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Tante le attività del Gruppo, nato negli anni Sessanta, il carcere ha sempre rappresentato una voce importante. E molte sono state le battaglie vinte lungo la strada
Anna Tamburini

"Dalla strada alla strada: è il viaggio che l'Associazione Gruppo Abele sta compiendo da trentacinque anni si legge su un loro pieghevole . Un cammino in cui la strada rappresenta simbolicamente e materialmente le realtà

 più difficili e dimenticate, le povertà più estreme, i disagi più profondi, le solitudini che possono sfociare nella disperazione. Realtà che parlano non solo di droghe, ma dei tanti volti, nessuno escluso, di chi fa più fatica: Aids, alcolismo, immigrazione, carcere, prostituzione, senza fissa dimora, giovani disadattati".
Non è facile riuscire a sintetizzare la realtà del Gruppo Abele, così complessa, e strutturata in quaran tacinque attività diverse. Realtà in cui lavorano tutti i giorni più di quattrocento persone (tra operatori, volontari e giovani che svolgono il servizio civile), per portare un aiuto concreto a chi deve ritrovare la speranza. Per accompagnare chi fatica a vivere. Per garantire il riconoscimento dei diritti civili e della dignità sociale.
Centri di accoglienza per persone tossicodipendenti, alcoldipendenti, minorenni, malati di Aids. Coope rativelavoro per il reinserimento nella vita sociale e lavorativa di giovani in situazione di disagio. Realtà culturali. Centri di documentazione. Università della strada per formare operatori del pubblico e privato sociale. Uffici Scuola per promuovere progetti formativi sul disagio giovanile e prevenzione. Attività editoriali con periodici di informazione su tematiche specifiche: "Narcomafie" sull'analisi e denuncia su mafia, narcotraffico e criminalità; "Aspe" su disagio, pace e ambiente; "Animazione Sociale" per la formazione di operatori; "Euronote" sul mondo del lavoro e sociale in chiave europea. Una casa editrice, Edizioni Gruppo Abele, con più di trecento titoli in catalogo. Una libreria, "La Torre di Abele", ovvero un grande spazio per le idee. E poi ancora Associazioni per accogliere persone con problemi di alcolismo (l'Aliseo), per sostenere le famiglie di giovani in situazioni di disagio (l'Arnica), per omosessuali di fede cristiana (Davide e Gionata). Il "Centro per la mediazione dei conflitti", primo esperimento italiano di mediazione dei conflitti sociali. "Abbazia 1515", associazione per il recupero e restauro della Certosa di San Francesco ad Avigliana Torinese. Attività di "Cooperazione Internazionale". Una Fondazione per raccogliere fondi e risorse a sostegno del Gruppo. La partecipazione ad importanti associazioni, nazionali ed internazionali: "Lila" (Lega Italiana Lotta Aids), "CNCA" (Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza), "Libera" (Associazione che coordina oltre 600 gruppi locali e nazionali impegnati nella lotta contro la mafia). Di certo non c'è tutto ... ma può bastare per riuscire a fare una foto di gruppo lunga trentacinque anni. Il Gruppo Abele nasce a Torino nel 1966. Proprio sulla strada, come ci ricorda il pieghevole. Sui problemi del carcere minorile: al Ferrante Aporti, e alla Casa di rieducazione femminile Buon Pastore. "Il carcere è una delle ragioni sociali costitutive del Gruppo Abele racconta Sergio Segio, responsabile dell'Ufficio Stampa e Comunicazione, e del coordinamento per i problemi del carcere . In quegli anni, stiamo parlando di fine Anni Sessanta, inizio Anni Settanta, il Gruppo Abele ha lavorato molto per le tematiche legate alle strutture penitenziarie. Carceri minorili prima, ma poi, successivamente, anche carceri per adulti. Come ieri così anche oggi continuiamo ad intervenire in questo ambito facendoci carico non solo sul piano della denuncia e della proposta politica, ma soprattutto nell'attività di accoglienza, sostegno e reinserimento sociale. Uno dei grossi problemi infatti è proprio quello del reinserimento sociale. Chi esce dal carcere molto spesso non ha sostegni. Non ha lavoro. Non ha una rete familiare di supporto. Non ha da mangiare, abitazione. Situazioni complesse di emergenza che abbiamo cercato di fronteggiare creando cooperative di lavoro per il reinserimento sociale dei detenuti. Anni fa ne abbiamo aperta una che abbiamo chiamato molto significativamente "Oltre il muro": un ponte immaginario e reale tra la struttura carceraria ed il territorio. Una cooperativa specializzata in lavoro informatico, che mira a formare e creare offerte di lavoro più aderenti alla domanda del mercato attuale. Purtroppo c'è molta domanda di lavoro da parte dei detenuti, ma poca offerta. Ed anche la legge Smuraglia (legge operativa che consente sgravi fiscali per gli imprenditori che portano lavoro dentro le carceri, o commesse alle cooperative sociali per il reinserimento dei detenuti) non è sufficiente ad incrementare la produzione.
"Il problema del reinserimento so ciale è un problema che dovrebbe essere sentito come un investimento di tutta la società, perché se si creano dei percorsi di inserimento si contrasta il fenomeno della recidiva, della commissione di nuovi reati. È un investimento non "buonista", ma "economicosociale" cercare di fare progetti di reinserimento.
"Agli inizi degli anni novanta i detenuti in carcere erano circa ventisettemila, oggi sono diventati quasi cinquantaquattromila. Si usa dire che in questo ultimo decennio sono raddoppiati, ma in realtà non è vero. Sono triplicati se si considera che allora in misura alternativa (detenuti che scontano la pena non in carcere, ma all'esterno o in semilibertà, o in affidamento ai servizi sociali) c'erano quasi quattromila detenuti. Oggi sono trentamila, che sommati ai cinquantaquattromila in carcere ci danno un totale di circa novantamila persone che scontano la pena. Quasi il triplo rispetto a dieci anni fa". Che il sistema carcerario stia scoppiando è una questione denunciata da più parti. E non è una novità. Ci sono quindicimila detenuti di troppo rispetto ai quarantamila posti disponibili nelle carceri italiane. Questo vuol dire che per un terzo dei detenuti non c'è posto, però esistono fisicamente e sono accatastati tutti uno sull'altro.
Il 9 luglio 2000, proprio in ragione della drammaticità del problema, il Gruppo Abele e Sergio Cusani fecero un appello dalle pagine del Corriere della Sera intitolato "Il giubileo del carcerato" in cui chiedevano un provvedimento di indulto amnistia per risolvere il problema del sovraffollamento nei penitenziari. "La società civile è pronta: indultoamnistia e piano Marshall" è l'appello successivo in cui viene chiesto di sostenere ed accompagnare sul territorio i percorsi di reinserimento per dare uno sbocco positivo alla pena espiata, per interrompere la spirale della recidiva, e determinare una reale prevenzione del crimine. "Mandateci in carcere" titola il terzo appello del 25 luglio 2000, sempre sul Corriere, in cui un cartello di associazioni del volontariato dà la propria concreta disponibilità ad occuparsi della condizione carceraria e del reinserimento sociale. Oggi ci si domanda: a che cosa sono serviti quegli appelli? "Qualcosa abbiamo costruito dice Sergio Segio Anche se non c'è stato l'indulto, per la prima volta s'è creata una così grande attenzione da parte dell'opinione pubblica sui problemi del carcere. In seguito a questa iniziativa, è stato approvato in Finanziaria un Fondo Speciale per il reinserimento sociale di trecentottanta miliardi, e in questi giorni incontreremo il ministro Fassino per discutere con le altre asso ciazioni di volontariato le proposte di utilizzo dei fondi stanziati. Infine direi che l'esperienza dell'estate scorsa è servita a creare un tavolo di concertazione su cui finalmente il Ministero di Giustizia, l'Istituzione penitenziaria e le Associazioni possono confrontarsi e discutere per trovare terreni di collaborazione sulla strada del recupero e del reinserimento sociale".
C'è uno sportello che il Gruppo Abele ha attivato. Un altro servizio legato al problema delle carceri. Un'altra risposta concreta. Si chiama S.O.S. Sportello di Orientamento e Sostegno. Sul foglio informativo si leggono frasi che racchiudono in una manciata di parole lo spirito con cui il Gruppo Abele ha lavorato in tutti questi anni:... "Sei appena uscito dal carcere... Se sei ancora detenuto e stai pensando a cosa fare quando uscirai, non aspettare l'ultimo momento, ma se ti va inizia a metterti in contatto con noi scrivendoci allo "Sportello Orientamento e Sostegno" in via Carrera 181 10146 Torino... Troverai comunque sempre persone disponibili ad ascoltarti indipendentemente dalla tua situazione!!!! Vieni a trovarci anche se hai soltanto bisogno di parlare con qualcuno!! ... In una struttura in cui è prevista una accoglienza mirata alla risoluzione dei bisogni immediati (mangiare, vestirsi, ecc.), avrai la possibilità di fermarti, magari davanti ad un caffè, concedendoti così un momento di TREGUA".
Un altro pezzo di vita del Gruppo. Un altro pezzo di strada…

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