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Organizzando la Festa della Polizia Penitenziaria a Napoli per il Sindaco della città partenopea si è dato un nuovo contributo alla sicurezza e alla legalità.


"Alla Polizia Penitenziaria deve andare il nostro riconoscimento per il contributo decisivo che essa dà ad una nuova cultura della legalità".
Come Sindaco di Napoli do il benvenuto alla Polizia Penitenziaria, che ha scelto la nostra città per celebrare la sua Festa annuale e, insieme, il 190° anniversario della fondazione.
Per la prima volta la Festa si svolge in una città diversa da Roma, fuori dalla Capitale e dalla cornice solenne e formale che essa naturalmente le dava. È un segnale importante. La Polizia Penitenziaria interrompe una tradizione antica e ne avvia una nuova, che la porta oggi nella più popolosa città del Mezzogiorno e che, sono certa, la vedrà nei prossimi anni, nelle cento città del nostro Paese.
Immagino che “Le due città” a cui si riferisce il nome di questa Rivista siano l'una la città della sicurezza e della legalità, l'altra quella dell'esclusione e della pena. Ebbene, con la scelta che avete fatto, voi date un nuovo contributo affinché le due città si avvicinino ed affinché, fuor di metafora, accanto alla volontà della distinzione ed alle ragioni della separazione tra chi rispetta la legge e chi la viola, si rendano visibili altre ragioni ed altre possibilità.
La riforma del 1990, con la smilitarizzazione e la fondazione della Polizia Penitenziaria, ha reso possibile una crescita culturale e professionale ed ha consentito, con l'estensione dei vostri compiti oltre la pura e semplice custodia, cambiamenti importanti sia nelle attività che nell'immagine del Corpo. È anche grazie a questo che esso ha partecipato da protagonista, ed ancora di più potrà farlo in futuro, ad un rinnovamento dell'intero sistema carcerario che si è positivamente avviato negli anni scorsi, ma che è ancora lontano dall'essere compiuto, ed ha bisogno dell'impegno intelligente di tutti gli operatori della giustizia e di una più avanzata cultura civile.
È lungo questo percorso che la Polizia Penitenziaria giunge quest'anno a Napoli ed ho la presunzione, come napoletana e come Sindaco, di pensare che la nostra città possa dare un contributo importante, seppure nell'occasione di una celebrazione ufficiale, alla riflessione sui temi della legalità, sul sistema carcerario e, al suo interno, sui compiti e sul ruolo del vostro Corpo.
La ragione è che a Napoli la distinzione e l'intreccio tra “le due città” si presentano in maniera particolarmente problematica. La nostra è una città illustre per una antica tradizione di studi giuridici, la città che ha dato con l'illuminismo un contributo decisivo al rinnovamento della cultura italiana e con la Repubblica del 1799 un esempio straordinario di eroismo e di dedizione al bene pubblico. È la città delle Quattro Giornate e della ribellione di popolo contro l'occupazione nazista per la fondazione di una nuova legalità. Ma è anche, oggi, tra le città italiane, una di quelle che le statistiche mettono in cima alla lista per la frequenza di alcuni delitti e soprattutto una tra quelle nelle quali la criminalità organizzata opprime più duramente le persone ed offende la comunità cittadina. Questa è l'altra faccia della Napoli colta e laboriosa che noi napoletani conosciamo ed amiamo. Lo specchio di un disagio sociale che ha radici profonde, ma al quale la città cerca di dare risposte in positivo, migliorando i servizi sociali, ridisegnando il suo territorio, risanando le periferie e soprattutto accrescendo le sue infrastrutture, per consentire un nuovo sviluppo economico e sociale.
E, come il disagio sociale si rispecchia e si amplifica nelle strutture carcerarie, così è necessario che anche l'impegno della città per una nuova stagione di progresso si estenda e sia riconoscibile nell'altra città. Per questo il Comune di Napoli segue con attenzione la vita delle sue strutture carcerarie e si impegna per partecipare, nei limiti delle sue competenze, ad ogni attività che possa essere utile ad aiutare il lavoro degli operatori, a migliorare le condizioni di vita dei reclusi, a favorirne il reinserimento. Una attenzione che rivolgiamo a tutti gli istituti carcerari ma in particolare all'istituto Minorile di Nisida. La collaborazione con l'Amministrazione Penitenziaria nella realizzazione del progetto “Nisida futuro ragazzi” è per noi una “buona prassi” ed un esempio importante, grazie ai suoi laboratori formativi che, insieme con i ragazzi a rischio segnalati dai servizi sociali del comune, sono frequentati anche da giovani reclusi.
Un esempio positivo, scrivevo, perché la città non vuole ignorare ma integrare i suoi istituti carcerari, ed affiancare l'attività di tutti coloro che vi lavorano, ed in particolare della Polizia Penitenziaria, con la gratitudine che si deve a chi svolge un compito gravoso e difficile e il sostegno che merita chi, con il suo impegno, può dare un contributo decisivo ad una nuova cultura delle legalità ed al progresso civile del nostro Paese.

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