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La criminalità, le carceri, la giustizia: ecco come funziona il sistema penitenziario tedesco
    
    
Berlino - "Pene più severe per i maniaci che insidiano i bambini", chiede Gerhard Schroeder. "Chi violenta e uccide un bambino deve finire dietro le sbarre e per sempre", aggiunge il Cancelliere socialdemocratico e a applaudirlo è l'opposizione, mentre i compagni di partito si dividono, e molti scuotono la testa imbarazzati. Fu proprio l'SPD di Schroeder negli Anni Settanta, ai tempi di Willy Brandt e di Helmut Schmidt, a riformare la giustizia tedesca. Nessuno è irrecuperabile, si proclamava, e più che la criminalità quotidiana degli sbandati, o i "socialmente sfortunati" si dovevano punire i reati commessi dai "criminali in giacca e cravatta", che evadono il fisco o compiono truffe miliardarie ai danni della società.
Ma Schroeder, che di professione è avvocato, ha un fiuto sensibile, e sa da che parte tira il vento. L'appello sui maniaci sessuali, provocato da tragiche notizie di cronaca, è il pretesto per chiedere sentenze più severe per ogni tipo di reato. Oltre i due terzi dei tedeschi (il 72 %), secondo un sondaggio della Emnid, la pensa esattamente come lui: la giustizia è troppo lenta, si ha più comprensione per i colpevoli che per le vittime, che vengono ignorate, i criminali sono sempre più giovani, e i giudici li perdonano con eccessiva generosità, le carceri sono troppo comode, la sorveglianza è scarsa, si concedono permessi facili, perfino ai maniaci sessuali, e evadere è un gioco da ragazzi.
I tedeschi sono per natura pessimisti, ed esagerano. "La Germania è uno dei paesi più sicuri al mondo", dichiara il ministro degli Interni, Otto Schily. La situazione non sarà più quella di un tempo, tuttavia resta migliore in rapporto agli altri Paesi europei, e non solo all'Italia. Non bisogna dimenticare che prima della caduta del "muro", la Repubblica Federale era una sorta di grande Svizzera, pacifica, ricca, e agevole da controllare da parte delle forze dell'ordine. La riunificazione, l'apertura verso est, l'invasione degli stranieri, che giungono a vario titolo (lavoratori regolari, clandestini, profughi politici veri o presunti) ha messo in crisi la giustizia.
Come in Italia, il cittadino si sente esposto a un'ondata di criminalità crescente, provocata soprattutto dagli stranieri, e sostiene di venir difeso male, o per niente, dalle autorità statali. Le statistiche non confermano questa psicosi, alimentata negli ultimi tempi dai giornali popolari come la Bild Zeitung (4,5 milioni di copie, 12 milioni di lettori). Il numero dei reati è costante: erano poco più di sei milioni dieci anni fa, si sono sfiorati i 7 milioni nel '93, e negli anni seguenti si è restati sui 6 milioni e mezzo.
"La realtà è più rassicurante di quanto si crede comunemente", sostiene Schily. I reati compiuti con "uso della violenza" sono appena il 3 % del totale, sostiene il ministro della Giustizia, la signora Herta Daubler Gmaelin, "si corre più rischio al volante su un'autostrada". La percentuale dei colpevoli identificati e arrestati è soddisfacente: si supera il 50%, mentre per i delitti più gravi, come le rapine, o gli omicidi, in certe regioni si arriva all'80-90%. Gli stranieri non sono una minaccia, se si sanno leggere le cifre.
A prima vista le statistiche sembrano poter alimentare le campagne razziste: nel 1999 un delitto su quattro (il 25,38%) è stato commesso da stranieri, mentre rappresentano il 9 % della popolazione. Ma una buona metà dei reati commessi è direttamente connessa con il loro status di stranieri (ingresso clandestino, falsa identità, violazione dei permessi di soggiorno, truffe all'assistenza pubblica), che non sono comunque una minaccia diretta alla popolazione. Tuttavia l'opinione pubblica è "colpita" da attività che sono controllate da bande di stranieri, soprattutto provenienti dall'Europa dell'est, come lo sfruttamento della prostituzione e lo spaccio di droga. Contro gli stranieri si adotta già la mano dura: benché i reati da loro commessi restino quasi costanti, i carcerati non tedeschi negli Anni Novanta sono saliti del 72%.
Come in tutti i Paesi europei, aumenta la delinquenza giovanile. Nel 2000, 436.778 minorenni hanno infranto la legge, ma le loro vittime sono in genere coetanei. Fino a 14 anni non si è punibili, e fino a vent'anni le pene sono ridotte, e si tenta in ogni modo il recupero. Ad esempio, nel carcere di Frostenwalde, nel Brandeburgo, con l'assistenza di psicologi e sociologi i giovani "mettono in scena" il loro primo giorno di libertà, studiando le varianti possibili a prevenire una ricaduta. Lo Stato investe per la prevenzione, ma molte misure suscitano tuttavia le critiche dei comuni cittadini: si arriva a pagare soggiorni di mesi all'estero al ragazzo da recuperare e all'assistente sociale, nella speranza che cambiando ambiente, si possa recuperare il minorenne. Le spese sono ovviamente enormi e i risultati più che modesti. I giornali popolari chiedono di abbassare l'età punibile, ma il governo non è disposto a seguire questa linea dura.
Giustizia lenta? Nel 2000 si sono svolti 96.053 processi e la percentuale è di 26 giudici per ogni centomila abitanti. Per un confronto, in Olanda sono appena sei. Ma i tedeschi lamentano che per una sentenza civile si attenda in media 20 mesi, mentre, per il penale per i reati più gravi, si arriva a un giudizio di primo grado entro l'anno dall'arresto del colpevole. "Il sistema giudiziario è maturo per una riforma", ammette il ministro della Giustizia, Frau Daubler-Gmaelin.
Bisogna sveltire i vari gradi di giudizio, e rendere i processi meno cari, ed evitare discriminazioni verso i cittadini meno abbienti. La signora lamenta il numero crescente di persone che non essendo in grado di pagare una pena pecuniaria finiscono in carcere: si calcola un giorno di detenzione in rapporto al guadagno medio giornaliero, e lo stesso sistema vale nel caso di risarcimento a chi ha scontato, innocente, una pena detentiva.
Anche se può apparire contraddittorio, si vorrebbe però modificare il codice in modo da infliggere multe, invece che pene detentive, per diminuire la popolazione carceraria. O, di infliggere pene alternative: ad esempio, sospendere la patente per un lungo periodo invece di spedire il colpevole in cella, per un reato non particolarmente grave. In Germania si finisce dentro anche per colpe banali, o per una multa non pagata, tanto che si progettano carceri speciali per pene brevi, di qualche giorno, in modo da non "mischiare" questo tipo di detenuti con i "veri" criminali.
Carceri affollate, si denuncia. Si arriva a punte del 45 per cento oltre il numero massimo previsto di detenuti, come nel carcere "Hoel zur Hunte" di Oldenburg, che risale a un secolo e mezzo fa. Ma si tratta di un'eccezione, e già sono stati stanziati 106 milioni di marchi per un nuovo edificio. Lo Stato investe per modernizzare il sistema carcerario, ma si deve soprattutto porre rimedio al disastroso stato dei penitenziari nella ex Germania Est. All'ovest gli edifici molto vecchi sono ormai un'eccezione. In una recente e minuziosa inchiesta tv, condotta dallo Spiegel, "Hinter Gittern, Tag fuer tag", "Giorno dopo giorno dietro le sbarre", si sostiene che la vita dei carcerati è in complesso abbastanza soddisfacente.
Un rapporto positivo quel che presentano i ministri degli Interni e della Giustizia, ma il Cancelliere Schroeder sa che quel che conta è lo stato d'animo dei cittadini. All'inizio dell'estate due bambine sono scomparse quasi contemporaneamente in posti distanti tra loro, una è stata ritrovata carbonizzata. Di un'altra piccola scomparsa in primavera non ci sono tracce. La Germania vive sotto l'incubo dei mostri: ai genitori interessa poco se nel 2000 tre piccoli sono rimasti vittime di maniaci, e vent'anni fa la media era di dieci, dodici all'anno.
L'appello del Cancelliere, hanno obiettato gli addetti ai lavori, non ha senso. Il criminologo di Amburgo Fritz Sack commenta: "Chi pensa di controllare meglio i criminali con pene più severe, getta soltanto sabbia negli occhi dell'opinione pubblica". Le pene servono a poco e, soprattutto, non possono essere aggravate: già adesso la pena per un maniaco che uccide un bambino è l'ergastolo. Ma la realtà è diversa, come sanno politici, magistrati, poliziotti, e il personale degli istituti carcerari. La Bild Zeitung, benché di tendenze conservatrici, è giunta in aiuto del Cancelliere pubblicando una lunga lista di recidivi.
Rold Diesterweg, 38 anni, ragioniere, nel gennaio del '97 ha seviziato e ucciso una bambina di dieci anni, in Bassa Sassonia. Diciotto anni prima aveva ucciso una dodicenne, era stato condannato a tre anni, considerato guarito, fu rimesso in libertà. Ora gli è stato inflitto l'ergastolo. Armir Schreiner, 32 anni, nel '93 violentò diversi bambini, condannato a 4 anni, libero dopo tre, ha ucciso una piccola di sette anni in Baviera. E l'elenco del quotidiano continua.
Sotto accusa, oltre che la giustizia, è la psichiatria: questo tipo di maniaci sessuali non è curabile, si comincia a sostenere. Inutili le pene, i colpevoli vanno internati in un istituto psichiatrico e sottoposti a stretta sorveglianza. Come da noi, mancano i mezzi per trasformare la teoria in prassi: fino ad ieri, in tutta la Germania, esisteva solo un istituto adatto ad ospitare i criminali sessuali, e un altro solo in parte adattato. Appena a luglio è stato inaugurato il primo carcere, o ospedale psichiatrico, veramente specializzato, ad Ansbach in Baviera, dove sono al momento rinchiusi 32 uomini, che hanno violentato o ucciso.
"Un'evasione è impossibile", dichiara la direttrice Ingeborg Baur. L'edificio a prima vista può ricordare quello di una scuola, e gli ambienti sono ben equipaggiati e accoglienti, ma i tecnici lo considerano "l'Alcatraz di Germania". Il personale è ben addestrato e in numero sufficiente. I detenuti dovranno rimanere nell'istituto da quattro a cinque anni in media. Quasi tutti sono sistemati in una cella individuale, dalle pareti tinteggiate in un riposante giallo, con annessa camera da bagno. "Molti carcerati non sono soddisfatti", ammette Frau Baur, "il comfort è notevole, ma le carceri da cui provengono erano più antiquate, ed anche meno sicure. Qui l'assistenza è massima, come la sorveglianza. L'ingresso è sorvegliato da una guardia di custodia protetta da una gabbia di cristallo: solo un colpo di bazooka potrebbe incrinarlo".
L'evasione dovrebbe essere impossibile: il passaggio da una sezione all'altra del carcere si compie attraverso un sistema di "chiuse", e ogni custode ha solo la chiave di una porta e non quella della paratia corrispondente. Nel centro dell'edificio, una sala di cristallo dal pavimento fino al soffitto protegge guardiani e infermieri da eventuali aggressioni. I criminali più pericolosi sono divisi sempre da una parete di cristallo, ma per infrangerla sono necessari almeno settanta colpi d'ascia.
"Io non mi avventuro mai da sola attraverso le diverse sezioni", ammette la direttrice, ma sul corpo ha un sistema di allarme: se rimane immobile per più di 15 secondi si mettono a suonare tutte le sirene del carcere. Anche se, in un caso ipotetico, un carcerato riuscisse a evadere, potrebbe raggiungere solo il cortile interno protetto da una rete alta 4,5 metri all'apparenza inoffensiva, ma se si cerca di scalarla si ripiega su stessa verso l'interno, imprigionando il fuggitivo come in una nassa, senza provocargli il minimo danno.
Ogni passaggio è sorvegliato da telecamere a circuito chiuso, in tutto 31, che funzionano anche in caso di interruzione dell'energia elettrica: dopo cinque secondi entra in funzione un secondo alimentatore di emergenza. "Naturalmente non esiste un carcere a sicurezza totale, come non esiste una nave inaffondabile, basta ricordare il Titanic", dice l'architetto Manfred Keller, "ma tutte le prove di evasione simulata sono fallite. Il tempo massimo prima dell'allarme è di sei minuti. Ma abbiamo un'altra speranza: se il paziente, o il detenuto, si troverà a sua agio non vorrà evadere. Questo sarebbe il nostro successo". Il costo di Asbach è di dieci miliardi di lire, per 32 detenuti pericolosi e disturbati psichicamente. È un progetto pilota per tutto il Paese: non dovrebbe essere impossibile realizzarlo per una società moderna.

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