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L'iniziale indifferenza della città e alcuni problemi strutturali hanno pesato sulla gestione del carcere lombardo, che oggi, però, sta ottenendo buoni risultati anche nelle attività lavorative
Giuseppe Mazzella

incontro con Francesca Fabrizi, Direttore della Casa Circondariale di Como
La dottoressa Francesca Gabrielli Fabrizi, originaria di Foggia, ha iniziato la sua lunga esperienza professionale nel 1974, a soli 26 anni, presso la sezione femminile di Rebibbia, dopo essere

 stata borsista presso l'istituto di Diritto Penale della facoltà di Giurisprudenza di Roma. Dopo alcuni anni all'Ufficio Studi del Ministero di Grazia e Giustizia, un incarico a lei particolarmente congeniale, ha deciso nel 1980 di trasferirsi al nord. Qui, dopo un anno presso il Provveditorato Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria, ha assunto l'incarico di direttore della Casa Circondariale di Como.
La struttura carceraria, al centro della città, nota come San Donnino, fu però presto abbandonata per quella appena edificata in località Bassone. Era come se l'importante centro lombardo, vivace città di 86.000 abitanti e patria di Alessandro Volta, nota in tutto il mondo per le pregiate industrie manifatturiere e importante centro di soggiorno turistico, si volesse liberare dell'ingombrante presenza del carcere, relegandolo in collina, in una non ancora bene prosciugata palude, che tanti guasti continua ad arrecare. Como, in verità, è sempre stata una città gelosa della sua grande tradizione commerciale e ha sempre seguito con distrazione, se non con freddezza la realtà della sua Casa Circondariale.
La direttrice Francesca Fabrizi ha la responsabilità di 6 sezioni maschili, di cui una ad alta sicurezza, e di una femminile che ospita 45 detenute, per un totale complessivo di 457 reclusi, la cui età media oscilla tra i 25 e 30 anni, con reati che vanno dallo spaccio di sostanze stupefacenti, alla rapina, all'omicidio. Folta è la presenza degli extracomunitari, 114, e dei tossicodipendenti. L'impegno della direttrice Fabrizi si dirige anche verso una grande opera di sensibilizzazione degli abitanti di Como e delle Autorità locali. Una battaglia che, dopo anni di indifferenza, sta dando i primi, significativi frutti.
La dottoressa Fabrizi, che ci accoglie nel suo studio affollato di carte e dal continuo andirivieni dei suoi collaboratori, così parla del suo lavoro: "Quando, nel 1985, mi trasferii nel nuovo carcere, la prima spiacevole sorpresa fu quella di constatare che la nuova struttura, risalente a dieci anni prima, offriva sì tanto spazio, ma diviso in maniera non sempre razionale. Mi sono trovata quindi ad organizzare un carcere preconfezionato. Un lavoro massacrante che mi teneva impegnata fino alle dieci-undici della sera.
Questo carcere, infatti, era stato concepito con 175 celle singole. E il primo problema che ho dovuto affrontare, appena trasferiti qui i detenuti del San Donnino, è stata ironicamente la protesta di tanti che non volevano stare in celle singole. Col passare del tempo, purtroppo, la questione si è spostata sul fronte opposto: oggi abbiamo anche quattro detenuti per cella. Sono stati anni veramente impegnativi in cui bisognava lottare anche contro l'indifferenza della città e degli Enti locali. Ma l'ostinata battaglia da me sostenuta, assieme ai miei collaboratori, ha visto finalmente aprirsi le porte da parte di queste ultime Amministrazioni e dei volontari che superano oggi il numero di 100. Il loro apporto è prezioso in un carcere a valenza trattamentale, dove fra l'altro abbiamo un turn over tra i 1000 e 1500 detenuti all'anno. Direi che è stato proprio un capillare lavoro di sensibilizzazione quello che abbiamo svolto in vario modo con i parlamentari della zona, con la Provincia, con il Comune, facendoci conoscere anche attraverso la rubrica del giornale locale La Provincia, "Controposta", in cui sono ospitate le lettere che la cittadinanza pone sulla questione del carcere.
All'inizio a Bassone abbiamo dovuto inventarci tutto, e a volte le strutture non corrispondevano a quanto risultava dalle piantine. I lavori per la costruzione, infatti, realizzati male da tre ditte diverse, sono stati oggetto anche di indagini da parte della Procura. Quello che è certo è che ci trasciniamo dietro errori strutturali gravi, come gli impianti docce e la rete fognaria, che disattendono gravemente le disposizioni del nuovo Ordinamento. Da almeno cinque anni ho sollevato il problema, ma non ho ancora avuto una risposta risolutiva da parte della nostra Amministrazione.
Ad aggravare la situazione iniziale si è aggiunto il fatto che ho dovuto gestire personale poco motivato, che preferiva adottare metodi molto energici. Fui accusata addirittura di essere troppo morbida con i detenuti. Io non ammettevo assolutamente che si usasse violenza ai detenuti, né lo permetto oggi. Il rispetto della persona è alla base della mia opera. Se è vero che è il direttore a dare l'indirizzo ad un carcere, anche se lentamente e faticosamente, dopo un inizio turbolento, sono riuscita ad imporre il mio stile di gestione. Sono convinta, infatti, che il lavoro del direttore è quello di cercare di trovare un compromesso fra quelle che sono le esigenze dei detenuti e quelle della Polizia Penitenziaria. Como, trovandosi in una zona di confine, facilita un grosso turn over anche tra il personale, gente magari preparata, che viene poi trasferita. In questo quadro di grave carenza mi è stato chiesto di ridurre le attività trattamentali per aumentare la sicurezza. Questo è un discorso molto complesso. Perché se è vero che in questo modo si possono recuperare alcune unità, il trattamento però rappresenta spesso la garanzia maggiore per la stessa sicurezza.
Va anche ricordato che la popolazione carceraria, oltre ad essere multietnica, esprime diverse confessioni religiose. Se per i cristiani il cappellano del carcere e il vescovo di Como, monsignor Alessandro Maggiolini, assicurano la loro presenza durante le ricorrenze più importanti, la dovuta attenzione è stata rivolta anche ai detenuti musulmani, per i quali abbiamo predisposto una stanza con dei tappeti, dove possono raccogliersi e pregare.
Nonostante le oggettive difficoltà riusciamo comunque a realizzare molte attività trattamentali. Disponiamo oggi di una buona biblioteca, arricchita di nuovi volumi offerti in donazione e acquistati grazie ad un recente finanziamento del "Fondo Nazionale per la Lotta alla Droga". Di recente abbiamo organizzato la manifestazione "Un libro per il carcere", promossa dai catechisti, che ha riscosso grande successo.
Per quanto riguarda le scuole, abbiamo quelle elementari e medie, dove quest'anno abbiamo avuto dieci licenziati, da considerarsi un bel traguardo. Offriamo poi ancora dei corsi di inglese e uno di giardinaggio, svolto nei terreni all'interno del carcere.
Nella sezione alta sicurezza si tiene da alcuni anni un corso di ragioneria, dove abbiamo avuto già due diplomati. I corsi sono gestiti da volontari, ma sto insistendo perché l'insegnamento nelle diverse discipline venga inserito nell'ambito della nuova normativa dell'educazione per gli adulti.
Per quanto riguarda i corsi di formazione abbiamo tralasciato quelli classici di idraulici ed elettricisti, perché ci siamo accorti che non incontravano alcuna offerta nel mondo del lavoro. Abbiamo invece introdotto il corso di barman e quello di informatica, nonché quello di cucina, previsto dal nuovo Regolamento, nell'ottica di migliorare il vitto dello stesso carcere. Stiamo pensando anche di far fare un corso di elettrauto e di fotografia. È evidente che proprio il corso di informatica e il telelavoro potranno offrire in futuro le maggiori opportunità.
Anche per quanto riguarda il lavoro interno, che occupa circa 35-40 persone, da due anni esiste un'attività per la "Nuova Spes". La Regione Lombardia ha commissionato a questo ente morale, per lo più a partecipazione volontaria, il lavoro di archiviazione delle ricette della ASL. Devo dire che i 10 detenuti impegnati, sotto la guida del docente Paolo Rebuzzini, lavorano con grande alacrità, ottenendo buone remunerazioni.
La grossa novità del telelavoro, è nata invece in occasione della visita del Presidente della Provincia Armando Selva e dell'assessore ai Servizi Sociali Luciano Bresciani. La Provincia, infatti, stava operando una ricognizione del territorio, verificando una serie di variabili, per poter poi impostare una politica ad hoc. Una ricognizione che poteva essere effettuata, appunto, con il telelavoro. Un'attività alla quale parteciperanno diversi partner come la Telecom e la Galgano e per la quale inizialmente verranno impiegati cinque detenuti. Su questa stessa lunghezza d'onda sembrano intenzionate ad affidare del lavoro ai detenuti anche le seterie per il disegno industriale. siamo riusciti a creare altre importanti ipotesi di lavoro, con i mediatori interni. Grazie all'intervento del Comune di Como, nella persona del sindaco Alberto Botta e dell'assessore ai Servizi Sociali Paolo Mascetti, è stato possibile realizzare questo progetto. Alcuni detenuti, scelti tra i più preparati e sensibili, grazie a questi finanziamenti, sono continuamente aggiornati per fronteggiare disagi e problemi che si possono verificare tra gli extracomunitari.
Anche le borse-lavoro, finanziate sempre dal Comune di Como, si stanno dimostrando mezzi utili per il trattamento e il reinserimento, e permettono all'eventuale futuro datore di lavoro, che beneficia di abbattimenti fiscali, di avere un periodo di tempo per conoscere il nuovo collaboratore. Rilevo con soddisfazione che molte borse-lavoro stanno sfociando in assunzioni definitive e il Comune mi ha assicurato che quanti posti di lavoro esterni si riusciranno a trovare, tante borse-lavoro saranno finanziate.
Su questa linea, il Comune ha provveduto ad assicurare la copertura finanziaria anche per le analisi del DNA per le madri detenute con bambini. Devo ammettere che oggi se presento all'attuale Amministrazione comunale un'esigenza, ricevo subito una risposta.
All'interno del carcere vengono svolte anche molte attività sportive. Disponiamo di un campo di calcio e di una palestra dove si svolge l'attività di body building, dove il detenuto può conseguire anche il titolo di istruttore. Normalmente vengono organizzati dei tornei di calcio, anche tra detenuti ed agenti. Abbiamo una bravissima squadra di agenti che ha vinto anche un importante torneo cittadino. Durante le manifestazioni veder bere alla stessa bottiglia l'agente e il detenuto, vuol dire essere riusciti a creare un clima veramente sereno.
La mia esperienza mi ha fatto capire che nel carcere non ci può essere niente di scontato e che le direttive non dovrebbero essere emanate senza prima conoscere a fondo i problemi. E noi che operiamo in prima linea possiamo fornire molte utili indicazioni. La mia impressione è che, almeno rispetto al passato, i direttori vengono poco coinvolti in quella che è la formazione della politica carceraria.

L'Istituto in cifre

Tipo: Casa Circondariale
Indirizzo: Via Al Piano, 11 - 22100 Como
Anno di costruzione: 1975
Modello architettonico: Struttura moderna, monoblocco
Capienza detenuti: 170 posti
Presenza effettiva: Circa 440
Numero sezioni: 5 sezioni maschili 1 sezione maschile A.S. 1 reparto osservazione 1 reparto protetti 1 sezione infermeria 1 sezione semiliberi 1 sezione femminile e nido

Numero camere detentive:

Sezione maschile150
Infermeria 8
Osservazione 4
Reparto protetti 8
Semiliberi 6
Sezione femminile 20
Infermeria 2
Reparto nido 4

Elementi specifici

Strutture sportive: Campo sportivo, Palestra
Ricreative: Biblioteca
Sala polivalente
Attività nelle salette della socialità in sezione
Religiose: Cappella interna
Locale per la pratica del culto musulmano
Lavorative: Informatizzazione ricette farmaceutiche e telelavoro per conto del Consorzio
Nova Spes di Milano
Spazi sociali: Sala polivalente

Dati relativi al personale

Personale di Polizia Penitenziaria Uomini 162 + 27 N.T.P.
Donne 25 + 3 N.T.P.

Personale area educativa
2 educatori coordinatori effettivi
1 educatore distaccato
1 educatore in missione
3 esperti (una psicologa per l'osservazione e due psicologhe per il presidio psicologico)

Rapporti con il volontariato Gruppo Volontariato Carcere (servizio di sostegno ed emergenze)

Enti locali
Ente Regione
Amministrazione provinciale
Comune
Circoscrizione
Altri Enti
CLAS - CGL
(Centro di mediazione culturale)
Caritas
Istituzioni pubbliche, Associazioni del volontariato e del privato sociale che collaborano con questa direzione in attività interne ed esterne
Attività scolastiche:
Corsi di alfabetizzazione, scuola elementare, attività Eda
Corsi professionali organizzati dal C.F.P. di Como
Culturali: Rubrica "Controposta"
Attività di aggregazione e socializzazione
Incontri con rappresentanze esterne
Altro: Iniziative significative sono in fase di realizzazione
In esecuzione o da realizzare sono i progetti "Il tralcio" e "Bibliomania" e l'esperienza dei permessi premio cumulativi.

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