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Professionalità e abilità sartoriale sono di casa nei due laboratori di sartoria teatrale della Giudecca e di San Vittore

Ancora un esempio di impegno concreto per la realizzazione di lavoro in carcere nell’ambito della moda viene dal laboratorio di sartoria teatrale del carcere “La Giudecca” di Venezia.

Una semplice idea iniziale, quasi una sfida che oggi è diventato un efficientissimo laboratorio interno all’istituto, a cui si aggiungono un laboratorio esterno e un punto vendita.
La Cooperativa “Il Cerchio” è attiva con il Laboratorio di sartoria teatrale all’interno del carcere dal 1996. Nato da un’idea di Gianni Trevisan, suo fondatore, il laboratorio è oggi guidato da un’altra “pioniera”, una volontaria che ne è responsabile e coordinatrice, Annalisa Chiaranda. È lei che ci spiega come è organizzato il lavoro.
«Attualmente nella Cooperativa lavorano 70 detenute, - dice Annalisa Chiaranda - ma nella sartoria sono solo 4 donne interne all’ istituto e una ex detenuta che lavora fuori in un laboratorio creato un paio d’anni fa proprio per assicuare una continuità di occupazione a chi avesse terminato di scontare la pena, e rimanendo in Italia, volesse mantenere l’attività imparata in carcere. Le quattro donne che vi lavorano sono in prevalenza straniere: Veronica è rumena ed essendo la capo-sarta lavora a tempo pieno, Clodine è francese, Micaela è tedesca e Carla italiana, questo anche perché alla Giudecca c’è una forte maggioranza di straniere. Tutte sono retribuite, la capo-sarta percepisce lo stesso stipendio di una sarta che lavora fuori, poi c’è una persona a part-time e due borse lavoro che nel momento in cui abbiamo delle grosse ordinazioni ricevono un contributo da parte della Cooperativa. Gli orari di lavoro sono flessibili: chi deve per esempio seguire altri corsi come le scuole elementari o medie riesce benissimo a organizzarsi. L’importante è che quando c’è una consegna da fare questa viene sempre e comunque portata a termine».
Prima che arrivasse Veronica, che sapeva già tagliare e cucire perché l’aveva imparato dalla mamma, era la signora Chiaranda ad insegnare il mestiere, oggi invece è la giovane capo-sarta rumena che insegna a destreggiarsi con aghi, fili e tessuti alle più giovani, organizzando e sovrintendendo a tutto. Si tratta di persone che hanno prevalentemente pene lunghe da scontare e che trovano nel lavoro gratificazione, speranza e divertimento. Ma a chi sono destinati questi abiti teatrali?
«Quest’anno li abbiamo venduti al Comune – spiega la signora Chiaranda – e serviranno per la Regata Storica e per manifestazioni teatrali. Recentemente abbiamo avuto degli incontri per avviare una collaborazione con il teatro La Fenice, e infine abbiamo aperto un punto vendita, (si chiama “Banco 10” e si trova a Castello 3478/A, Salizzada, Sant’Agostino – Venezia) un negozio dove vendiamo borse e abbigliamento e dove realizziamo capi su misura. Con questi abiti abbiamo fatto anche delle sfilate, l’ultima è stata a ottobre scorso all’Hotel Hungaria al Lido. Per quanto riguarda i tessuti, lavoriamo sempre con tessuti molto belli tutti veneziani o di scuola veneziana. Questo dà un valore aggiunto agli abiti realizzati. L’abilità sartoriale di queste persone ci consente di soddisfare molte esigenze ottenendo sempre ottimi risultati. L’anno scorso i nostri costumi sono stati esposti in una bella mostra a palazzo Mocenigo, qui a Venezia, dove ha sede il Museo del Costume».
Nel laboratorio esterno si fanno invece soprattutto riparazioni, o si realizzano borse, una grossa ordinazione è arrivata proprio qualche giorno fa da parte della Provincia per un Congresso. Vi lavora una sola persona, italiana, che si dedica anima e corpo a questo lavoro che, come dice lei stessa, ama moltissimo. «Questo lavoro mi è sempre piaciuto tantissimo, mi ci sono buttata a capofitto e ancora oggi lo faccio con grande passione. Da quando avevo quindici anni sapevo già usare le macchine da cucire, ma realizzavo soprattutto calzature, quando poi mi sono trovata questa condanna sulle spalle ho avuto la possibilità di imparare il lavoro sartoriale in questo laboratorio e da allora non ho più smesso, anche ora che dal carcere sono finalmente fuori».
La Cooperativa Alice, nata a San Vittore nel 1992, si occupa di realizzazioni sartoriali all’interno del carcere milanese. La dottoressa Luisa Della Morte coordinatrice e responsabile della Cooperativa racconta come è nato e cresciuto nel tempo questo laboratorio sartoriale: «La Cooperativa è nata quando all’interno di San Vittore furono avviati dei corsi biennali di formazione di sartoria teatrale, organizzati dalla Regione Lombardia. Da questi corsi erano uscite 3 o 4 persone capaci che avevano ad un certo punto sollecitato i docenti a creare, a fine corso, uno sbocco lavorativo interno. I docenti quindi si sono attivati e hanno costituito questa Cooperativa, hanno trovato una sede esterna dove, dopo qualche anno, nel 1997, alcune persone che potevano uscire dal carcere e lavorare all’esterno hanno trovato un impiego. Questo secondo laboratorio esterno è una realtà di passaggio verso altri tipi di imprenditorialità, da cui, dal ’97 in poi, sono transitate circa una cinquantina di persone».
Nel laboratorio interno a San Vittore, intorno a cui tra volontari e collaboratori orbitano oggi circa 30 persone, attualmente lavorano 7 detenute, mentre sono 5 le persone assunte nel laboratorio esterno a cui se ne aggiungono altre 4 che vi lavorano con diversi tipi di collaborazione. Non basta, la Cooperativa, oltre ad avviare sempre nuovi corsi di formazione, ai quali quest’anno se ne è aggiunto uno in tessitura artigianale, ha aperto un altro laboratorio di sartoria all’interno del carcere di Opera, dove grazie a un fondo della Regione stanno avviando un corso che impegnerà 8 persone.
Non è solo la sartoria teatrale ad impegnare le detenute di San vittore, ma da tempo l’abbigliamento per donna le occupa allo stesso modo, se non di più. «Stiamo facendo dei lavori per la pubblicità in televisione, - racconta la responsabile della Cooperativa - abbiamo realizzato costumi anche per “Striscia la notizia” e per la fiction televisiva “Benedetti dal Signore”. Per quanto riguarda l’abbigliamento donna sono soprattutto i negozi a farci delle richieste. Abbiamo una buona elasticità che ci consente di rispondere a diverse esigenze, dai capi più complessi a, per esempio, delle semplici sacchette portascarpe».
Tra le iniziative realizzate dalla Cooperativa Alice, in questo caso insieme alla Cooperativa Ecolab, c’è la realizzazione di magliette con la scritta “I gatti galeotti” che verranno vendute nelle librerie Feltrinelli. «Si vorrebbe con questo – spiega Luisa Della Morte - dare seguito ad una iniziativa che consenta di realizzare all’interno delle librerie degli spazi in cui ci siano delle testimonianze del carcere e in cui si possano realizzare dei momenti di incontro su questa tematica. Il nostro lavoro, e quello delle Cooperative sociali in genere, è soprattutto quello di essere sul mercato, intendiamo quindi sviluppare al massimo la nostra professionalità e sviluppare dei progetti che abbiano una continuità. La professionalità è importante perché chi è bravo troverà certamente anche uno sbocco occupazionale sul territorio, una volta fuori dal carcere. Quello che cerchiamo di insegnare è, anche e soprattutto, l’orientamento al lavoro, gli orari, i ritmi, il comportamento, il rispetto di chi ti lavora a fianco, la responsabilità di mantenere gli impegni, le consegne. Per noi la cultura del lavoro è importante quanto la realizzazione di una piccola impresa, quale è la nostra».

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