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Parlano i dottori Maurizio Conti, Paolo Marchegiani, Luca Campili

Il dottor Maurizio Conti, psichiatra, 54 anni, da tre a Terni, con un contratto a convenzione, racconta: «Qui la patologia prevalente è quella del disturbo di personalità, legato alla provenienza del detenuto dal mondo della tossicodipendenza.

La grande maggioranza dei pazienti, in media tra i trenta e i trentacinque anni, soffre di disturbi della personalità. Nel mio lavoro però sono coadiuvato da quattro psicologhe molto efficienti». Il dottor Paolo Marchegiani, 40 anni, a Terni dal luglio del 2000 con un contratto a tempo determinato, come medico di guardia Sias, aggiunge: «Qui dobbiamo affrontare patologie di vario genere, un po’ di tutti i tipi, con manifestazioni di stati di ansia, di insonnia, classici del disagio psicologico, che riusciamo a controllare bene. Molto presenti sono poi le patologie dermatologiche e ortopediche. Possiamo contare su sei specialisti che periodicamente sono presenti in istituto. In tutto siamo otto medici, e garantiamo un’assistenza durante tutto l’arco delle ventiquattro ore». Il dottor Luca Campili, 40 anni, medico Sert, rileva: «Essendo un carcere circondariale, ci sono sempre nuovi giunti, spesso tossicodipendenti, per i quali iniziamo, in collaborazione con il Sert esterno, un programma di terapia con il metadone. Iniziamo con il metadone giornalmente a scalare come prima terapia, e poi iniziamo con dei farmaci ansiolitici. Qui la percentuale di tossicodipendenti è molto alta, e supera il 50%. All’esterno ci sono strutture che, a fine pena, accolgono gli ex detenuti che, a causa del periodo breve di permanenza, non sono riusciti a completare il programma di cura». L’infermiera Fernanda Filoia, originaria di Todi, 52 anni, con un contratto a consulenza di 60 ore mensili, e da circa un anno e mezzo a Terni, dichiara: «Lavorare in carcere, rispetto ad un ospedale, comporta delle differenze, perché bisogna lavorare in un sistema di controllo e sicurezza. I pazienti più delicati, che hanno bisogno di maggiore aiuto, sono certamente i sieropositivi». L’infermiera Mariangela Gentili, 37 anni, da 6 a Terni lamenta: «Noi siamo solo otto infermieri, di cui solo tre fissi. A questo si aggiungono, poi, le difficoltà che derivano dall’insufficiente riconoscimento professionale, che rende tutto più faticoso e non gratificante».

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