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La Festa del Corpo a Napoli, per il Presidente della Regione Campania, è un importante segno di attenzione verso la città e il coronamento di una attiva collaborazione con l’Amministrazione Penitenziaria.
    
Ritengo molto significativo il fatto che il prossimo 21 settembre la Festa annuale del Corpo di Polizia Penitenziaria venga celebrata a Napoli. Lo è per numerose ragioni. Anzitutto perché questo evento coincide col 190mo anniversario della fondazione del Corpo e, poi, perché è la prima volta che la celebrazione avviene in una città diversa da Roma. Di questo ringrazio tutto il Corpo che, così, rivolge un importante segnale di attenzione nei confronti della città e di tutta la Campania. Allo stesso modo, desidero esprimere forte gratitudine a tutti gli agenti di Polizia Penitenziaria per il prezioso e delicato lavoro che svolgono quotidianamente. Molto spesso ci si dimentica della complessità del compito che eseguono accanto agli educatori, agli psicologi, ai direttori e, ovviamente, ai detenuti. La smilitarizzazione del Corpo, a partire dal 1990, ha accelerato quel processo di crescita delle professionalità che ha reso gli Agenti di Polizia Penitenziaria attivamente impegnati nel processo di rieducazione del detenuto. Il loro ruolo è diventato ancora più centrale e determinante nel programma di recupero del detenuto, così come previsto dalla riforma dell’Ordinamento penitenziario del 1975, in linea con lo spirito dell’art. 27 della Costituzione. Purtroppo, la piena attuazione del principio costituzionale ha reso, nel corso degli anni, ancora più evidenti le carenze di mezzi e di organico in cui molto spesso gli agenti si trovano ad operare. Abbiamo lavorato in questi anni, insieme all’Amministrazione Penitenziaria dei 17 istituti campani e dei due centri di rieducazione per minori di Nisida e di Airola, per sostenere la politica di recupero dei detenuti. Attraverso i fondi Por, misura 3.4, la Regione Campania ha ampliato la sua offerta formativa per garantire che i corsi di formazione organizzati per la popolazione detenuta abbiano nuovi contenuti, siano più vicini alle esigenze della platea e del mercato del lavoro. Abbiamo, poi, investito mezzo milione di euro, unendo le risorse del Fondo nazionale lotta alla droga e del Fondo nazionale politiche sociali, per interventi rivolti alle fasce deboli. Risorse che abbiamo trasferito direttamente agli istituti di pena e agli istituti minorili di Nisida e Airola, stabilendo così con il Provveditorato regionale dell’Amministrazione Penitenziaria un rapporto di piena collaborazione e cooperazione istituzionale. Questo stesso spirito si manifesta nella scuola di formazione dell’Amministrazione Penitenziaria, dove i dirigenti della Regione si confrontano con il personale già in ruolo e analizzano insieme le politiche regionali. Infine, poi, anche se il passaggio della sanità penitenziaria alle Regioni non è ancora completato, la Regione Campania assicura attraverso i Servizi alle tossicodipendenze (SERT) un presidio permanente negli istituti penitenziari. Come ho ribadito il 9 luglio scorso, in occasione dell’inaugurazione della nuova sede del tribunale di Giugliano, realizzato nei locali di un palazzo sequestrato a un boss della camorra (progetto che abbiamo finanziato con fondi regionali), io credo che lo Stato debba assicurare ad ogni imputato un processo equo, giusto, ragionevole nei tempi. Nel caso di condanna, va, poi, garantita la certezza dell’applicazione della pena, la quale dev’essere, allo stesso modo, giusta, e deve favorire il recupero del detenuto. La Polizia Penitenziaria è un pezzo fondamentale di questo difficile compito e, per questo, la Regione Campania continuerà a sostenere, come ha già fatto in tutti questi anni, il lavoro di tutto il Corpo.
    

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