che delle dinamiche prettamente inerenti. Un “sogno nel cassetto”, supportato dalla considerazione che quando si parla di “benessere”, non è poi così influente che tale stato sia confinato nella sfera personale, familiare, lavorativa o sociale. Stare bene si può e si deve, come una sorta di comandamento interiore, ed è ininfluente il contesto: quando “bene-si-sta”, lo si è sempre e comunque. E a beneficiarne non è solo il soggetto ma l’intero sistema. La scommessa della U.O.C. di medicina penitenziaria di Regina Coeli è proprio questa: attraverso un’opera di prevenzione e sostegno psicologico effettuata sul singolo, si tenta di ottenere un “risultato sociale” che è più della somma degli interventi messi in campo. Infatti, senza entrare in merito a gesti estremi quale può essere quello del suicidio, che sottintende motivazioni ben lungi dalla semplice insoddisfazione personale e/o lavorativa, è acclarato il fatto che le persone che si trovano all’interno di un istituto penitenziario, qualunque sia la mansione che svolgono, effettuano un lavoro del tutto particolare.
Nel penitenziario ci si misura quotidianamente col disagio, la sofferenza, l’esclusione, e anche dietro carte formalmente ed evidentemente burocratiche, bisogna sempre leggere la necessità di persone che dipendono in tutto e per tutto da un sistema. È chiaro che per questi e altri motivi, nel lungo corso professionale, il lavoratore stesso non è escluso da sentimenti di insofferenza, disagio, sofferenza per qualsivoglia problematica che possa derivare anche dall’esterno. Ecco, l’originalità del progetto è proprio qui. Attraverso Il counseling psicologico, che è un’attività professionale basata su interventi di comunicazione interpersonale, si mira alla promozione del benessere della persona, cercando di svilupparne le capacità individuali ed indirizzando le energie verso sviluppi coerenti con le esigenze dell’organizzazione.
Obiettivo del counseling è intercettare il disagio sociale e psicologico, offrire sostegno in situazioni conflittuali e di disagio, aumentare il benessere nei contesti lavorativi, agevolare la comunicazione all’interno dell’organizzazione, far crescere la motivazione al compito, migliorare la qualità del lavoro in termini di efficacia ed efficienza. Il counseling rappresenta una strategia molto potente di prevenzione e contenimento del disagio, poiché interviene non solo sul piano delle dinamiche relazionali, ma anche sul versante della promozione di una cultura basata sull’ascolto e la valorizzazione delle potenzialità umane. Gli incontri sono articolati e tecnicamente organizzati in modo da favorire la condivisione, l’apertura e la fiducia reciproca, oltreché ad un confronto costruttivo su tematiche e/o aree che sottintendano al disagio rappresentato. L’offerta professionale è completamente avulsa dagli aspetti più prettamente psicopatologici. Lo psicologo competente, infatti, svolge funzioni di indagine, ascolto, prevenzione, informazione e formazione, ma non effettua terapia o psicoterapia personale. Gli incontri, della durata di 30-35 minuti sono compresi in cicli ben determinati, a seconda delle situazioni, ma non hanno carattere di continuità indeterminata.
Un aspetto di particolare rilevanza è che il servizio è offerto nella totale garanzia della tutela della privacy. L’intervento infatti, essendo destinato al singolo, non prevede vasi comunicanti con l’amministrazione, nel senso che non sono previste segnalazioni di casi o di situazioni da una parte, né tanto meno si possono creare forme di rivendicazione da parte del personale (certificazioni, invalidità, ecc.).
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