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Incontro con Gabriella Simonetti, responsabile Area trattamentale, e Giovanni Francescangeli, insegnante

La dottoressa Gabriella Simonetti, educatore C3, responsabile dell’Area trattamentale, racconta: «A Terni l’impegno è sempre al massimo, perché le attività che si organizzano in quest’istituto sono numerose.

 La popolazione detenuta è formata da una tipologia molto varia, e anche il nostro impegno è necessariamente diversificato. Le colleghe sono al momento soltanto due, perché una è assente per maternità, ma siamo aiutati da un assistente di Polizia Penitenziaria molto preparato. Siamo poche, però per fortuna il rapporto con la città, con gli Enti locali e le forze di volontariato, è molto forte, e questo ci aiuta. Le attività prevalenti oltre a quelle lavorative e scolastiche, sono di formazione che si rinnovano continuamente. Possiamo contare su diverse collaborazioni con cooperative sociali, che permettono ad alcuni detenuti di andare a lavorare all’esterno. Abbiamo anche una biblioteca, recentemente riorganizzata, che è molto frequentata. Di recente abbiamo fatto anche una riuscitissima mostra mercato di prodotti, i cui proventi sono stati devoluti all’Unicef. Diamo vita anche ad un foglio interno, “Contatti”, in cui tutti esprimono liberamente il loro pensiero, come ha scritto un detenuto, “cercando di ritrovare il senso della vita”. Quello che è molto gratificante è l’armonia e la collaborazione fra la nostra Area e la Polizia Penitenziaria». L’insegnante Giovanni Francescangeli, originario di Terni, da due anni impegnato in istituto, dove si occupa di preparare i detenuti nel corso meccanici dell’IPSIA, dichiara: «Ho lavorato sempre nella scuola, dove mi sono occupato sempre del corso meccanici. Sono molto soddisfatto di quest’esperienza, perché vedo che i detenuti si applicano con molta volontà. È qualcosa che a loro piace, in parte perché hanno lavorato già fuori. Qualche volta restiamo anche oltre l’orario normale di lezione. In genere i detenuti che frequentano il mio corso sono più extracomunitari che italiani, con provenienza del Nord Africa. Qualcuno spera, mi ha confidato, di trovare questo genere di lavoro, una volta scontata la pena. L’unico rammarico è che le ore di pratica sono poche rispetto a quello che vorremmo fare sia io sia loro».

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