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L’aumento di attenzione nei confronti del mondo penitenziario e la grande professionalità del personale non hanno però risolto i problemi, di sovraffollamento e di sicurezza, che in questa parte d’Italia sono più evidenti che altrove.
di Tommaso Contestabile Provveditore dell’Amministrazione Penitenziaria della Campania

Innanzi tutto bisogna dire che la Regione Campania, per situazione di realtà penitenziarie, è fra le più complesse e, per numeri, consistente in Italia.Si consideri che a metà luglio 2007, su una capienza regolamentare di 5.272 posti ed una tollerabile di 6.730, erano ristretti in carcere 5.831 detenuti. 415 erano in regime di Esecuzione Penale Esterna (161 in Affidamento in Prova al Servizio Sociale, 194 in Detenzione Domiciliare, 60 in Semilibertà).
Quattro sono gli Uffici di Esecuzione Penale Esterna, dei quali uno con sede distaccata; due le Scuole di Formazione per il Personale dell'Amministrazione; cinque i Nuclei T.P.; due i Centri Diagnostici Terapeutici; diciassette gli Istituti Penitenziari tra i quali: due a custodia attenuata per tossicodipendenti, un Femminile, una Casa Mandamentale, due Case di Reclusione, due Ospedali Psichiatrici Giudiziari, dieci Case Circondariali e/o Centri Penitenziari dei quali due con una capienza ed una presenza superiore alle mille unità (presenze medie del mese di luglio 2007: C.C. Napoli Poggioreale 1.700; C.P. Secondigliano n. 1.200). Inoltre la Campania ospita una Base Navale, un Poligono di Tiro, un Gruppo Cinofili.
Gli Istituti sono ospitati per lo più in edifici progettati e costruiti all'indomani della Riforma Penitenziaria del 1975, fatta eccezione per alcune vecchie costruzioni, ex conventi come l'O.P.G. di Napoli od ex castelli come ad Eboli o, ancora, come lo storico Poggioreale della fine dell'800. Ci sono in gran parte di essi spazi da utilizzare per attività in comune (aule, campetti, sali polivalenti, ecc.), purtroppo sempre e comunque insufficienti ad ospitare le varie iniziative che, negli ultimi tempi soprattutto, vengono offerte alla popolazione detenuta. Non bisogna dimenticare che il sovraffollamento delle strutture, pur se alleggeritosi con il provvedimento dell'indulto 2006, è sempre uno svantaggio presente nella programmazione e nella realizzazione delle attività intramurarie. Così come le carenze socio-economiche del territorio lo sono per la programmazione di quelle extra-murarie.
Ma occorre fare attenzione, nell'ideazione di certe iniziative alle caratteristiche della popolazione detenuta, necessariamente divisa in circuiti, per età, per genere, per nazionalità, per lingua, per stato di salute, per qualità delinquenziale e livello di pericolosità sociale, per posizione giuridica.
Una diversità che significa: modalità di approccio all'utenza, da parte degli operatori diversificata, duttile, spesso individualizzata, così come d'altra parte vorrebbe la legge; pluralità di interventi analoghi anche in una stessa struttura per categorie diverse, per esempio di alunni, allievi (uno stesso corso scolastico per l'A.S. e la M.S.); maggiori o minori aperture anche degli e negli ambienti detentivi, tipologie di controlli più o meno pregnanti, livelli di rigidità e tolleranza flessibili, si pensi per esempio alla comprensione indispensabile per “custodire” gli ammalati psichici o alla fermezza, viceversa, necessaria per i soggetti in regime di 41 bis O.P. Una gestione che presuppone, da parte dei singoli operatori una preparazione adeguata, specialistica sì ma anche versatile, per l'organizzazione, invece e per i suoi vertici una capacità di offrire direttive, certezze, punti di riferimento al personale ed a quanti, a qualsiasi titolo, abbiano rapporti, da esterni, con il carcere.
Perché in Campania, negli ultimi anni, c'è stato un fiorire di attenzioni nei confronti del mondo penitenziario e di offerte di interventi per il sostegno dei detenuti e dei loro familiari, per il loro intrattenimento, per la loro formazione scolastica, professionale, sociale, per la loro crescita in consapevolezza di cittadinanza.
Anche qui è necessario indicare qualche cifra, in riferimento alle iniziative trattamentali attivate nel 2007 negli Istituti della Regione.
Il tutto avviene, naturalmente, con l'ausilio della comunità esterna e degli Enti Locali che, negli ultimi tempi, hanno intrecciato con questo Provveditorato e con le Direzioni delle strutture periferiche, rapporti di confronto e collaborazione reciproca.
Iniziamo dalla Regione Campania con la quale sono stati stipulati due Protocolli d'Intesa, uno di carattere generale nel 2000, uno specifico sulla sanità, nel 2004. Da quest'ultimo sono nati una serie di accordi decentrati tra le Direzioni degli Istituti e le AASSLL di competenza. Altri protocolli sono stati siglati con le Province (Salerno, Napoli, Caserta, Benevento) in particolare per l'accesso al mercato del lavoro dei detenuti, con alcuni Comuni capofila di ambito, ai sensi della L. 328/00, o per l'apertura di sportelli comuni, con le Comunità Montane o con altri organismi istituzionali o di volontariato: Caritas, Camera Penale, GESCO, PAIDEA, Comunità T., Istituti Scolastici. Con questi ultimi la cooperazione si è concretizzata anche con la partecipazione di funzionari dell'Amministrazione Penitenziaria ad incontri con i giovani sui temi della legalità, incontri tenutisi prevalentemente nel noto quartiere di Scampia.
Un intervento significativo che è stato ideato e si sta realizzando in rete, con il privato no-profit, a seguito di contatti con le istituzioni territoriali, contatti nati da tempo, ma solidificatisi a seguito dell'emergenza “indulto”, è il Progetto “Para-cadute”, finanziato dalla Cassa delle Ammende proprio per coloro che hanno usufruito di detto beneficio.
Il provvedimento di indulto ha decongestionato gli istituti penitenziari dove, nel 2006, le presenze dei detenuti sono passate da 7.810 a 5.312 così come ha ridotto i carichi di lavoro degli Uffici E.P.E. che sono passati dalla cura di 1.790 casi a quella di 218. Un allentamento delle condizioni di emergenza e delle tensioni che affliggevano l'operatività quotidiana delle strutture e che sta permettendo una nuova riorganizzazione dei circuiti con progetti che specializzano la mission di ogni istituto e, di conseguenza, la ricerca di collegamenti mirati con il territorio.
Naturalmente è possibile realizzare tutte le iniziative e le proposte trattamentali provenienti anche dall'esterno grazie al lavoro qualificato ed alla disponibilità creativa e concreta degli operatori penitenziari, in particolare di quelli di Polizia Penitenziaria che anche in Campania soffrono per carenze di organico. Per l'adempimento dei compiti assegnati al Corpo di Polizia Penitenziaria, infatti, con D.M. dell'08.02.2001, è stata stabilita la dotazione organica degli istituti, prevedendo per le sedi che insistono sul territorio campano 4.547 Uomini – 387 Donne, per un totale complessivo di 4.934 unità, ripartite per tutti i ruoli ad eccezione del ruolo direttivo, a quel tempo non ancora istituito (personale appartenente al ruolo direttivo speciale ed ordinario assegnato successivamente in Campania).
Dall'analisi e comparazione dei dati attinenti all'organico previsto dal summenzionato D.M., con la forza effettivamente amministrata al 12.12.2006, che include anche il personale provvisoriamente assegnato da sedi fuori regione, si rileva un divario negativo, in costante fluttuazione, pari a 174 unità da ripartire:

Uomini: 61 unità
Donne: 113 unità.
I numeri sopra riportati, fatta eccezione per il personale femminile, la cui carenza è fin troppo evidente ed in alcuni momenti, come nel periodo pre-indulto, drammatica, raffigurano una situazione regionale coerente ed appropriata alle esigenze di servizio presenti nel circondario di competenza. Tuttavia ciò è un dato ingannevole, non rispondente all'effettiva capacità operativa, ovvero alle risorse umane realmente a disposizione delle singole sedi. Tanto in considerazione che detto Decreto Ministeriale fa riferimento esclusivamente agli istituti e non agli altri innumerevoli servizi che il personale assolve in regione. Altro elemento da valutare è il fenomeno, in continua crescita, delle unità assenti da lungo tempo dal servizio per aspettativa, con l'obiettivo di conseguire il riconoscimento della inidoneità al servizio nel Corpo di P.P. e contestuale riforma da parte della C.M.O.
Alla data del 2 febbraio c.a, giorno a campione nel quale è stato rilevato il dato, in Regione risultavano assenti perché a disposizione della C.M.O. 213 unità, 51 solo nel C.P. di Secondigliano.
Parimenti si devono considerare le prossime uscite dal Corpo di P.P. per il personale che ha maturato il diritto alla pensione; un fenomeno naturale ed allarmante allo stesso tempo, in prospettiva tendente a consistente crescita per effetto dell'aumento dell'età anagrafica ed anzianità di servizio del personale amministrato. Fenomeno da non sottovalutare, dato lo sbilanciamento numerico esistente tra l'esiguo numero di personale immesso in Regione a seguito della mobilità nazionale e l'accentuato numero di personale posto in quiescenza.
Dall'altra parte i carichi di lavoro aumentano in maniera esponenziale. Qualche numero sulle attività dei Nuclei Operativi T.P., dal 1° gennaio 2006 al 30 giungo 2007.
L'Amministrazione Penitenziaria, in considerazione della gravosità del lavoro espletato e della aumentata esigenza di specializzazione dei vari membri della sua organizzazione, ha ideato e realizzato, anche in Campania, dei percorsi formativi di particolare spessore, per tutte le figure professionali, di varia qualifica e livello, esistenti nelle strutture, alcuni anche in collaborazione con Enti esterni, come recentemente è avvenuto con l'Azienda Ospedaliera del “Cotugno” di Napoli, specializzato in malattie infettive.
Tale formazione ha coinvolto se non la totalità, certamente gran parte del personale (si pensi che per il PON Sicurezza sono state formate 1.920 unità e dei Progetti Icaro ed Exodus gli allievi complessivamente sono stati 990); tale preparazione è stata utilissima per specializzare il personale di Polizia Penitenziaria in compiti istituzionali relativi anche alla prevenzione, sia dei crimini che degli episodi di criticità interni ed esterni alle strutture, sia alla repressione dei primi.
Oggi la prevenzione del crimine, esercitata in maniera coercitiva, come nel caso delle attività espletate dalla Polizia Penitenziaria sopra descritte, è necessaria ma non è sufficiente per raggiungere quell'obiettivo che tutte le istituzioni, le Amministrazioni Centrali e quelle territoriali, la classe politica e la società civile si sono date: il risanamento della Campania ed, in particolare, della città di Napoli e la loro emancipazione dalla presenza criminale. Si consideri che il secondo gruppo per residenza, dopo quello degli stranieri tutti insieme, presente nelle carceri d'Italia, è campano; di questo la metà è napoletano. In tale contesto parlare di opportunità concrete di reinserimento esterno lavorativo dei detenuti dimittendi o, anche solo di incremento di attività produttive intramurarie, è semplicistico, ingenuo od utopico.
Per Napoli la questione sociale è la ragione, antica e profonda, di quasi tutti i mali che affliggono la città: disoccupazione, sottooccupazione, lavoro nero, dispersione scolastica, analfabetismo, povertà, offerta di servizi insufficiente, sono causa in alcuni quartieri di una sottocultura dell'”arrangiarsi”, del perseguire modelli di vita “alternativi” e, prima ancora, di una disaffezione nei confronti delle istituzioni. In questo contesto l'attività criminale, anche e soprattutto quella organizzata e legata alle imprese economiche illecite, è vincente come lo sono gli atteggiamenti, le modalità di approccio umano che da essa vengono plasmati.
La città, l'hinterland, la provincia di Napoli sono ormai realtà dove i livelli di illegalità appaiono sempre più alti e la sicurezza è un “valore” da tutti invocato, auspicato, ma purtroppo sempre più assente dalla quotidianità dei suoi cittadini.
L'impegno delle istituzioni per mantenere alta la tensione sui temi della legalità ed il lavoro delle Forze dell'ordine e della stessa Magistratura sono una sfida impari rispetto alla gravità della situazione, caratterizzata oltre che dal numero elevato, da una ferocia e da una tale espansione delle azioni delittuose da svuotare di significato molte delle azioni di risocializzazione portate avanti nelle carceri campane.
Il sovraffollamento delle carceri, sempre e comunque esistente (nel primo semestre 2007 in Campania si sono contati 10.498 ingressi), nonostante l'indulto e la qualità della delinquenza locale, hanno trasformato i nostri istituti in terreno per: ulteriori reclutamenti, come è nella condizione di fatto del mondo penitenziario in genere, scontri tra gruppi criminali, come è nella tradizione delle carceri campane (sull'immaginario collettivo pesano ancora i racconti sulle sparatorie nei padiglioni di Poggioreale!), competizioni con l'istituzione penitenziaria stessa dove il confronto tra i due gruppi di pressione (quello della popolazione detenuta, quello dell'istituzione) è sottoposto ad un continuo esame, ad uno scontro senza fine tra tentativi di conquiste da una parte, rigidismi nelle non concessioni dall'altro, seduttive promesse di rappacificazione e riabilitazione sociale da una parte, duttilità condizionata e vigile dall'altra.
Un'attenzione senza fine e senza cedimenti: nelle assegnazioni dei soggetti detenuti nelle sezioni e nelle stanze, nei “divieti di incontro”, nell'organizzazione delle attività in comune, nell'esame e nel riscontro, positivo o negativo, delle richieste, nell'analisi dei comportamenti, degli umori, dei “rumori” e dei “silenzi” delle sezioni, delle cose non dette ma percepite, nella lettura degli avvenimenti di cronaca, dei possibili e dichiarati pentimenti, degli atteggiamenti prevaricatori o di leader di alcuni, dei movimenti di entrata/uscita dei fondi individuali, dei servigi offerti e ricevuti…e tutto questo in sempre nuovi ed ulteriori arrivi, di famiglie nuove e vecchie, di clan che il giorno prima si uniscono il giorno dopo si contrappongono, di Forze dell'Ordine sempre più efficienti e di una Magistratura sempre più esigente, di soggetti che entrano e difficilmente escono da circuiti che danno più o meno diritto a partecipare alle varie attività trattamentali, ma che spesso utilizzano tali spazi per sovrapporsi, inquinare, condizionare la stessa azione istituzionale.
Il tutto con una richiesta della popolazione detenuta eccessiva, rispetto alle competenze ed alle potenzialità di risposta da parte del mondo penitenziario, di aiuto, assistenza, accompagnamento all'esterno, affrancamento da ogni tipo di dipendenza: dalle droghe, dal sostentamento economico alle famiglie, dal lavoro criminale coatto, dal potente/prepotente di turno, dal sistema camorristico.
Per questi tipi di liberazione l'organizzazione penitenziaria non può fare molto da sola; essa può solo modificare i canoni culturali e valoriali delle coscienze e può farlo soprattutto con l'opera di testimonianza, di fedeltà istituzionale, delle sue donne e dei suoi uomini.
Quale Provveditore Regionale ho la certezza che questo è quanto avviene in tutte le strutture penitenziarie della Campania e ad opera di tutto il personale, personale al quale va in ogni momento la gratitudine mia e dell'Amministrazione che rappresento.

INIZIATIVE TRATTAMENTALI ATTIVATE NEL 2007  
Corsi di Scuola Elementare 09
Corsi di Alfabetizzazione  05 
Corsi di Scuola Media Inferiore  12
Corsi di Scuola Media Superiore  06 
Corsi di Formazione Professionale – Regione Campania  28
Progetti PRAP – Capitolo di Spesa n.1768  22 
Progetti Regione Campania – Fondo carcere  16 
Mediazione Culturale – Regione Campania  03 
Assistenti Volontari ex art. 78 O.P.  162 
Progetto Transnazionale con ENOF  02

 DATI SULL'INDULTO   
Scarcerati per indulto Istituti Campani  n. 3031 di cui n. 362 stranieri 
Scarcerati per indulto C.C. Poggioreale  n. 515 
Scarcerati per indulto C.P. Secondigliano  n. 869 
Scarcerati per indulto per Regione di residenza (Campania)  n. 4.332 
Scarcerati per indulto per Provincia di residenza (Napoli) n. 3.305 
Casi di soggetti in carico agli Uffici E.P.E. della Campania cessati per indulto<br> (n. 1185 per art. 47, n. 102 per 47 bis, n. 285 per 47 ter O.P.)
 n. 1.572 
Rientrati in carcere dopo l'indulto in Campania (dato del 25/06/07) n. 844 

 ATTIVITA' DEI NUCLEI OPERATIVI T.P.   
Numero traduzioni  31.337 
Detenuti tradotti  80.843 
Detenuti tradotti per giustizia  58.103 
Detenuti tradotti per motivi sanitari  7.413
Detenuti tradotti per permessi con scorta  1.025 
Personale impiegato in traduzione  140.372 
Giorni di piantonamento effettuati dai NN.OO.  4.604 
Detenuti piantonati  754 
Personale impiegato nei piantonamenti
 40.390

 PER L'ANNO 2006
Corso di formazione tecnico professionale per la qualifica di V. Ispettore del Corpo P.P. 
Progetto Patroclo – per gli operatori delle Segreterie 
Corso di addestramento all'utilizzo dello SDI 
PON – Sicurezza per il Mezzogiorno d'Italia “Teledidattica per la sicurezza” 
Corso sul Cerimoniale nelle Pubbliche relazioni 
Corso sulle relazioni sindacali 
P.E.A. 7 – per i responsabili dei vari procedimenti amministrativi (Segr., Matricole, Sanit.,ecc.) 
P.E.A. 8 – per i poliziotti penitenziari che operano negli istituti al momento dell'accoglienza
PER L'ANNO 2007
P.E.A. 7 - per i responsabili dei vari procedimenti amministrativi (Segr.,Matricole, Sanit.,ecc.)
P.E.A. 8 – per i poliziotti penitenziari che operano negli istituti al momento dell'accoglienza 
Progetto Icaro – per i poliziotti penitenziari che operano con i detenuti tossicodipendenti 
Progetto Exodus – per i poliziotti penitenziari inseriti nei Nuclei T.P. 
Corso di addestramento all'utilizzo dello SDI 
Corso di formazione tecnico professionale per la qualifica di V.Sovrintendenti del Corpo P.P. 
157° Corso per allievi Agenti del Corpo P.P. 
Progetto ORION – per i Comandanti e V.Comandanti di Reparto 
Progetto RIPROVA – in fase di realizzazione per il personale degli uffici E.P.E. 
PON Sicurezza - Progetto ASIS – Formazione per la rete

 DAL 1° GENNAIO 2006 AL 30 GIUGNO 2007 
Sono stati rinvenuti negli istituti 5 telefoni cellulari e 9 SIM Card 
Sono stati scongiurati con interventi tempestivi 62 tentativi di suicidio 
Sono state sventate due evasioni 
Ci sono stati 52 rinvenimenti di sostanze stupefacenti 
Il Gruppo Cinofili ha operato 187 volte (5 in Puglia), 49 con esito positivo, con 16 denunce ed un arresto
Sono stati redatti verbali per infrazioni al Codice della Strada dagli operatori di P.P. in servizio presso i Nuclei T.P.: di Secondigliano + Nucleo Coll. 591, di Benevento 38 dei quali 16 con sospensione della patente; di Avellino 4, di Salerno 2, di Caserta 5 ma per interventi per incidenti stradali

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