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Il dottor Antonino Levita, neurochirurgo, responsabile dell’area medica dell’O.P.G. dal 1991 illustra così i problemi con cui si deve confrontare ogni giorno: «Le emergenze che riguardano l’area sanitaria sono tutte le

emergenze che possono essere contemplate in una situazione ospedaliera esterna: dalla semplice lipotimia all’infarto, dall’ictus al caso traumatologico. Considerando che abbiamo una popolazione chiusa di circa 200 persone, la cui stragrande maggioranza è malata, la possibilità di incidenza di patologie gravi e urgenti non è infrequente. Noi abbiamo un presidio interno con una strumentazione che garantisce una prima assistenza. È ovvio che qualsiasi situazione di emergenza esuberante le possibilità interne deve essere affrontata in esterno, soprattutto quando questo necessiti di presidi particolarmente specialistici. A turno abbiamo le branche specialistiche che ci garantiscono anche l’emergenza, ovviamente in forma di reperibilità. Noi dobbiamo considerare che queste strutture devono andare verso una sanitarizzazione sempre maggiore. Posso dire che in questi ultimi anni è migliorata la qualità di assistenza, anche se stiamo cominciando a pagare lo scotto dei tagli di budget che rischiano di farci fare dei passi indietro giganteschi. L’utilizzo di nuovi farmaci, di nuovi protocolli medici, di nuovi programmi terapeutici riabilitativi, hanno consentito, in qualche modo, di far ritornare alla vita persone che erano, con i vecchi farmaci, con le vecchie metodologie, praticamente perdute. Ma con questi tagli rischiamo di nuovo la cronicizzazione delle malattie. Spesso siamo costretti a decidere a chi dare il farmaco ad alto costo, buono, senza effetti collaterali e a chi invece dobbiamo dare il farmaco ormai datato, che ha molti effetti collaterali». br> Antonio Franco Gambadauro, medico incaricato all’O.P.G. dal 1985, punta il dito sulla struttura, e dichiara: «Se l’ospedale psichiatrico, all’epoca in cui è stato realizzato, era all’avanguardia, oggi non è più confacente alle richieste di uno stazionamento dei ricoverati, perché con ambienti troppo angusti e difficili da pulire. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che gli internati oltre ad essere dei malati di mente, sono soggetti sottoposti a regolamenti carcerari che non sono certo in linea con quelli ospedalieri. Quindi abbiamo una normativa carceraria che non risponde più a un’esigenza moderna. Se vogliamo recuperare almeno una parte di questi pazienti, questi regolamenti vanno modificati. Se si potesse dividere idealmente una struttura di questo tipo in tre parti, prevederei una prima sezione in cui arrivino i nuovi giunti, che hanno bisogno di custodia perché ancora scompensati; una seconda, dove trasferirli, appena passata l’acuzia e una terza in cui completare il trattamento di recupero, che dovrebbe essere completamente aperta».
Il dottor Carmelo Gitto, dal 1986 a Barcellona, originario della stessa città, è consulente psicoterapeutico e si occupa dei programmi di riabilitazione dei pazienti psichiatrici, analizza la tipologia dei pazienti a lui affidati: «La tipologia delle patologie dei pazienti forse mostra un certo cambiamento negli ultimi anni, nel senso che ci sono meno psicotici cronici residuali, e più patologie legate a disturbi di personalità. Per migliorare il nostro lavoro la linea potrebbe essere quella di aumentare ulteriormente la sinergia fra adattamento farmacologico, psicologico, riabilitativo e di tipo psicoterapico e potenziare ulteriormente quell’interazione con l’ambiente esterno che già in qualche modo si fa».
Anche il dottor Biagio Marzullo, medico incaricato a Barcellona dal 1975, dichiara che sono tante ancora le difficoltà per ottimizzare il suo impegno: «Quello che rende tutto più difficile è la carenza di personale, anche se, nonostante tutto, riusciamo quasi sempre a fare bene il nostro lavoro, grazie a un grande senso di abnegazione. Debbo anche aggiungere, però, che quello che è caratteristico di questo istituto è soprattutto l’apertura verso il mondo esterno, la partecipazione di personale volontario, con il quale operiamo in simbiosi, che ha veramente promosso una grande svolta e che riesce a sopperire anche alla carenza di personale».

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