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Incontro con Massimo Di Rienzo Direttore della Casa Circondariale di Vasto
di Giuseppe Mazzella

‘‘Contrada Salotto”: così era chiamata fino a qualche anno fa la zona di Torre Sinello, dove sorge la Casa circondariale di Vasto, a circa 14 chilometri a nord del centro storico. In effetti nella locuzione, che si rifaceva ironicamente ad una famosa piazza di Pescara, si manifestava tutta la freddezza nei confronti dell’istituzione carcere. Da qualche anno, fortunatamente, non è più così. Le istituzioni di Vasto, città di 34.000 abitanti e importante centro balneare in provincia di Chieti, sono sempre più impegnate a valorizzare quella che è giustamente considerata un’importante risorsa. Di questo modo di vedere è profondamente convinto l’attuale direttore dell’istituto, il dottor Massimo Di Rienzo, 56 anni, originario di S.Maria Capua Vetere che, nell’accoglierci nel suo ufficio, subito ricorda il suo lungo apprendistato. «Ho cominciato ad interessarmi ai problemi penitenziari nel lontano 1971 – esordisce – come educatore prima all’istituto minorile “Filangieri” di Napoli e poi in quelli per adulti di S.Maria Capua Vetere e Campobasso. Ho avuto modo anche di approfondire la mia preparazione con studi in giurisprudenza e impegnandomi nella formazione del personale presso la Scuola di Via Giulia a Roma. Transitato nei ruoli direttivi, ho diretto Rebibbia Nuovo Complesso, e poi Vasto in un primo periodo dal 1994 al 1998 e poi dal 2002 ad oggi». Quali sono le caratteristiche strutturali di quest’istituto? «Quando sono arrivato nel 1994, non ho potuto non notare certe connotazioni che ponevano l’istituto in una situazione abbastanza paradossale. Questo carcere è stato concepito, infatti, con criteri che privilegiavano la sicurezza, perché destinato ad ospitare terroristi. Si presentava per questo con un aspetto, si può dire, arcigno, pesante ed è tuttora in parte così. I corridoi hanno finestre molto piccole, le celle hanno finestre anch’esse ridotte e con servizi igienici che non possiedono aperture d’aerazione. Oggi, però, poiché ospita detenuti di media sicurezza, rei di delitti di medio allarme sociale, non appare più adeguato. Allora ci ponemmo subito il problema di dare una svolta a questa situazione, cercando di aprire l’istituto alla comunità esterna, anche dal punto di vista architettonico, creando un’area verde, e realizzando delle serre, che anno dopo anno stanno avendo grande sviluppo». Quali sono i tratti caratterizzanti dell’istituto? «Credo che, innanzi tutto, bisogna guardare la bellezza del paesaggio in cui si trova, il mare a poche centinaia di metri, la natura che lo circonda. Io vedo questo istituto come un piccolo fortino isolato, che però stiamo cercando di aprire all’esterno. Certo con grande impegno da parte di tutti. Favorendo anche la fruizione di tutto questo, grazie anche al miglioramento dei collegamenti». Qual è la situazione dell’istituto dal punto di vista del sovraffollamento? «Adesso i detenuti sono 80, rispetto ai 260 di prima dell’indulto. Questo ci ha permesso di chiudere una delle sezioni delle tre esistenti, per urgenti lavori di manutenzione che sono attualmente in corso. È ovvio che con questi numeri abbiamo delle facilitazioni per operare meglio». E per applicare anche una nuova filosofa di gestione «Certo. Io ho avuto esperienze di tipo educativo, poi di progettazione e conduzione dei corsi, oltre che di direzione. Questo mi ha dato la possibilità di analizzare e verificare il problema carcere da più prospettive, per amministrare al meglio sia le risorse umane che quelle economiche. La linea che cerco di perseguire, è quella di garantire che le pene non siano contrarie al senso d’umanità. Questo è fondamentale. Per quanto riguarda l’aspetto educativo con gli anni ho maturato l’idea che l’educazione non può essere indotta né può essere imposta, può essere solo favorita, perché è una scelta dell’individuo. Soprattutto se poniamo il soggetto detenuto, privato della libertà, nelle condizioni di potersi evolvere ed emancipare. E questo è possibile solo se le condizioni detentive rispettano il principio del senso d’umanità a cui si devono ispirare tutte le pene. Il tempo carcerario è un tempo illimitato, che viene scandito da un orologio che non è l’orologio delle persone libere, perché non è fatto di appuntamenti e di impegni. Se in questo tempo noi riusciamo ad inserire attività, fatti, occasioni, stimoli, anche il tempo di reclusione diventa un tempo umano. Quello della rieducazione è soprattutto un percorso individuale d’emancipazione e d’evoluzione dell’individuo, ma non possiamo sottrarci al dovere di riempire il tempo carcerario di eventi, fatti, cose, stimoli, attività culturali, lavorative e promozionali che, se arricchiscono la vita di qualsiasi persona, a maggior ragione devono arricchire quella d’un detenuto. Che non ha la possibilità di farlo da solo e che per questo va aiutato». Qual è la situazione del personale? «Ci sono 130 agenti nei vari gradi e 16 dell’Amministrazione civile del comparto ministero. In gran parte provenienti dalle regioni vicine, con un’età media di 40 anni. Pur non essendo della zona, moltissimi si sono stabilizzati a Vasto, dove si trovano bene. Sono pochi quelli che, accasermati, continuano a fare vita da pendolari. In questo modo riusciamo a lavorare per alcuni servizi su quattro quadranti e per altri su tre. Certo ci sono delle resistenze da parte di alcuni, per il mancato introito degli straordinari, ma stiamo lavorando in sintonia con tutti gli agenti e con le organizzazioni sindacali». Quali sono le attività che siete riusciti a promuovere assieme agli Enti locali? «Abbiamo appena stipulato, dopo due anni sperimentali, una convenzione con il Comune di Vasto, grazie alla quale 6 detenuti, da maggio ad ottobre, si dedicheranno alla bonifica d’un ampio tratto del litorale, che va da Punta Penna a nord del Porto di Vasto, fino alla foce del fiume Sinello. Lavoreranno con una remunerazione che verrà corrisposta dal Comune per quattro ore al giorno. Questa iniziativa rappresenta anche un gesto simbolico di riconciliazione e di risarcimento dell’autore del reato con la cittadinanza». Vi sono altre attività? «Oltre ai cosiddetti lavori domestici che impegnano il 20% della popolazione detenuta, abbiamo avviato, da qualche anno, un’attività di serra nel nostro tenimento agricolo di circa due ettari. In questo si coltivano, secondo le stagioni, ortaggi e funghi. Inoltre abbiamo avviato un uliveto, viti e alberi da frutto. Questo comporta molto impegno sia amministrativo che custodiale, per questo abbiamo deciso di darla in comodato alla Cooperativa “Goccia” della Caritas, che organizza le lavorazioni e provvede anche alla commercializzazione dei prodotti». Vi sono altre attività trattamentali? «Oltre alle scuole elementari e medie, abbiamo un corso per ceramisti e decoratori su vetro, dal quale abbiamo attinto le risorse per realizzare anche alcune vetrate della nostra piccola chiesa. Le vetrate sono state realizzate, infatti, da tre detenuti con spiccato senso artistico, uno messicano, uno nigeriano e uno bosniaco». Com’è possibile migliorare la gestione di questo carcere? «I punti cruciali sui quali intervenire sono soprattutto due. Innanzitutto la crescita professionale del personale. In questi ultimi anni sono stati fatti molti passi in avanti in questo senso, ma bisogna investire di più. Poi mi affiderei un po’ di più al progresso tecnologico. L’informatica potrebbe darci una grossa mano, più di quanto già non faccia. Al di là dei cancelli informatizzati, della sala regia, dell’utilizzo e trattamento dei dati, ancora non siamo al massimo. Il campo di applicazione potrebbe essere, ad esempio, nel sistema di controllo. Alcuni anni fa fu fatto l’esperimento, poi naufragato, dei braccialetti ai detenuti che erano fuori in permesso. Io penso che si possa pensare ad una possibilità di controllo elettronico tramite microchip su persone che sono fuori per lavoro, per permessi o quant’altro. È una strada che meriterebbe d’essere percorsa, e sono convinto che comporterebbe un risparmio notevole di risorse economiche e umane». Servizio fotografico di Paolo Pivetta BOX L’Istituto in cifre Tipo: Casa circondariale con sezione di Reclusione Indirizzo: Via Torre Sinello, 23 Anno di costruzione: 1982-1987 Modello architettonico: monoblocco su tre piani e piattaforma centrale Capienza detenuti: 178 Presenza effettiva: 240 (prima dell’indulto) oggi 90. Numero Sezioni: 3 M.S.; semiliberi; infermeria. Numero di Camere detentive: 85 ELEMENTI SPECIFICI Strutture sportive: campo di calcetto con tappeto sintetico; palestra. (Campo da tennis in mateco e campo da calcetto in erba sintetica per il personale. illuminazione notturna e spogliatoi). Ricreative: sala cine-teatro; Religiosa: cappella; ambiente per il culto islamico. Frequentazione di ministri di culti acattolici. Lavorative: tenimento agricolo condotto da Cooperativa di lavoro affiliata Caritas diocesana. Spazi sociali: biblioteca – salette di reparto – aule. DATI RELATIVI AL PERSONALE: Personale di Polizia Penitenziaria: 127 uomini + 3 donne ( 1 V.Commissario; 12 ispettori; 8 Sovrintendenti; 109 Agenti ed Assistenti) Personale Area Amministrativa: 1 Dirigente, 1 collaboratore B3, 2 Collaboratori B1, 1 Centralinista non vedente; 2 Addette ai servizi di ausiliari e di anticamera; Personale Area Educativa: 2 Educatori C2 ( 1 distaccato Ministero); 1 Educatore C1; 1 Collaboratore B2, 1 Esp. Ex. Art. 80. Personale Area Contabile: 1 Contabile C3, 1 Contabile C2, 1 Contabile B3 ( distaccato Scuola Portici), 2 Collaboratori B3, 1 Collaboratore B1 Personale Area Sanitaria: 1 Medico Incaricato provvisorio, 4 medici SIAS, 5 infermieri professionali a parcella, 6 medici specialisti in regime di convenzione (1 Medico Esperto in Fisica medica, 1 Medico esperto in medicina del lavoro; 1 Odontoiatra; 1 Oculista; 1 Psichiatra, 1 Infettivologo). RAPPORTI CON: Volontariato: Caritas, 4 volontari ex art. 78; catechisti. Comune: convenzione per la bonifica di parte del litorale da maggio a ottobre 2007 da parte di n. 6 detenuti con remunerazione borsa-lavoro. SERT: convenzione per il trattamento dei tossicodipendenti. ATTIVITà Scolastiche: corso di scuola dell’obbligo. Formazione professionale: corso per decoratori su vetro e ceramica; corso per elettricisti-impiantisti. Ricreative: animazione teatrale e musicale; tornei sportivi. Lavorative: tenimento agricolo e lavori domestici. Una collaborazione sempre più intensa Incontro con il sindaco di Vasto, Luciano La Penna L’Avv. Luciano La Penna, sindaco di Vasto, ha tenuto a precisare subito di voler continuare la collaborazione sempre più intensa tra Comune e istituzione carcere, che considera una risorsa importante per tutta la città. Ha sottolineato, inoltre, che il protocollo d’intesa, già sottoscritto, permetterà a 6 detenuti di beneficiare di borse lavoro per la pulizia delle spiagge, da maggio a settembre, nella contrada Torre Sinello. Ha ancora aggiunto che l’Amministrazione intende contribuire a migliorare la via di collegamento con il carcere, grazie anche ai contributi, che dovrebbero arrivare quanto prima, dal ministero della Giustizia e da quello delle Infrastrutture. Fatto che, oltre ad avvicinare fisicamente il carcere alla città, provvederà a decongestionare la vicina strada statale. Tra le intenzioni del Sindaco La Penna, c’è anche quella di utilizzare alcuni detenuti che beneficiano dell’art. 21 nella manutenzione e nella cura dei sentieri della Riserva naturale di 224 ettari di Punta Erce, ricca di macchia mediterranea, nonché di collaborare con la Caritas per la realizzazione della casa di accoglienza per detenuti, che dovrebbe essere inaugurata nel prossimo mese di maggio. Un grande aiuto dall’informatica A colloqio con il comandate Ettore Tomassi Il vice commissario Ettore Tomassi, 45 anni, sposato con 3 figli, originario di Cagliari, dal marzo 2006 è comandante di reparto a Vasto, proveniente dalla Scuola di formazione di Roma, e con precedenti esperienze a Napoli Poggioreale e Benevento. «Coordino attualmente 130 unità, che dopo l’indulto rappresentano un numero bastevole, anche se non sufficiente alla gestione dei molteplici compiti ai quali siano chiamati. L’istituto di Vasto, intanto, presenta delle problematiche strutturali, perché ormai comincia ad invecchiare, essendo stato inaugurato nel 1987. A causa dei continui tagli non riusciamo a provvedere ad una manutenzione adeguata. Anche a causa della recente normativa che non permette più di utilizzare i detenuti per i lavori, perché è obbligatorio rivolgersi anche per il più piccolo intervento a ditte esterne, attraverso gare di appalto. Stiamo restaurando in questo periodo gli ambienti detentivi di una sezione, attualmente chiusa, ma con grande sforzo. Va anche detto che l’intervento della libera contrattazione sindacale, ha portato un’innovazione anche dal punto di vista contrattuale, che ha determinato sicuramente un salto di qualità per quanto riguarda le condizioni di lavoro del personale di Polizia Penitenziaria. Resta in ogni modo l’esigenza, alla luce dei forti cambiamenti del nostro tempo, d’un aggiornamento continuo, che è possibile anche grazie all’uso dell’informatica, che in dieci anni ci ha fatto fare dei passi da gigante. Per esempio anche nel Servizio di Traduzioni e Piantonamenti, il personale di Polizia è riuscito a gestire il servizio con un terzo delle risorse umane prima impiegate. In questo periodo per quanto riguarda il servizio della sorveglianza stiamo lavorando su quattro quadranti, per il resto su tre quadranti. Abbiamo alcuni agenti che possono usufruire della caserma, e sono quelli che provengono dalle regioni limitrofe. Le peculiarità di quest’istituto sono determinate dalle risorse agricole di cui dispone e in qualche modo rappresentano il suo indirizzo vocazionale. Credo che una produzione da inserire sul mercato, utilizzando le risorse umane dei detenuti, potrebbe dare dei risultati importanti. Anche perché sappiamo quanto costa un detenuto alla collettività. Per cui immettere queste persone in un sistema di produzione, rappresenterebbe un modo, in qualche misura, per fare restituire alla collettività, in parte, quello che gli è stato tolto». L’Area sanitaria Parla il dottor Antonio Del Borrello Il Dottor Antonio Del Borrello, medico Sias, è in istituto dal 2000. «Siamo 4 medici Sias, più un coordinatore sanitario, mentre per gli specialisti possiamo contare su un odontoiatra, un oculista e un infettivologo. Per le patologie più gravi, ci serviamo dell’ospedale di Vasto. Gli infermieri a parcella sono 5, più una del Sert che si occupa delle tossicodipendenze. Le patologie presenti sono quelle classiche, cardiopatie, diabete, e quelle correlate all’uso delle sostanze tossicodipendenti, come le epatiti. Attualmente stiamo curando anche una persona malata di aids. Per quanto riguarda i farmaci abbiamo non pochi problemi, nonostante l’aiuto da parte della Regione e della Asl. Il nostro lavoro si svolge dalle nove del mattino alle 22, mentre per la notte bisogna ricorrere alla guardia medica». Un ambiente coinvolgente Incontro con il cappellano Don Andrea Sciascia «La mia esperienza è molto significativa, e la vivo portando avanti anche l’impegno pastorale nella parrocchia», don Andrea Sciascia, 39 anni, cappellano a Vasto dal 1995, gestisce quindi insieme due situazioni diverse. «Però, nonostante la fatica e l’impegno sono molto contento – spiega – soprattutto per quello che sto vivendo all’interno del carcere, da cui ricavo tantissimo in termini d’esperienza umana. Qui l’ambiente è difficile, però è così coinvolgente che ci permette di percorrere strade che sembravano impossibili. Un’esperienza molto ricca non solo di problemi, ma anche di soddisfazioni. Abbiamo l’aiuto di alcuni volontari della Caritas che attraverso la Cooperativa “Goccia” ha preso in comodato la gestione delle attività agricole. Altri assistono i detenuti anche nelle necessità più elementari. Abbiamo la presenza assidua dell’arcivescovo di Chieti, Bruno Forte, che si spende attivamente nella sua missione pastorale all’interno del carcere. A maggio inaugureremo all’esterno, inoltre e grazie alla Caritas, una casa d’accoglienza per detenuti che potrà ospitare fino a venti persone». Tra pulizia delle spiagge e decorazione del vetro Incontro con l’educatrice Maria Giuseppina Rossi La dottoressa Maria Giuseppina Rossi, originaria della zona di Vasto, educatrice, con precedenti esperienze in un istituto minorile, è qui impegnata da circa un anno: «Siamo due educatrici, la terza è attualmente in distacco io, in particolare, mi occupo dell’ufficio lavoro e di alcuni detenuti in osservazione. Per l’ufficio lavoro raccolgo e metto in graduatoria le domande dei detenuti che intendono lavorare all’interno del carcere. Per quanto riguarda le attività trattamentali, abbiamo la scuola elementare e un corso di scuola media. E anche un detenuto che sta per laurearsi in Economia e commercio presso l’Università di Termoli. Si è appena concluso un corso di decorazione di ceramica e vetro e anche quello per elettricisti, che ha suscitato molto interesse. Stiamo per promuovere un corso di restauro mobili finanziato con i fondi della legge 309. Abbiamo in mente, poi, di avviare un cineforum. Grazie alla collaborazione dell’Associazione Faced, attiva nell’ambito del contrasto all’emarginazione e alla droga, è stato costituito un gruppo di ascolto con incontri settimanali a cura di operatori. Con il Comune di Vasto abbiamo appena sottoscritto un accordo per borse lavoro per la pulizia delle spiagge che sono antistanti l’istituto. I detenuti possono poi disporre di una saletta hobby per piccoli lavori di falegnameria, di una palestra e di campi sportivi polivalenti per le attività ricreative». Ulivi, viti e alberi da frutto Parla l’agrotecnico, Giovanni Pracilio Giovanni Pracilio, agrotecnico, originario della zona di Vasto, componente della Cooperativa “Goccia”, ci spiega le attività agricole dell’istituto: «Abbiamo iniziato le attività nel luglio del 2006 con l’aiuto di 5 detenuti, per avviare colture nelle serre idroponiche utilizzate a fungaie. Nei mesi estivi le stesse sono utilizzate ad ortaggi e nei mesi invernali con produzioni di stagione come cavolfiori, cicorie, finocchi, broccoli. Il terreno, di circa due ettari, ci ha permesso di mettere a dimora un uliveto con circa 400 piante e un piccolo vigneto. Inoltre abbiamo piantato 100 piante di alberi da frutto, come susine, ciliegie e albicocche. La produzione viene venduta all’interno di questa struttura, per due giorni la settimana, tra gli stessi agenti, e il resto è portato alla Caritas, che provvede a distribuirla tra le mense della stessa associazione di Chieti. Per quanto riguarda la vendita dei funghi, la cui produzione è consistente in questo periodo, questa verrà fatta tramite una struttura di trasformazione della nostra zona con cui proprio in questi giorni stiamo trattando i prezzi. Facciamo anche la vendita ai detenuti. Non avevo mai avuto a che fare con detenuti prima d’ora, e posso dire che il lavoro viene svolto bene, nel senso che queste persone sono molto motivate, coinvolte e soddisfatte». Il detenuto Giuseppe Buonocore, 38 anni, originario di Napoli, che lavora nelle serre come aiuto agricoltore, si dichiara molto contento di questo lavoro, anche se in precedenza non aveva avuto nessuna esperienza. «È bello vedere la terra dare frutto – afferma – questo gratifica molto, anche perché si lavora all’aria aperta». L’importanza dei corsi di aggiornamento Incontro con la responsabile dell’Area contabile, Arcangela Pazzariello La dottoressa Arcangela Mazzariello, a Vasto dal 1984, è responsabile dell’Area contabile: «Sono aiutata nel mio lavoro da altre quattro impiegati e da 5 agenti – spiega –. Coordino gli uffici cassa, materiali e conti correnti. Adesso siamo aiutati nel nostro lavoro dal nuovo sistema informatico “Sigoce” che, per esempio, per quanto riguarda l’albo dei fornitori e la gestione degli appalti, ha dato un notevole impulso alla rapidità delle procedure. E questo è un grande progresso. Ciononostante abbiamo carenza di personale e gli agenti, pur essendo bravi e volenterosi, non bastano. Per fortuna, ogni anno seguiamo dei corsi di aggiornamento, che ci permettono di acquisire sempre nuove tecnologie e di mettere a frutto in modo sempre migliore il nostro impegno». Novità burocratica Parla il responsabile dell’Ufficio Comando, Adriano Greco L’ispettore Adriano Greco è a Vasto dal 1987 ed è responsabile dell’Ufficio Comando, che gestisce tutte le pratiche che si riferiscono ai detenuti. Qui le lungaggini burocratiche sono state abbattute grazie all’introduzione di una novità nelle procedure di autorizzazione alle telefonate dei detenuti. Questi, infatti, vengono autorizzati una volta per tutte per le quattro telefonate mensili di dieci minuti, così come prevede il regolamento. In questo modo, si risparmia tempo e impiego del personale. Dopo l’indulto Parla il responsabile dell’Ufficio Matricola, Rosario Testagrossa L’ispettore capo Rosario Testagrossa, originario della provincia di Messina, responsabile dell’Ufficio Matricola, che si occupa di tutti i provvedimenti restrittivi e della autorità giudiziaria, che riguardano la vita e la posizione giuridica del detenuto, precisa che nel suo ufficio lavorano 7 persone e che, grazie al recente sfollamento, se pur nel grande impegno che ha comportato nei mesi estivi l’indulto, adesso è possibile avere un po’ di respiro. Il servizio a turno Parla l’ispettore Carlo D’Adamo, coordinatore delle attività a turno L’ispettore Carlo D’Adamo, originario di Vasto, coordinatore delle attività a turno, lamenta che ancora non si riesce a lavorare su quattro turni, per mancanza di organico, anche se dopo l’indulto questa carenza si è ridotta. Ciononostante, sottolinea, resta il degrado di alcune zone detentive che necessitano di interventi strutturali oltre a quelli di ordinaria manutenzione, per i quali le poche risorse disponibili non sono mai sufficienti. «Per quanto riguarda il lavoro degli ispettori - precisa inoltre - siamo orgogliosi di riuscire a lavorare su quattro turni, tutelando, allo stesso tempo, in pieno i diritti dei lavoratori. Un’efficienza e un’organizzazione che abbiamo raggiunto qui e che riteniamo possa essere ripresa anche da altri istituti». Il Nucleo Traduzioni e Piantonamenti Parla il coordinatore del Nucleo Traduzioni e Piantonamenti, Gennaro Migliaccio Il sostituto commissario Gennaro Migliaccio, originario di Taranto, coordina il Nucleo Traduzioni e Piantonamenti, composto da 12 unità. «Pur non essendo il territorio particolarmente a rischio – precisa – il lavoro è abbastanza intenso e nonostante il recente sfollamento le missioni di trasferimento nel corso dell’anno sono numerose». Il sert Parlano la dottoressa Elena Caputo, la psicologa Amina Di Fonzo e l’infermiera Angela Di Pietro La dottoressa Elena Caputo che, assieme ad altri tre medici, lavora all’interno dell’istituto afferma che ci sono ancora alcuni problemi da risolvere. I tossicodipendenti che vengono seguiti presentano difficoltà, soprattutto gli extracomunitari, che per motivi legali non possono essere ospitati in comunità terapeutiche, una volta usciti dal carcere. Amina Di Fonzo, psicologa del Sert, trova il suo impegno nei confronti dei tossicodipendenti molto stimolante, specie quando questi sono disposti a ricercare una via di reinserimento. Anche l’infermiera Angela Di Pietro, dichiara che il lavoro in carcere è più complesso che non in una struttura esterna, perché già la semplice reclusione crea problemi di equilibrio psichico. Un luogo dove ritrovarsi Incontro con il responsabile dello spaccio, Umberto Di Fede Il vice sovrintendente Umberto Di Fede, 45 anni, originario di Benevento, responsabile dello spaccio e del bar, è particolarmente orgoglioso di quanto è stato possibile realizzare per offrire agli agenti un luogo di ritrovo e di accoglienza nelle ore di pausa dal lavoro. «È importante – sottolinea – poter disporre di un ambiente in cui ritrovarsi, ambiente che, grazie alla buona volontà e alla generosità di tanti si va arricchendo di sempre nuovi servizi e opportunità, come un grande televisore, dono recente di una ditta locale. Anche il presepe, conclude, quest’anno è stato fatto a zero spese, grazie alle offerte e al contributo di tutti gli agenti».

 



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