Questo sito web utilizza i cookies tecnici. I cookies non possono identificare l'utente. Se si proseguirà nell'utilizzo del sito si assumerà il consenso all'utilizzo.
Se si desidera utilizzare i siti senza cookie o volete saperne di più, si può leggere qui

Condividi

Incontro con Francesco Dell’Aira Direttore della Casa circondariale di Terni
di Giuseppe Mazzella

«La popolazione detenuta non assomiglia più allo stereotipo ipotizzato dall’ordinamento penitenziario del 1975. Gli istituti ospitano oggi frange di persone portatrici delle forme più diverse di disagio.

Ai criminali in senso stretto si sono via via aggiunti i tossicodipendenti, coloro che rischiano la vita per fuggire dal loro Paese, i malati psichici, i barboni, le schiave e gli schiavisti. Occorre ripensare regole nuove di osservazione e di trattamento, con strumenti meglio calibrati sull’emergenza odierna e sulla situazione che si andrà a consolidare nei prossimi anni. Fulcro ed obiettivo strategico resta il lavoro nella sua accezione più ampia, che comprende anche lo sviluppo nei detenuti di una sensibilità per l’arte. Il nostro compito è convincere i detenuti ad evitare di tornare in questo luogo e ad impegnarsi in attività utili per il futuro».
Il dottor Francesco Dell’Aira, direttore della Casa circondariale di Terni, va subito al cuore del problema, mettendo il dito sui cambiamenti che in questi ultimi anni stanno modificando la realtà carceraria. Dell’Aira, 54 anni, originario di Lecce, laureato in Economia e Commercio, è nell’Amministrazione Penitenziaria da oltre trent’anni. Dopo aver ricoperto l’incarico di ragioniere, come il padre, prematuramente scomparso, è passato alla carriera direttiva, dove ha maturato un’esperienza diversificata e caratterizzata da numerose missioni e nella breve ma intensa direzione dell’O.P.G. di Reggio Emilia e in quella ventennale di Spoleto. Dal 1997 a Terni, ha subito dato la sua impronta all’istituto, caratterizzata dalla continua ricerca di ottimizzare le risorse umane ed economiche. L’istituto si contraddistingue, infatti, per la pulizia, per il silenzio e l’ordine e per l’imponente presenza di opere d’arte, che arredano anche il suo studio. «Quando sono arrivato qui – racconta – ho trovato una situazione un po’ di stallo, ma anche un ambiente in cui si poteva seminare bene. Tra i primi provvedimenti presi c’è stato quello di cominciare a sistemare queste opere d’arte, che l’Amministrazione aveva deciso di acquistare, in base a un finanziamento pubblico. Nelle attività trattamentali oltre al lavoro, che per me resta uno dei cardini fondamentali, è necessario sviluppare anche una sensibilità per l’arte. Ho trovato dei detenuti bravi che sono riusciti a realizzare grandi cose, con risultati che non avrei mai sperato. Ci rifacciamo all’Art-Counseling, l’arteterapia che opera il recupero attraverso l’uso di attività artistico-espressive. E devo dire che questo ha inciso in modo estremamente positivo».

Quali sono le caratteristiche dell’istituto da lei diretto?

«Questa è una Casa circondariale, in cui i detenuti sono ospitati in sei sezioni maschili, una sezione femminile, una per i cosiddetti 41 bis, una sezione protetta, una sezione lavoranti e una sezione semiliberi. La loro età media si aggira attorno ai trenta, trentacinque anni e c’è una consistente presenza di extracomunitari, che supera il 50%, ristretti in gran parte per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti. Oltre alla struttura nuova, a Terni ho trovato un personale molto motivato e un grande aiuto da parte delle Associazioni di volontariato e degli Enti locali. Mi resta però un cruccio. Facciamo un grandissimo sforzo per le attività trattamentali, ma poi il risultato si annulla nel momento in cui il detenuto esce ed è espulso dal contesto sociale, come accade troppo spesso per gli extracomunitari. Fare un corso professionale, senza poi utilizzare la professionalità acquisita, è un inutile spreco di risorse. Sia i due progetti che abbiamo in corso con la facoltà di Agraria dell’Università di Perugia, che comprendono la coltivazione degli ulivi e di noccioline, sia il progetto “Argo”, che prevede la creazione di un canile, tendono ad ottimizzare risorse e a dare risultati anche economici oltre che professionali. Un altro progetto, finanziato dalla Provincia, che sta per essere attuato, è quello della realizzazione di corsi di panetteria e pasticceria, in collaborazione con una cooperativa sociale, che si pone un duplice intento: dare opportunità lavorative all’esterno, una volta che il detenuto è uscito - e già ci sono delle convenzioni con ditte di Terni - e realizzare una panetteria all’interno. I macchinari saranno finanziati dalla Regione. Il pane che andremo a produrre nella prima fase, circa 400 chili al giorno, servirà alle esigenze di Terni e di Spoleto. Per inserirci sul mercato, in un secondo momento, produrremo prodotti di qualità. Come abbiamo già fatto per l’olio e il miele, che abbiamo raccolto in bottiglie e in vasetti decorati a mano».

A Terni avete problemi di sovraffollamento?

«Per quanto riguarda i detenuti comuni, l’istituto avrebbe una capienza di circa 200 posti, invece ne ospitiamo circa trecento. Allora abbiamo svuotato le celle delle sezioni comuni, una alla volta, e le abbiamo riarredate completamente. Abbiamo imbiancato, messo i letti a castello, sistemato i bagni e le cucine. Oggi sono celle di circa 10 metri quadrati e ospitano due detenuti, invece che uno come era previsto. Siamo intervenuti nell’arredo delle celle, ottimizzando gli spazi, con dei mobiletti a misura, posti sopra la porta di ingresso. Per quanto riguarda il personale abbiamo circa 200 agenti, di provenienza per lo più dell’Italia centrale, un numero però che va considerato solamente nominale. Anche se va ricordato che nel mio istituto le forme di assenteismo sono molto ridotte. L’istituto, purtroppo, non dispone di spazi comuni adeguati, perché è stato realizzato per 150 detenuti. E allora abbiamo cercato di ampliarli, per rendere meno penosa la permanenza dei detenuti, realizzando il campo sportivo, l’area verde per i colloqui, e tenendo aperte le celle in certe fasce orarie. Cerchiamo di fare in modo che la cella sia il luogo dove si deve stare di meno. I detenuti sono, infatti, impegnati per l’intera giornata in attività scolastiche fino all’una e il pomeriggio nei vari corsi ricreativi e artistici come la ceramica, la pittura su vetro o su parete. Poche sono le pareti dei corridoi e dei diversi ambienti dell’istituto che non sono state ancora ricoperte da pitture. Quello che mi sembra importante è che tutto quello che realizziamo nell’istituto, cerchiamo di farlo con i detenuti. Questa è la regola. Verifichiamo innanzitutto quello che sa fare un detenuto e allora cerchiamo di utilizzare la sua capacità. Dall’imbianchino al calzolaio, creando così dei posti di lavoro ad hoc, senza inutili sprechi. Nel settore della manutenzione, diventata a 360 gradi, che riguarda l’officina fabbri, l’officina falegnami, la muratura, l’idraulica, gli aspetti elettrici, abbiamo trovato uno staff di agenti particolarmente versati e sensibili, che organizzano l’impegno quotidiano dei detenuti. Ad esempio il parcheggio coperto, con strutture in ferro, che in Italia abbiamo solo noi e Spoleto, è stato realizzato interamente dai detenuti. Altri li abbiamo impegnati nelle attività agricole. A questi si aggiungono, ovviamente, quelli impegnati nei lavori domestici, come in cucina. L’organizzazione del lavoro prevede di farli lavorare un giorno sì e un giorno no, e non utilizzarli per un mese e poi tenerli inattivi per tre, come avviene in altri istituti. Questo significa che, pur impegnando uno stesso numero di addetti, qualitativamente è un’altra cosa. Tutti i lavori con un minimo di qualità, sono organizzati in questo modo. Nel complesso, tra tutte le occupazioni, riusciamo ad impegnare oltre la metà della popolazione carceraria. Cerco di far applicare questa mia idea di realizzare tutto all’interno, sia le attività del tempo libero, sia quelle propriamente produttive. Se si fa un corso da muratore, i detenuti non devono fare un muro, per poi buttarlo giù, ma devono realizzare un’opera che serva all’istituto. Come le gradinate, artisticamente pregevoli, che sono state appena realizzate nel campo sportivo. Tutto questo stimola i detenuti a un atteggiamento sempre più dignitoso, ricevendo tutta una serie di stimoli significativi. Come quelli che derivano, ad esempio, dalla presentazione di libri che noi periodicamente facciamo all’interno, con gli autori. Gli spettacoli teatrali, gli incontri da me promossi con le scolaresche di Terni, tutto concorre ad uno scambio di informazioni e ad un arricchimento reciproco».

L’espressione usata qui a Terni “Finire a Sabbione”, che è la località dove sorge l’istituto, ha ancora quella valenza negativa di un tempo?

«Diciamo che noi ce la mettiamo tutta, anche se ci rendiamo conto che l’obiettivo non è sempre raggiunto. Non ho la bacchetta magica, ma un piccolo passo al giorno lo facciamo. Quello che ci conforta è il grande apporto delle associazioni volontaristiche, che contraddistinguono Terni, a cominciare dall’ARCI. L’ARCI, oltre ad aiutarci nei vari corsi di formazione professionale, gestisce un appartamento messo a disposizione dal Comune, che consente di ospitare i detenuti che non hanno possibilità economiche, specie extracomunitari che, senza quest’appoggio, non potrebbero andare in permesso e incontrare le proprie famiglie. Poi c’è la Croce Rossa, sezione femminile, che agisce soltanto in tre istituti in Italia, che si occupa del corso di ceramica e dell’ animazione teatrale. Abbiamo la Caritas, che attraverso le sue cooperative, assume detenuti ex art. 21 in semilibertà, che vanno al lavoro la mattina e tornano la sera. Poi c’è il volontariato di tipo privato, c’è l’assistenza religiosa, con un gruppo di sette-otto persone anziane, che vengono quando il cappellano celebra la messa per dare un loro sostegno, una loro presenza. Nonché l’aiuto del Sert e del Goat che si occupano di detenuti alcool-dipendenti. Noi cerchiamo di essere sempre più una “scatola di vetro”, vogliamo dare trasparenza. Questo ci ha premiato, perché l’appoggio che abbiamo, dal Comune, dalla Provincia e dalla Regione, è veramente straordinario. Per farci conoscere meglio all’esterno, offriamo alle emittenti televisive alcune videocassette in cui sono rappresentate le nostre varie attività e il nostro lavoro. Abbiamo fatto anche una trasmissione, che si chiamava “Storie sotto chiavi”, puntate di un’ora ciascuna, con 26 interviste di detenuti, nelle quali si raccontavano senza infingimenti. Tutto questo ha fatto sì che la popolazione di Terni sia andata sempre più sensibilizzandosi nei confronti del problema carcere. L’altro giorno hanno inaugurato la Piazza della Pace, in una zona degradata della città, che stanno cercando di riqualificare. Simbolicamente ad accendere l’albero di Natale, alla presenza del sindaco e delle altre autorità, è stato scelto un nostro detenuto».

Centri di accoglienza all’esterno ve ne sono?

«La città è sensibile, e collabora con assegni di mantenimento. Poi ci sono i centri della Caritas. Il nostro Vescovo, monsignor Paglia, uno dei fondatori della Comunità di Sant’Egidio, che ha creato anche dei centri per le ex prostitute, ha organizzato delle mense di solidarietà, mettendovi a capo un ex detenuto. Poi abbiamo il Sert che si occupa dei detenuti sia durante il periodo di detenzione, sia dopo l’uscita. Cerchiamo di intervenire anche in altri casi come l’assistenza sanitaria, quando l’extracomunitario non regolare non ne potrebbe beneficiare e assicurando anche a questi le cure necessarie».

Quale è la specificità di quest’istituto?

«La specificità si può sintetizzare in questa massima: “chi salva un uomo, salva il mondo e anche se stesso”. Ogni detenuto ha la sua dignità, non è una persona di secondo livello, ma è una persona con tutti i diritti. Io credo nella forza del lavoro, credo nella forza della solidità del rapporto umano. Quindi ho sempre cercato di privilegiare queste due cose. Vorrei riuscire a trasmettere agli altri una sicurezza interiore, ecco perché credo molto nel lavoro».

Quali sono invece le carenze qui a Terni?

«Il mio cruccio è rappresentato dall’organizzazione degli uffici di segreteria, dove vi sono delle carenze e dove molte cose è necessario farle al di fuori dell’organizzazione tradizionale del lavoro. Il problema non è solo che qui manca un vicedirettore, ma dipende dal fatto che chi vi lavora, pur avendo grande disponibilità, manca di adeguata professionalità. Ritengo che questo sia un settore che la nostra Amministrazione ha un po’ trascurato, a livello generale. Occorre, quindi, e questo non riguarda ovviamente solo Terni, aggiungere altri profili tecnici e specialistici. Fornendo a ciascuno i necessari strumenti operativi. Solo così possiamo affrontare e gestire al meglio i grandi cambiamenti a cui stiamo assistendo negli ultimi anni».
L’Istituto in cifre

Tipo: Casa circondariale
Indirizzo: Via delle Campore, 32 - 05100 - Terni
Anno di costruzione: Progetto approvato nel 1986, consegnato ufficialmente il 22.12.1992, accoglie detenuti dalla fine del 1991
Modello architettonico: moderno, definito a corpo quintuplo
Capienza detenuti: capienza massima 398 detenuti (339 comuni, 28 41/bis, 16 protetti, 15 semiliberi/art. 21 o.p.)
Presenza effettiva detenuti: in media nel 2003 n. 305
Numero sezioni: 6 sezioni maschili per detenuti comuni, 1 sezione a custodia attenuata, 1 sezione protetta, 1 sezione femminile per le esigenze connesse all’arresto, 1 sezione per il regime 41/bis O.P (con un’area riservata) e 1 sezione per detenuti in semilibertà/art. 21.
Numero di camere detentive: 226 tutte uguali, di circa 10 mq., con servizio igienico interno

ELEMENTI SPECIFICI:
L’istituto possiede un notevole corpus di opere d’arte, realizzazioni di artisti contemporanei (ex legge 3.3.1960 n° 237) per un valore di circa 370 mila euro: complessi scultorei, mosaici, quadri. Possiede altresì numerosissimi grandi murales realizzati dai detenuti, continuo laboratorio di art-counseling
Strutture per il personale: Sportive: campo sportivo, campo da tennis , palestra; Ricreative/incontro: Bar/sala convegno, sala biliardo, sala riunioni, sala conferenze
Strutture per i detenuti: 4 palestre, campo sportivo
Ricreative: 10 salette, 7 sale artigianali, 3 sale attività tempo libero (ceramica, decorazione su vetro, decorazione su pareti)
Culturali: Sala teatro con 126 posti, Biblioteca, 3 aule scolastiche,
Lavorative: 3 laboratori industriali (fabbri, falegnami, rilegatoria), attività agricola arborea (600 olivi, 600 noccioli, 300 viti, 300 alberi da frutta). È presente una attività di apicoltura, mentre è in corso di realizzazione una panetteria
Religiose: 1 chiesa (sez. maschile) e due cappelle (sez. femminile e sez. 41-bis)
Sociali: quattro sale colloqui per detenuti comuni, cinque sale colloqui per detenuti 41/bis, area verde per colloqui detenuti, 12 cortili di passeggio

DATI RELATIVI AL PERSONALE:
Personale di Polizia Penitenziaria: 172 uomini e 21 donne del quadro permanente; 20 appartenenti al GOM
Personale amministrativo: Direttore, 4 educatori, 4 contabili, 10 amministrativi
Personale a convenzione: 4 psicologi, un sanitario incaricato, 7 medici, 9 infermieri , 11 specialisti

RAPPORTI CON:
Volontariato: C.R.I. – Caritas – Ceis – Arci – Coni
Enti Locali: Sert – Goat - ASL – Comune - Provincia, Ministero dell’Istruzione

ATTIVITÀ:
Scolastiche: Scuola elementare, Scuola Media, IPSIA (elettricisti e meccanici),
Lavorative : mediamente sono impiegati circa 100 detenuti in varie attività. Le principali: cuochi, addetti alla lavanderia, fabbri, falegnami, muratori, agricoltori, manutenzioni fabbricato, conti correnti, lavori domestici.
Formative e di tempo libero: animazione teatrale, ceramica, corsi di decorazione su vetro e su pareti, redazione di un giornalino, sartoria, riparatore TV, giardinaggio, corso edile, corso panetteria.
Partecipazioni: mostre all’esterno, dibattiti, presentazione libri, cineforum.

Joomla templates by a4joomla