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Nella giornata nazionale per i diritti dell’infanzia, il ministro della famiglia Bindi e della Solidarietà Sociale Ferrero hanno visitato il Nido del carcere di Rebibbia femminile.
di Susanna Altieri

Sono 19 i bambini ospitati attualmente al “Nido” del carcere romano di Rebibbia femminile e 17 le donne-mamme, un altro bambino è affidato invece all'esterno, mentre due detenute mamme...

 ...non si trovano ristrette presso la sezione nido perché i bambini, nati prematuri, sono ricoverati in luoghi esterni. Ecco la situazione dell'istituto della capitale, che ospita complessivamente 338 ristretti, “fotografata” dal Capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, Ettore Ferrara, nel giorno, il 20 novembre, in cui ricorre l'anniversario della Convenzione sui diritti dell'infanzia. Siglata a New York dall'Assemblea delle Nazioni Unite nel 1989, la Convenzione è stata in seguito ratificata da 192 Paesi nel mondo, è formata da 54 articoli e si fonda su quattro principi fondamentali: la non discriminazione del bambino per credo religioso, razza, sesso e condizione, il migliore interesse del bambino da determinare in accordo alla situazione del bambino in quel momento, la tutela delle condizioni di esistenza, la partecipazione del bambino alla sua vita quotidiana.
E a questi principi ha fatto riferimento il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano in questa giornata: «Uguali diritti per tutti i bambini e tutti i ragazzi, – ha detto – che siano immigrati o che siano italiani: guai a pensare che gli stranieri non abbiano gli stessi diritti dei bambini nati in Italia».
La Giornata nazionale per i diritti dell' infanzia e dell' adolescenza ha rappresentato così un momento di grande significato per riflettere sulla condizione dei minori nel mondo e nel nostro Paese, e certamente tra i bambini che maggiormente soffrono di diritti negati ci sono quelli che vivono con le madri dietro le sbarre di un carcere.
In occasione di questa giornata infatti, i ministri della Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero e delle Politiche per la Famiglia, Rosy Bindi, dopo la cerimonia al Quirinale hanno visitato tre luoghi dell'infanzia a Roma, una scuola media, il nido del carcere di Rebibbia, un campo nomade.
Il ministro Bindi, ha proposto un Piano d'azione che permetta ai bambini ed adolescenti di partecipare alla vita sociale, una condizione che va resa «effettiva ed esigibile»; il responsabile della Solidarietà Sociale Ferrero, ha parlato di «insicurezza sociale» per i bambini e i ragazzi che non permette loro di «sognare e crescere sereni».
I ministri, quindi, insieme al Sottosegretario alla giustizia Luigi Manconi e al Capo del Dap, Ettore Ferrara, con la visita al nido della Casa circondariale di Rebibbia hanno voluto porre particolare attenzione ai figli delle detenute.
La situazione del carcere è pesante: i bambini da 0 a 3 anni possono stare con le mamme, ma al compimento del terzo anno di età è obbligatoria la scarcerazione dei minori. In carcere questi trascorrono gran parte del tempo nella stanza dei giochi o nella zona verde, inoltre trasferiti da una parte all'altra dell'Italia sono spesso costretti a subire il trauma del distacco dai volontari con i quali si creano legami affettivi. Dunque per Rosy Bindi «bisogna giungere al più presto all'approvazione della proposta di legge che prevede misure alternative al carcere per le madri-detenute, perché è inaccettabile che i bambini trascorrano un periodo fondamentale della loro vita in cella. Tanto più se ciò avviene in condizioni di sovraffollamento, come nel caso della sezione femminile di Rebibbia».
«Questi bambini - ha aggiunto il ministro Bindi - stanno pagando un prezzo altissimo senza avere nessuna colpa. Per questo, in attesa della legge in discussione in Parlamento, vanno applicate le norme che prevedono già dei benefici per le madri detenute, incentivando e rafforzando la soluzione delle case famiglia. In uno Stato davvero civile la soglia del carcere non deve essere più varcata da nessun bambino».
È proprio su questo punto che si è soffermato Luigi Manconi secondo il quale «la via da seguire è l'esperienza innovativa di Milano; un ambiente adeguato che rassomigli il meno possibile al carcere, dove possono essere ospitati i bambini con le loro mamme».

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