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Attivo da ottobre, il nuovo sito internet dell’istituto milanese consente di conoscere da vicino cosa si fa all’interno, la qualità della pena e il lavoro della Polizia Penitenziaria.

Incontro con Lucia Castellano direttrice della Casa di reclusione di Milano Bollate

Il Progetto Bollate, la struttura, le informazioni utili, i progetti educativi, la visita virtuale, il video istituzionale, il giornale “Carte Bollate”: nel nuovo sito della Casa di reclusione di Milano Bollate c'è veramente tutto. Accessibile ed esauriente il sito www.carcerebollate.it apre le porte di questo istituto milanese, portando davanti agli occhi di tutti una realtà che spesso non si conosce.
«Il nostro primo obiettivo – chiarisce infatti subito il direttore dell'istituto penitenziario, Lucia Castellano – è stato quello di fare conoscere il carcere all'esterno rendendolo così accessibile a tutti. Noi abbiamo bisogno, per quello che siamo e che vogliamo diventare, di una visibilità all'esterno. C'è bisogno – continua la Castellano – di essere conosciuti sia per una esigenza di trasparenza dell'azione amministrativa nei confronti della società civile, sia come servizio all'utenza rispetto, per esempio, ai parenti dei detenuti che vengono a colloquio o alle persone che vogliono venire a fare i volontari e che devono sapere chi siamo e come funziona la nostra struttura. Quello che mi interessava era fare sapere alle persone esterne al carcere cosa succede all'interno dell'istituto. La gente si interroga sempre di più sul senso del carcere, sulla certezza della pena, ma pochi sanno esattamente cosa si fa dentro ad un carcere, quale è la qualità della pena. Abbiamo così voluto mostrare all'esterno quale è il tipo di pena che viene erogata all'interno del carcere di Bollate. E poi è importante ancora essere conosciuti all'esterno anche per la professionalità di chi lavora all'interno del carcere cioè per la Polizia Penitenziaria. Adesso si parla tanto di visibilità della Polizia Penitenziaria all'esterno, ecco questo è un veicolo di visibilità. Anche il singolo poliziotto si sente più gratificato dal fatto che può mostrare su Internet il proprio lavoro ed è incentivato a fare meglio. È anche quindi una questione di qualità del nostro lavoro. Infine, ma non ultimo, c'è da dire che noi lavoriamo moltissimo sul recupero socio lavorativo dell'utenza e quindi è importante che le aziende che decidono di dare lavoro ai detenuti che escono dal carcere a fine pena, ci conoscano».
Attivo dal 18 ottobre, realizzato dalla Società “Altrocinema” con il finanziamento e la sponsorizzazione della Fondazione Cariplo, il sito internet permette di superare il muro che divide la città-carcere da quella esterna. Una piccola città, dentro le città, che ospita circa 700 detenuti, divisi in 6 sezioni, dove lavorano 345 agenti, 5 educatori, 3 psicologi, 8 medici, 9 infermieri e poi insegnanti, educatori esterni, volontari, e che il viaggio virtuale proposto dal sito permette di conoscere da vicino, rivelando la presenza non solo di celle, ma anche di una ludoteca, un'area verde per i colloqui, una stanza dell'affettività, tante attività lavorative come una falegnameria, un orto, un laboratorio di lavorazione del vetro, e poi ancora una biblioteca con circa 16 mila volumi e 2 mila film, un corso di informatica, un laboratorio di rigenerazione dei telefoni.
«Il sito è costituito da un documentario istituzionale – spiega Lucia Castellano – rappresentato da un video, che è però destinato a diventare obsoleto, perché non è modificabile, ma dà l'idea al visitatore delle attività che ci sono. Per questo video l'attrice Lella Costa, persona sempre molto attenta al sociale e impegnata in questo campo, ha prestato la sua voce, per narrare e condurre il visitatore virtuale attraverso tutte le attività che si fanno a Bollate. C'è poi una parte di lettura, dove si trovano i dati relativi all'istituto e il suo funzionamento, e una sezione, scritta anche in inglese, francese e arabo, con informazioni sul regolamento e gli orari delle visite, le telefonate, l'invio di pacchi e altre regole utili per i familiari dei detenuti. Al più presto nomineremo un pool di agenti penitenziari o qualche altro operatore che si occuperà dell'aggiornamento del sito».
Quello di Bollate non è l'unico sito internet al momento nel mondo penitenziario, anche per esempio Torino, Cagliari, Eboli, Lauro possono essere visitati sul web.

Questa voglia di conoscenza all'esterno, di accessibilità, trasparenza, rispecchia forse la volontà di trasmettere anche un'idea diversa di pena e di giustizia?

«Stiamo cercando di realizzare con molta fatica un'esecuzione penale secondo legge, vogliamo realizzare, non voglio dire, un carcere modello, ma un carcere che si attiene all'Ordinamento penitenziario e che pone molte attenzione alla pena per chi la subisce e alla qualità del lavoro per gli operatori. Per questo motivo abbiamo “cavalcato la tigre” masmediatica e abbiamo sfruttato internet per farci conoscere. Questo è anche il nostro contributo al dibattito sulla sicurezza».

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