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La multivideocomunicazione, e conseguentemente la videoconferenza, è utilizzata – come hanno spiegato i responsabili del servizio – in procedimenti per uno dei delitti indicati dall’art. 51/3-bis c.p.p.

(associazione per delinquere di stampo mafioso, delitti commessi al fine di agevolare tali associazioni o per finalità di terrorismo, sequestro di persona a scopo di estorsione, associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, ecc.) nei confronti di una persona detenuta in carcere quando:
sussistono gravi ragioni di sicurezza o di ordine pubblico;
il dibattimento è particolarmente complesso per evitare ritardi al suo svolgimento anche in relazione a concomitanti impegni processuali degli imputati;
quando al detenuto sono state applicate le misure dell’art. 41-bis/2 della legge n. 354/75;
per l’esame delle persone che collaborano con la giustizia e degli imputati di reato connesso (art. 147-bis di attuazione, di coordinamento e transitorie del c.c.p.).

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