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L'ispettore Salvatore Montesano, 42 anni è il responsabile operativo dell'area trattamentale, e si occupa della gestione delle unità operative di Polizia Penitenziaria per garantire il normale svolgimento di tutte le attività, da quelle sportive a quelle scolastiche, dai laboratori ai cineforum. Si dichiara contento dello staff professionale di cinque unità da lui gestito e aggiunge: "Uno dei nostri compiti è anche quello di creare un'informativa sull'utenza che partecipa periodicamente a tutte le attività, stilando dei rapporti informativi sulla frequenza dei ricoverati alle varie attività. Certo, lavorare con persone malate di mente è molto impegnativo, ma dopo tre anni all'O.P.G. sono sempre più convinto che per ottenere dei risultati positivi, al di là dei requisiti di professionalità, sia necessaria molta motivazione e grande sensibilità. Perché noi ci troviamo a lavorare con un doppio compito, quello proprio istituzionale della Polizia Penitenziaria, per garantire la sicurezza nell'istituto, e il regolare svolgimento delle attività di trattamento. In questo nostro impegno ci avvaliamo del supporto dei volontari dell'associazione "Codice a sbarre", che ci sono molto vicini e coadiuvano con grande generosità il nostro operato".
Il vice-sovrintendente Alfredo De Luca, 43 anni, all'O.P.G. dal 1988, si occupa della sorveglianza e della sicurezza dell'istituto e afferma: "Qui le difficoltà rispetto a un istituto penitenziario, sono maggiori. Anche se nel vivere insieme si riescono a comprendere le malattie di questi ragazzi e ci si abitua a convivere e a relazionarsi con loro. L'impegno, quindi, non è solamente sul fronte della sicurezza, ma è anche nel sapersi rapportare. Bisogna avere con loro un atteggiamento un po' più morbido, perché sono ragazzi per gran parte abbandonati dalle famiglie, che ritrovano in noi dei padri, dei fratelli. Per migliorare la loro permanenza nell'istituto, sarebbe utile che questi ragazzi ottenessero dei permessi in più da parte del magistrato di sorveglianza. Spesso, infatti, noi operatori penitenziari, quando non ci sono richieste da parte delle famiglie, provvediamo ad aiutarli tramite gli assistenti sociali e gli educatori per ottenere questi permessi. Questi ragazzi non sono dei delinquenti, ma dei malati, come dei bambini indifesi".
Anche l'assistente capo Antonio Pipola, 37 anni, proveniente da Secondigliano e da tre anni all'O.P.G, con incarico di aiutante sorvegliante e accompagnamento detenuti afferma che questo è un lavoro impegnativo, aggiungendo: "Questo lavoro è più difficile, perché si ha a che fare con soggetti che hanno problemi mentali, e molti di loro sono provenienti anche da ambienti "perbene". Noi dobbiamo aiutarli a farli uscire di più nella società esterna, aumentando contemporaneamente le attività trattamentali. E per far questo bisogna aumentare il personale, qui carente".

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