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Visitando gli istituti di reclusione i calciatori dimostrano grande attenzione ai problemi dei detenuti
di Fabrizio Cerri

Gli Azzurri della Nazionale al Pagliarelli di Palermo, la Roma a Regina Coeli, la Lazio a Rebibbia, qualche settimana addietro l’Udinese a Tolmezzo.

 Si fanno sempre più frequenti le visite, e quindi i gesti di solidarietà – ché di solidarietà, in effetti, si tratta – dei campioni dello sport (soprattutto dei campioni del calcio, che dello sport costituiscono agli occhi della gente la punta di diamante), nei confronti di chi è in difficoltà. I detenuti rappresentano proprio le difficoltà del mondo, se non altro perché si tratta di un’umanità che spesso è misconosciuta, che quindi va conosciuta, va conosciuta meglio. E le cui difficoltà, materiali non meno che psicologiche e sociali, bisogna far di tutto per alleviare. Spesso basta un gesto, un autografo, un gadget della squadra del cuore, una foto ricordo, un abbraccio: e proprio per offrire questo gesto, questa stretta di mano, i giovani leoni del nostro calcio – nostro anche se nel caso della Roma a rappresentare i colori della società capitolina c’erano due campioni stranieri – si sono volentieri sobbarcati un fuori-programma dal quale hanno ricavato la certezza di aver dato a qualche loro coetaneo, o anche a qualche loro più maturo concittadino, un momento di spensieratezza (parlare di evasione, ancorché nel senso figurato del termine, ci pare proprio di cattivo gusto…), qualche attimo di diversità che difficilmente verrà dimenticato.

Gli Azzurri al “Pagliarelli”
La direttrice del “Pagliarelli”, dott.ssa Laura Brancato, aveva chiesto alla Federcalcio se, approfittando dell’amichevole programmata a Palermo per metà febbraio tra la Nazionale italiana e la squadra della Repubblica Ceca, in preparazione ai campionati europei di giugno, non sarebbe stato possibile organizzare un incontro di alcuni degli Azzurri con una delegazione dei detenuti ospitati nel secondo istituto penitenziario di Palermo. La FIGC ha naturalmente risposto affermativamente, definendo i particolari dell’incontro, che ha visto lo stesso C.T. degli Azzurri Giovanni Trapattoni guidare la piccola ma altamente rappresentativa delegazione: con il Trap hanno infatti varcato la soglia dell’istituto penitenziario Gianluigi Buffon, Francesco Totti e Alessandro Del Piero, tutti e quattro ben emozionati, soprattutto all’inizio, per poi sciogliersi e contribuire al meglio a regalare, insieme a qualche risata (le celebri barzellette raccontate in prima persona da Totti), a qualche promessa (Alex Del Piero andrà a Palermo per l’inaugurazione del nuovo campo di calcio in costruzione all’interno della struttura penitenziaria), a molti autografi, momenti di grande partecipazione.

Romanisti a Regina Coeli
Gli stessi, naturalmente, che qualche giorno più tardi sono stati regalati da una delegazione della Roma in visita a Regina Coeli. Nella celebre “Rotonda” del carcere romano, Olivier Dacourt, Amantino Mancini e Daniele De Rossi, accompagnati dal vice presidente della società, gen. Ciro Di Martino, e dal team manager Tonino Tempestilli, sono stati stretti in una morsa di affettuosa partecipazione al grido di «Vincete pure per noi!». Tifo da stadio, ma di uno stadio di solidarietà, perché in effetti, come ha osservato il direttore del carcere Mauro Mariani rivolgendo il suo saluto e il ringraziamento per l’iniziativa, si è trattato di una “partita del cuore e della solidarietà”: «Né mai lo stadio Olimpico ci è stato così vicino come in questa occasione».
E che l’Olimpico, sotto forma di giocatori, sia stato vicino a questa umanità in difficoltà lo testimoniano le dichiarazioni dei giocatori: «È stata un’emozione forte, è stato importante venire qui, in mezzo a questi ragazzi che possono insegnarci qualcosa», ha detto Mancini. Gli ha fatto eco De Rossi: «Era la prima volta che entravo in un carcere, è stata un’emozione enorme, che mi ha regalato qualcosa, come credo abbia regalato a ciascuno di noi. È stata una splendida esperienza». «Da oggi in poi – ha promesso infine Dacourt – penseremo, giocheremo e cercheremo di vincere anche per questi ragazzi che nella vita non hanno avuto molta fortuna. Sono davvero felice di aver contribuito a regalare a questa gente un momento di serenità».

Laziali a Rebibbia C.R.
Qualche giorno dopo la visita dei giallorossi, è toccato ai “cugini” della Lazio di raccogliere ovazioni, applausi, incitamenti, e naturalmente distribuire autografi e gadget, sorrisi e speranze, incoraggiamenti e promesse. All’appuntamento nella Casa di reclusione di Rebibbia si sono presentati Angelo Peruzzi, Massimo Oddo, Fabio Liverani, Stefano Fiore, Bernardo Corradi, il tecnico Roberto Mancini, il team manager Maurizio Manzini e il presidente del sodalizio, avv. Ugo Longo, che in un breve saluto ha ringraziato la direzione del carcere (presente, a fare gli onori di casa, il direttore dott. Stefano Ricca) e il ministero «per l’opportunità che ci è stata offerta di stare in mezzo a voi, i nostri tifosi più bisognevoli di solidarietà e di incoraggiamento. Sappiate che nessuno di noi vi considera diversi, in quanto fate parte del contesto sociale di cui anche noi facciamo parte. Un vostro sorriso ci ripaga di qualsiasi sacrificio possiamo fare, di qualsiasi gesto siamo in grado di esprimere nei vostro confronti».
Anche il tecnico della Lazio, Mancini – mentre i suoi atleti firmavano autografi su autografi, riempiendo magliette, cartoline, gadget per la gioia della nutrita rappresentanza di detenuti convenuti nel salone – ha avuto parole di grande sensibilità («qui siamo tutti uguali, ben al di là del colore delle nostre maglie») e promettendo la sua personale disponibilità per ulteriori sue presenze all’interno dell’istituto penitenziario, anche per incontri agonistici. Che si annunciano di grande spessore tecnico, visto che proprio Rebibbia vanta un pedigree calcistico di tutto rispetto, non ultimo l’accesso alla finale del “Palio di Roma” della squadra degli “Inter…Nati”.
Nel corso dell’incontro, rappresentanti dei detenuti e degli enti di volontariato che operano all’interno dell’istituto hanno manifestato gratitudine per l’iniziativa («ci sentiamo meno isolati dal mondo esterno»), esaltato i valori dello sport («una forma di riscatto verso la società», «lo sport unisce le differenze»), ricordato antiche ma non dimenticate partite con le Vecchie Glorie della Lazio agli inizi degli anni Ottanta, evidenziato il grande, meritorio impegno che la direzione trattamento svolge nell’istituto anche attraverso le attività sportive. Sia all’incontro con la Roma, che in quello con la Lazio, hanno presenziato alcuni atleti e dirigenti dell’Astrea, la rappresentativa calcistica dell’Amministrazione penitenziaria, che milita con apprezzabili risultati in Serie D e che ha frequenti “gemellaggi” con le due massime squadre capitoline.

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