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L’apertura dell’Anno Giudiziario è stata la consueta occasione per fare il punto sulla giustizia e la criminalità nel nostro Paese  
  
Alla presenza del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e del suo predecessore Oscar Luigi Scalfaro, la cerimonia dell’inaugurazione dell’Anno Giudiziario si è svolta il 12 gennaio scorso, secondo una ritualità ormai consolidata da anni:

protagonista il Procuratore Generale della Cassazione, Francesco Favara, che nella sua relazione ha toccato i diversi aspetti della giustizia e della criminalità nel nostro Paese, mostrandone una fotografia, come di consueto, preoccupante.
Il Procuratore Generale ha snocciolato le statistiche sulla giustizia malata che dà qualche segnale di miglioramento solo nel processo civile, ha voluto fare un richiamo al rispetto per la Magistratura e ha sottolinato la necessità che il Parlamento vari riforme efficaci invitando ad abbassare i toni dello scontro tra politici e magistrati.

I tempi della giustizia
Restano lunghi i tempi della giustizia penale. (v. scheda)
In primo grado un processo in Tribunale dura in media 341 giorni, mentre nel 2002 ne durava 321. In Corte d’Assise per arrivare alla sentenza ci vogliono 398 giorni (prima ne servivano 419); per un verdetto del Gip servono 324 giorni, contro i precedenti 251. Si registra un rallentamento anche in Appello, dove occorrono 543 giorni per una pronuncia della Corte (prima ce ne volevano 495). Si registra invece un netto miglioramento nei procedimenti in Corte di Assise di Appello. Al verdetto si arriva dopo 203 giorni, contro i 290 rilevati dalle statistiche del 2002.
Si accorcia, invece, il tempo necessario per chiudere una causa civile (879 giorni). Il giudizio di Favara a questo proposito: «La giustizia è ancora in crisi a causa della sua scarsa efficienza e della durata eccessiva dei processi». Se il numero dei processi chiusi, infatti, è minore non è per colpa delle toghe, ma per le ripetute impugnazioni che ne allungano i tempi. Favara propone a questo proposito che i tempi di prescrizione siano allungati per vanificare le manovre dilatorie.

Le carceri
Persiste il sovraffollamento delle carceri. Alla fine del primo semestre 2003 i detenuti erano 56.403 rispetto ai 56.277 presenti al 30 giugno 2002. Di questi 34.695 erano definitivi (rispetto ai 32.729 dell’anno precedente). Da segnalare però un aspetto positivo: la riduzione dei detenuti in custodia cautelare rispetto a chi sconta una pena definitiva.
Resta grave, invece, il problema dei tentati suicidi e dei suicidi in carcere. Dal primo gennaio 2002 al 30 settembre 2003 i suicidi sono stati 83.

La criminalità
Se complessivamente si conferma la tendenza degli anni passati verso una contrazione dei delitti, molte sono però le categorie in cui si registra un aumento. (v. scheda pag. 44)
Se, infatti, le violenze sessuali e gli omicidi sono in calo (-21% e –1,7% rispettivamente), le truffe (nel periodo da luglio 2002 alla fine di dicembre 2003) sono in crescita esponenziale (+21%) così come si registra un forte aumento di tutti quei reati che creano allarme sociale come rapine (+9,5%), estorsioni (+8%), furti (+4%). Cresce anche il dato relativo ai reati per traffico di droga. «Elevato - come ha detto Favara nella sua relazione – e in costante aumento in seguito ad un mercato criminale che riesce a imporre una domanda tale da sostenere una quotidiana attività di spaccio, nonché per la facile sostituzione dei soggetti processati e condannati, con altre unità pronte e disponibili a operare nel settore». Anche i maltrattamenti in famiglia sono cresciuti registrando un +5%, anche se il dato indica che potrebbero essere semplicemente state maggiori le denunce. Un altro fenomeno «ad alta pericolosità» evidenziato nella relazione di Favara è stato l’aumento dei reati informatici. La diffusione di informazioni illegali on-line, le frodi patrimoniali, l’acquisizione a fini illeciti di dati riservati, la violazione della privacy e del diritto d’autore, l’intrusione nei programmi altrui da parte degli hacker sono tutte forme di «un fenomeno ad alto potenziale di invasività» e che rappresenta la nuova frontiera del crimine.
Altri due dati in questa istantanea sulla criminalità in Italia sono da sottolineare: l’elevatissimo numero di delitti in cui sono rimasti sconosciuti gli autori: l’80% dei reati infatti restano impuniti (l’anno precedente il dato era stato dell’81%). «Occorre perciò fare di tutto – ha ammonito il procuratore Favara – per dissipare il senso di impunità tanto diffuso, che le statistiche confermano».
Il secondo aspetto da evidenziare è dato dall’aumento della criminalità minorile. Il 50% degli arrestati sono ragazzi stranieri, di cui risulta difficile l’identificazione. La tipologia di reati che vede coinvolti dei minorenni è sempre più ampia.

L’intervento del Ministro Castelli a Napoli
« Di fronte al ritardo delle riforme in Parlamento e al perdurare delle tensioni tra politica e Magistratura, ci si potrebbe abbandonare alla rassegnazione e alla riproposizione senza entusiasmo di un copione già scritto. Ebbene, io non intendo farlo».
Comincia così la relazione del ministro della Giustizia, Roberto Castelli alla Corte d’Appello di Napoli, per l’inaugurazione dell’Anno Giudiziario. Comincia con un appello al rispetto e al dialogo reciproci e con un richiamo all’autorevolezza «che determina la fiducia ed il rispetto che i cittadini ripongono nella giustizia».
Due i problemi principali, secondo il Guardasigilli, che affliggono la Giustizia del nostro Paese: il rapporto tra potere legislativo e potere giudiziario e l’eccessiva durata dei processi.
A riguardo del primo, citando un brano di Montesquieu nel De l’esprit des lois dove si dice che “per formare un governo moderato bisogna combinare i poteri, regolarli e temperarli…” Castelli ha sottolineato uno sbilanciamento dei poteri acuitosi con la riforma dell’articolo 68 della Costituzione, che avrebbe portato «ad una situazione per certi versi subordinata del potere legislativo rispetto a quello giudiziario».
Affrontando il secondo punto, la lentezza dei processi, il Ministro ha denunciato, come già aveva fatto anche l’anno scorso nella stessa occasione, che «la durata dei processi è andata aumentando inesorabilmente e costantemente con il passare degli anni». Più in partcolare «dal 1960 ad oggi è praticamente raddoppiata», sebbene nel civile vi sia stata finalmente «un’inversione di tendenza». «La domanda – ha continuato Castelli – che inevitabilmente ci si pone è perché, nel corso della storia della Repubblica, si sia lasciata evolvere la situazione in termini tali da aver portato l’Italia ad essere il Paese più condannato dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo per l’eccessiva durata dei processi».
Un capitolo speciale della relazione del Ministro ha riguardato l’Amministrazione Penitenziaria. Molti i temi affrontati nel suo intervento: il sovraffollamento, la sanità, il trattamento, il lavoro per i detenuti e una sempre maggiore qualificazione del Corpo di Polizia Penitenziaria.
«Da molti anni ad oggi – ha detto Castelli – il problema più grave da affrontare è stato quello relativo al sovraffollamento. A questo proposito abbiamo agito in due direzioni. Nell’immediato si è intervenuti al fine di ridurre, senza violare il principio della certezza della pena, il numero dei detenuti presenti nei penitenziari. Partendo dalla considerazione che il presente sovraffollamento è legato in larga parte all’aumento crescente della popolazione extracomunitaria, il Ministro ha sottoscritto accordi internazionali, che peraltro hanno destato molto interesse tra i partner europei, al fine di far scontare la pena nei Paesi di provenienza. Inoltre, con la legge Bossi-Fini, sono stati liberati e rimpatriati ad oggi ben 1.397 detenuti extracomunitari.
La legge 1 agosto 2003 n° 207 di iniziativa parlamentare ha fatto sì che venissero scarcerati 3.941 detenuti. Attraverso queste misure la popolazione penitenziaria è passata dai 55.670 detenuti al 1/1/2003 ai 54.314 del 1/12004 tornando così ai livelli dei primi mesi del 2001». La costruzione di nuovi istituti rappresenta poi un altro intervento per arginare il problema sovraffollamento: di imminente consegna 2 nuove Case circondariali nelle località di Ancona e Sant’Angelo dei Lombardi, 2 nuovi istituti in costruzione a Perugia e a Reggio Calabria per un totale di 757 posti, un piano di costruzione di 23 nuovi penitenziari.
«Infine – ha poi ricordato il ministro della Giustizia – si è dato vita, di concerto con il Ministero dell’Economia, alla Dike Aedifica Spa, che ha per scopo sociale quello di costruire penitenziari e uffici giudiziari moderni utilizzando risorse reperite attraverso la dismissione e valorizzazione delle vecchie strutture penitenziarie».
Alla voce “sanità penitenziaria”, Castelli ha voluto ricordare la realizzazione di una Commissione interministeriale per il rinnovo del servizio sanitario penitenziario, istituita con il decreto del 16 maggio 2002, «che ha tra i propri compiti quello principale di individuare nuovi modelli assistenziali basati sull’integrazione tra Servizio Sanitario Nazionale e Servizio Sanitario Penitenziario».
Molto è stato fatto anche sul piano del trattamento. Di particolare interesse – ha citato Castelli – il corso pilota di formazione per operatori di rete “Cisco”, multinazionale che opera nel campo della telematica, istituito presso la Casa di reclusione di Bollate Milano, e l’attivazione a San Vittore di un call center Telecom che rappresenta un’attività professionale con ottime prospettive occupazionali. «I detenuti attualmente impegnati in attività lavorative sono 13.630 – ha sottolineato Castelli – con un aumento di 156 unità rispetto al 31/12/2002».
Non ultimo il Ministro ha voluto ricordare lo sforzo che si sta compiendo per una sempre maggiore qualificazione del Corpo di Polizia Penitenziaria. «Nel 2003 – ha detto il Ministro – si è perfezionato l’ingresso nei ruoli del Corpo dei primi Commissari e Vice Commissari, che al termine del loro corso di formazione sono stati assegnati alle rispettive sedi di servizio. Con l’inizio del mese di febbraio 2004, inizierà presso l’Istituto Superiore di Studi Penitenziari un ulteriore corso di formazione per 65 Vice Commissari del ruolo speciale.
Infine, il Ministro ha voluto ricordare «il processo di accelerazione del processo di integrazione europea in materia di giustizia. Lotta contro la droga, tolleranza zero sulla pedopornografia e regolamento sulla responsabilità parentale: sono queste tre decisioni i successi della Presidenza italiana del Consiglio Giustizia e Affari Interni».
Castelli ha quindi concluso dicendo: «Certo ci trasciniamo un pesante debito pubblico giudiziario costituito da milioni di processi pendenti, ma pensare e dichiarare che esso possa essere cancellato in pochi anni è esercizio di illusione o peggio malafede. Ricordare che il sistema oggi è finalmente in grado di esaurire più procedimenti di quanti non ne sopravvengano, è esercizio realistico ancorché doveroso».

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