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Parlano Edda Ardimanni, presidente del Circolo culturale “Gino Maria Sacchini” e Ilaria Violin, dell’Associazione “Sacro Cuore”


Edda Ardimanni, presidente del Circolo culturale “Gino Maria Sacchini”, che opera nell’istituto dal 1994, così descrive il suo impegno: «Prima di avvicinarmi al carcere, ero già nel mondo del volontariato. Qui sono arrivata per un incontro casuale. Ho cominciato naturalmente ad interessarmi dei detenuti, cercando di portare all’interno tutto quello che avveniva fuori, musica, concerti, poesia, teatro. Soprattutto mi occupo, ormai da vent’anni, di poesia e organizzo una rassegna nazionale. Da questa rassegna è nato in me il desiderio di poter organizzare un concorso di poesia per i detenuti di Arezzo, poi allargato a tutti gli istituti d’Italia. E così da tre anni mando il bando al ministero della Giustizia, dove vi sono persone stupende, con le quali sono riuscita ad organizzare un concorso che sta riscuotendo grande successo. Quest’anno, finalmente, dopo aver faticato non poco per trovare un editore e degli sponsor, abbiamo finalmente pubblicato una selezione di poeti che sarà presentata il prossimo 12 marzo. Per me e i miei collaboratori è una grandissima soddisfazione».
Ilaria Violin, dell’Associazione “Sacro Cuore”, attiva nell’istituto da un paio d’anni, dove si occupa della biblioteca, dichiara: «Anche io, già impegnata in altre Associazioni di volontariato, sono arrivata qui quasi per caso. Sono venuta a vedere uno spettacolo teatrale, ed è stato un contatto veramente travolgente, un’emozione unica. Quindi, grazie a Don Rino, sono entrata a far parte dell’Associazione “Sacro Cuore”, che aveva già realizzato una piccola biblioteca assieme alla sezione femminile, che oggi è stata chiusa, ottenendo che la biblioteca diventasse, come è diventata, un punto di incontro. L’associazione di cui faccio parte è stata fondata da Chiara Palazzini e Fabrizio Cerbini, che hanno avuto l’idea e la forza di realizzare la biblioteca all’interno dell’istituto. Poi si sono aggiunte altre iniziative. Una, molto importante, è stata la creazione di un coordinamento carcere. Tutti assieme, agenti, direttori, operatori del trattamento e volontari, ci siamo seduti attorno a un tavolo e abbiamo cominciato a mettere giù dei progetti. Che stiamo man mano realizzando». Octavian Filimon, studente in giurisprudenza a Siena, proveniente dalla Romania, già facente parte di un’Associazione volontaristica di Arezzo, per la quale ha vinto una borsa di studio, è impegnato nell’istituto da alcuni anni: «Questo carcere ha molti rumeni, - spiega - e parlare con loro, nella nostra lingua, credo sia di grande conforto e di aiuto per loro. È un’esperienza che mi arricchisce e che trovo molto gratificante».

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