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Intervista a Marcella Logli Responsabile Servizi di Informazione Telecom Italia

Nelle fasi iniziali della realizzazione del progetto avete trovato l’ambiente carcerario ricettivo alle vostre richieste?
«L’iniziativa del Progetto Info12 a San Vittore è un’iniziativa di grande valore, oltre che per Telecom Italia, anche per il Ministero della Giustizia, principalmente perché, per la prima volta in Europa, i detenuti svolgono un lavoro che gli permette di avere contatti diretti e quotidiani con l’esterno. Per questo motivo, oltre all’entusiasmo dei 30 detenuti che lavorano per il call center Info12, anche tutto l’ambiente carcerario coinvolto nel progetto ha dimostrato una grande disponibilità nell’assecondare tutte le richieste che nel corso della progettazione e attuazione dell’iniziativa sono state fatte da Telecom Italia».

Quante sono, oggi, le persone che lavorano al progetto, tanto all’interno del carcere quanto nella stessa Telecom?

«Per quanto riguarda San Vittore, i detenuti che al momento sono occupati nel call center di San Vittore sono 30, rispettivamente 28 operatori e due supervisor. Per quanto riguarda Telecom Italia ci sono 5 formatori e un team leader che seguono costantemente la formazione e supportano i detenuti».

 
Quale è stata la spinta originaria che ha mosso la scelta per quella che, agli occhi di molti, aveva il sapore di una difficile scommessa?

 

«Telecom Italia è da sempre una azienda sensibile alle tematiche sociali e questo progetto, per quanto complesso, si inserisce perfettamente in questo ambito. La spinta di base nasce dalla volontà ben precisa di favorire il reinserimento sociale dei detenuti. Abbiamo messo a loro disposizione le nostre strutture e le nostre tecnologie, oltre al nostro capitale umano che, per un mese, ha formato i detenuti».


Quali sono le reali possibilità di crescita del progetto? Avete preso in considerazione l’idea di riproporlo in un altro carcere o di ampliare quello già esistente?

 
«Siamo solo alla prima fase della sperimentazione, ma non è escluso che l’iniziativa sia esportata in altri penitenziari o ampliata all’interno di San Vittore stesso».

 
Qual è l’impatto che questa operazione può avere in vista della reintegrazione sociale e lavorativa del detenuto?


«Formazione continua, uno stipendio e la possibilità di svolgere bene un’attività che è tecnologicamente innovativa e molto richiesta sul mercato del lavoro. Le sembra sufficiente?».

 

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