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Patrizia Tirozzi, originaria di Pozzuoli, infermiere professionale dell'Amministrazione Penitenziaria, da quattro anni all'O.P.G., dichiara: "In questo lavoro ho trovato, almeno all'inizio, maggiori difficoltà, forse perché non avevo mai lavorato in campo psichiatrico. Poi, piano piano, ho superato

le diffidenze. Quello che resta da fare, per migliorare il nostro contributo, è partecipare ai corsi di aggiornamento, specialmente per quanto riguarda il campo della farmacologia". Anche Vincenza Gallo, originaria di Teano, da cinque anni all'O.P.G., con precedenti esperienze nella Croce Rossa Italiana, dichiara le iniziali difficoltà, aggiungendo: "C'è da dire subito che per noi è stato utile frequentare il corso di specializzazione a Roma, che ci ha dato nozioni sulle problematiche psichiatriche. Certamente il contatto diretto è una cosa diversa, perché, per realizzare gli obiettivi terapeutici, bisogna stabilire un rapporto empatico col paziente. Voglio però lamentarmi di una discriminazione attuata nei nostri confronti. Noi infermieri appartenenti al ministero della Giustizia non godiamo degli stessi diritti degli infermieri appartenenti al ministero della Sanità, quando in effetti noi siamo degli specialisti. Quest'anno è stata fatta la riqualificazione e hanno avuto accesso a questa riqualificazione solo gli infermieri generici, che stanno qui da diversi anni, beneficiando di uno scatto di qualifica superiore al nostro: noi che, invece, abbiamo frequentato tre anni di scuola come infermieri professionali, ci ritroviamo ad un livello inferiore rispetto agli infermieri generici. Alcuni nostri colleghi, pur risultando primi in graduatoria, continuano ad essere considerati infermieri "di serie B"". "Nonostante tutto ci sono stati dei cambiamenti nella nostra professione", afferma dal canto suo Francesco Manna, originario di Aversa, infermiere all'O.P.G. dal 1981, oggi capo sala, che aggiunge: "Nel 1980, quando sono venuto qua, c'erano circa 400 ricoverati, di cui una grande maggioranza erano simulatori. Con la direzione Ferraro siamo entrati in una nuova epoca, sono state organizzate delle gite all'esterno con i ricoverati, è nata l'area verde, altre iniziative hanno preso corpo come la nascita del reparto pilota, gestito senza l'intervento della Polizia Penitenziaria, solo con noi infermieri. Certo, dei corsi di aggiornamento sarebbero assolutamente necessari. Sono oltre 20 anni che lavoro qua, ne ho sempre sentito parlare, ma non sono mai stati organizzati. Abbiamo bisogno però anche di apparecchiature e di nuovi mezzi tecnici: a volte ci mancano persino le forbici per tagliare la garza".

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