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Emilio di Somma, Vice capo del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria
Il 22 gennaio 2002 è stato registrato alla corte dei Conti il decreto ministeriale relativo all'individuazione delle unità di livello dirigenziale non generale nell'ambito del Dipartimento e dei Provveditorati regionali dell'Amministrazione Penitenziaria.


Con questo provvedimento di carattere organizzatorio si chiude il cerchio di un progetto riformatore avviato nel 1997 con la legge 15 marzo 1997, n. 59 ("delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle Regioni ed Enti locali per la riforma della pubblica amministrazione e per la semplificazione amministrativa") e portato avanti attraverso le riforme dell'organizzazione del Governo e dei Ministeri, realizzate con il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300 e con il decreto del Presidente della Repubblica 6 marzo 2001, n. 55, recante il regolamento di organizzazione del ministero della Giustizia.
I profili giuridici dei provvedimenti legislativi e normativi sin qui citati richiederebbero certo una sede diversa da quella offerta da un editoriale. Proveremo, dunque, a evidenziare le ragioni di un'operazione così complessa e delicata e il messaggio che attraverso di esse si vuole far giungere a tutti coloro che per l'Amministrazione Penitenziaria lavorano. Siamo infatti convinti che solo attraverso la perfetta comprensione di un progetto riformatore, che ha radicalmente cambiato l'assetto organizzativo dell'Amministrazione Penitenziaria, si può avere la fondata speranza che esso trovi la via della realizzazione.
Il rischio da evitare è che tutto quanto sin qui prodotto sia vissuto dai più come una mera operazione di "risistemazione" dei cosiddetti "vertici". E così certamente non è!
L'Amministrazione Penitenziaria ha, infatti, una struttura dipartimentale già dal 1990 e le recenti riforme hanno solamente reso possibile una migliore distribuzione delle attività che essa è chiamata a svolgere, basate sulla valutazione delle esperienze maturate in undici anni di vita della riforma del 1990 (legge 15 dicembre 1990, n. 395). Basti pensare alla nascita delle due nuove direzioni generali - del Bilancio e delle Misure alternative -, istituite sulla base della concreta constatazione delle particolarissime e complesse funzioni che sono chiamate rispettivamente ad esercitare, nell'ottica di un'amministrazione moderna ed efficiente: la corretta quantificazione delle risorse finanziarie, che garantisca l'ottimizzazione delle risorse disponibili, e la gestione dell'esecuzione penale esterna, resa più complessa, negli ultimi anni, per la più ampia applicazione delle misure alternative.
La decisione di ricondurre anche la formazione nell'alveo della gestione delle risorse umane è il risultato di una meditata riflessione, maturata nell'ottica di una "politica" del personale che tenga conto, in modo più diretto ed immediato, delle necessità formative delle varie figure professionali in coerenza con le esigenze dell'Amministrazione. Ma non dobbiamo dimenticare come in queste riforme si incastri perfettamente quel disegno di valorizzazione degli operatori penitenziari che è contenuto nel decreto legislativo del 21 maggio 2000, n. 146, nel Contratto collettivo nazionale del Comparto Ministeri ed in quello integrativo.
La creazione di un ruolo direttivo e dirigenziale per la Polizia Penitenziaria, una cospicua ridotazione degli organici, la previsione degli sbocchi dirigenziali per tutte le figure professionali, l'elevazione del livello di autonomia e di responsabilità dei Provveditorati regionali, degli Istituti penitenziari e dei Centri di servizio sociale per adulti, la realizzazione dei percorsi di riqualificazione all'interno delle aree professionali ed il prossimo avvio dei passaggi tra le aree stesse, sono obiettivi già in parte realizzati e in parte da realizzare, che vanno nella direzione della compiuta composizione di un progetto organizzativo teso a dare un respiro sempre più ampio alla capacità di azione del settore penitenziario.
L'Amministrazione Penitenziaria, dunque, attraverso i processi di riforma che coerentemente si intersecano, si sta muovendo rapidamente e nella direzione prevista.
Come in tutte le fasi di trasformazione vanno superati dubbi, incertezze e perplessità.
Occorre, in conclusione, che ciascuno di noi faccia con competenza e convinzione la propria parte, con la consapevolezza che così operando otterrà soddisfazioni personali e professionali e assicurerà il successo dell'azione dell'Amministrazione nel suo complesso.
Ma, avendone avuto sino ad oggi la dimostrazione, di questo oggi nessuno può legittimamente dubitare!

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