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Incontro con Giuseppe Romano, Comandante di Reparto
L'Ispettore Superiore Giuseppe Romano, 56 anni, originario di Bari, sposato con una figlia, è dal 1992 comandante di reparto. Coordina 172 uomini tra ispettori, sovrintentendi, assistenti e agenti, tra

 cui 25 donne. Così parla del suo delicato compito istituzionale: "In tutti i settori ci sono gravi carenze di personale. Con una popolazione carceraria di ben 457 reclusi, di cui un buon 25% rappresentato da extracomunitari, i compiti appaiono particolarmente impegnativi. Occorrerebbero almeno altre 50 unità. Una necessità prospettata al Provveditorato, ma per la cui soluzione i tempi appaiono ancora molto lunghi. Il personale lavora ancora con turni di tre quadranti e solo in poche, rare circostanze, siamo riusciti a organizzare il lavoro, e solo per alcuni servizi, su quattro quadranti. È una sfida continua che non permette di lavorare con la necessaria serenità. Uno dei problemi è rappresentato dal fatto che i dipendenti della Polizia Penitenziaria che operano a Como sono per lo più del sud e questo crea gravi disagi. Le difficoltà di godere di periodi di riposo, necessari per un lavoro così stressante, non fanno che aggravare la situazione. Il nostro non è solo un lavoro di sorveglianza, ma una impegnativa e delicata attività trattamentale a cui noi riusciamo a far fronte solo grazie al forte aiuto che ci viene dal volontariato locale. Va aggiunto che specie d'estate la popolazione detenuta vive in condizioni umanamente poco idonee, con fino a quattro persone per cella. Una situazione che nella sezione femminile è ancora più disagiata ed esplosiva. A tutto questo, poi, va anche aggiunto il servizio del Nucleo Traduzioni, con soli 25 agenti e da me affidato all'ispettore Giuseppe Marra che conferma "l'inadeguatezza del parco macchine". Basti fare un paragone. Poche settimane fa è giunto da noi un detenuto estradato dalla Svizzera, accompagnato da ben trenta uomini, quando noi, nel migliore dei casi, non possiamo contare che su sette-otto agenti. Ho da manifestare una certa amarezza nei confronti della nostra Amministrazione, per essere stati trascurati, nonostante i nostri continui solleciti. Se poi a tutto questo aggiungiamo che la dottoressa Francesca Fabrizi, oltre a non disporre di nessuna vicedirettrice, da quattro mesi si deve occupare anche del carcere di Varese, il quadro appare ancora più drammatico. Per il nostro impegnativo lavoro abbiamo bisogno di avere risposte risolutive. Nonostante il disagio che vedo affiorare tra i miei collaboratori, confido nella loro generosa professionalità, grazie alla quale è possibile superare la sfida di ogni giorno. Ma fino a quando?".

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