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È nato un importante progetto per creare lavoro dentro e fuori dal carcere: una sfilata d’Alta Moda a Rebibbia femminile ne ha sancito il via
di Rossana Arzone

Quando alla fine di gennaio, quindici splendide modelle, con indosso i capi dei più grandi stilisti italiani, sono entrate nel carcere femminile di Rebibbia, a Roma, per una sera si è assaporata la magia della favola.

 Era la prima volta in Italia che l’Alta Moda sfilava dietro le sbarre. C’erano tutte le grandi griffes che danno lustro al nostro Paese: da Micol Fontana a Egon von Furstenberg, da Gattinoni a Raffaella Curiel, da Fausto Sarli a Gai Mattiolo e Lorenzo Riva fino alle più giovani firme. Nonostante la stridente diversità del lusso quasi sfrontato esibito dalle modelle e il contesto in cui sfilavano, quell’evento è stato un successo; accolto con incredulo entusiasmo dalle detenute, tutte con condanna definitiva, a cui era stato concesso di essere presenti. Ma quello è stato, in realtà, solo l’inizio. Il principio di un percorso ben più importante e ricco di opportunità per quelle donne. La sfilata è stata infatti il primo passo di un progetto di formazione per detenute sostenuto da “AltaRoma” insieme con il Comune di Roma, la Regione Lazio e la Camera di Commercio. L’iniziativa, resa possibile grazie ai fondi messi a disposizione dalla Fondazione Mediolanum e alla collaborazione del Ministero della Giustizia, del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, e della Direzione dell’istituto femminile, prevede, infatti, la creazione di un laboratorio di moda all’interno del carcere. L’Istituto Europeo di Design di Roma ha dato la sua disponibilità per organizzare, con i suoi docenti, tecnici ed artigiani dei corsi di formazione per le detenute, per un totale di 180 ore, che culmineranno, durante i giorni dell’Alta Moda a Roma a luglio prossimo, in una collezione di modelli, interamente ideati e realizzati dalle detenute, che sfilerà in passerella.
La cosa più importante sarà poi che, una volta scontata la pena, queste neo stiliste, saranno in grado di iniziare una loro nuova professione nel campo della moda, lasciandosi alle spalle un passato che le avrebbe viste probabilmente emarginate.
Lo sviluppo del progetto tende a tre obiettivi di base: primo, colmare la necessità di nuovi apprendisti e nuove competenze, particolarmente urgenti per una nazione come l’Italia che occupa solo il 25° posto (su 32 Paesi industrializzati) per l’efficacia del suo sistema educativo, formativo e di orientamento; in secondo luogo, salvaguardare e recuperare l’artigianato italiano, ma anche la ricerca di sperimentazione stilistica; infine, creare un nuovo vivaio di manodopera da individuare in un gruppo di detenute formate e specializzate in produzioni artiginali a numero limitato da offrire ai creatori moda interessati.
Il progetto, a cui collabora anche l’associazione onlus “Ora D’Aria” che da anni opera nelle carceri con iniziative culturali e percorsi formativi, è organizzato per step successivi. Un primo approccio con il mondo della moda e con il progetto stesso che è avvenuto, appunto, durante le settimane delle Collezioni d’Alta Moda a Roma dal 25 al 29 gennaio. A partire da febbraio, poi, il coordinamento del progetto ha offerto a un gruppo di recluse la possibilità di apprendere una nuova professionalità con possibilità di ritorno immediato (impiego durante il periodo di detenzione con remunerazione in caso di commissioni) e futuro (con la possibilità, a pena terminata di un reinserimento professionale e sociale).
Sarà un pool di stilisti, storici del costume e docenti qualificati del settore moda a curare il semestre dei seminari di formazione previsto dal progetto e il corso didattico verrà, come detto, coordinato dalla sede romana dell’Istituto Europeo di Design. Quindi durante la manifestazione AltaModa del prossimo luglio, le detenute ormai professionalmente pronte presenteranno 30 look haute couture in una sfilata. A partire da settembre infine il gruppo di neo stiliste sarà pronto ad accettare commissioni da parte di atelier, creativi, sartorie teatrali, cinematografiche e televisive che garantiranno loro retribuzioni a prezzo di mercato.

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