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di Giovanni Tamburino

Quando cinque anni fa se ne discusse, l’idea di dar vita a una rivista dell’Amministrazione Penitenziaria fu molto semplice.

 Il DAP, si disse, rende un servizio alla società, ma questo servizio è spesso mal valutato. Se riusciamo a farlo conoscere per quello che è – con le sue difficoltà, la dedizione di coloro che vi operano, l’umanità di chi è assoggettato alla pena –, i giudizi saranno più corretti e si comincerà a capire diversamente il nostro lavoro e coloro che lo svolgono.
Le Due Città, con questo numero, entra nel quinto anno di vita.
La Rivista non è perfetta, lo sappiamo. Vi sono progetti per migliorarla. Tuttavia possiamo affermare senza trionfalismi che una scommessa è stata vinta.
È un fatto che Le Due Città ha contribuito a ridurre la sensazione di “ghetto” che aleggiava intorno alla nostra Amministrazione. Ed è un fatto che grazie alla Rivista si è data voce a centinaia di operatori che hanno potuto comunicare esperienze e disagio, realizzazioni e speranze. Oltre a un grande onore per me, che la ho diretta in questi anni, è stato un forte impegno dar vita e far crescere una pubblicazione come Le Due Città, concepita come canale di trasmissione con il territorio e tra punti diversi del territorio. Un canale che non deve essere riservato ai soli addetti ai lavori. Occorre, anzi, che il canale sia “intercettato” quanto più possibile dall’esterno. Questa è la condizione affinché il servizio reso dall’Amministrazione Penitenziaria sia apprezzato per ciò che esso è effettivamente.
Il risultato è incoraggiante. Se si scorre l’elenco degli scritti pubblicato con l’indice della scorsa annata nel numero del dicembre 2003, si vede che Le Due Città non è per nulla il megafono di chi dirige la struttura. La maggioranza degli articoli proviene da operatori impegnati nelle carceri e nel territorio e numerose sono le collaborazioni di persone estranee al DAP: esperti, ricercatori, magistrati, il mondo dell’Università e delle istituzioni. Nell’anno che inizia intendiamo potenziare alcune rubriche, come le “Notizie DAP”, e crearne di nuove, per offrire un’informazione ancora più ampia e tempestiva.
Tuttavia il carattere della Rivista rimarrà lo stesso che ha consentito a Le Due Città di rompere un muro di indifferenza o di diffidenza – difficile dire quale dei due atteggiamenti sia peggiore dell’altro - presentando la complessità del mondo penitenziario senza falsificazioni e senza facili scorciatoie. Un mondo sempre problematico. Che vuole crescere. Che si confronta con la sfida di un paradosso apparente: operare perché il carcere diventi fattore di libertà.

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