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Fra il Comitato Paralimpico e le Fiamme Azzurre è stata siglata un'intesa per l'inserimento di atleti disabili nel Gruppo sportivo della Polizia Penitenziaria. Ferrara: un evento di portata epocale.
di Fabrizio Cerri

«Quello che si celebra oggi è un evento di portata epocale». Il presidente del DAP, Ettore Ferrara, ha definito proprio così la firma del Protocollo di intesa siglato tra il Comitato italiano paralimpico e le Fiamme Azzurre,

 per l'inserimento di atleti paralimpici nelle strutture del Gruppo sportivo della Polizia Penitenziaria, che da tempo, con iniziative forse sporadiche ma sempre più frequenti, aveva impresso continuità e consistenza alla collaborazione intrapresa nei confronti di atleti disabili ritenuta qualificante per i fini sociali che lo sport intende perseguire.
Quello di inserire atleti disabili nei gruppi sportivi dei Corpi di Polizia ad ordinamento civile e militare era un progetto che il presidente del CIP, e vice presidente del CONI, Luca Pancalli, perseguiva da tempo e che ora, grazie anche alla sensibilità e alla disponibilità dell'Amministrazione Penitenziaria, ha potuto conseguire, nella speranza che si tratti – ha detto Pancalli – di un sasso nello stagno, un primo esempio, cioè, che solleciti anche altri gruppi sportivi “militari” a seguirne l'esempio, come è del resto facile ipotizzare, atteso che alla cerimonia erano presenti tutti i rappresentanti dei gruppi sportivi “in divisa”. Che l'interesse non fosse tuttavia circoscritto a quelli che potremmo definire i soggetti maggiormente e prioritariamente coinvolti, CIP appunto e Gruppi sportivi “militari”, DAP e Ministero della Giustizia, atleti e stampa sportiva, lo si è dedotto dalla presenza, nel prestigioso Salone d'onore del CONI, del ministro per le Politiche giovanili e le attività sportive, Giovanna Melandri, del presidente e del segretario generale del CONI, Giovanni Petrucci e Raffaele Pagnozzi, membro italiano del Comitato olimpico internazionale, Franco Carraro, di numerosi presidenti di federazioni sportive, e naturalmente del gotha del DAP, a cominciare dai vice capi, Emilio di Somma e Armando D'Alterio, e del Gruppo Sportivo delle Fiamme Azzurre. Doveva esserci anche il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, sempre molto vicino al mondo dello sport, come ha ricordato Petrucci nel suo indirizzo di saluto come “padrone di casa”: ma, trattenuto in Parlamento per le votazioni relative alla riforma della giustizia, ha delegato a rappresentarlo il sottosegretario Luigi Li Gotti.
Li Gotti ha parlato di “una giornata particolare”, non solo e non tanto, ci è sembrato di capire, per la formalizzazione dell'iniziativa in sé, quanto piuttosto perché dal mondo carcerario, in genere connotato da mura arcigne e grate inviolabili, viene un invito, una sollecitazione allo sport nel suo insieme, che vuole essere un contributo, doveroso, al salto culturale di cui lo sport e la nostra stessa società hanno estremamente bisogno. Come è testimoniato dalle polemiche di questi giorni, per via delle protesi del velocista sudafricano Oscar Pistorius: «Avvantaggiato lui? Abbiamo molto da imparare – si è chiesto e ha chiosato, concludendo, Li Gotti – da questa pagina che abbiamo contribuito ad aprire».
Questa “pagina” è, anche secondo Pancalli, un vero e proprio evento storico. Non senza significativi segnali beneauguranti: come la presenza in sala e nel gruppo dirigente delle Fiamme Azzurre di Roberto Bomprezzi, bronzo olimpico a Barcellona, che Pancalli ha ricordato suo compagno di allenamenti e di gare in quel pentathlon che gli avrebbe, sì, negato gioie agonistiche, senza tuttavia precludergli spazi di vita (ma in questo è stata determinante la volontà di risalita sua personale e di quanti in famiglia gli sono stati d'attorno). Nel suo intervento, Pancalli non ha tuttavia mancato di evidenziare anche lacci e laccioli che stringono le attività sportive, segnatamente quelle dedicate agli atleti disabili, che pure onorano la maglia azzurra allo stesso modo in cui la onorano gli atleti olimpici: «Certo, ci sono dei limiti legislativi, ma c'è anche una legge dello Stato che garantisce il lavoro alle persone disabili e, in questo senso, contribuiremmo ampiamente all'applicazione di tale legge». A questa perorazione ha subito risposto il ministro Melandri che si è impegnata ufficialmente «a rimuovere gli ostacoli di natura legislativa che impediscono a molti atleti disabili di entrare a far parte dei Corpi militari».
Giovanna Melandri ha inoltre espresso l'auspicio che il rapporto che lega lo sport dei disabili ai gruppi “militari” non si fermi all'accordo sottoscritto con le Fiamme Azzurre, ma sia di sprone per tutti gli altri soggetti del settore. Sulle modifiche legislative richieste da Pancalli il ministro si è augurato, facendosene garante, che siano recepite al più presto, nella prossima Legge Finanziaria o comunque in atti di indirizzo impegnativi per l'esecutivo in carica.
Il Protocollo, “questo” Protocollo, merita naturalmente qualche chiosa in più sulla sua genesi, sui passi – incerti dapprima, poi via via sempre più spediti e sicuri – che ne hanno contrassegnato, soprattutto proprio da parte delle Fiamme Azzurre, l'incedere. Intanto c'è da dire – ha ricordato il vice commissario Marcello Tolu, responsabile del Gruppo sportivo della Polizia Penitenziaria – che l'attenzione delle Fiamme Azzurre verso lo sport dei disabili si è materializzata, e da tempo, in diverse occasioni. «Ancor prima di firmare il Protocollo d'intesa con il C.I.P. – rammenta Tolu – il Gruppo sportivo della Polizia Penitenziaria ha collaborato con lo stesso Comitato paralimpico e con associazioni disabili in generale nell'organizzare stages con la nazionale di judo non vedenti, mettendo a disposizione le strutture e gli impianti della Scuola di Via di Brava, fino alla collaborazione alla maratona di Roma dedicata ai disabili con problemi mentali, nel corso della quale insieme con molti atleti delle Fiamme Azzurre a fare da “atleta-guida” si è presentata anche la campionessa mondiale di pentathlon, Claudia Corsini». Se dunque il CIP, e in particolare il suo presidente Pancalli, si era posto l'obiettivo di coinvolgere i gruppi sportivi militari in una meritoria opera di supporto allo sport dei disabili ed ai suoi atleti, le Fiamme Azzurre non lo sono state da meno: gruppo sportivo forse più sensibile di altri ai problemi delle persone in difficoltà (che sia per i contatti con la dolente umanità dei carcerati?) hanno costruito nel tempo una rete di iniziative e di appuntamenti – ne è stato regista appassionato ancorché silenzioso l'ispettore superiore sostituto commissario Giovanni Bonanni, vice responsabile del gruppo stesso – che non potevano non sfociare nel protocollo siglato al Foro Italico.
Ma al protocollo con le Fiamme Azzurre si chiede, oltre che fare da apripista per costituire in prospettiva un nuovo rapporto tra disabilità e sport, di dare più visibilità allo stesso movimento paralimpico, cui spesso, forse, la gente guarda con un misto di rimpianto e commiserazione mentre è e deve essere un segnale di traino, di speranza e di vita per i tanti, troppi, giovani incidentati che possono trovare nello sport, in questo sport, una forma di rinnovata vitalità e fiducia.
Il presidente Ferrara ha dal canto suo sottolineato i tesori di competenza e credibilità che le Fiamme Azzurre portano in dote e la soddisfazione di sentirsi protagonisti di un fatto epocale, rimarcando inoltre come non sia casuale «che la forza motrice dell'accordo siano state le Fiamme Azzurre: perché anche nelle attività del Gruppo Sportivo si avverte quella vocazione di autentico servizio nei confronti della collettività, che è presente nelle migliori tradizioni del Corpo di Polizia Penitenziaria».
Servizio alla collettività, certo, ma anche consapevole responsabilità, in tutti i suoi atleti, di un ruolo agonistico che lascia ovunque essi si esprimano il segno tricolore (ed un segno di esuberante simpatia, come nel caso di Chiara Rosa che il conduttore della cerimonia, Franco Lauro, ha voluto al proscenio per un improvvisato ed applaudito saluto).

Un profilo dei nuovi atleti
Gianmaria Dal Maistro, 27 anni, nativo di Schio, in provincia di Vicenza, è ipovedente con residuo visivo di un decimo. Ha cominciato a sciare a sei anni, a 14 faceva parte della nazionale. Nel suo curriculum: oro nel super G e argento nello slalom ai Giochi Paralimpici di Torino 2006; argento nel gigante a Salt Lake City 2002; bronzo nella libera e nel gigante a Nagano 1998; due medaglie d'argento e una di bronzo ai Mondiali 2004; due Coppe del mondo di specialità e ben 37 podi; 11 titoli italiani. Nell'ottobre del 2006 gli è stato conferito il Collare d'Oro al merito sportivo. Da quattro anni scia con Tommaso Balasso, atleta-guida e amico, 26 anni, anch'egli di Schio, e con Dal Maistro Collare d'Oro al merito sportivo.

Fabio Triboli è nato a Lecco nel maggio 1966, per un incidente stradale occorsogli a 5 anni corre come ciclista nella categoria "Les Autres LC1". Ha esordito nella Paralimpiade di Atene 2004 conquistando l'argento nella combinata su strada e il bronzo nella 3 km di inseguimento. In precedenza aveva conquistato il bronzo nella prova a cronometro sia ai Mondiali del 2002 che agli Europei del 2003. Quest'anno ha vinto l'oro nella seconda prova di Coppa del mondo, il bronzo nel time trial ai Mondiali di Aigle, un primo posto nella seconda prova di Coppa Europa, il titolo italiano agli Assoluti a cronometro (straordinario il suo tempo di 36'49" sui 26.600 metri del percorso) e il terzo posto agli Assoluti su strada.

Stefano Lippi è di Trieste, dove è nato nel gennaio 1981. A 17 anni subisce l'amputazione della gamba sinistra al di sopra del ginocchio. Svanisce il sogno di giocare al calcio ma si materializza quello di entrare nella nazionale di atletica leggera. Nel 1999 l'esordio agonistico ai campionati italiani: oro nell'alto e argento nel peso. L'anno successivo debutta nelle corse e nel lungo: ai campionati italiani vince i 100 metri e stabilisce con m.1,52 il primato, tuttora imbattuto, del salto in alto. Nel 2003 ottiene agli Europei l'argento nel lungo (e stabilisce il record italiano con 5,34) e il bronzo nel 100 e 200 metri. Ai Giochi Paralimpici di Atene è argento nel lungo. È primatista italiano del 60 metri (9"18).

 Fiamme Azzurre, vent'anni di successi
La prima partecipazione di atleti delle Fiamme Azzurre ai Giochi Olimpici estivi risale - come ha ricordato il presidente Ferrara nel suo intervento - all'edizione di Seul 1988 e, da allora fino ad Atene 2004, oltre 50 atleti della Polizia Penitenziaria hanno avuto l'onore di far parte delle spedizioni azzurre ai Giochi.
Il primo podio olimpico è arrivato a Barcellona 1992, per merito del pentathleta Roberto Bomprezzi, bronzo nella prova a squadre. A questo alloro sono seguite altre due medaglie olimpiche, entrambe per merito del tiratore Giovanni Pellielo, che ha conquistato il bronzo a Sydney 2000 e l'argento ad Atene 2004 nella specialità della “fossa olimpica”.
Con riferimento ai Giochi Olimpici invernali, pur vantando la Polizia Penitenziaria anche un titolo iridato nel bob a due - grazie ad Ubaldo Ranzi, che vinse con Gunther Huber i Campionati Mondiali di Cortina d'Ampezzo del '99 - la prima partecipazione delle Fiamme Azzurre è avvenuta a Torino 2006, con il bobista Omar Sacco e con la pattinatrice Carolina Kostner, che ha avuto anche l'onore di rivestire il ruolo di portabandiera della delegazione olimpica italiana.
Nel corso della loro storia poco più che ventennale, le Fiamme Azzurre hanno contribuito in maniera non episodica alle fortune dello sport italiano: basti pensare che a tutt'oggi sono 40 le medaglie conquistate da atleti del Gruppo Sportivo nel corso di Campionati Mondiali delle varie discipline (14 ori, 10 argenti e 16 bronzi). L'ultimo titolo è quello di Nadia Cortassa nel triathlon a staffetta di Cancun, nel settembre 2006.
E sono ben 49 i podi ottenuti in occasione di Campionati Europei (17 ori, 10 argenti e 22 bronzi): alle medaglie del passato, in questi primi mesi del 2007, si sono già aggiunti gli allori di Carolina Kostner nel pattinaggio artistico su ghiaccio a Varsavia, quelli di Claudia Corsini e Sara Bertoli nel pentathlon moderno a Riga e della canoista Stefania Cicali nella recente rassegna di Pontevedra.

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