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Ecco la storia del laboratorio sartoriale di San Vittore, distrutto da un incendio e oggi ricostruito per consentire ai detenuti che vi lavorano di dare ancora forma a splendidi abiti e alle loro speranze

incontro con Luisa Della Morte Presidente della Cooperativa Alice
Il 16 luglio scorso è nato una seconda volta. Dopo il terribile incendio, causato forse da un corto circuito, infatti, il laboratorio sartoriale di San Vittore a Milano, dopo un periodo di sosta

 di oltre tre mesi, è tornato ad essere operativo, ed è stato "inaugurato" di nuovo con l'unico costume teatrale superstite (quello realizzato per il Teatro La Fenice di Venezia), l'unico di una splendida collezione (circa 200 pezzi) andata interamente distrutta.
A ricordare l'amarezza di quei giorni è Luisa Della Morte, presidente da due anni della Cooperativa Sociale Alice (20 soci di cui 15 donne e 3 persone nel Consiglio di Amministrazione: Alessandro Brevi, Luigi Mutti e la stessa presidente) grazie alla quale è sorto il laboratorio sartoriale nei locali concessi dalla direzione del carcere milanese.
" La Cooperativa - spiega - è stata costituita nel gennaio del 1992 per iniziativa di alcune persone detenute e con la collaborazione di un gruppo di volontari, allo scopo di offrire una possibilità di lavoro alle allieve qualificate in occasione del corso di sartoria teatrale che la Regione Lombardia promuoveva presso la Casa Circondariale di Milano.
La nostra cooperativa è di tipo "B", cioè di produzione, e noi in particolare ci occupiamo di sartoria industriale, ma con la peculiarità di avere anche una sartoria teatrale dove realizziamo costumi per le reti televisive, per la pubblicità e per spettacoli teatrali".

In cosa consiste la produzione del settore "industriale"?
" Il nostro laboratorio fornisce i negozi di abbigliamento. Si tratta di piccole produzioni, per lo più una ventina di capi a commessa. Solo all'inizio della nostra attività abbiamo realizzato una produzione più ampia per la Standa, si trattava di confezionare dei grembiuli, ed è stato il lavoro che ha dato l'avvio alla Cooperativa. L'attività cosiddetta industriale è quella attualmente preponderante, ma il lavoro teatrale paga di più. Questo perché solitamente viene fatto d'urgenza, richiede la collaborazione di un costumista e l'impiego di materiali particolari e di molte rifiniture a mano".

Nel '96 è stato fondato un secondo atelier, esterno al carcere, che cosa ha rappresentato questo passaggio per l'attività del laboratorio e per la Cooperativa?
" Si è trattato di un passaggio inevitabile. È necessario però prima dire ancora due parole sulla nascita del laboratorio interno al carcere. La Cooperativa è stata infatti fondata all'interno di San Vittore da un gruppo di persone detenute che avevano seguito i corsi di formazione professionale in sartoria, per i quali ricevevano un gettone di presenza, e che al termine di questi corsi hanno chiesto di fare in modo che la loro formazione potesse avere uno sbocco occupazionale. La Regione Lombardia a quel punto non poteva prendersi più carico di questa seconda parte della nostra "avventura" e la cosa è così passata di mano ai docenti stessi dei corsi professionali. La Cooperativa ha potuto iniziare così ad avviare il lavoro della sartoria all'interno di San Vittore, grazie anche alla collaborazione della direzione del carcere che, oltre ad averci messo a disposizione lo spazio necessario, ci ha agevolato anche nella gestione burocratica dell' iniziativa. Dopo qualche anno, alcune persone che lavoravano a San Vittore, hanno avuto la possibilità di uscire grazie alle misure alternative; si rendeva necessario a quel punto avere uno sbocco lavorativo esterno. Ci siamo quindi attivati trovando una sede esterna nostra, dove, le persone che erano nelle condizioni giuridiche per poter uscire dal carcere, hanno iniziato a lavorare. Nel frattempo ci sono giunte segnalazioni non provenienti dal carcere, di tossicodipendenti o extracomunitari, interessati a questo tipo di occupazione, mentre altre persone ancora sono arrivate anche dal carcere di Opera (nel '99 infatti abbiamo aperto un laboratorio nell'altro carcere milanese). La maggior parte delle persone che lavorano attualmente in questo laboratorio esterno ha avuto un'esperienza detentiva, ma ce ne sono altre quindi, che col carcere, invece, non hanno nulla a che fare. Meglio così, dal momento che non era nostra intenzione creare un altro piccolo San Vittore".

Parliamo un attimo dei corsi professionali. Come sono articolati e quanto durano?
" Diciamo che il "gruppo storico" all'interno di San Vittore ha fatto i primi corsi, organizzati dalla Regione Lombardia, della durata di nove mesi, con 400 ore di parte pratica. Poi la formazione è stata curata direttamente da noi, nella persona di una nostra sarta. Sempre a San Vittore poi esiste un altro corso di formazione in sartoria, ma rivolto a persone detenute tossicodipendenti. Si tratta di un progetto un po' particolare, dove, più che la parte vera e propria di formazione, è importante la possibilità di monitorare e verificare le competenze delle persone coinvolte. Pur trattandosi, infatti, di un periodo breve quello che queste persone trascorrono in carcere e quindi insufficiente per portare a termine il corso di formazione, si tratta comunque di una opportunità per studiare il loro comportamento in un contesto lavorativo e per capire quale cultura del lavoro possono esprimere".

Quante persone lavorano nel laboratorio di San Vittore e quante in quello esterno?
" Nel laboratorio di San Vittore abbiamo ripreso il lavoro da poco, a causa, come detto, dell'incendio che lo ha quasi interamente distrutto. I lavori di ricostruzione sono stati fatti in tempi veloci, con grande impegno da parte di tutti, ma ci sono voluti comunque più di tre mesi per ripristinare l'attività. Adesso vi lavorano part time cinque donne, seguite da una nostra sarta esterna, che controlla i lavori, e le persone che forniscono le commesse entrano portando direttamente i loro materiali, senza quindi la nostra mediazione. Nel laboratorio esterno, invece, lavorano tre persone assunte, due persone che stanno facendo un inserimento lavorativo e verranno assunte tra poco e altre tre persone che hanno un contratto di collaborazione non continuativa".

Chi fornite con i vostri costumi, principalmente?
" Noi lavoriamo soprattutto con agenzie pubblicitarie (per esempio la "Videotime" e la "BRV") che a loro volta lavorano per le Reti Mediaset, abbiamo fatto dei costumi per il teatro La Scala e per uno spettacolo che è andato in scena al teatro Regio di Parma e per molte altre sartorie milanesi che hanno poi fornito i costumi ad altri spettacoli in teatri italiani".

Torniamo a quel tragico momento che ha visto bruciare il laboratorio e annullare così tanti anni di lavoro...
" L'incendio è stato un colpo terribile per la Cooperativa, oltre al fatto di essere stati bloccati per tanto tempo con la nostra attività, cosa che ha inciso anche sull'umore di tutti, il danno più grave è stato rappresentato dalla perdita di tutta la collezione di costumi teatrali che erano custoditi all'interno del carcere proprio nel locale dove l'incendio ha preso avvio. È stato poi completamente distrutto il deposito dei tessuti e dei filati e gravemente danneggiati i mobili e la biblioteca con 500 volumi di storia del costume. In compenso siamo riusciti a recuperare alcune macchine e la struttura muraria, che grazie alla solerzia della direzione del carcere, è stata rapidamente ripristinata. Molto importanti sono stati sicuramente gli aiuti economici giunti da più parti, come il contributo offerto dal Gruppo Armani o i tanti altri anche minori, ma non meno importanti. A tutti va il nostro ringraziamento".

Sogni, progetti e programmi futuri?
" Per quanto riguarda i programmi di lavoro, al momento abbiamo tre grosse commesse per dei negozi di abbigliamento, che hanno costretto il laboratorio di San Vittore a lavorare anche ad agosto. Ma il sogno vero sarebbe quello di riuscire, un po' alla volta, a realizzare di nuovo la collezione di costumi teatrali andata distrutta. Questo sarebbe il sogno più bello. Colgo l'occasione per dire che ringraziamo chiunque volesse ancora inviare contributi per il laboratorio, perché gli interventi da fare sono ancora tanti". l

Chi volesse dare una mano alla ricostruzione del laboratorio sartoriale di San Vittore, potrà inviare un contributo al cc bancario n. 14120 - Cooperativa Sociale Alice - Cariplo, Agenzia n. 6 - Milano - CAB 01606- ABI 06070

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