Questo sito web utilizza i cookies tecnici. I cookies non possono identificare l'utente. Se si proseguirà nell'utilizzo del sito si assumerà il consenso all'utilizzo.
Se si desidera utilizzare i siti senza cookie o volete saperne di più, si può leggere qui

Condividi

Parla il Comandante Fulvio Brillo
L’ispettore superiore Fulvio Brillo, 40 anni, originario della provincia di Perugia, sposato con due figli, nell’Amministrazione da 21 anni, dopo un’esperienza al carcere di Camerino, da 7 è comandante ad Arezzo:

«Coordino 68 unità, compreso il Nucleo traduzioni e piantonamenti. Nonostante la carenza di personale, siamo riusciti ad organizzare il servizio sui quattro quadranti per la sorveglianza generale e per il restante su tre quadranti. I problemi maggiori sono ovviamente determinati dalla carenza di personale, perché se vediamo l’organico ministeriale che ne prevede 82, 14 unità in meno in un carcere piccolo rappresentano un numero consistente. Ad Arezzo, infatti, c’è un turn over di 700 detenuti, un lavoro enorme che è secondo solo al grande carcere di Sollicciano. Fortunatamente il personale da me coordinato fa molto bene il suo lavoro e a parer mio l’elemento che lo contraddistingue è il fatto che i rapporti disciplinari sono minimi. Questo non è sinonimo di tolleranza o pressappochismo, ma è armonia, tranquillità, serenità. Noi ci siamo posti due principali obiettivi. Il primo, fare dei corsi di formazione, che organizziamo con regolarità, anche se questo comporta grossi sacrifici; chi rimane, infatti, deve lavorare anche per gli assenti. Abbiamo fatto corsi sull’alcolismo e molti sulla comunicazione. L’altro aspetto fondamentale è il diritto del lavoratore. Cioè noi puntiamo moltissimo ad osservare i parametri dell’accordo quadro. Sono convinto che nella misura in cui il lavoratore si sente soddisfatto, corrisponde meglio al proprio dovere, è più tranquillo e concentrato. Se ai lavoratori venissero negati i diritti prioritari come il riposo e il congedo, è facile immaginare con quale animo si rapporterebbero con il detenuto. La provenienza dei miei collaboratori è in maggioranza del Centro Sud, come accade in molti altri istituti del centro e del Nord, ma in gran parte si sono ben radicati ad Arezzo, dove si trovano bene. Per migliorare ulteriormente il nostro lavoro credo che si debba implementare la comunicazione e allargare gli spazi. Se riuscissimo a utilizzare la costruzione adiacente, oggi del Comune di Arezzo, per spostare la caserma che è letteralmente “in carcere”, le nostre condizioni migliorerebbero notevolmente. Attualmente stiamo attrezzando la vigilanza dinamica, con una moderna sala regia, per la quale abbiamo già ottenuto il finanziamento. Questo migliorerà la sicurezza e la professionalità dei miei collaboratori e quindi la qualità del nostro lavoro».
Il vicecomandante, l’ispettore capo Salvatore Cipriano, 45 anni, originario della provincia di Agrigento, nell’Amministrazione dal 1987, ad Arezzo dal 1988, aggiunge: «Mi occupo della manutenzione, della sicurezza e degli acquisti. Il nostro è un istituto vecchio, consegnato negli anni Venti, che stiamo gradualmente e faticosamente adeguando. Per quanto riguarda gli uffici, è stato effettuato il cablaggio di tutti i computer, che ora sono in rete, ma il problema resta la carenza di spazi. Non è possibile lavorare per ore in uffici gomito a gomito con i colleghi».

Joomla templates by a4joomla