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Disturbi psichici e disturbi alimentari. Di questa correlazione e delle possibilità di intervento medico si è discusso in un incontro all’Università “La Sapienza” di Roma  
  
Negli ultimi anni l’interesse per lo studio dei Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) è andato sempre più aumentando sia in relazione ad un incremento dell’incidenza dei disturbi stessi,

che ad una maggiore sensibilizzazione sociale nei loro confronti. Dati epidemiologici recenti dimostrano che nei Paesi occidentali industrializzati la prevalenza, tra le popolazioni a rischio (rappresentata essenzialmente da adolescenti e giovani adulti), va dallo 0,1 all’1,9% per l’anoressia nervosa e dall’1 al 3% per la bulimia nervosa. La fascia d’età maggiormente colpita è quella compresa tra i 12 e i 18 anni per l’anoressia e tra i 12 e i 35 anni per la bulimia. Entrambe le patologie risultano più frequenti nel sesso femminile. Un dato importante è rappresentato dalla mortalità delle pazienti anoressiche che attualmente è pari al 15%, l’anoressia nervosa infatti rappresenta la patologia psichiatrica a più alta mortalità. Va anche posta attenzione al Binge Eating Disorder, nuova entità nosologica caratterizzata da alimentazione incontrollata che porta ad obesità, con un elevato rischio per l’insorgenza di patologie correlate quali diabete e malattie cardiovascolari. Quali sono oggi le necessità e le problematiche dello studio dei DCA? Sviluppare tecniche diagnostiche standardizzate, più sofisticate e affidabili, per trovare una più vasta condivisione, tra gli studiosi, sulle caratteristiche psicopatologiche di questi disturbi e riconoscere e separare i DCA puri da quelli che si sviluppano nel corso di qualsiasi altro disturbo psichico. Particolarmente importante è lo studio dei DCA come “patologia di segnale”, anticipatrice di altri disturbi psichici. Infine, è necessario approfondire la ricerca sulle tecniche terapeutiche più utili al trattamento dei DCA, come anche sviluppare studi di genetica comportamentale e di analisi sulla familiarità. In quest’ottica è nato il seminario di studio sui Disturbi del Comportamento Alimentare, svoltosi nel novembre scorso a Roma, organizzato dal direttore della I Clinica Psichiatrica del Policlinico Umberto I, prof. Emilia Costa in occasione della riapertura del reparto di degenza completamente restaurato per dare nuovo impulso alla ricerca scientifica in campo psichiatrico. Il seminario ha approfondito, con l’intervento di numerosi e pregevoli interventi, le caratteristiche diagnostiche dei DCA. Si è quindi parlato delle complicanze mediche delle patologie alimentari illustrando la necessità della collaborazione tra diverse figure specialistiche per il corretto trattamento di questi disturbi. In particolare, lo psichiatra deve essere affiancato dallo specialista in nutrizione clinica e dall’internista, per affrontare le disfunzioni di diversi organi ed apparati derivanti dall’alterazione di una funzione così vitale per il corpo umano come l’alimentazione. Quindi è stato affrontato il problema della terapia dei DCA. Questa deve essere sempre “integrata”: psicoterapia, terapia farmacologica e, nel caso dell’anoressia nervosa, terapia nutrizionale, devono essere utilizzate insieme per ottenere il successo terapeutico. Le psicoterapie indicate nel trattamento dei DCA sono quelle ad orientamento sistemico-relazionale o familiare e le psicoterapie ad orientamento cognitivo. Le prime, utili soprattutto nell’anoressia nervosa, mirano ad analizzare, elaborare e correggere le modalità comunicative alterate, presenti nelle famiglie delle pazienti anoressiche, le seconde rielaborano e correggono le convinzioni del paziente che portano allo sviluppo di sintomi psicopatologici. L’organizzazione cognitiva della personalità di un soggetto che presenta un disturbo della condotta alimentare consiste infatti, in un vago ed indistinto senso di sé, che oscilla intorno a confini antagonisti tra il sentirsi legati all’esterno, e per questo dipendenti dal giudizio degli altri, e l’essere legati all’interno, percepito come un vuoto. Ne scaturisce una sensazione di inadeguatezza, che si esprime con la tendenza a modificare il proprio comportamento alimentare e con questo il proprio peso corporeo, in corrispondenza di ogni oscillazione emotiva tra queste due polarità.
La terapia farmacologica è necessaria come supporto, specialmente nei casi in cui siano presenti ansia, depressione, impulsività o disturbi del pensiero.
Il seminario si è concluso con l’intervento del presidente della Regione Lazio Francesco Storace, del Presidente dell’Agenzia di Sanità Pubblica on. Domenico Gramazio, e dei vertici dell’azienda Policlinico Umberto I.

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